Ad Homs, “riabbracciando la patria”

Qui, la verità spesso si confonde con il mondo della sconfitta, dell’ipocrisia, del sale versato sulle ferite e delle enormi perdite in vite umane, rendendo le persone sia vive che morte, prive della bussola con cui pensavamo di navigare quando tutto era chiaro.

Trump lascia la Siria: sul “cambio di regime” e altre bufale

Durante gli ultimi 8 anni, la versione manichea dell’“anti-imperialismo”, scatenata da una convergenza di estrema sinistra e di estrema destra, ha dato supporto a un tiranno genocida reazionario che distrugge il suo intero paese per schiacciare una rivolta popolare sul falso altare dell’opposizione al “cambiamento di regime sostenuto dagli Stati Uniti” e simili.

Il fatto che non ci sia mai stata un’operazione di “cambio di regime” degli Stati Uniti era irrilevante, così come la maggior parte dei fatti; mentre le SDF a guida curda hanno ricevuto oltre quattro anni di potenza aerea statunitense al loro servizio, che ha ucciso migliaia di civili, mentre i ribelli siriani non hanno mai ricevuto alcun sostegno (anzi, sono stati abbastanza spesso bombardati da aerei statunitensi); mentre le SDF sono state stato benedette dal supporto di migliaia di truppe statunitensi (che ora vengono ritirate), non c’è mai stata una sola truppa statunitense a sostegno dei ribelli.

L’ultimo bastione della libertà in Siria

Giovani studenti universitari, agricoltori, lavoratori, non avevano idea di cosa dovesse sostituire il governo. Nessuno di loro oltre a Hossein aveva mai letto un trattato politico o partecipato ad una riunione di partito. Il regime aveva reso la vita civica così povera che l’unità degli attivisti si basava su ciò a cui si opponevano: la corruzione, l’aumento del costo del pane, il degrado quotidiano della dittatura.

Un anno dopo avere scacciato l’ISIS da Raqqa, cosa è stato realizzato?

La situazione dopo un anno dalla liberazione è l’opposto di ciò che viene mostrato nelle fotografie che hanno fatto il giro del mondo, si è parlato infatti di sconfitta del terrorismo, la sconfitta dell’Isis e si è annunciata la nascita di una nazione democratica. Inoltre, dopo un anno dalla “liberazione” di Raqqa, dopo inchieste e documenti sequestrati, non è emerso nulla sui crimini commessi.

Lo Stato transazionale siriano – conclusioni

I protettori esterni del regime, l’Iran e la Russia, cercano un’influenza a lungo termine nel Paese. Sebbene cooperino per certi aspetti, la loro crescente competizione per il potere sta ulteriormente erodendo la sovranità della Siria. Niente di tutto ciò fa ben sperare per la prospettiva dei rifugiati che ritornano in Siria. Né suggerisce che il Paese possa tornare allo status quo vigente prima del 2011, cioè ad un governo guidato da uno Stato ombra. La Siria oggi non è né uno stato sovrano né uno stato civile, ma una dittatura mafiosa governata da un mandato russo e influenzata dall’Iran.

2 Tributi a Raed Fares

Tributo a Raed Fares SCRITTO DA MOHAMMED GHANEM, tradotto da Mary Rizzo Non so più come piangere amici e compagni attivisti scomparsi, ma l’uomo che abbiamo perso oggi non era un uomo ordinario. Non posso limitarmi a fare un elogio a Raed Fares su Facebook. Questa piattaforma sarebbe troppo umiliante per un lascito di questa…

Come Raed Fares, troppe persone sono morte per realizzare il loro sogno di pace in Siria

Il numero di volte negli ultimi anni in cui analisti e diplomatici hanno detto “Non ci sono ‘i buoni’ in Siria” è sbalorditivo. È un insulto alle figure dell’opposizione pacifica che hanno aspettato e lavorato a lungo e assiduamente per porre un fine al conflitto. Ciò che volevano dire era: “Non ci sono ‘i buoni’ con cui vogliamo lavorare”. Ma ‘i buoni’ in Siria ci sono sempre stati: persone che vogliono proteggere il loro Paese e che rifiutano di venderlo. Troppi di loro, come Raed, hanno pagato le loro convinzioni con le loro vite.

I palestinesi rifiutano di ritornare a Yarmouk sotto il regime di Assad

“Più della metà delle persone del campo sono state sfollate fuori dalla Siria, e questa dichiarazione fa si che il regime siriano venga dipinto come alleato della resistenza, solidale con la causa palestinese,” continua Abu Hashim. “Ma la verità è che il regime ha fatto un enorme danno alla causa palestinese”.