Suhair Atassi per Shaam: ci dimettiamo perché rifiutiamo l’imposizione di Mosca

L’intervista è stata pubblicata sul sito Shaam.org con il titolo سهير الأتاسي لـ شام: استقالتنا رفضاً لخيار الاستسلام المطروح على السوريين دولياً

Traduzione dall’arabo di Filomena Annunziata

L’annuncio mercoledì scorso delle dimissioni di un certo numero di membri dell’opposizione della Coalizione nazionale siriana, in particolare Suheir al-Atassi, George Sabra e Khalid Khoja, ha suscitato molte reazioni e interrogativi nel popolo rivoluzionario sul perché delle dimissioni e del tempismo con cui arrivano, cioè poco prima delle elezioni interne alla Coalizione, già programmate, e le loro motivazioni.

Suheir al-Atasi, membro dell’opposizione siriana, ha spiegato in una lunga intervista a “Shaam” che le dimissioni non sono casuali, ma il frutto di un accordo all’interno di un gruppo di lavoro indipendente e ampio in cui saranno presenti come rappresentanti un certo numero di personaggi rilevanti sulla scena nazionale siriana, e che la loro non è una posizione di opposizione agli organismi ufficiali, ma contro un percorso politico intrapreso diverso da quello degli organi rivoluzionari.

La Atassi ha chiarito che la decisione di dimettersi non ha sorpreso i membri della Coalizione poiché i dimissionari avevano già congelato le loro attività nella Coalizione da mesi in seguito allapartecipazione della piattaforma di Mosca¹ all’interno della Coalizione, contestato da questi membri poiché nato in alternativa alla piattaforma di Ginevra e con l’obiettivo di modificare la linea politica e adattarla al percorso russo, spingendoli così a dimettersi dall’organismo negoziale dopo l’avvenuto dietrofront, affermando che la decisione di dimettersi era già in ritardo.

La Atassi ha aggiunto “Siamo stati accusati di essere duri e intransigenti, nelle riunioni interne abbiamo ripetutamente sottolineato che siamo per una soluzione politica sostanziale e reale, e nient’altro se non una soluzione radicale basata sulle risoluzioni internazionali dell’ONU, dalla Dichiarazione di Ginevra e dalla Risoluzione 2118, senza dimenticare tutte le altre e fino alla risoluzione 2254, che rappresenta un passo indietro rispetto le precedenti, e senza tralasciare neanche l’ultima risoluzione in cui si parla oggi di una nuova costituzione e di elezioni, per cui non accetteremo alcuna intesa politica che riabiliti Assad”

La Atassi ha affermato nell’intervista che l’esclusione e l’allontanamento del precedente Alto Comitato per i negoziati è dovuta al suo rifiuto di un possibile coinvolgimento al percorso per una soluzione politica prospettata dalla Russia fino ad ora, percorso che distorce il processo di pace nell’ottica di una mera spartizione di potere e degli interessi tra gli attori in campo, “Da quando la piattaforma di Mosca è diventata parte integrante del processo di pace, abbiamo deciso di congelare la nostra attività politica all’interno delle istituzioni ufficiali dell’opposizione”.

La Atassi ha spiegato che la decisione di dimettersi non ha sorpreso gli ambienti interni alla Coalizione perché i dimissionari avevano già protestato per il nuovo corso politico, venendo emarginati per le loro obiezioni e posizioni. Inoltre un segno che le dimissioni non hanno nulla a che fare con le elezioni nella Coalizione Nazionale è che i membri dimissionari non hanno partecipato nemmeno ai preparativi per le imminenti elezioni né alle consultazioni e il ritardo nell’annuncio delle dimissioni è dovuto principalmente alle condizioni sul terreno in Siria, in particolare nella Ghouta orientale.

La Atassi sostiene che le dimissioni arrivano per supportare la rivoluzione e non viceversa, e arrivano in un momento in cui il regime va propagandando la sconfitta della rivoluzione e la necessità di gestire la resa. I prossimi giorni serviranno a chiarire, tra le altre cose, che la rivoluzione non è stata sconfitta, accennando l’apertura di una nuova fase nel movimento di azione politica dopo una revisione e una valutazione per superare gli ostacoli e gli errori commessi in precedenza dagli organismi rivoluzionari, che non hanno adottato al loro interno delle procedure di trasparenza e accertamento delle responsabilità politiche.

La Atassi ha detto a Shaam che quello che oggi si prospetta per i siriani è una resa e non una reale soluzione, e che c’è ancora la possibilità di fare appello agli obiettivi originari della rivoluzione e trasformare tutto quanto accaduto in un’occasione per sbarazzarsi degli autori di progetti autoritari, e un’opportunità per i veri protagonisti del progetto rivoluzionario a scapito di opportunisti e approfittatori, lontano dalle macchinazioni praticate da alcuni.

Riguardo la deviazione del percorso della Coalizione, la Atassi sostiene che in virtù del suo atto costitutivo e le sue posizioni, e indipendentemente dalla sua struttura e dai suoi meccanismi di lavoro, la Coalizione sia stata per un certo periodo in grado di prendere decisioni rivoluzionarie, prima di arrivare al fallimento di Riad 2 e della sua dichiarazione finale che ne ha violato i documenti e i principi costitutivi, al punto che non è più possibile continuare questo percorso, anche se restano al suo interno coloro che sono impegnati per la rivoluzione, che stanno ancora cercando di correggerne il tiro, pur essendo in minoranza

La Atassi ha sottolineato che gli organismi ufficiali coinvolti nel processo politico sono stati ricattati con la minaccia di scomparire se non si fossero arresi al processo di pace prospettato, e alcuni hanno scelto di piegarsi per sopravvivere. Una riforma interna alla Coalizione non è possibile ed è necessario rifondarla, mentre in passato si era preferito preservare organismi importanti della rivoluzione.

Ha aggiunto che la Coalizione si è trasformata in una macchina elettorale, sfiancata dalle divisioni interne e dagli accordi sottobanco che hanno rafforzato alcune fazioni a scapito di altre, al punto da indebolire il lavoro degli organismi rappresentativi dell’opposizione.

La Atassi ha negato quanto diffuso riguardo le loro dimissioni, e cioè che, così come le loro dimissioni dall’Alta Commissione per i negoziati, anche queste sono dovute alla mancanza di opportunità di essere eletti, e ha precisato  che il  rifiuto di impegnarsi nelle elezioni e le dimissioni non hanno nulla a che fare con la ricerca di un ruolo o perché l’hanno perso, e che le posizioni dei dimissionari sono posizioni politiche.

La Atassi ha rivelato che la causa dell’eliminazione dell’Alta Commissione per i negoziati è dovuta all’opposizione alla partecipazione della piattaforma di Mosca e al rifiuto di diventare parte integrante di quella piattaforma a nome delle forze di opposizione e della rivoluzione, e perché la soluzione politica prospettata a livello internazionale non parla più una transizione politica. Questa è stata la causa delle precedenti e attuali dimissioni.

Per quanto riguarda l’esistenza di un progetto politico alternativo alla Coalizione, la Atassi ha chiarito che v’è la necessità di consolidare il cammino verso l’indipendenza nazionale e l’autodeterminazione che riconfermi il valore e il prestigio della rivoluzione e  dei siriani in maniera decisa dopo che questi sono stati estromessi dalla stessa questione siriana, e ha sottolineato che qualsiasi progetto nazionale indipendente a cui potrebbe lavorare non sarebbe in competizione con la Coalizione o con l’organismo negoziale e non cercherebbe ruoli o legittimità internazionale o una rappresentanza politica.

Secondo la Atassi è necessario che i siriani riacquistino la loro efficacia formando una opinione pubblica critica che sia in grado di dire che qualsiasi accordo politico o soluzione che non è conforme con le risoluzioni ONU, che partono dalla dichiarazione di Ginevra e la risoluzione 2118, o che dà soluzioni parziali resterà lettera morta.

Al-Atassi ha spiegato che il divario tra l’ala politica e l’ala militare e il disinteresse della politica, che non è diventata un punto di riferimento per i militari all’inizio del movimento, si è rivelato uno dei più grandi errori. Sarebbe stato invece necessario inquadrare e organizzare il livello militare affinché non inghiottisse il movimento civile della rivoluzione. In seguito si è passati dal disinteresse verso i militari allo status di dipendenza dell’opposizione politica al militare quando si è cercato una legittimità dalle fazioni che procedevano autonomamente nel decidere sulla pace, la guerra e sulle tregue nelle loro zone operative.

La Atassi ritiene che la formazione nelle fazioni militari di uffici politici abbia gravemente peggiorato la situazione dal momento che ciascuna fazione ha avuto un ufficio che ha negoziato da solo e preso decisioni autonome, consegnando parti del territorio sulla base di tregue siglate a livello locale mentre resisteva in altre zone senza che queste decisioni fossero prese su una base collettiva la cui responsabilità ricadesse su una rappresentanza politica unitaria.

Ha aggiunto: “oggi, vista la situazione attuale in cui intere aree sono state consegnate alla Russia e all’Iran, la politica è tornata per dire ai militari che le fazioni sono state sconfitte, e si è arrivati a una nuova spaccatura con il livello militare, spaccatura che trae la sua origine dal rapporto non sano né equilibrato con le fazioni militari, cosa che ha causato un grande danno alla rivoluzione”.

La Atassi ha detto che l’opposizione non è stata degna del sacrificio del popolo siriano e ha agito con metodi classici senza dare ai giovani l’opportunità di guidare e rappresentare la loro rivoluzione e svolgere il loro ruolo. È necessario oggi una revisione vera per produrre e sviluppare un progetto, dei metodi di lavoro, e definire una roadmap senza il patrocinio di qualsiasi paese affinché questo sia un progetto puramente siriano, e ha espresso il suo timore per il sentimento di rassegnazione alla sconfitta propagandata.

La Atassi ha sottolineato che i siriani hanno la possibilità di scegliere i loro partner e di avviare un progetto gestito sulla base di competenze, piuttosto che su accordi di spartizione e che c’è bisogno di personalità con esperienza e giovani pragmatici e di avere strumenti operativi lontani da slogan, per passare dalla disperazione e dalla resa all’azione poiché c’è ancora una possibilità per arrivare a una transizione.

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¹ per piattaforma di Mosca si intende un gruppo di personalità facenti parte dell’opposizione ma vicine alla Russia, che hanno portato avanti un progetto politico in linea con le ambizioni russe in Siria. Membri della piattaforma di Mosca hanno preso parte sia ai colloqui di Riad nel novembre 2017 sia al processo di pace di Sochi

*Questo articolo è stato tradotto e pubbicato dalla redazione de Le Voci Della Libertà. La responsabilità di quanto riportato e le opinioni espresse appartengono all’autore e all’intervistato.

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