Processo di Coblenza: 17enne arrestato e torturato prima della Rivoluzione semplicemente perché era curdo

Articolo scritto da Luna Watfe il 23 dicembre 2021 e pubblicato su sl-center

(Traduzione di Giovanna De. Luca)

Il 14/07/2021, un testimone si aspettava che il tribunale mantenesse la sua identità anonima e il suo nome non sarebbe stato reso pubblico in aula, ha scoperto che era accaduto esattamente il contrario. Come questo caso ha dimostrato, alcuni testimoni non hanno esperienza nei tribunali tedeschi, spesso non sono rappresentati da un avvocato e, quando non seguono le udienze in tribunale attraverso relazioni scritte, non sono a conoscenza delle procedure richieste da seguire.

Da quando è iniziato il processo contro gli imputati Iyad Al-Ghraib e Anwar Raslan, la giuria ha ripetutamente rifiutato le richieste di testimoni che non desiderano che le loro informazioni personali vengano rivelate in aula per motivi di sicurezza. Il collegio motivava la sua decisione sostenendo l’assenza di una minaccia reale, fino a poco tempo fa. Nel frattempo, la corte è diventata più flessibile in questo senso e ha già permesso a diversi testimoni di non fornire le proprie informazioni personali in tribunale anche se spesso questo dipende dalla presenza di un avvocato del testimone che può spiegare al tribunale, al pubblico e alla stampa perché è importante mantenere nell’ anonimato il suo cliente in modo che le sue informazioni personali vengano semplicemente comunicate alle parti coinvolte nel caso.

Tuttavia, quando un avvocato non è presente o quando il testimone da solo non può giustificare in modo convincente la causa delle sue preoccupazioni al collegio, diventa ovviamente quasi impossibile accogliere la sua richiesta.

È stata anche degna di nota la testimonianza di questo testimone riguardo al suo arresto da parte del ramo di al-Khatib avvenuto prima dell’inizio della rivoluzione. Iniziò a raccontare la sua storia ai giudici:

« Un giorno di fine 2010 bussarono alla porta di casa nostra alle 4 del mattino. Mi svegliai prima dei miei fratelli e chiesi chi bussa alla porta? Risposero con voce decisa: Apri la porta! All’aprire la porta, diversi ufficiali armati di fucili Kalashnikov fecero irruzione nel nostro appartamento e mi ordinarono immediatamente di sdraiarmi a terra. Mi ammanettarono le mani dietro la schiena e mi sollevarono la maglietta sopra la testa, poi ciascun agente di sicurezza iniziò a consegnarmi a un altro e ognuno di loro mi colpiva sulla testa o sulla schiena. All’epoca ero giovane, avevo solo 17 anni. Mi misero in una macchina dicendomi di tenere la testa bassa, e quando provavo ad alzarla un po’ qualcuno mi colpivw con una pistola alla testa. Fu stato davvero orribile”.

All’arrivo del teste alla filiale di sicurezza, egli venne ricevuto come di consueto da percosse e perquisizioni, e portato nella stanza dell’investigatore, e qui aggiunse:

« Quando sono entrato nell’ufficio non ero bendato ma indossavo solo la biancheria intima, è stato allora che ho visto Anwar Raslan all’interno dell’ufficio degli interrogatori. Non sapevo che aspetto avesse o il suo nome. Ho ricevuto l’ordine di voltarmi e quando l’ho fatto ho visto mio fratello maggiore. Non sapevo che avessero arrestato anche lui! C’erano anche altri detenuti. »

Raslan stava conducendo le indagini, secondo il testimone. Ordinò ai suoi ufficiali di separare i detenuti in due gruppi e di portarli nelle celle. Cominciarono quindi a convocarli uno per uno per interrogarlo nello stesso ufficio in cui si trovavano prima. Quando arrivò il suo turno, un carceriere lo portò ancora una volta nella stanza di Anwar Raslan e rimase in piedi dietro di lui con l’ordine di tenere la testa bassa.

Il testimone ha detto di non ricordare tutte le domande che gli sono state fatte ma di ricordarne una in particolare quando Raslan ha voluto sapere se era un curdo di Kobane o se apparteneva alla comunità curda. Ha risposto che non era di Ain al-Arab o “Kobani” che era un nome curdo e non arabo.

Lui continuò:

“Ogni volta che rispondevo “no” a una delle sue domande, indicava l’ufficiale dietro di me, e poi quest’ultimo iniziava a picchiarmi. Sono stato picchiato così duramente da essere anche preso a calci e sono caduto a terra. Poi la guardia mi ordinò di entrare nel corridoio. All’epoca non sapevo cosa significasse ma poi lo scopri. Nel corridoio, mi buttò a terra e mi colpì i piedi con un cavo quadruplo. Le mie mani legate la schiena. Poi, una volta riportatomi in cella hanno chiamato mio fratello e altri detenuti. Ero il prigioniero più giovane della mia cella”.

Quando il pubblico ministero gli chiese se la sua detenzione fosse legale perché avvenuta prima dell’inizio della rivoluzione, il teste rispose:

“Ho studiato legge in Siria, il mio arresto è stato arbitrario e al di fuori del quadro della legge. Inoltre, non c’era un mandato di cattura ed ero ancora minorenne. Gli arresti arbitrari sono sistematici in Siria e sempre praticati dal regime siriano”.

In questa fase, il teste ha diretto la sua dichiarazione all’imputato e ha aggiunto che voleva porre una domanda a Raslan. Tuttavia, il giudice Kerber ha chiarito al teste che sarebbe stato meglio non farlo per il momento ma continuare a descrivere cosa gli era successo, e poi se c’era qualcosa che voleva dire alla corte, poteva andare avanti .

Il testimone ha detto ai giudici che suo fratello era stato torturato più di lui e in diversi modi, con la ruote, scosse elettriche e percosse con un cavo. Quando venne rilasciate portava sul corpo tracce di tortura a causa delle scosse elettriche.

Il teste ha aggiunto che non sapevano il motivo per cui erano stati arrestati, ma contro di loro sono state mosse due accuse: la prima era che stavano imparando la lingua curda, e la seconda accusa era che suo fratello non aveva ancora svolto il servizio militare obbligatorio e quindi hanno concluso che intendeva unirsi all’organizzazione del Partito dei lavoratori del Kurdistan.

Il teste ha voluto chiarire al collegio dei giudici che si erano trasferiti da Ain al-Arab a Damasco a causa della loro situazione finanziaria e per nessun altro motivo, per questo suo fratello non aveva svolto il servizio militare e perché era il capofamiglia. A suo parere, il loro arresto potrebbe essere spiegato solo dal fatto che lo stato siriano e il regime Baathista erano un regime di sicurezza e repressivo anche prima dell’inizio della rivoluzione in Siria. Fu l’inizio della primavera araba in quel momento che spiegò perché lanciarono diverse campagne di sicurezza per terrorizzare il popolo siriano.

Il testimone ha dichiarato che c’erano una trentina di detenuti nella cella e non aveva parlato con gli altri detenuti delle ragioni del loro arresto o delle modalità con cui erano stati torturati per paura che tra loro potesse esserci un informatore. Ma ha detto ai giudici che al tornare uno di loro dall’interrogatorio non c’era bisogno di chiedergli come fosse stato torturato perché si poteva vedere chiaramente sul suo corpo. Il testimone era stato interrogato circa sette o otto volte, sempre nello stesso ufficio e per lo più dallo stesso investigatore.

La polizia criminale tedesca ha mostrato al testimone diverse immagini con somiglianze dell’imputato Raslan, e sebbene il testimone non avesse precedentemente visto una foto dell’imputato né sentito parlare dell’accusa contro di lui fino a dopo aver reso la sua dichiarazione alla polizia criminale, e anche nonostante alcune differenze tra la foto e la persona che aveva visto 11 anni prima, aveva riconosciuto subito Raslan. All’epoca, notò, era più in salute migliore e aveva più capelli, e credeva che la sua voglia fosse più piccola, ma in realtà non ricordava molto al riguardo. Tuttavia, poteva facilmente distinguere la sua immagine tra le foto dei sosia alla stazione di polizia.

Naturalmente, lo ha riconosciuto anche in aula quando gli è stato chiesto di guardarsi intorno e cercare di identificarlo. Dopo aver guardato i volti delle persone intorno a lui, ha risposto che l’unica persona che aveva riconosciuto era Anwar Raslan.

Per quanto riguarda le condizioni carcerarie in cui aveva vissuto, il testimone ha menzionato una situazione che ha detto di non aver mai potuto dimenticare. Ha detto: “Ho visto un uomo di 75 anni, o più, in una cella solitaria in un angolo. Una persona che è così vecchia e riesce a malapena a camminare, a che serve imprigionarla?”

“C’erano altri tipi di tortura, sia mentale che fisica, per esempio ci era permesso di andare in bagno per un momento. Lì la guardia ci diceva che avrebbe iniziato a contare fino a 10 e se non avessimo potuto finire sarebbe entrato e ci avrebbe picchiato. Ecco perché disegnammo un angolo nel nostro dormitorio che facevamo servire da gabinetto e che avevamo coperto con una coperta militare”.

“Era molto brutto in quella cella; potevamo dormire solo durante il giorno perché la cella era molto piena. Avevamo anche malattie della pelle come la scabbia. Una volta ho avuto una tonsillite acuta. C’era un dottore in filiale e gli ho detto che avevo bisogno di medicine e lui ha risposto che dovevo mangiare solo sale. Il dottore non si è comportato come un medico ma come un membro dell’apparato di sicurezza. Ricevevo piccole quantità di sale ogni volta che veniva servito del cibo. Ogni volta che mangiavo sale, sanguinavo”.

Il testimone è stato arrestato come già accennato alla fine del 2010 e rilasciato all’inizio del 2011. La sua detenzione è durata circa 45 giorni, come aveva già spiegato alla polizia criminale nel 2019.

Gli è stato anche chiesto cosa intendesse quando ha detto alla polizia criminale:

“La persona che viene arrestata risultava scomparsa ma una volta fuori rinasceva”.

Ha spiegato che questa dichiarazione in Siria si riferiva unicamente ai rami della sicurezza perché coloro che lasciavano le carceri erano come qualcuno che era destinato a una nuova vita.

Al termine della sua seduta e al termine delle domande delle parti in causa, il teste ha chiesto la parola e poi ha detto:

“Spero che metterete alla prova anche i criminali di guerra dell’opposizione radicale che commettono crimini contro il popolo siriano in generale e il popolo curdo ad Afrin in particolare. Grazie a tutti “.

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