Lettura della “controrivoluzione”

Pubblicato su Al-Asharq Al-Awsat il 30 ottobre 2019, scritto da Husam Itani(Tradotto da Sami Haddad e Yusef Wakkas)

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Nei primi due giorni di manifestazioni in Libano, la sera di giovedì 17 ottobre, i manifestanti non hanno urlato contro nessun partito, né contro quello al potere né contro nessun altro. Le grida e gli slogan in quei giorni erano soltanto contro i simboli del potere esecutivo e legislativo, e contro quelli più coinvolti nella corruzione, a prescindere dalla loro appartenenza settaria o partitica. Le grida di protesta che si sono innalzate erano “patriottiche” nel senso che superavano ogni ristretta sensibilità faziosa.
La sorpresa è arrivata sabato 19 ottobre, quando il segretario generale di “Hezbollah” Hassan Nasrallah è apparso in televisione e ha messo in guardia i manifestanti nelle strade sul voler rovesciare il Presidente e il governo attraverso la protesta, mettendosi al comando ed ergendosi a guardiano dello stato, che fino ad allora aveva gestito da dietro le quinte la sua politica e i suoi apparati di sicurezza, e allo stesso tempo ha tracciato la linea che i giovani manifestanti non dovevano superare.
L’ingresso di Nasrallah, il leader del partito più grande, più forte, e più organizzato, e l’unica forza militare con cui fare i conti che sta al di fuori delle legittime istituzioni militari del paese, rappresenta un’ulteriore sfida ai manifestanti. La proposta di riforme del primo ministro Saad Al Hariri, che comprendeva una serie di promesse non attuabili secondo gli oppositori, non è riuscita a dissuadere i giovani libanesi dal proseguire con le loro proteste e la loro fermezza nel chiedere le dimissioni dell’attuale governo e la formazione di un governo alternativo in grado di fare uscire il paese dalla terribile situazione economica e sociale al quale tutti i governi hanno portato il paese.
Successivamente il Presidente Michel Aoun ha tenuto un discorso giovedì 24 ottobre che, privo di qualsiasi contenuto concreto, si è svolto in un clima di comprensione dell’autorità verso le richieste dei manifestanti invitandoli al dialogo. Ma questo discorso non ha lasciato nessun segno positivo tra i manifestanti, i quali hanno ritenuto che i circoli al potere, su tutti i livelli, stiano portando avanti una politica d’inganno che mira a portare l’Intifada a uno stato di disperazione e provocare delle divisioni in essa attraverso la richiesta ai manifestanti di formare una delegazione per un dialogo con il Presidente della Repubblica, che ha investito le istituzioni esistenti di trovare delle soluzioni, proprio le stesse istituzioni accusate di corruzione e mancanza di serietà ed efficacia.
Il venerdì seguente, Nasrallah è riapparso in un discorso di un’ora durante il quale ha mostrato di nuovo comprensione verso le richieste dei manifestanti e si è lamentato come loro della corruzione nelle istituzioni statali. Ma il suo discorso mirava a gettare sospetti sulla rivolta attraverso la richiesta sull’identità dei “leader segreti” che mobilitano le piazze e guidano il movimento. Ha chiesto ai dimostranti di svelare i nomi dei leader immaginari che Nasrallah ha accusato di ricevere finanziamenti dalle ambasciate straniere. Ha citato diversi atti, la maggior parte dei quali sono frutto della sua immaginazione e fabbricati dai suoi apparati di sicurezza, come per esempio i manifestanti che mettono posti di blocco per richiedere ai cittadini di mostrare la propria identità e pratiche simili che mirano a rievocare il clima della guerra civile.
Ciò che è importante è che Nasrallah, nel suo secondo discorso, ha chiuso la porta a ogni cambiamento del governo e a qualsiasi riforma significativa. La scena di “Hezbollah” che invia centinaia di sostenitori in motociclette scandendo slogan a favore di Saad Al Hariri, rimarrà una dalle scene surreali nella vita dei libanesi che hanno vissuto la profonda ostilità precedente tra il movimento “Al-Mustakbal” di Al Hariri e “Hezbollah”, il Tribunale Speciale per il Libano aveva accusato infatti alcuni suoi leader dell’assassinio dell’ex primo ministro Rafik Al Hariri, padre dell’attuale primo ministro.
Il discorso di Nasrallah ha aumentato la tensione pubblica, soprattutto dopo gli scontri innescati dai suoi sostenitori con i manifestanti pacifici a Beirut, dopo l’attacco dei membri del Partito ai manifestanti nella città di Nabatiyyeh, con l’imposizione di una specie di assedio agli oppositori nella città di Tiro.
Le accuse di Nasrallah hanno dato vita rapidamente a una campagna mediatica volta a demonizzare l’intifada e lanciare inaudite accuse ai manifestanti, definendoli traditori guidati da falsi leader. Sorprendentemente, Nasrallah ha messo il suo partito, il suo “pubblico” e le sue “piazze” ad affrontare la rivolta e ha dato carta bianca agli “analisti” televisivi, e giornalisti al suo servizio nell’inventare nomi e azioni che ricordano la demonizzazione della rivoluzione siriana e lanciare accuse che vanno dalla dipendenza al soldo dei Servizi Segreti degli Stati Uniti fino al terrorismo nichilista, è la stessa atmosfera create dai sostenitori dell’Iran contro i manifestanti che lottano contro lo stato iracheno, fallito e saccheggiato. Non è un segreto che si voglia mantenere il Libano come sbocco per aggirare le sanzioni imposte al regime siriano e una carta di pressione da giocare nelle trattative riguardanti il programma nucleare iraniano, questo per lui è più importante dalle preoccupazioni quotidiane dei libanesi e la loro incapacità di soddisfare l’avidità del gruppo al potere da un lato, e continuare a garantire almeno una vita dignitosa per loro e per i loro figli, dall’altro lato.
La profonda alleanza di interessi, che comprende Hezbollah, il “Movimento Patriottico Libero” ed altri sostenitori del regime siriano, non è altro che una controrivoluzione volta a far precipitare la rivolta libanese, alimentata dalla sofferenza di milioni di poveri, emarginati e giovani, in una nuova divisione settaria ed enfatizzare la possibilità di distruggere il paese, se tutti non tornano a sottostare al dominio della corruzione e la cancellazione di una qualsiasi prospettiva futura.

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