“È contro la legge”: così la Turchia rispedisce i rifugiati siriani nel paese ancora in guerra

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Traduzione di Giovanna De Luca, revisione a cura di Filomena Annunziata
Con l’aumento della tensione sul fronte di Idlib, coloro che cercano di fuggire oltre il confine si trovano ad un bivio: essere detenuti o rinunciare al diritto di asilo.

La storia di Tareq

Tareq * ricorda dettagliatamente ciascuna delle 22 volte che ha scavalcato il muro di confine di cemento, schivando una raffica di proiettili, correndo più veloce che poteva – fino a quando le guardie di frontiera turche lo hanno catturato e lo hanno respinto.
Durante il suo 23 ° tentativo, i soldati turchi lo hanno portato in una stazione di polizia chiamata Branch 500 a Hatay. Lì gli hanno fatto una proposta: o rimanere in prigione – per quanto tempo, non veniva specificato – o firmare un documento ed essere lasciato  libero.
“Non è che ti stiano fisicamente puntando una pistola alla tempia, ma non hai altra scelta”, dice Tareq. Ha firmato e il giorno dopo è stato riaccompagnato oltre il confine e lasciato al punto di partenza, a Idlib.
Fu solo al 24° tentativo per raggiungere la Turchia che capì il significato del documento. Le autorità turche gli hanno spiegato che il documento firmato nel Branch 500 era una rinuncia alla sua richiesta d’asilo.

Idlib sotto attacco

Mentre resta incerto il destino dell’ultima enclave della Siria controllata dai ribelli, dove le forze governative e ribelli sono attualmente in uno stallo, un’indagine del The Guardian ha scoperto che rifugiati siriani senza documenti in Turchia sono stati arrestati, detenuti e rimpatriati. Alcuni affermano di essere stati costretti a firmare dichiarazioni  nelle quali dichiaravano che stavano tornando in Siria di loro spontanea volontà.
Secondo i gruppi per i diritti umani si tratterebbe di una violazione del diritto internazionale, che proibisce il respingimento di rifugiati nelle zone di guerra.
“Si tratta di deportazioni illegali perché sono rifugiati, e reimpatriarli equivale al respingimento”, dice Gerry Simpson, di Human Rights Watch a Ginevra.

La situazione in Turchia

La Turchia ospita attualmente più di 3,5 milioni di siriani – il più alto numero di rifugiati nel mondo – e si vanta da tempo di una “politica di porte aperte” nei confronti dei siriani. Ora, mentre le forze governative russe e siriane si avvicinano alla provincia di Idlib, coloro che cercano di sfuggire a quello che potrebbe essere un bagno di sangue hanno trovato le porte d’ingresso per la Turchia chiuse.
“Non ci assumeremo la responsabilità di un’ondata migratoria che potrebbe seguire ad un’offensiva su Idlib”, ha detto ai giornalisti il ​​ministro degli interni Süleyman Soylu a settembre.
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Un rifugiato siriano ad Antakya, Turchia. Foto di Shawn Carrié
La questione dei rifugiati è oggetto di accesi dibattiti sia a livello interno che tra le relazioni tese con l’UE, che sostiene economicamente la Turchia con miliardi di euro destinati ai rifugiati. Il presidente Tayyip Erdoğan sostiene la necessità di accogliere i siriani, mentre i partiti di opposizione chiedono di mandarli a casa.
Tuttavia la polizia turca ha aumentato il numero di checkpoint e di incursioni, arrestando i siriani senza documenti o senza permesso per viaggiare fuori dalle città in cui si sono registrati. Le autorità provinciali hanno effettivamente bloccato le registrazioni dei nuovi arrivati , impedendo loro di lavorare legalmente o addirittura di visitare un ospedale , rendendoli vulnerabili all’arresto.

La storia di Ashraf..

Dopo essere stato deportato in Siria già una volta, Ashraf * si trova ora a Istanbul, dove lavora come operaio nel mercato nero e vive con la costante paura di essere arrestato. “Ho detto all’ufficiale, ‘Per favore, non mandarmi ad Idlib. Non conosco nessuno lì. Almeno mandami nella mia città, a Daraa’ “, dice Ashraf.
Mostriamo ad Ashraf un “modulo di rimpatrio volontario” usato dalle autorità nella sezione 500, Ashraf dice che lo riconosce come lo stesso che la polizia gli aveva fatto firmare prima di deportarlo ad Idlib.

…e di Amer

Anche quelli con i documenti appropriati possono essere catturati. Samer Tlass, 42 anni, avvocato di Homs, ha lavorato legalmente in una ONG siriana a Gaziantep fino a giugno 2017, quando è stato catturato in un raid della polizia e portato al centro di deportazione di Oğuzeli.
Tlass ha raccontato che le autorità di Oğuzeli hanno detto ai siriani che se avessero firmato un ritorno volontario sarebbero potuti partire per la Siria il mattino successivo. Tlass ha rifiutato. Dopo 45 giorni, gli è stato consegnato un ordine di espulsione perché stava lavorando “senza permesso”.
“È ironico, ho persino fatto conoscere ai  siriani, la legge ed i loro diritti”, dice Tlass. “Quello che stanno facendo è contro la legge”.

I rimpatri dalla Turchia

In una lettera a The Guardian, la direzione delle migrazioni inTurchia ha negato che siano state espletate deportazioni, affermando che a nessun siriano è negata la possibilità di registrarsi o di essere arrestati se non lo fanno.
“Secondo il divieto di respingimento, i siriani nel nostro paese non vengono deportati in alcun modo”, dice la lettera.
The Guardian ha parlato con diversi siriani che hanno descritto dettagliatamente il centro di rimpatrio di Oğuzeli. Una scuola convertita in una struttura di detenzione con finanziamenti dell’UE che ora ospita 750 persone, con sei detenuti in una cella. Le condizioni sono state oggetto di azioni legali che hanno raggiunto la corte costituzionale turca. Le fonti in loco hanno descritto gli autobus che regolarmente trasportano gruppi di 20-30 persone da altre città e verso il vicino confine.
La Turchia di solito trattiene gli stranieri in attesa di espulsione in uno dei 19 centri di rimpatrio provinciali gestiti dal ministero degli interni. La Turchia garantisce una protezione totale ai siriani, anche se sono entrati illegalmente nel paese. Funzionari della migrazione hanno affermato che “in nessun caso” i siriani sono detenuti nei centri. Tuttavia, le cifre proprie del ministero del 2017 dicono che più di 50.000 siriani sono stati fermati come “migranti illegali”
I detenuti hanno diritto ad una difesa a spese dello Stato, ma gli avvocati che lavorano su casi dei siriani affermano che dal momento che sono in detenzione amministrativa, possono fare ben poco per spostare il caso in tribunale – e a quel punto i loro clienti sono spesso spariti.
“In molti casi, i detenuti non possono permettersi gli onorari dell’avvocato, quindi si arrendono e firmano il modulo di rimpatrio volontario”, dice Samer Deyaei, uno degli avvocati siriani  per i detenuti di Oğuzeli.
Una portavoce dell’UNHCR, Selin Ünal, afferma che fino a questo momento l’Agenzia delle Nazioni Unite è a conoscenza della presenza di oltre 100 detenuti a Oğuzeli in attesa della deportazione in Siria.
“117 è il numero di persone di cui siamo a conoscenza “, afferma Ünal. “Potrebbero essere di più o di meno – non abbiamo idea perché non abbiamo accesso regolare a questi centri di deportazione”.
Ogni modulo di rimpatrio volontario ha spazio per tre firme: una per la persona che ritorna, una per le autorità e una per lo staff dell’ONU, gli unici osservatori internazionali coinvolti nel processo. Lo staff delle Nazioni Unite afferma di cercare di assicurarsi che siano liberi dalla coercizione, ma che comunque sono limitati.
Le autorità sostengono che 250.000 siriani hanno deciso di tornare, e che la sezione numero 500 è l’unica struttura in cui vengono fermati.
L’UNHCR ammette che il suo staff ha supervisionato solo una minima parte su un totale di 11.193 deportazioni e ha consegnato tutte le registrazioni di asilo alle autorità turche all’inizio di questo mese.
Un portavoce del governatore di Hatay ammette che i siriani privi di documenti sono stati espulsi dopo essere stati sorpresi ad attraversare il confine “o nel caso in cui abbiamo commesso un crimine”.
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Via di Antakya, in Turchia
Secondo le stime del 2017 delle autorità turche  più di 50.000 siriani sono stati fermati come “migranti illegali”.
Nell’ottobre 2016 la Turchia ha modificato la sua legge sulla protezione temporanea per consentire le deportazioni nei casi in cui un tribunale amministrativo ritenesse qualcuno una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza o la salute o un sospetto terrorista.
“I turchi commettono crimini e affrontano un giusto processo – anche i siriani commettono crimini, e per alcuni di loro questo giusto processo richiede che vengano deportati”, dice Harun Armagan, deputato al partito di giustizia e sviluppo (AKP). “Il numero di persone deportate è molto basso.”
Deyaei ha detto che “le autorità turche dovrebbero colmare le lacune giuridiche che portano le persone a essere rimandate in una zona di guerra “.
“Certo, la Turchia ha leggi che stabiliscono cosa fare con criminali e terroristi”, dice Deyaei, “ma sto parlando di persone che forse si trovavano nel posto sbagliato, in un orario sbagliato, o che avevano qualche problema con le carte e finivano per trovarsi davanti due opzioni: o firmare il modulo o rimanere in carcere – ovviamente questo è allarmante. “
A volte i tribunali turchi sono intervenuti quando c’è stato il rischio di rispingimento , ma una volta che la direzione della migrazione emette un ordine di espulsione, è definitiva, dice Deyaei. Ma per Samer Tlass, l’unica via d’uscita era con un visto per la Francia, che fu abbastanza fortunato da ottenere perché aveva legami con gruppi della società civile all’estero.
“Quando sono stato imprigionato in Siria per tre anni, sapevo di essere colpevole di andare contro il governo – ma in Turchia sono stato imprigionato senza motivo”, dice Tlass. “Questa è un’ingiustizia”.
*I nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità dei protagonisti delle storie
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