Addio a May Skaff

Questo tributo in ricordo di May Skaff è stato pubblicato da aljumhuriyya, con il titolo في وداع ميّ سكاف

Traduzione dall’arabo di Sami Haddad, revisione di Nourah Assouad

L’attrice siriana May Skaff ha lasciato questo mondo ieri mattina a Parigi, dove si era stabilita dopo un lungo viaggio seguito alla sua partenza dalla Siria. La notizia ha scioccato tantissimi, vista la reazione sui social, con molte frasi di cordoglio per l’artista e la combattente per la libertà che è venuta a mancare prematuramente.

Questo dimostra il grande impatto che Skaff ha lasciato con la sua presenza nella memoria dei siriani, attraverso la recitazione e il teatro, e attraverso le sue posizioni coraggiose a sostegno della rivoluzione siriana sin dal primo momento,  contrariamente ai sostenitori del regime, e all’apparato di sicurezza che non ha esitato ad arrestarla per aver preso parte ad un manifestazione nel quartiere Mydan a Damasco, ed ad inserire il suo nome negli elenchi dei divieti d’espatrio, sottoponendola a  continue  minacce.

May Skaff ha iniziato il suo viaggio nel mondo della recitazione sul palco del teatro universitario, mentre studiava letteratura francese presso l’Università di Damasco. Dopo aver interpretato diversi ruoli sul palco del Centro Culturale Francese, ha partecipato a diversi lavori cinematografici di cui il primo fu “Sahil Aljihat” con la regia di Maher Caddo. Successivamente, passando dal cinema al piccolo schermo, May diventa uno dei volti più importanti del dramma siriano.

 Il suo viaggio con la fiction comincia nel 1992, con “Crimine nella memoria”, una serie televisiva tratta da uno dei romanzi di Agatha Christie, e nonostante la sua apparizione in poche scene dell’opera, la sua presenza è sufficiente per annunciare un futuro promettente nel dramma siriano. May Skaff è entrata nella memoria dei siriani per via dei suoi ruoli da protagonista e le sue interpretazioni brillantissime. Il suo ruolo più importante è stato forse quello di Tima, la figlia di Mundzer, e la più bella donna del villaggio di Osh Al Yamama (il nido della colomba), nella serie “Alaababid” nel 1996, e quello della  ragazzina aleppina, militante e ribelle nella seconda parte della serie di “Khan al Harir” nel 1998, e con la sua partecipazione a molte opere, inclusa la sua interpretazione di Zarqaa Al Yamamah nel 2006.

Nel 2004 Skaff inaugura l’Istituto “Teatro” di Damasco, offrendo un’esperienza completamente nuova per le arti dello spettacolo che spinge molti giovani e dilettanti ad entrare nel mondo del teatro precedentemente monopolizzato dalla scuola ufficiale (Istituto Superiore di Arte Drammatica), e  così , da una piccola sala in via Al Shahbandar  l’Istituto “Teatro”  si trasferisce in una casa araba nel quartiere Qanawat, aprendo la strada allo sviluppo di un progetto promettente e senza precedenti. May Skaff con il suo Teatro ha affrontato numerose restrizioni da parte dei servizi di sicurezza trovandosi costretta a chiuderlo temporaneamente diverse volte, per poi chiuderlo in modo definitivo all’inizio della rivoluzione siriana.

Fin dalle prime manifestazioni a Daraa, May ha espresso la sua solidarietà con il movimento popolare duramente represso dai servizi di sicurezza aderendo all’appello promosso nell’aprile 2011 da un gruppo di artisti e intellettuali chiedendo di porre fine all’assedio della città di Daraa e delle altre città confinanti. All’appello, noto come «l’appello per il latte», i  fedelissimi del regime rispondono con una campagna feroce insieme e agli operatori nel settore del dramma, guidata  da Najdat Anzour  che riunisce le grandi  società di produzione teatrale siriane per  «boicottare» tutti i firmatari dell’appello che chiedevano la fine dell’assedio imposto alla città di Daraa; rimane nella memoria di quel periodo il duro attacco dell’attrice ad un uomo d’affari palestinese, Yasser Qashlag, in presenza di numerosi  giornalisti, dopo che quest’ultimo aveva  descritto la recente rivoluzione egiziana nel gennaio 2011 come «colpo di Stato», e il grande rimprovero a Najdat Anzor stesso, al quale  disse di “ aver lasciato la professione”.

May Skaff viene arrestata durante la sua partecipazione ad una manifestazione indetta da intellettuali e artisti nel quartiere Mydan di Damasco, nel luglio 2011. Dopo il suo rilascio continua a subire, per quasi due anni, continue minacce, intimidazioni e persecuzioni, oltre al «l’interdizione dal lavoro», che si conclude con l’arresto per una secondo volta nel maggio 2013. Dopo il suo ennesimo rilascio questa volta decide di lasciare la Siria per Amman, e poi la Francia.

May Skaff si distingue per la sua posizione di grande fermezza e la sua tenacia ed integrità morale, lo dimostra chiaramente, in modo profondo e trasparente nel cortometraggio girato prima della sua partenza da Damasco, in cui parla della rivoluzione, delle barbarie del regime di Assad e il suo modo di governare, e di  quanto dura sia  la sua partenza forzata dal suo paese e la sua città.

La morte di May Skaff è avvenuta nei giorni in cui si susseguono le notizie della morte di molti siriani nelle carceri del regime di Assad, nello stesso giorno è stata annunciata la morte sotto tortura dei due fratelli, figli di Daryya, simboli della lotta pacifica, Yahya e Maan Shurbajee. Questa tragica morte in esilio rievoca tutti i dolori e le tragedie vissute dai siriani semplicemente perché hanno chiesto, la giustizia, la libertà e la dignità. May è come noi e come il nostro paese.

Un addio a May dalla redazione di Al Jumhuryya, a un’attrice e attivista rivoluzionaria morta prematuramente.

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