La sinistra europea ha archiviato il fascismo e ora combatte l’imperialismo

di Hussam Itani, pubblicato sul sito Daraj.com

Traduzione dall’arabo di Nourah Assouad e Sami Haddad

Qualunque evento accada in Siria, i militanti della sinistra europea e occidentale si affrettano a condannare l’intervento americano e della Nato per sostenere la strategia russa e le azioni del regime di Bashar Al Assad, anche quando le prove dei suoi crimini sono sotto gli occhi di tutti.

Scorrendo l’elenco dei sostenitori della Russia e della sua strategia politica in Siria tra i personaggi di spicco della sinistra europea troviamo i nomi di Jean-Luc Mélenchon, leader del movimento “La France Insoumise” (ossia La Francia Indomita), Jeremy Corbyn, leader del Partito Laburista britannico, e il ricercatore Emmanuel Todd, che in un’intervista televisiva ha coniato il termine “democrazia autoritaria” per descrivere il regime di Vladimir Putin. Non vi è alcun dubbio sul radicalismo di questi nomi e sull’autenticità della loro appartenenza alla sinistra, ma questo radicalismo e questa appartenenza descrivono da soli lo stato della sinistra europea meglio di quanto facciano gli stessi Mélenchon, Corbyn e Todd.

Ogni volta che membri della sinistra occidentale prendono posizioni in sostegno della Russia e di Bashar Al Assad, per non parlare della sinistra araba,  altrettante voci, ugualmente all’interno della sinistra, si levano a condannare queste prese di posizione, considerate in  difesa di regimi totalitari che uccidono i propri popoli a centinaia di migliaia, che ne  imprigionano e detengono altrettante migliaia e che impongono spostamenti forzati e esodi di massa, poiché queste non riflettono i valori umani ed etici della sinistra  di cui gli indici essenziali sono la giustizia e la libertà.

La sinistra occidentale non si preoccupa di condividere le stesse opinioni dell’estrema destra per sostenere Putin e Al Assad. Mèlenchon, per esempio, condivide la stessa opinione del leader del Front National, Marine Le Pen, nel sostenere Bashar Al Assad e la lotta al terrorismo, e questa convergenza di opinioni comune non sembra mettere in discussione la sua appartenenza alla sinistra né minaccia la leadership dell’estrema destra. Nessuno, all’interno dei circoli della sinistra occidentale, si sente disturbato dal fatto che i rappresentanti del partito di destra AfD “L’Alternativa per la Germania”, famoso per le sue posizioni contro i migranti, abbiano ricevuto una calorosa accoglienza a Damasco. Che sinistra è mai questa?

La comprensione della rivoluzione e della guerra in Siria va oltre una tradizionale visione orientalista e imperialista. La Siria non è solo un conflitto geopolitico tra l’imperialismo e forze di opposizione guidate dall’asse di resistenza come crede la sinistra che non capisce davvero la Siria, la sua diversità e peculiarità e le rivendicazioni del popolo siriano che non coincidono con la percezione altrui. Questo atteggiamento della sinistra costituisce comunque un indice o una bussola, come si suol dire, per aiutare la sinistra a capire se stessa e la sua posizione nella politica interna del proprio paese.

La sinistra radicale occidentale e in particolare quella europea sembra essere stata colta da un gelo improvviso, causato dalla caduta dell’unione sovietica e dal conseguenti scelte politiche, ideologiche e teoriche difficili. Mentre grandi partiti come il partito comunista italiano hanno scelto di spostarsi verso il centro sinistra , altri hanno preferito conservare la loro vecchia e comoda  impostazione di pensiero e di analisi e crogiolarsi nel loro comodo guscio glaciale: l’ostilità nei confronti dell’imperialismo americano e il sostegno a  tutti coloro che lo combattano, anche quando si tratta di un’ostilità camuffata come quella di  Bashar Al Assad, e anche quando la gestione della politica interna sia spudoratamente di stampo fascista. Dove c’è l’America, dalla parte opposta c’è la sinistra europea, che appoggia l’Iran contro gli Stati Uniti d’America, in sostegno a Hezbollah contro Israele, con i ribelli Houthi contro l’Arabia Saudita e accanto al Partito dei Lavoratori Curdi contro la Turchia. Quando i conflitti si intrecciano e si complicano, però, come nel caso dell’Iraq, dove americani e iraniani hanno combattuto insieme l’Isis o come quando Al Assad ha usato le armi chimiche contro il proprio popolo oppure quando la Guida Suprema in Iran ha soffocato le manifestazioni nelle piazze di Mashhad e Tehran che chiedevano il miglioramento delle condizioni di vita, in questi casi è stato meglio voltarsi dall’altra parte, ignorare la questione e dimenticarsi del diritto dei siriani e degli iraniani all’avere un’opinione differente da quella dei governi di Damasco e Teheran. Così la fragile analisi classista va in frantumi scontrandosi con quella geostrategica. Una mente che vede ancora un mondo bipolare non accetta un atteggiamento così complesso di ostilità verso Israele e l’America e il rifiuto dei tiranni locali nello stesso tempo.

Anche se questa analisi non è particolarmente adatta, bisogna comunque ricordare un aspetto importante delle lotte della sinistra europea contro il fascismo dall’inizio e fino alla metà del ventesimo secolo. Il governo del Fronte Popolare in Francia e la guerra civile in Spagna sono due esempi della centralità della questione democratica negli anni Trenta del secolo scorso in Europa. La democrazia però è passata in secondo piano rispetto ad altri interessi della sinistra (dei comunisti in particolare) dopo la Seconda guerra mondiale e l’ascesa dell’Unione Sovietica come potenza mondiale. I partiti comunisti infatti hanno appoggiato e giustificato tutto ciò che è accaduto a causa dei compagni sovietici, con le conseguenze disastrose verificatesi dopo l’oppressione della rivolta dei lavoratori in Germania 1953, l’invasione dell’Ungheria nel 1956 e la sopraffazione della primavera di Praga nel 1968. Il ripetersi di queste conseguenze ha portato alla formazione di ciò che è conosciuto oggi come “comunismo europeo”: come un tentativo per risolvere il dilemma politico e ideologico creatosi tra la sinistra comunista e la questione della democrazia.

I militanti della sinistra di oggi che sostengono Putin e Bashar Al Assad sono tra quelli che hanno rifiutato la posizione del “comunismo europeo” che alla fine ha cancellato le differenze tra i comunisti riformisti e i socialdemocratici. I sostenitori della “Rifondazione” in Italia e i loro simili in Europa hanno privilegiato la lotta delle classi e l’anti imperialismo ad un graduale cambiamento democratico. Non hanno sentito nessun bisogno di riesaminare la questione dell’imperialismo e il suo modo di agire a più di cento anni alla sua nascita né il suo ruolo nel mondo moderno o i cambiamenti fondamentali in una Russia che ha abbandonato il comunismo seppellendolo negli abissi più profondi. Mosca merita sempre di essere appoggiata finché rimane un polo mondiale che fa da contrappeso agli Stati Uniti d’America, sorgente del male e patria dell’imperialismo. Ma qual è l’essenza della politica interna e estera russa? Non importa. Qual è il futuro dei popoli che si oppongono ai governi riforniti dalla Russia di armi e di uomini per uccidere gli oppositori qualora questi popoli osino rivendicare i loro diritti di dignità e giustizia? Non c’è risposta.

La trasformazione della sinistra europea da nemico del fascismo a nemico dell’imperialismo, il suo continuo ostinarsi su questa posizione, in aggiunta alla perdita di ogni speranza di vincere elezioni democratiche che continuano a riprodurre un potere della classe borghese, il rifiuto di considerare i popoli del terzo mondo come i siriani o altri come popoli maturi consapevoli dei propri interessi e responsabili delle loro scelte anche quando quest’ultime non piacciono alla sinistra radicale, sono tutte cose che non si addicono alla visione tradizionale visione eurocentrica.

Da questa logica risulta che la funzione del terzo mondo è quella di seguire il comando europeo, che sia di destra o di sinistra. E quando la sinistra europea si oppone all’imperialismo americano dobbiamo adeguare i nostri passi in modo che questi convengano al signor Melènchon e approfondire la nostra conoscenza riguardo la Russia come vuole il signor Todd. Il risultato ovvio è quindi festeggiare i bombardamenti in Siria con le armi chimiche anche se ciò unisce l’estrema destra fascista con l’estrema sinistra e nonostante la natura fascista dei regimi sostenuti da questa sinistra sia ormai lampante.

Fonte immagine: Geroun.net

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