Complottisti e diffamatori – Uccidere la Verità 5a parte

il

UDV1COSPIRAZIONI SOSTENUTE DA UNO STATO

Nessuno sbocco mediatico è stato più prolifico nella sua amplificazione delle ingiurie contro i Caschi Bianchi quanto i siti di notizie finanziati dal governo russo RT (precedentemente, Russia Today) o Sputnik News. 

L’8 settembre 2015, tre settimane prima che la Russia avviasse la sua campagna aerea in Siria, Sputnik News ha rilasciato un’intervista con Vanessa Beeley, che si riferiva ai Caschi Bianchi come una “ONG sponsorizzata da Soros”, nonostante il gruppo non avesse legami con il finanziere e filantropo. Ripeteva le sue accuse secondo le quali le attività di soccorso dei volontari sono una “copertura” e che “aiutano i terroristi”.

Il giorno stesso dell’intervento russo, Sputnik News pubblicò un’altra storia definendo i Caschi Bianchi “una controversa organizzazione quasi umanitaria”, accusando il gruppo di “cucinare bugie”. (33) Riportando ampiamente le parole di Beeley, la quale aveva suggerito che i Caschi Bianchi riportavano informazioni sugli attacchi russi e dunque “facevano parte di una guerra di informazioni che viene condotta contro Mosca”. I siti web francesi e turchi di Sputnik News hanno tradotto e condiviso queste accuse infondate da parte di Beeley.

Nel corso dei due anni successivi Sputnik News ha pubblicato più di una dozzina di notizie sui Caschi Bianchi, tutte negative, con titoli come ‘Il gruppo di difesa di Al Qaeda, i Caschi Bianchi sono stati giustamente esclusi dal Nobel’ o l’Oscar per i Caschi Bianchi: Hollywood ha dato credibilità al gruppo ‘Affiliato al terrore’ o i Caschi Bianchi hanno costruito la storia dell’attacco con il gas durante la campagna per una No-fly zone’.

UDV2“Nei due anni successivi Sputnik News ha pubblicato più di una dozzina di notizie sui Caschi Bianchi, tutte negative.”

 RT ha pubblicato un numero simile di articoli sempre sui Caschi Bianchi  e ha ospitato più volte Vanessa Beeley, definendola “giornalista indipendente”, “ricercatrice” e talvolta “attivista per la pace”.

La serie di notizie di RT guidate dal suo reporter Murad Gazdiev ha messo in dubbio il lavoro dei Caschi Bianchi. A settembre 2017, RT ha mandato in onda una trasmissione di 16 minuti intitolata “A loro non importa di noi: i siriani parlano dei piani reali dei Caschi Bianchi”, presentata da Gazdiev e con un’intervista a Beeley. Nel rapporto Gazdiev ha affermato che i Caschi Bianchi trasformarono una scuola in “un laboratorio di munizioni che fungeva anche da ospedale”.

Il background di Gazdiev come giornalista non è chiaro. È entrato a far parte della RT nel 2014 e poco dopo è apparso a Kobane per occuparsi della lotta contro Isis, diventando la principale voce del canale per il reportage in inglese sulla Siria. Gazdiev non ha una storia di giornalismo alle spalle prima di lavorare per la RT e una pagina di Wikipedia su di lui è stata cancellata dai moderatori, definendolo “giornalista non importante”.

AI MARGINI DEL MAINSTREAM

Sebbene la stragrande maggioranza di giornalisti e commentatori non siano stati ingannati da queste teorie del complotto, una manciata di pezzi ha iniziato a descrivere il servizio di soccorso in prima linea come “controverso” e gli analisti vicini al Premio Nobel per la Pace hanno anche citato gli strisci online quando descrivevano i Caschi Bianchi nella loro lista dei potenziali vincitori.

UDV4Proprio come le “notizie false (fake news)” entrano nell’Oxford English Dictionary, le teorie cospirative si stanno infiltrando nel discorso principale con pochissimo controllo da parte delle piattaforme dei social media, degli organismi professionali e dei lettori stessi.

Nell’ottobre 2016, le opinioni marginali di Vanessa Beeley hanno fatto un passo avanti verso il mainstream quando il giornalista statunitense Max Blumenthal ha pubblicato un pezzo su un sito web Alternet suggerendo che, poiché i Caschi Bianchi avevano preso i fondi da un dipartimento dell’USAID, il gruppo è “tutt’altro che imparziale”. Blumenthal continuò il suo attacco al gruppo in un secondo pezzo dicendo che seguivano un “programma concepito dai governi occidentali” che li sostenevano. (42) Proseguiva poi affermando che “sono un braccio di Al Qaeda. Questo è assolutamente fuori discussione.”

UDV5Blumenthal non attribuisce a Vanessa Beeley la fonte di nessuna delle sue accuse, dicendo solo che le domande sui Caschi Bianchi “sono state sollevate solo da pochi siti marginali che generalmente sostengono il governo siriano”. Beeley in risposta si lamenta del pezzo di Blumenthal su Twitter secondo cui “la maggior parte di essa è rubata da veri e propri ricercatori che non vengono accreditati”.

In seguito all’attacco del gas sarin in Siria nell’aprile 2017, Blumenthal è stato invitato a RT per commentare l’incidente. Ha versato acqua fredda sull’idea che il governo siriano avrebbe potuto essere responsabile, dicendo “sarebbe stato politicamente suicida per il governo di Assad aver autorizzato un attacco di gas sarin in un’area come Khan Sheikhoun che ha pochissimo significato strategico”.

Ha continuato dicendo: “quello che abbiamo visto è un rafforzamento della propaganda insurrezionale come è noto nella comunità dei servizi segreti. Sostanzialmente aiutando i ribelli e gli attivisti dell’opposizione con macchine fotografiche e strumenti multimediali.” Continuò, “una delle principali forze coinvolte nella propaganda insurrezionale sono i cosiddetti Caschi Bianchi … questi sono i gruppi che hanno creati le immagini che abbiamo visto da Khan Sheikhoun.”

Il 26 ottobre 2017, gli investigatori delle Nazioni Unite hanno concluso che il governo siriano era responsabile per l’attacco. Il Meccanismo Investigativo Congiunto delle Nazioni Unite ha intervistato oltre 30 testimoni e recensito 2.247 fotografie, 1.284 file video, 120 file audio e 639 documenti. Un approfondito studio di laboratorio sulla composizione chimica del sarin ha rivelato che “il gas nervino utilizzato molto probabilmente era stato realizzato a partire dello stesso precursore chimico proveniente dalle scorte originali della (stato di) Siria”. Edmond Mulet, capo dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche – Meccanismo Investigativo Congiunta delle Nazioni Unite, ha detto “secondo le indagini, quanto messo insieme, costituisce prove inconfondibili che la Siria era responsabile dell’uso del sarin a Khan Shaykun”.

Da allora la Russia ha usato il suo veto al Consiglio di sicurezza dell’ONU per fermare il lavoro della squadra investigativa.

“Le teorie della cospirazione stanno filtrando nel discorso mainstream con un minimo controllo da parte delle piattaforme di social media, degli organismi professionali e dei lettori stessi.”

 “Secondo le indagini, quanto messo insieme,  costituisce prove inconfondibili che la Siria era responsabile dell’uso del sarin a Khan Shaykun.”

CONCLUSIONE

Questo rapporto ha dimostrato come i troll e bot online, stimolando un’improbabile costellazione di blogger, giornalisti, politici, celebrità, falsi gruppi di esperti e organizzazioni mediche, abbiano contribuito a una campagna di disinformazione sostenuta dalla Russia per diffamare i soccorritori siriani, i Caschi Bianchi. 

Queste bugie stanno dominando il dibattito online su questi operatori umanitari e, a meno che le organizzazioni dei media non siano vigili, rischiano di inquinare anche il discorso mainstream.

La sincera speranza di The Syrian  Campaign è che coloro che leggono questo rapporto si impegnino a prendere misure concrete per aiutare a difendere la verità in questo conflitto. È il minimo che il popolo siriano meriti.

  • Aziende tecnologiche

– Fornire agli utenti un modo per segnalare account che sembrano sospetti

– Considera l’adozione di un sistema di verifica tra pari in cui gli utenti possono garantire ad altri che hanno incontrato offline

– Quando un account è sospeso, avvisare tutti gli utenti che sono venuti in contatto con quella disinformazione. Gli utenti hanno il diritto di sapere che sono stati fuorviati.

  • Utenti dei social media

– Esamina le fonti e le prove dietro le notizie che consumi

– Evita di condividere contenuti che non provengono da fonti attendibili.

  • Agenzie di informazione

– Riconoscere che lo scopo della disinformazione non è quello di vincere una discussione ma di offuscare la verità. Non dare ai teorici della cospirazione una piattaforma nel nome del bilancio

– Fai attenzione a chi riconosci come giornalisti. Può essere usato come etichetta per legittimare i propagandisti che non seguono alcun codice di condotta giornalistico.

  • Governi democratici

– Assicurare che le società tecnologiche rispondono ai propri atti. La disinformazione sulla Siria, come evidenziato anche su altre questioni, sta inquinando il dibattito pubblico al centro di ogni democrazia sana.

– E’ crucial di investire nell’educare le persone ad affrontare questa nuova minaccia. I cittadini dovrebbero essere più consapevoli del fatto che ci sono sforzi organizzati per confonderli su questioni chiave.

L’autore di questo rapporto è The Syria Campaign, con ricerca ed analisi da Graphika, agenize di ricerca ed analisi di social media intelligence e dal giornalista freelance e ricercatrice Shilpa Jindia. Tradotto in italiano da Giovanna De Luca e Mary Rizzo. Impaginazione da Al-Masri. Un ringraziamento a Samantha Falcitori.
UDV6Vedi gli altri parti qui, qui, qui e qui

SCARICARE IL PDF COMPLETO IN ITALIANO DI UCCIDERE LA VERITA’ 

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