Siria e questione morale: alcuni attivisti hanno perso la bussola

di Maher Arar, tradotto dall’inglese da Alice Bonfatti. L’articolo è stato originariamente inviato a The Intercept nel gennaio 2017, e poi rifiutato. Nonostante la risposta dell’editor, non è stata fornita nessuna spiegazione valida al rifiuto. L’articolo è comparso infine su Hummus For Thought.

Foto in evidenza: John Lehmann/Globe and Mail

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So cosa stai pensando: perché dovrei leggere le parole di qualcuno che è stato torturato dal regime di Assad? La sua opinione non sarà di parte? E il suo rancore verso Assad non gli impedisce di vedere la realtà sul campo, così com’è? Se sei una di quelle persone, fermati qui perché le mie parole non faranno differenza alle tue orecchie.

Ma se sei disposto a leggere le mie parole a mente aperta, continua pure, spero che imparerai un paio di cose.

Anche se molti ne rimarranno delusi, questo mio articolo non parlerà solo alla vostra mente ma anche al cuore. Per questo motivo, non includerò alcun link qui di seguito, in quanto credo distraggano il lettore. Ma potete sempre contattarmi su Twitter (@ArarMaher) e sarò più che felice di fornire tutta la documentazione di riferimento.

Ho seguito su Twitter il dibattito sulla Siria svilupparsi in modo drammatico negli ultimi cinque anni, e la cosa che più mi ha sconvolto è stata la presa di posizione di molti che si considerano di sinistra nel panorama politico. Tra questi vi sono Rania Khalek, Max Blumenthal e Ben Norton, per citarne solo alcuni. Li rispettavo molto, fino a quando non hanno perso la loro bussola morale per quanto riguarda la Siria (leggetevi pure i loro tweet su Palestina e Siria per scoprire le enormi contraddizioni).

Ho fatto del mio meglio nelle ultime settimane per coinvolgere alcuni di questi attivisti su Twitter ma, sfortunatamente, non ho trovato alcuna apertura al confronto. In effetti, sono subito stato bloccato da Rania Khalek su Twitter dopo aver difeso le informazioni che Murtaza Hussein aveva pubblicato sulla Siria. Ho trovato inopportuno che la Khalek si permettesse di deridere un collega e non ho più potuto tacere.

Sono giunto alla conclusione che l’incoerenza delle posizioni prese da questi attivisti e la loro testardaggine settaria li faccia apparire più vicini a fanatici religiosi che a persone che cercano la verità.

Avevo deciso di non confrontarmi pubblicamente con queste persone all’inizio perché pensavo ingenuamente che avrebbero da soli corretto la loro posizione con il passare del tempo. Ma mi sbagliavo ed è accaduto l’esatto opposto: molti  – tra cui quelli che si considerano giornalisti – sono diventati apologeti del regime di Assad. Possono non concordare con me su questo punto, ma gli piaccia o meno, che il tipo di informazione che pubblicano sia selettiva e di parte è facilmente riscontrabile nei loro articoli e nei loro tweets.

In effetti, molti si sono addirittura abbassati a molto peggio, arrivando a deridere le vittime delle atrocità di Assad e nascondendo implicitamente, o talvolta esplicitamente, i suoi crimini. Questo spiega perché, contrariamente alla mia vecchia abitudine di non fare nomi, ho iniziato a chiamarli uno ad uno per nome nei miei tweet. Questo spiega anche perché ho fatto di tutto per scrivere questo articolo, nonostante la decisione iniziale di condurre una vita più riservata. Considerala una reazione estrema, anche se per me non c’è nulla di più estremo che schierarsi con un dittatore che è responsabile della maggior parte della miseria, della distruzione e della morte della sua stessa gente.

Ora passiamo ai fatti.

Prima di tutto, è necessario riconoscere la natura spontanea di molte insurrezioni nel Medio Oriente e nel Nord Africa (MENA). Quello che è successo in Tunisia e in Siria, per esempio, è stata una reazione spontanea e comprensibile di persone governate per decenni da governi che usavano su di loro il pugno di ferro.

In Siria, il regime di Assad arrestò dei minorenni perché avevano dipinto con vernice spray slogan anti-regime (per quanto ne so non sono state potenze straniere a fornire a questi ragazzi delle armi spray).

Quale fu la reazione delle mukhabarat (servizi segreti siriani) di Assad? Come prevedibile, questi bambini furono arrestati, torturati e i corpi di alcuni di loro furono restituiti alle loro madri dentro dei sacchi. Quando le famiglie di quei ragazzi chiesero del destino dei loro cari, fu loro risposto di dimenticarsene. Quando insistettero gli venne detto “portateci le vostre mogli e vi faremo nuovi figli”. Ritengo tu sia abbastanza intelligente da capire il significato di questa frase.

Ora, vorrei che tu ci riflettessi: quale sarebbe la tua reazione e come ti sentiresti come genitore se questo fosse stato fatto a tuo figlio o tua figlia?

Nonostante le orribili atrocità commesse dal regime contro manifestanti pacifici, la rivolta, secondo quanto riportato da ogni fonte attendibile, è rimasta pacifica per mesi. Incidenti isolati di sparatorie qua e là non dovrebbero distrarci dal fatto che, tanto per cominciare, la maggior parte dei siriani non ha mai pensato di portare con sé armi. In realtà, durante le prime settimane della rivolta i siriani non avevano nemmeno chiesto la caduta del regime. Chiedevano semplicemente che Assad punisse chi aveva torturato quei ragazzini.

Assad avrebbe naturalmente potuto punire gli autori di questi abusi per i loro crimini e placare l’ira della gente, ma, ahimè, un regime il cui pilastro principale è governare con la violenza non ragiona come me e te.

Questa storia, che mi è stata direttamente raccontata da un uomo di 60 anni che è stato imprigionato a Sednaya durante il periodo in cui ero lì, spiega meglio di ogni altra come il regime di Assad pensi e agisca. Quest’uomo faceva parte di un gruppo di 11 membri detenuti semplicemente perché avevano manifestato contro l’invasione americana dell’Iraq senza il permesso esplicito del governo. Questo gruppo è lo stesso a cui si unirà in seguito Giath Matar, il famoso attivista pacifico torturato dal regime e a cui nel settembre 2011 è stata tagliata la gola.

Quest’uomo mi ha raccontato che mentre veniva interrogato da un alto funzionario dell’intelligence cercava di ragionare con lui chiedendogli “perché non tratti i cittadini con onore e rispetto?”. Questo colonnello gli rispose: “Vogliamo governare le persone con le scarpe”, usando una famosa espressione siriana che indica l’uso della forza e dell’umiliazione come strumento per sottomettere la popolazione.

Hai mai visto le interviste ad Assad? Ti sembra una persona che vuole scendere a compromessi per salvare il Paese? Non si è sempre riferito a tutti i suoi avversari chiamandoli terroristi? Non continua ad usare questo termina ancora oggi? Quindi, invece di mettere sotto accusa l’opposizione, frammentata e divisa, per il suo rifiuto a deporre le armi, perché non dare la colpa ad Assad che ha avuto fin dall’inizio a sua disposizione tutti gli strumenti necessari a porre fine a questo spargimento di sangue? Se avesse desiderato davvero la pace, Assad avrebbe potuto indire le elezioni anni fa, astenendosi immediatamente dal presentare la propria candidatura. È tanto chiedere di porre fine allo spargimento di sangue?

Volendo darti un esempio di come Assad ha sfruttato e manipolato la parola “terrorista”, ti dirò che ha sempre definito i “Fratelli Musulmani” “terroristi”. Eppure i giornalisti non sono mai riusciti a chiedergli perché all’epoca avesse sostenuto Hamas e ospitato i suoi dirigenti sapendo perfettamente che Hamas era un ramo della Fratellanza Musulmana! La cosa assurda è che gli attivisti di cui parlavo sopra ora usano liberamente queste stesse etichette prive di significato (terroristi, estremisti, fanatici, ecc.) per descrivere gli avversari di Assad. Tutto coò è ironico, e davvero ridicolo, dato che questi stessi attivisti hanno speso una buona parte della loro carriera a deridere l’uso di queste etichette quando usate dall’”impero”.

Gli avversari di Assad sono degli angioletti? Certo che no. Alcuni di loro hanno commesso crimini di guerra? Ci puoi scommettere, sempre in base a quanto riportano fonti attendibili. Tutti i siriani si oppongono ad Assad? Niente affatto, specialmente se consideriamo che la minoranza a cui appartiene – la maggior parte dei quali lo sostiene – costituisce il 10% della popolazione siriana. Tutti i siriani supportano i ribelli? No, non lo fanno. Alcuni ribelli sono manipolati e ricevono armi dagli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita e dal Qatar. Certo che lo fanno. Sostenere il contrario vorrebbe dire negare l’ovvio.

Dall’altro lato della medaglia, è ugualmente ingannevole etichettare tutti gli avversari di Assad come “islamisti”, “al-Qaeda”, “estremisti” o “terroristi”. Fare questo significa utilizzare la dialettica dello stesso Assad e aiutarlo a sfuggire alle sue responsabilità giustificando la sua sconsiderata campagna di uccisioni e distruzione. È anche importante capire come la maggioranza dei siriani che si oppongono ad Assad vedano questi gruppi. Ciò che conta di più sono le loro opinioni e non le nostre, ossia degli occidentali che vivono al sicuro a migliaia di chilometri di distanza dal conflitto.

Sulla questione dell’intervento

Bisogna dare credito a questi attivisti “anti-imperialisti” per essersi opposti e resistere alle avventure militariste americane all’estero. Senza il loro sforzo encomiabile, vivremmo oggi in un modo peggiore.

Il mio problema è che i parallelismi tracciati da molti di loro rispetto alla Siria sono completamente fuori luogo. Inoltre si è diffusa questa teoria che un intervento esterno sia sempre ingiustificabile. Sono d’accordo sul fatto che un intervento per motivi puramente egoistici sia negativo, ma può essere utile quando viene fatto per motivi umanitari.

Inoltre, l’indifferenza e il non intervento potrebbero, a volte, avere esiti disastrosi ancora peggiori. Si può solo citare il Ruanda dove il non intervento ha avuto un risultato disastroso. Dopo tutto, è innegabile che Hitler non avrebbe potuto essere fermato senza l’intervento di altri paesi, sebbene molti di questi paesi avessero diversi motivi per intervenire contro di lui.

Non fraintendermi. Non sto affatto invocando un intervento militare contro Assad. Vi sto solo facendo riferimento per contestare l’idea che un intervento porti da solo a un danno o un peggioramento della situazione, come ripetuto quasi fosse un mantra da molti di questi attivisti. Sfortunatamente, molti dei loro seguaci e lettori hanno assunto la stessa posizione senza alcuna riflessione critica o di autocritica.

Inoltre l’intervento non deve essere necessariamente in forma militare, o pro-attivo. Non deve essere a guida USA, una famosa potenza imperialista. Potrebbe essere realizzato da paesi che non hanno passato simile. Lo scopo qui è di ridurre al minimo lo spargimento di sangue che è stato in gran parte attribuito alla campagna di bombardamenti indiscriminati di Assad.

È anche importante ricordare a queste persone che gli Stati Uniti sono già intervenuti in Siria. Un osservatore indipendente potrebbe anche chiedersi perché la Russia sia autorizzata a intervenire senza che alcuna obiezione venga sollevata da questi stessi attivisti. O detto diversamente, le bombe russe sono molto più intelligenti delle loro sorelle americane! Oppure ci viene detto che la Russia e l’Iran non hanno ambizioni imperiali in Medio Oriente!

L’anti-imperialismo è uno strumento e non un fine. È semplicemente un mezzo per un fine, e il suo fine è combattere l’ingiustizia, l’avidità e l’ingiusta distribuzione della ricchezza. Quando l’antimperialismo diventa un obiettivo a sé stante, senza considerare attentamente ciascun contesto in modo diverso, potrebbe verificarsi un risultato opposto, incompatibile con quello a cui sarebbe dovuto servire.

Di seguito vorrei evidenziare molte delle contraddizioni morali in cui si sono cacciati questi attivisti.

Yemen e Siria

Nulla mostra meglio l’incoerente posizione di questi attivisti se non la guerra in Yemen. L’Arabia Saudita è entrata in guerra dopo che Hadi, il legittimo presidente dello Yemen, è stato estromesso dai ribelli Houthi. L’Arabia Saudita, almeno questo è quello che afferma il governo, è lì per aiutare a ripristinare la stabilità e riportare al potere il legittimo presidente dello Yemen.

La presenza della Russia in Siria è di aiutare a mantenere il governo di Assad, che la Russia considera il legittimo presidente della Siria.

Come potete vedere, entrambe queste affermazioni sono simili per natura, ma questi attivisti (Ben Norton non qualifica nemmeno quello che sta accadendo in Yemen come una guerra civile) prendono le parti della Russia in Siria mentre si schierano contro l’Arabia Saudita in Yemen. Sia l’Arabia Saudita che la Russia hanno commesso crimini di guerra, ma solo i crimini dell’Arabia Saudita sono amplificati e messi in evidenza mentre quelli perpetrati dalla Russia sono ignorati o minimizzati, esplicitamente o implicitamente.

Mi sembra che ciò che conta per questi attivisti sia l’identità della forza del male “imperialista”, piuttosto che il principio che viene violato.

Iraq

Una delle ragioni che viene spesso citata per opporsi all'”imperialismo” in Siria è l’esperienza irachena. Citare l’Iraq come un precedente è, nel migliore dei casi, fuorviante e ingenuo.

Non c’era stata alcuna rivolta popolare quando l’Iraq venne invaso. E il contesto è diverso, basti solo dire che le prove sono state prodotte per adattarsi a una narrativa post-undici settembre.

Rispetto alla questione del regime-change, ovvero la sostituzione di un regime con un altro: al contrario dell’amministrazione di George Bush, l’attuale amministrazione americana non ha cercato un regime-change in Siria, contrariamente alle affermazioni fatte da questi attivisti.

Se gli Stati Uniti avessero voluto sbarazzarsi di Assad, Obama avrebbe potuto ordinare attacchi con droni contro di lui (per favore non dirmi che gli Stati Uniti si preoccupano del diritto internazionale). Dopo tutto, le truppe statunitensi hanno cercato attivamente, e alla fine catturato, Saddam Hussein. In Siria, invece, non è stato fatto un solo tentativo di assassinare o catturare Assad, o alcuni dei suoi alti funzionari. La presenza degli Stati Uniti in Siria è principalmente dovuta all’ISIS e gruppi simili. Sostenere il contrario vorrebbe dire trascurare l’immenso numero di attacchi aerei (45,000 e in crescita) che finora hanno preso di mira solo ISIS e Al-Qaeda.

L’affermazione secondo cui il governo degli Stati Uniti finanzia sia Al-Qaeda e li attacchi con droni allo stesso tempo è ridicola, a meno che non ci venga chiesto di credere 2 + 2 = 5 (ti consiglio di guardare quel famoso video su YouTube se non lo hai ancora fatto).

Capire che gli Stati Uniti non sono realmente interessati a sostituire il regime di Assad mette in evidenza quanto sia ridicola l’affermazione che il conflitto siriano potrebbe scatenare una terza guerra mondiale, una discussione fallace basata sulla paura che torna utile scopi del regime dittatoriale e criminale di Assad.

Non ho scritto questo articolo per coloro già convinti che ciò che sta accadendo in Siria è parte di una cospirazione straniera, e che quei gruppi che combattono contro Assad sono semplicemente pedine telecomandate.

Ho scritto questo articolo per quelle persone che sono ancora confuse dalla campagna di disinformazione in cui molti di questi cosiddetti attivisti “anti-imperialisti” si sono imbarcati per screditare la lotta del popolo siriano. Tieni presente che il conflitto siriano non ha soluzioni o risposte semplici e non ingannare stesso ricorrendo a teorie della cospirazione per trovare spiegazioni digeribili.

Se sei ancora confuso dopo aver letto il mio articolo, l’unica cosa che ti chiedo di fare è semplicemente non schierarti con un dittatore, o giustificare i suoi crimini direttamente o indirettamente, esplicitamente o implicitamente. Non sentirti obbligato a prendere posizione in un modo o nell’altro. In altre parole, puoi ancora opporti all’imperialismo senza schierarti con un crudele dittatore. Questa è la posizione morale meno accettabile che si possa prendere.

Nonostante gli errori, la lotta siriana per la dignità e la libertà ha già dimostrato che il popolo siriano non dimentica. So che potresti pensare di essere ingenuo. Ma lascia che ti dica questo: preferirei essere ricordato dalle generazioni future come una persona ingenua piuttosto che come qualcuno che si è schierato con un regime criminale e fascista.

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