Alleanza dei socialisti mediorientali – Dichiarazione dei principi fondamentali

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24 novembre 2017

Siamo un’alleanza di socialisti mediorientali che si oppongono a tutte le potenze imperialiste internazionali e della regione mediorientale e alle loro guerre, siano gli Stati Uniti, la Russia o la Cina, o Israele, Arabia Saudita, Iran o Turchia. Ci opponiamo anche agli altri regimi autoritari come quello di Assad in Siria e di al Sisi in Egitto, nonché al fondamentalismo religioso di ISIS, Al Qaeda, Hezbollah o dei Fratelli Musulmani. Sebbene i Fratelli Musulmani e gli Hezbollah si considerino gradualisti e si oppongano al jihadismo di Al Qaeda e ISIS, tutte queste organizzazioni condividono l’obiettivo di creare uno stato basato sulla legge della Shari’a e di preservare l’attuale ordine capitalista.

Ci opponiamo al capitalismo, alle divisioni di classe, al patriarcato/sessismo, al razzismo, al pregiudizio etnico e religioso e ci rivolgiamo alle lotte delle donne, di lavoratrici e lavoratori, dei popoll oppressi come curdi e palestinesi, minoranze etniche e religiose e minoranze sessuali. Allo stesso modo, ci opponiamo anche all’islamofobia e all’antisemitismo.

Ci battiamo per il socialismo inteso come concetto di emancipazione umana e per una visione positiva distinta dai regimi autoritari che si autodefinivano “comunisti”.

Lo sforzo di creare un’ Alleanza dei socialisti mediorientali, è nato nel marzo 2016 come un’alleanza dei socialisti siriani e iraniani con un sito web trilingue (inglese/arabo/persiano) che aiutasse a esprimere le aspirazioni de “l’altro Medio Oriente” e per offrire analisi di questioni critiche, nuovi dialoghi e legami di solidarietà tra siriani e iraniani che si oppongono ai loro regimi autoritari.

Dato che i destini delle persone sono strettamente legati al di là dei confini, importanti sviluppi nella regione – alcuni terrificanti e alcuni motivo di speranza – ci hanno spinto alla formazione di un’alleanza più ampia.

* quello che rimaneva della rivoluzione siriana è stato completamente distrutto. Il regime di Assad, con l’aiuto di Iran e Russia, si è dichiarato vincitore e viene riconosciuto come un governo “legittimo” nonostante sia responsabile della morte di oltre 500.000 persone innocenti e del dislocamento interno ed esterno di oltre 12 milioni di persone, circa la metà della popolazione della Siria. Un milione di persone restano sotto assedio da questo regime, almeno 100.000 prigionieri politici sono sottoposti a torture quotidiane e muoiono principalmente nelle prigioni del regime di Assad.

* L’affermazione di molti a sinistra che il progetto del Rojava di un confederalismo democratico curdo nel nord della Siria possa esistere convivendo con il regime di Assad, sembra sempre più insostenibile dato che il regime di Assad ha intensificato la pressione sulle aree curde sin da quando si sente rassicurato dall’aver schiacciato la rivoluzione siriana. Allo stesso tempo, tutti i governi regionali e internazionali si sono rifiutati di sostenere l’autodeterminazione del popolo curdo, in Siria, Iraq, Turchia e Iran. La Turchia ha aumentato minacce ed interventi contro le aree curde in Siria e continua ad attaccare le aree curde all’interno del paese. Il governo israeliano sostiene l’idea di un Kurdistan iracheno indipendente per l’opportunistica ragione di trovare un nuovo alleato regionale contro l’Iran.

* A livello regionale, i regimi autoritari sono impegnati in campagne ancora più repressive e stanno consolidando le loro forze contro gli interessi delle classi popolari. Questa pulsione può essere vista nella sanguinosa guerra dell’Arabia Saudita nello Yemen; nella campagna di arresti di massa da parte del governo turco con l’incarcerazione di tutte le forze di opposizione; e nell’imposizione da parte del governo militare egiziano di un livello di repressione che supera persino quello del regime di Mubarak prima del 2011. Nel caso dell’Egitto, alcuni esponenti di sinistra hanno allora sostenuto il colpo di stato militare del 2013 contro il governo in carica dei Fratelli Musulmani. Invece di presentare un’opposizione democratica e di principio a tutte le forme di repressione statale e non statale, si sono schierati con la repressione dei Fratelli musulmani da parte del nuovo governo militare.

* Due nuove coalizioni, una composta dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati, che ora include Israele, e l’altra composta da Iran, Turchia, Qatar e i loro alleati, stanno gareggiando per il controllo della regione e del suo capitale. L’Arabia Saudita e i suoi alleati contano sul sostegno fornito in occasione del recente viaggio di Donald Trump in Medio Oriente e in un contratto per 110 miliardi di dollari Usa in armamenti offerto all’Arabia saudita. L’Iran e i suoi alleati contano sul sostegno della Russia. Anche la Russia e la Cina hanno trovato il modo di trarre beneficio dall’aiutare entrambe le parti.

* Il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stanno intensificando le loro minacce di guerra contro l’Iran. Mentre l’amministrazione Trump sostiene di essere contro il regime di Assad, il suo intervento imperialista sta in realtà aiutandolo e intensificando ulteriormente il bombardamento contro civili innocenti in Siria, Iraq e Afghanistan, iniziato con le amministrazioni Bush e Obama. L’appello di Trump e Netanyahu per un “cambio di regime” in Iran è solamente motivato dai loro obiettivi imperialisti. La loro campagna porterà solo alla guerra e alla distruzione delle autentiche lotte progressiste all’interno dell’Iran.

* Il colonialismo, il militarismo, l’apartheid e il razzismo israeliano stanno reprimendo e uccidendo i palestinesi in Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est e ciò che era la Palestina storica o “Territori palestinesi del 1948”. L’Occupazione e la militarizzazione stanno normalizzando anche una crescente diseguaglianza di classe, il sessismo e il razzismo all’interno di Israele. Né la soluzione dei due stati, né la soluzione laica di un unico stato sembrano realizzabili data l’occupazione israeliana, la leadership dell’estrema destra in Israele e l’alleanza tra Israele, Arabia Saudita e Stati Uniti che mira a distruggere la lotta palestinese per l’autodeterminazione.

Alcuni sviluppi promettenti mostrano tuttavia che il desiderio di emancipazione di donne e uomini nella regione non è stato domato:

* Nuove e persistenti proteste sindacali in Iran si stanno opponendo alla crescente povertà e alle terribili condizioni di lavoro che il regime iraniano vuole nascondere attraverso i suoi sforzi per espandere il suo intervento imperialista in Siria, Iraq, Libano e Yemen. Sebbene le attuali lotte di lavoratici e lavoratori non colleghino direttamente l’impoverimento della maggior parte della popolazione con il militarismo iraniano e il suo imperialismo regionale, offrono un potenziale per un movimento di massa progressista per la giustizia sociale.

* Le lotte di lavoratrici e lavoratori e quelle per i diritti democratici continuano in Egitto, Tunisia e Bahrain, nonostante la crescente repressione.

* Le lotte femministe e LGBT si sono manifestate in Turchia come parte delle proteste di massa contro il regime autoritario e reazionario di Erdogan che ha mirato a creare uno stato di polizia virtuale dopo il tentativo di colpo di stato del luglio 2016. In Egitto, attiviste femministe e attiviste/i per i diritti umani come Mahienour El-Massry e attivisti LGBT combattono per la giustizia sociale nonostante la detenzione da parte dello stato. In Libano, attiviste per i diritti delle donne hanno organizzato una campagna per abrogare la legge “sposa il tuo stupratore”. In Iraq, le donne stanno combattendo contro un emendamento parlamentare che mira ad abolire i diritti delle donne nel diritto di famiglia. In Iran, femministe detenute come Narges Mohammadi, Golrokh Ebrahimi Iraee e l’attivista per i diritti delle donne kurde, Zeynab Jalalian, continuano a parlare in favore dei diritti umani.

* La mobilitazione popolare nel Rif del Marocco è continuata per tutto il 2017, si è diffusa in moltissime città del paese, malgrado la repressione delle forze di sicurezza e i tentativi del regime di gettare discredito sul movimento.

* La lotta kurda per l’autodeterminazione continua e deve essere difesa. Questa lotta ha assunto forme diverse come la richiesta di indipendenza, il federalismo, il confederalismo o la richiesta del riconoscimento del popolo curdo come entità con uguali diritti all’interno dello stato. Non tutti i socialisti sono d’accordo con l’idea di un Kurdistan indipendente, e alcuni pongono critiche valide nei confronti di vari partiti kurdi per le loro politiche/pratiche autoritarie e la collaborazione con diversi paesi imperialisti. Tuttavia, è necessaria con urgenza una solidarietà critica con i partiti e le organizzazioni curdi che si oppongono al capitalismo/imperialismo e difendono i diritti delle donne, la laicità e i diritti delle altre minoranze oppresse.

Di fronte a questi sviluppi, ci siamo riuniti in un’Alleanza dei socialisti mediorientali sulla base dei seguenti obiettivi.

  1. opposizione al capitalismo, al militarismo, all’autoritarismo, all’imperialismo, al fondamentalismo religioso, a patriarcato/sessismo/eterosessismo, al razzismo, e al pregiudizio etnico e religioso.
  2. Sviluppare connessioni e forme attive di solidarietà tra lotte di lavoratrici e lavoratori, femministe, antirazziste, LGBT, studentesche e ambientali nella regione del Medio Oriente e a livello internazionale.
  3. Affrontare i problemi profondi e storici del socialismo mediorientale. La regione è stata così profondamente tormentata dalla politica basata sul concetto “il nemico del mio nemico è mio amico” che è mancato qualsiasi tentativo di sviluppare una visione positiva di un’alternativa umanista al capitalismo intorno a concetti e obiettivi universali. Di conseguenza, i movimenti rivoluzionari o progressisti che emergono – il cui caso più recente sono quelli esplosi nel 2011 -, sono stati distrutti da sistemi capitalistici autoritari, estremismo religioso e settarismo, con l’aiuto di diverse forze imperialiste regionali e globali.

Ci siamo riuniti per affrontare queste questioni in modo collettivo attraverso un sito web comune e attraverso conferenze congiunte e altre attività possibili. Noi consideriamo questa Alleanza come un luogo di dibattito verso l’obiettivo di trovare soluzioni reali che non siano intrappolate all’interno della mentalità capitalista.

Coloro che desiderano unirsi a noi possono contattarci all’indirizzo info@allianceofmesocialists.org

Firmatari:

Omar Abbas, studente siriano, USA
Frieda Afary, produttora di “Iranian Progressives in Translation” USA
Said Afshar, giornalista iraniano, Europa
Leila Asadi, Studente, USA
Roya Assadpour, Iraniana, membro della sinistra svedese, Europa
Sara Dehkordi, docente di scienze politiche e attivista a Manjanigh, Europa
Joseph Daher, accademico e attivista svizzero-siriano e creatore di Syria Freedom Forever, Europa
Walid Daou, Libano
Mahtab Dehqan, sociologo iraniano e giornalista, Europa
Razan Ghazzawi, accademica e attivista siriana palestinese, Europa
Amin Doroudgar, studioso iraniano, traduttore e giornalista, Europa
Hamid Jahanbakhsh, giornalista iraniano, Europa
Amir Kianpour, studioso e giornalista di filosofia iraniano, Europa
Fatemeh Mostufi, studiosa di storia iraniana, Europa
Nahid Misaghi, psicologa iraniana, USA
Yasser Munif, professore di sociologia siriano, USA
Ahmad R., studente siriano, Europa
Fouad Roueiha, giornalista siriano italiano, Europa
Azadeh Shurmand, studiosa di studi femminili iraniana, Europa
Sina Zekavat, artista americana iraniana, USA

ORIGINALE: Alliance of Middle Eastern Socialists

Traduzione a cura di Piero Maestri 

 

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