Lettere a Samira (7)

A quattro anni dal rapimento di sua moglie Samira Khalil, lo scrittore e dissidente siriano Yassin Al-Haj Saleh ha iniziato a scrivere per lei lettere aperte, pubblicate in arabo e inglese sul sito aljumhuriya.net. Nelle lettere racconta come è cambiata la Siria durante i tre anni e sette mesi dalla scomparsa di Samira, a partire dal primo attacco chimico sulla Ghouta Orientale, proseguendo con la narrazione delle vicende internazionali e locali che hanno ridisegnato il conflitto siriano. Accanto alla narrazione storica e alle riflessioni di natura politica, le lettere aperte rappresentano l’unica forma possibile di comunicazione, sebbene a senso unico, tra Yassin e Samira.

Lettere a Samira (7)

di Yassin Al-Haj Saleh

Traduzione: Nurah El Assouad

Sammour, ricorderai che stavo per trasferirmi nella mia prima abitazione a Istanbul, ho traslocato quattro giorni dopo il tuo sequestro e vi ho vissuto quasi ventuno mesi. Da circa due anni vivo in un altro alloggio. Entrambe le abitazioni sono abbastanza grandi, quasi come la nostra casa nel sobborgo di Qadisiya e possono ospitare due persone, anche tre se necessario. Sono arredate e sono riuscito a trovarle grazie ad alcuni dei miei amici e non tramite le agenzie immobiliari. Da questo punto di vista non ho incontrato problemi, quelli che di solito devono affrontare la gran parte delle famiglie siriane e dei ragazzi indipendenti.

Ma tutte e due sono abitazioni, Sammour, non sono “case”. Ci vivo come uno studente universitario in una città straniera. Ci sono i miei libri, i miei vestiti e i miei due computer insieme a due tuoi ritratti e dei regali, che ho comprato nelle città che ho visitato e che ti hanno mandato gli amici. Eri tu Sammour che facevi delle nostre abitazioni nel sobborgo di Quadisiya casa nostra. Durante la tua assenza sono tornato ad essere l’itinerante vagabondo che ero prima di incontrarti.

Ho lavorato in buone condizioni in entrambe le case di Istanbul, non solo il lavoro mi ha aiutato a sopportare la tua assenza Sammour, ma anche a salvaguardare il mio equilibrio, (e spero di non sbagliarmi su questo), così come la mia salute. Ho ricevuto grande aiuto da amiche e amici, siriani e turchi, senza loro tutto sarebbe stato immensamente più difficile,  loro sono i miei compagni, di lavoro, di battaglia e di vita.

I siriani sono più di quattrocentomila qui a Istanbul e vivono in diversi quartieri, i più poveri vivono in quartieri miseri, i lavoratori in zone vicine ai loro luoghi di lavoro e i più tradizionalisti nei quartieri conservatori. Le ragazze e i ragazzi più indipendenti delle classi medie scelgono quartieri più “cosmopoliti” abitati da ragazzi come loro, turchi e stranieri.

La mia prima dimora era situata in un blocco residenziale, in un quartiere della classe media, la seconda invece si trova in un quartiere misto più popolare.

La cosa divertente è che la proprietaria della prima casa è una signora turca, una scrittrice e insegnante di Yoga che vive in America, mentre la seconda è di una signora americana che vive in Turchia.

Sammour, conosco ancora poco Istanbul, è una città molto grande, conta 18 milioni di abitanti, anche per i nativi del posto è difficile conoscere alcuni dei suoi quartieri e delle sue strade, a maggior ragione lo è per gli stranieri che vi arrivano in età avanzata.

Non ho molto tempo da dedicare alla visita della città e ai suoi luoghi caratteristici. I miei amici scherzavano, e io con loro, che non avrei mai visitato Ayasofya, la Moschea Blu e la Cisterna se non per via della visita di Farouk Mardam Bey, mio amico, che ho conosciuto personalmente solo nel 2014, quando è venuto a Istanbul.

Ho accompagnato Farouk, che è appassionato di escursioni storiche; prima di visitare un sito, durante le sue due visite, raccoglieva informazioni e proprio lui, che vive in Francia da più di mezzo secolo, è stato la mia guida turistica nella città dove vivo da ormai quattro anni.

La “Cisterna Basilica” è una grande cisterna sotterranea, ed è un sito storico caratteristico della città che più ho amato. Fu costruita nel VI secolo d.C per fornire l’acqua alla città nei periodi d’assedio (ti prego Sammour, non fidarti troppo delle mie nozioni storiche). In questa vasca ci sono delle colonne di pietra enormi, di cui due hanno come base due teste di Gorgone, una creatura leggendaria, una donna con serpenti infuriati al posto dei capelli Secondo il mito, essa aveva il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il suo sguardo. In questo posto c’è l’uso di lanciare una moneta esprimendo un desiderio. Ho buttato più di una moneta e l’unica cosa che ho desiderato Sammour, è stata il tuo ritorno sana e salva. Ho pianto in quel posto umido e scuro e Farouk, che è un uomo dall’animo nobile, ha finto di non averlo notato.

La zona che meglio conosco di Istanbul è Taqsim, il cuore della parte europea della città. In turco si pronuncia Taksim ed è il nome di una grande piazza che prende il nome dal sistema di distribuzione dell’acqua ai vari quartieri della città in tempi antichi. Qui si trova un monumento di Mustafa Kemal Atatürk in uniforme militare al centro di un gruppo di guerrieri o di comandanti. Sammour, statue e ritratti di Atatũrk sono un po’ ovunque a Istanbul e in Turchia, ma non somigliano agli spaventapasseri, come quelli di Hafez Al Assad. Il Conquistatore, (come viene chiamato Ataturk), è sempre rappresentato nei suoi ritratti e nelle sue statue nell’atto di compiere un’azione, anche bevendo dell’arak[1]. Ci sono davvero delle rappresentazioni in cui lui beve! E sembra proprio che questo grande bevitore sia morto di cirrosi epatica prima di compiere sessant’anni.

Al contrario, Hafez Al Assad è statico in tutte le sue raffigurazioni, queste statue che “sorvegliano” sulle paure dei siriani. È questo infatti il loro scopo: suscitare paura e paralizzare la volontà dei coloro che sono condannati a vivere sotto un governo che ama se stesso così tanto.

Mentre le statue di Ataturk sono state costruite dopo la sua morte, quelle di Assad fu lui stesso a seminarle ovunque in una Siria sciagurata. Ma la cosa più importante Sammour, è che queste statue rappresentano Ataturk in mezzo ai suoi uomini mentre, come ben sai, Hafez è solo, “unico” in tutte le sue statue tramite le quali esercita il potere del tiranno assoluto di cui l’essenza e la paura. Anche Ataturk era un sovrano nazionalista autoritario, il suo regime commise molti crimini, e tuttavia sembrava vivere il suo quotidiano.

Con la sua stazione della metropolitana che sembra pompare persone, Taksim somiglia a un lago da dove sgorga una strada famosissima qui a Istanbul: Viale Istiklal (Viale dell’Indipendenza). Questo viale è un fiume di gente, specialmente il venerdì e il sabato sera, nonostante i giorni festivi, qui in Turchia, siano il sabato e la domenica. Si stima che circa tre milioni di persone frequenti questa strada ogni giorno. Ho amato questo viale durante i miei primi giorni e i miei primi mesi a Istanbul, soprattutto per via delle belle ragazze con pochi vestiti addosso d’estate e dei ragazzi svegli fino a tardi il fine settimana nei bar e nei ristoranti del viale. Sembrava fosse il viale della gioventù e dell’amore. Oggi invece, lo vedo come un viale commerciale che trasporta senza sosta un fiume di gente e dove è vietato fermarsi. Non ci sono caffè o locali popolari, né cinema o centri culturali che potrebbero attirare un passante.

Ci sono boutique, alcune di famosi brand internazionali e fast food. Ci sono anche ristoranti con specialità turche esposte all’esterno, dove puoi scegliere il tuo piatto e portarlo con un vassoio al tavolo.

Il Viale dell’Indipendenza è però famoso per la musica di strada, ci sono anche dei musicisti siriani con i loro strumenti, che cantano canzoni popolari siriane e arabe, i passanti gli donano dei soldi. Ho avuto l’impressione che i musicisti siriani siano molto amati, intorno a loro si riunisce più gente, molti sono arabi che ascoltano con piacere la loro musica e li filmano anche. Ma ci sono tanti altri gruppi, alcuni provenienti dal Perù vestiti da Indiani con in testa non una piuma, ma una corona di piume.

Solo i musicisti riescono a far fermare i passanti e a rallentare un po’ il movimento frenetico di questo viale trafficato che travolge la gente. Questo viale sarebbe molto più bello se solamente fosse un po’ più lento.

La lingua araba si sente in continuazione, specialmente quella parlata dai siriani, d’estate si sentono e si vedono anche i turisti provenienti dai paesi del Golfo e dal Libano.

Nelle strade secondarie c’è più vita: bar, caffè, ristoranti, tavoli sui marciapiedi, ragazze e ragazzi nei locali a bere birra o tè, comunicando vivacità e gioia. Il famoso caffè turco, chiamato così anche in Turchia, come in Europa, non è degno però della sua fama, né merita, a mio parere, di essere chiamato caffè. Dico sempre che il caffè turco “non si beve, si mangia!”. E’ denso e più della metà è fondo sedimentato. Il nostro caffè siriano è più gustoso, ma il miglior caffè è quello che preparavo per te: aggiungevo la miscela all’acqua fredda poi lasciavo bollire il tutto e quindi abbassavo il fuoco finché non fosse pronto.

Ho camminato in queste poche strade che conosco pensando a te Sammour, e nel mio cuore ti ho descritto tutto ciò che vedevo con i miei occhi, a volte mi fermavo a sedermi solo o con qualche amico, ma tu eri sempre nei miei pensieri, tra di noi, in ogni momento.

Eri con me anche quando ho attraversato il Bosforo nella parte asiatica; anche qui c’è una zona come Taksim chiamata Kadikoy (il villaggio del giudice), che conosco però ancor meno di Taksim, sembra essere meno commerciale di Istiklal e il suo ritmo pare meno frenetico, ma ci sono i migliori ristoranti di pesce e pare che gli artisti e i gruppi culturali (attori, gruppi musicali, espositori d’arte) preferiscano questa parte di Turchia asiatica a Taksim in quella europea.

Ci sono tre ponti sul Bosforo che collegano la parte asiatica a quella europea, personalmente preferisco spostarmi con i traghetti che partono ogni mezz’ora da più di un sito, il tragitto dura venti minuti e la città con le sue rive appare bellissima a chi non ha pensieri.

Spero di tornare con te e passeggiare in tutti questi luoghi al più presto.

Ti bacio, amore mio, abbi cura di te, te ne prego.

Yassin

[1] *L’arak, anche araq o latte di leone, in arabo عرق:  , è una bevanda alcolica tradizionale dallo spiccato gusto di anice.

 

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