Pregiudizio n. 1. “Assad è l’unica alternativa possibile”

situation-in-syriaSi dice che la prima vittima di tutte le guerre sia la Verità e questo non perché non sia possibile accertarla, ma perché più un conflitto è diversificato, maggiori sono gli interessi e quindi le voci che tentano di mistificarla, distorcerla o insabbiarla. 

La guerra in Siria non fa eccezione, anzi. Gli interessi degli attori coinvolti, in particolare del regime di Assad, della Russia e dell’Iran (i due Paesi più pesantemente coinvolti nel conflitto) sono sempre in cerca di giustificazioni per le proprie azioni (e crimini) e questo, unito a una capillare attività di propaganda e disinformazione da un lato e a una scarsa e irregolare copertura mediatica della Siria in Occidente dall’altro, ha generato nel corso degli anni una serie di luoghi comuni, pregiudizi, falsità e vere e proprie bufale riguardo il conflitto che rendono urgente una risposta, per ristabilire la realtà dei fatti in modo rigoroso e scientifico, non solo ricostruendo i fatti e argomentandoli, ma anche fornendo le giuste fonti di riferimento. 

Un altro problema resiede nel fatto che molti dei media occidentali (in particolare quelli “alternativi”) diffondono notizie ed opinioni che predileggono il punto di vista del regime siriano e dei suoi alleati, a discapito delle informazioni che provengono da qualsiasi altra fonte, sia essa un’autorevole organizzazione dei diritti umani come Human Rights Watch o Amnesty International, sia essa un organo dell’ONU che si occupa di Siria, come la Commissione d’Inchiesta ONU sulla Siria o l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, siano essi giornalisti o attivisti siriani. Non è un caso che molti gruppi e individui che si definsicono pacifisti, anti-imperialisti o progressisti prendano per buone bufale e casi di disinformazione considerandoli (e spacciandoli) come contenuti veri, alimentando così il ciclo della disinformazione. Lo fanno ad esempio gruppi come Stop the War, Answer, il Partito dei Verdi negli Stati Uniti, ma volgendo lo sguardo all’Italia sono molti i gruppi, i siti, persino i partiti politici che riprendono, senza spirito critico e senza verificare fatti e fonti, quanto viene promulgato da fonti iraniane e russe, come RT, Sputnik e Press TV, creati specificamente per diffondere in inglese le posizioni ufficiali delle rispettive nazioni, Russia ed Iran, nonostante ci siano migliaia di prove (documentali, video, fotografiche, satellitari ecc…), analisi, indagini e inchieste che contraddicono queste bufale e le smentiscono inesorabilmente con la forza dei fatti. 

Quello che segue è un compendio in cui siriani ed esperti del conflitto a vario titolo cercano di sfatare 18 miti e casi di disinformazione molto diffusi tra le opinioni pubbliche ma che non corrispondono a verità. Si tratta della traduzione in italiano di un libriccino che è stato scritto per iniziativa di Rethink Rebuild Society, l’associazione di base a Manchester della comunità siriana nel Regno Unito, e che là è disponibile sia online che in cartaceo. Data l’urgenza e l’importanza di questo lavoro, abbiamo deciso di tradurlo per fornire anche ai lettori italiani un utile strumento per capire e potersi orientare nel vasto, e sempre più aggressivo, mare magnum di disinformazione sulla Siria, affinché la voce dei siriani non sia soffocata da quelle di chi li sta bombardando e massacrando da 7 anni. Gli articoli della serie saranno pubblicati una per volta.

Photo, Joseph Eid AFP Getty Images
Assad, in abito civile o divisa militare, presentato come l’unica soluzione possibile. Foto da Joseph Eid / AFP / Getty Images

MITO: “Assad è l’unica alternativa possibile”

Scritto da RETHINK REBUILD SOCIETY, Tradotto da Samantha Falciatori

Alcuni sostengono che il rovesciamento di Assad aprirà le porte a gruppi terroristici che prenderanno il controllo su tutta o parte della Siria e che pertanto Assad rimane l’unica alternativa valida per il futuro della Siria. Questa argomentazione tuttavia parte dal falso presupposto che la presenza di Assad in Siria impedisca l’espansione di gruppi terroristici come ISIS (vedi la sezione “Assad combatte il terrorismo”), quando in realtà è proprio l’opposto.

Infatti, smantellare il regime di Assad è veramente l’unico modo per impedire l’espansione di ISIS, poiché solo la protezione dei civili dal regime brutale di Assad permetterà ai gruppi di opposizione in Siria di concentrare i propri sforzi sulla lotta contro l’ISIS. L’Alto Comitato di Negoziazione, che rappresenta oltre 30 diversi gruppi di opposizione militari e politici, ha dichiarato nel suo piano 2016 che stanno lavorando per ottenere il pluralismo democratico e religioso dopo lo smantellamento del regime di Assad.[1] Inoltre, l’Esercito Siriano Libero (FSA) ha dichiarato apertamente che sono impegnati a combattere l’ISIS così come il regime di Assad, sostenendo di volere una risoluzione democratica alla crisi in Siria.[2] Questi gruppi di opposizione attualmente si trovano ad affrontare due grandi ostacoli nel perseguimento di questi obiettivi. Il primo sono i costanti bombardamenti del regime di Assad, cosa che esaurisce la loro capacità di combattere l’ISIS. In secondo luogo, non sono sufficientemente supportati dalla comunità internazionale, cosa che indebolisce la loro capacità di creare un’opposizione effettiva.

Inoltre, sostenere che Assad è l’unica alternativa valida significa ignorare la causa principale del conflitto in Siria. Dal 2011 il regime ha represso violentemente la sua popolazione civile, distruggendo intere città e quartieri[3], impiegando barili bomba e armi chimiche[4], ricorrendo alla riduzione alla fame come arma di guerra[5] e invitando in Siria milizie straniere che hanno potuto seminare distruzione e compiere crimini al fianco dell’esercito siriano; tutto ciò ha finito col dare l’opportunità a gruppi criminali come l’ISIS di radicarsi in Siria.[6]

Come affermato dal Segretario di Stato britannico Philip Hammond e dal Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius in una dichiarazione congiunta del febbraio 2015:

“Presentare Assad come la soluzione agli estremisti significa fraintendere le cause dell’estremismo. Dopo 220.000 morti e milioni di sfollati, sarebbe sciocco supporre che la maggioranza dei siriani accetterebbe di vivere sotto il controllo del loro tormentatore. Se noi distruggessimo le loro speranze di un futuro migliore per la Siria senza Assad al potere, renderemmo ancora più radicalizzati molti siriani, spingendo persone moderate verso l’estremismo piuttosto che il contrario e rendendo la Siria una roccaforte della jihad”.

ISIS è indubbiamente un gruppo spietato che elimina chiunque gli si opponga o si rifiuti di giurargli fedeltà[7]. Le sue tattiche brutali sono ben documentate, incluse decapitazioni pubbliche, esecuzioni di massa e lapidazioni[8]. È un gruppo terroristico, come designato dalla risoluzione 2710 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite[9], ed eliminarlo rimane un valido obiettivo.

Tuttavia, fino a quando i civili non saranno protetti dalle atrocità del regime di Assad (il 94% delle vittime civili sono state uccise dagli alleati siriani-iraniani-russi[10]), i gruppi criminali, sia ISIS che altri, continueranno ad operare in Siria. Ma anche un’eliminazione efficace dell’ISIS vedrà solo l’emergere di altri gruppi simili per riempire i vuoti, senza una soluzione politica. La politica internazionale verso la Siria dovrebbe quindi essere rivolta a risolvere la causa principale della questione: il regime di Assad.

[1]Patrick Wintour, ‘Syrian opposition coalition to announce democratic transition plan’, The Guardian, 7 Settembre 2016. https://www.theguardian.com/world/2016/sep/07/syrian-opposition-coalition-to-announce-democratic-transition-plan

[2] Akbar Shahid Ahmed, ‘Syria rebels want Trump to know they’re the ones fighting ISIS’, The Huffington Post (3 Marzo 2017). http://www.huffingtonpost.com/entry/syria-opposition-trump-isis_us_58b9eb17e4b05cf0f400b612

[3] The Atlantic Council, ‘Breaking Aleppo’, (Washington, 2017), p. 4.

[4] Report on the Alleged Use of Chemical Weapons in the Ghouta Area of Damascus on 21 August 2013, UN Doc. A/67/997 e S/2013/553 del 16 settembre 2013 http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/s_2013_553.pdf; Commissione d’inchiesta ONU, rapporto A/HRC/36/55, dell’8 Agosto 2017 http://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/file

[5] Martin Chulov, ‘Starvation in Syria remains weapon of war despite partial ceasefire’, The Guardian, 8 April 2016. https://www.theguardian.com/world/2016/apr/08/starvation-in-syria-remains-weapon-of-war-despite-partial-ceasefire ; MEE and Agencies, ‘US says Syria using starvation as “weapon of war”‘, Middle East Eye News, 29 Ottobre 2016, http://www.middleeasteye.net/news/us-says-syria-using-starvation-weapon-war-934802251

[6] Ciò è in linea con le osservazioni dell’ambasciatore britannico all’ONU Sir Mark Lyall Grant che ha detto: “Al-Assad non è la risposta alla minaccia terroristica; ne è la causa “, e che: “finché Al-Assad rimarrà al potere, non ci sarà pace in Siria “. UNSC 7222 Meeting (22 Luglio 2014) UN Doc S/PV.7222; UNSC 7281 (21 Ottobre 2014) UN Doc S/PV.7281.

[7] Ryan Lucas. ‘ISIS subdues influential Sunni Muslim tribes with gifts — or brutal mass killings’. National Post, 24 Gennaio 2015. http://news.nationalpost.com/news/isis-subdues-influential-sunni-muslim-tribes-with-gifts-or-brutal-mass-killings.

[8] Laub, supra note 28; Human Rights Council, ‘Rule of Terror: Living under ISIS in Syria’ (19 Novembre 2014) UN Doc A/HRC/27/CRP.3, par. 14, 20-21, 32-36, 52, 58-59; Daniel L. Byman. ‘Comparing Al Qaeda and ISIS: Different goals, different targets’. Brookings, 29 Aprile 2015. http://www.brookings.edu/research/testimony/2015/04/29-terrorism-in-africa-byman.

[9] UNSC Resolution 2170 (15 Agosto 2014) UN Doc S/PV.2710.

[10] Syrian Network for Human Rights, ‘The 6th Anniversary of the Breakout of the Popular Uprising towards Freedom, and the killing of the First Civilians’, 18 Marzo 2017), p. 2.

ORIGINALE: Common Misconceptions about the Syrian Conflict

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