“Non possiamo più salvare i siriani, ma possiamo salvare la verità.”

Un ambizioso progetto di storia orale determinerà il modo in cui sarà  ricordata la guerra in Siria.

DI DANIELA BLEI | Pubblicato il 27 DICEMBRE 2018 su Foreign Policy 

(Traduzione Marina Centonze. Revisione a cura di Giovanna De Luca)

Durante gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, tra le rovine in fiamme dell’Europa, alcuni sopravvissuti si dedicarono al compito di documentare ciò che era appena successo. Partirono per preservare ciò che Isaac Schneersohn, un rabbino e industriale francese, definì “i materiali della verità”: corrispondenza personale e storie orali raccolte da commissioni di nuova formazione e centri di documentazione. Schneersohn costruì un archivio a Parigi, pieno di prove che i pubblici ministeri francesi usarono poi nei processi di Norimberga.

Ad Amsterdam, i funzionari usarono giornali e radio, chiedendo al pubblico di donare diari, lettere e album fotografici per poter registrare com’era la vita sotto l’occupazione tedesca. Queste fonti hanno trovato dimora nell’Istituto Statale per la Documentazione di Guerra – oggi Istituto NIOD per la Guerra – dell’Olocausto e degli Studi sul genocidio. L’idea era che gli studiosi olandesi potessero accedere a questi archivi per scrivere la storia della guerra, ma erano in gioco anche questioni di giustizia e retribuzione. Come ovunque in Europa, collaboratori locali dei Paesi Bassi avevano favorito i crimini nazisti. Decine di migliaia di documenti conservati negli archivi furono usati dai pubblici ministeri nel 1945 e nel 1946 e l’istituto modellò la memoria collettiva della guerra e le sue conseguenze. Dal trattamento riservato agli ebrei da parte della società olandese alle epurazioni politiche dei simpatizzanti nazisti.

Oggi, Ugur Umit Ungor, storico dell’Università di Utrecht, sta cercando di fare la stessa cosa per la guerra in Siria, con il sostegno dell’istituto olandese.

L’obiettivo del progetto Syria Oral History  , che Ungor ha fondato all’inizio di quest’anno, è quello di raccogliere quante più testimonianze possibili, nell’interesse della memoria storica. Potrebbero anche arrivare a perseguire i crimini commessi: nei Paesi Bassi, come in Germania, Svezia e Francia, la giurisdizione universale conferisce ai tribunali nazionali l’autorità di incriminare chiunque per crimini contro l’umanità.

Il progetto è frutto del lavoro di uno storico e accademico che cerca di raccogliere una prima bozza di storia, che definirà il modo in cui la guerra siriana sarà compresa dalle generazioni future e come – potenzialmente – influenzerà gli sforzi per ottenere giustizia e responsabilità. Non esiste un processo ufficiale per venire a patti con la guerra civile, che si sta ora avvicinando al suo nono anno. Il progetto di Ungor offre un supporto.

Un senso di impotenza ha caratterizzato le esperienze di guerra di molti siriani. Ma come i sopravvissuti dell’Olocausto che hanno documentato i dettagli della loro persecuzione, i partecipanti al Progetto Syria Oral History controllano le storie che raccontano. La testimonianza può essere una forma di rappresentanza, come ha scritto lo storico dell’Olocausto, vincitore del premio Pulitzer, Saul Friedländer. Questo è particolarmente vero quando un resoconto personale porta alla resa della giustizia.

Ungor e il suo team di tre ricercatori siriani, insieme a molti altri informatori, lavorano a tempo pieno ed  hanno in programma di realizzare interviste approfondite con circa 8.000 rifugiati siriani che vivono nei Paesi Bassi, per documentare le esperienze di guerra e spostamento forzato. Hanno già realizzato più di cento interviste. Ricche di dettagli, sostanziose, le conversazioni hanno iniziato a colmare lacune nei ricordi storici.

Sebbene l’attenzione internazionale si concentri sugli eventi in Siria, il paese rappresenta una sorta di buco nero per quanto riguarda gli storici del passato più recente.

Da quando la famiglia Assad ha preso il potere 47 anni fa, i ricercatori hanno avuto un accesso limitato alle fonti. Il lavoro sul campo rimane quasi impossibile finché il paese è impantanato nel conflitto. 

Se si fa una ricerca su YouTube sulla “guerra in Siria”  si scopre che ci sono più di un milione di visite e organizzazioni non governative come il Violations Documentation Center (il cui amministratore delegato, fino a poco tempo fa, ha vissuto nei Paesi Bassi) e l’Archivio siriano di Berlino,  impegnati a raccogliere filmati e documentazione medica. Ma i resoconti di testimoni oculari di violazioni dei diritti umani, che possono essere utili per me le procedure future relative alla giustizia, sono piuttosto scarsi, e le testimonianze personali pubblicate sono difficili da trovare. Un’eccezione degna di nota è  Raqqa is Being Slaughtered Silently ,gruppo di citizen-journalism che ha documentato i crimini commessi dallo Stato islamico. Molti dei suoi membri hanno perso la vita. 

Le prime interviste di Ungor, condotte su Skype e durante i suoi viaggi nelle città turche di Istanbul, Gaziantep e Antakya, sembrano una breccia nella diga: erano piene di storie di torture nei gulag delle carceri del regime di Assad, omicidi visti per strada e altri traumi ancora ben presenti  nella mente dei siriani. Secondo Ungor, questi resoconti meritano l’attenzione del mondo, ma possono anche cambiare le narrazioni troppo di parte del conflitto. “Il ciclo di notizie si è bloccato quando si è iniziato a parlare dei ribelli islamici, dei nazionalisti siriani e dell’ISIS  – dichiara – Nel frattempo, Assad ha la sua rete segreta di prigioni. Ha costruito un crematorio per stare al passo con l’uccisione industrializzata. Perché il focus è stato quasi interamente sul terrorismo e non sulla violenza di stato? “ 

Dal 2017, con oltre un milione di siriani in Europa, Ungor non ha più avuto bisogno di andare all’estero per condurre interviste. Valutando un ambizioso progetto di storia orale, sperava di produrre un nuovo corpus di fonti per gli studiosi della regione e per gli studiosi di peace-building. Per ragioni morali e metodologiche, ha ritenuto giusto che gli intervistatori e i ricercatori del progetto dovessero essere siriani, e ha reclutato colleghi per rappresentare diverse classi sociali, generi, aree del paese e diversi background etnico- religiosi. Questa squadra sta attraversando i Paesi Bassi, conducendo interviste attraverso “una strategia accademica e risoluta”. Le trascrizioni alla fine troveranno posto in un’istituzione o in un’organizzazione – “idealmente qualcosa di simile alla USC Shoah Foundation”, ha detto Ungor, facendo riferimento al più grande archivio mondiale di testimonianze dell’Olocausto. Cita anche il Blue Book del 1916 del governo britannico, una vasta raccolta di documentari sul genocidio armeno, come altro modello. Come ogni progetto che prende forma a partire dalle sue fonti, sono emersi anche sviluppi inattesi.

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A woman looks for items to salvage as the Syrian regime began to clean the wreckage at the Yarmuk Palestinian refugee camp in the Syrian capital Damascus on October 09, 2018. (Photo by LOUAI BESHARA / AFP) (Photo credit should read LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

Estendere il lungo braccio della giustizia  non è facile durante o dopo un conflitto come quello in Siria. Raccogliere testimonianze di vittime e testimoni richiede di solito un viaggio nel paese in cui si sono verificati i crimini. Ma spesso le barriere linguistiche e culturali spesso mettono i bastoni tra le ruote. Tuttavia, i Paesi Bassi hanno una solida esperienza nel dare priorità ai crimini internazionali, a partire dal 1997, quando i media olandesi hanno riferito che i criminali di guerra afgani stavano entrando nel paese insieme ai rifugiati, scatenando una vera e propria tempesta pubblica.

La risposta di Amsterdam è stata quella di creare unità specializzate sui crimini di guerra nel servizio di immigrazione e polizia, che negli ultimi anni ha aiutato i tribunali olandesi a bloccare ed estradare gli autori del genocidio ruandese. Per quanto riguarda la Siria, tuttavia, le autorità olandesi hanno solo perseguito i membri dello Stato islamico.

La Germania e la Svezia hanno assunto un ruolo guida nella condanna dei criminali di guerra. Ma producendo nuove fonti e spostando l’attenzione dal terrorismo alla violenza di stato, il progetto Siria Oral History dovrebbe essere ben posizionato per influenzare gli investigatori e i pubblici ministeri olandesi negli anni a venire.

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