Siria nell’Immagine di Assad

Scritto da CJ Werleman per TrtWorld, tradotto da Mary Rizzo 

Il coronamento della vittoria del regime di Assad sarà il successo nel tentativo di modificare la composizione demografica siriana, con conseguenze spaventose per molti.

“Gli occidentali tendono a confondere stabilità per tranquillità quando considerano il Medio Oriente”, ha detto Asma Yousef, un’attivista per i diritti civili nata in Libia.

Coloro che non conoscono le macchinazioni interne degli stati nelle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa tendono a romanticizzare e provare sentimenti nostalgici per i dittatori arabi-africani deposti a causa del caos e dello stato di confusione che hanno seguito la fine del loro regno.

In particolare, Yousef si riferiva al modo in cui brutali dittature arabe abusano dei loro rispettivi apparati di sicurezza nazionale per schiacciare ogni forma di dissenso, la libertà di parola e l’opposizione politica. I dittatori usano la paura e il controllo delle informazioni come strumento di controllo della popolazione e per mantenerli in uno stato di perpetua ansia.

“Coloro che accusano l’opposizione del dottor Assad di essere un fantoccio dell’Occidente non sanno cosa significa crescere in uno stato di polizia in cui ti convinci che i muri abbiano orecchie e che qualsiasi cosa tu dica possa portarti in prigione,” scrive Loubna Mrie, una giornalista nata in Siria.

Oltre alla reclusione, Assad ha dimostrato che non esiste atto di corruzione morale e violenza che non userà per mantenere il potere.

Negli ultimi sette anni, il dittatore siriano ha sganciato bombe a barili nei quartieri civili, torturato dissidenti, usato il gas su donne e bambini, bombardato scuole e ospedali, uccidendo quasi mezzo milione (ndt – cifra sottostimata, siccome il conteggio ufficiale si è interrotto nel 2016) di siriani, la sua stessa gente, e sfollandone milioni di altri.

Ma il conflitto si sta gradualmente avvicinando ad una conclusione inevitabile: quella in cui Assad è al sul posto al governo di un Paese completamente distrutto, quella in cui lui  resta il solo artefice della svolta finale, con l’aiuto dei suoi benefattori imperialisti e autoritari: la Russia e l’Iran.

Mentre i combattimenti si attenuano, e man mano che la guerra si avvicina sempre più alle ultime battute, quando i ribelli avranno sparato il loro ultimo colpo, in Siria tornerà un senso di stabilità e normalità che darà agli stranieri e agli osservatori del conflitto l’opportunità di rivolgere la loro attenzione altrove.

Ciò, naturalmente, presumendo che qualcuno si preoccuperà ancora della situazione del popolo siriano. È davvero difficile dirlo in questi giorni.

Tornando al punto sollevato da Yousef, che criticava gli occidentali per avere confuso la stabilità per la tranquillità, la paura e la violenza della questione siriana continueranno per molto tempo dopo la fine della guerra. Una lista di “persone ricercate” che è trapelata dalle forze di sicurezza di Assad ci permette di avere una percezione di che tipo di futuro attende la Siria.

La lista contiene i nomi di 1,5 milioni di siriani, che rappresentano circa il 6% della popolazione totale del Paese. Il database trapelato indica quelli ricercati dalle agenzie di sicurezza di Assad, in particolare la Direzione Generale dell’Intelligence, altrimenti nota ai siriani come la temuta mukhabarat.

“Questo è gravissimo”, mi ha detto Ruslan Trad, autore di Murder of the Revolution.

“Molti non hanno idea di essere ricercati dalle autorità siriane. Molti dei miei amici hanno cercato i loro nomi e solo allora hanno scoperto di poter essere arrestati. Volevano tornare in Siria per vedere le loro famiglie – se non avessero inteso il senso delle liste, avrebbero potuto essere arrestati”.

Trad ha trovato il suo nome nell’elenco, e non è nemmeno siriano. È nato in Bulgaria da padre siriano, ma crede di essere stato identificato come attivista anti-regime in seguito alla sua attività all’interno dell’Unione studentesca siriana a Sofia, in Bulgaria.

“Per me, che vivo in Bulgaria, non c’era pericolo, ma non era il caso della mia famiglia in Siria. I miei parenti sono stati interrogati molte volte e gli è stato chiesto dei loro contatti con me,“ ha detto Trad. “L’altra cosa che mostrano queste liste è un possibie futuro della Siria”.

“Più di un milione e mezzo di persone sono ricercate per una ragione o per l’altra. Ciò significa che ci saranno arresti permanenti negli anni a venire e molti non potranno tornare nel loro Paese. Più il regime è a sicuro, più persone sono in pericolo”.

Quando ho chiesto ad Aghyan al Zuabi, un attivista siriano americano, perché credeva che il suo nome fosse nella lista dei ricercati di Assad, mi ha risposto: “La mia famiglia ha una storia di opposizione al regime degli Assad anni precedente alla rivoluzione. Mi padre è stato esiliato per decenni e mia madre è stata successivamente bandita dall’entrare nel paese nei primi anni ‘90. Penso che io e mio fratello siamo stati inseriti in parte per la nostra storia familiare, e in parte per la nostra recente opposizione al regime e ai suoi crimini di guerra dopo la rivoluzione.”

Alla domanda su cosa pensa che succederà a chi, tra coloro il cui nume è inserito nella lista, tenti di entrare o tornare in Siria, al Zuabi ha risposto: “Il regime di Assad ha una storia ben documentata di detenzioni illegali, torture e scomparse di membri dell’opposizione prima della rivoluzione, ma queste pratiche sono aumentate tremendamente negli ultimi 7 anni e prevedo che il peggio debba ancora venire, poichè Assad è ora autorizzato a governare dopo aver ucciso di centinaia di migliaia di civili e aver sfollato di milioni di siriani. Penso che il regime di Assad perseguirà più di prima strategie di vendetta e di epurazione ai danni della popolazione, al fine di pacificare e prevenire un’altra rivolta. Chiunque in quella lista deve considerarlo una seria minaccia per le loro vite.”

In effetti, la strategia di Assad per una Siria post-conflitto sta già prendendo forma e le parole “vendetta”, “epurazione” e “pacificazione” giocheranno un ruolo primario.

La lista dei ricercati dal regime dimostra che non c’è spazio nella Siria di Assad per chiunque abbia espresso anche una leggera critica al regime, ed è quasi inconcepibile che un dittatore consenta ad un solo rifugiato siriano sfollato di tornare dall’estero.

Se pensiamo alla Nakba palestinese, e al modo in cui Israele ha ripulito etnicamente l’autoproclamato Stato ebraico dei suoi abitanti indigeni palestinesi, siamo molto vicini ad immaginare come Assad gestirà una transizione post-bellica.

Simile al modo in cui il progetto coloniale di Israele ripopola i territori occupati con famiglie ebraiche, Assad sta ripopolando la Siria con i musulmani sciiti favorevoli al regime, con famiglie libanesi e iraniane per aiutare a rafforzare il controllo del regime.

“Gli scambi di popolazione sono al centro di un piano per apportare cambiamenti demografici in alcuni territori della Siria, ridefinendo il Paese in zone di influenza che i sostenitori di Bashar al-Assad, guidati dall’Iran, possono controllare e utilizzare direttamente per promuovere interessi più ampi”, osserva The Guardian.

Come abbiamo visto con la caduta di Aleppo nel 2016, e con la Ghouta orientale oggi, quando il regime prende il controllo del territorio, separa agli uomini dalle loro famiglie, e poi offre loro una di queste tre opzioni: carcere, coscrizione o morte.

Siccome queste figure sconfitte non avranno voce in capitolo nel futuro della Siria, saranno gli stranieri e gli alleati politici del regime che riempiranno le loro case e prenderanno il loro lavoro.

Dopotutto, Assad ha iniziato questo conflitto con l’intento di ripulire la Siria dai suoi avversari e dai suoi detrattori, e non c’è motivo di pensare che gli sforzi non continueranno anche dopo che l’ultimo proiettile è stato sparato.

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