Un anno dopo avere scacciato l’ISIS da Raqqa, cosa è stato realizzato?

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Un ragazzo siriano gira in motorino, riprendendo con il suo cellulare la destruzione di una strada di Raqqa.
Bulent Kilic/AFP/Getty Images

Di Saleh Al Haj Saleh
Tradotto da N.El Assouad
Revisione a cura di Sami Haddad
Testo originale Al-Jumhuriya

All’indomani dell’espulsione dell’Isis  dalla città di Raqqa , le Unità di Protezione Popolare, l’ala armata del partito dell’Unione Democratica e la spina dorsale delle Forze Democratiche Siriane (FDS), hanno pubblicato un filmato: “Tutte le vittorie ottenute a Raqqa si sono basate sulla filosofia di Ocalan, senza la sua forza ideologica non avremmo mai saputo cosa fare in una situazione del genere, non avremmo potuto liberare Raqqa dalle tenebre degli ultimi anni, e nemmeno le altre città occupate dall’organizzazione islamica.”

Un giornalista fedele al Partito dell’Unione Democratica, il ramo siriano del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in Turchia (PKK), il giorno prima dell’uscita dei combattenti dell’Isis dalla città di Raqqa ha scritto sulla propria pagina Facebook:

“Questa è una giornata storica e memorabile per tutta la regione”, un giornalista devoto che con un’attività intensa sui social networks e tramite articoli giornalistici, già qualche mese prima di questo giorno memorabile affiancato da un numero di scrittori e giornalisti curdi fedeli al Partito dei Lavoratori del Kurdistan, ha fornito una copertura morale e politica ai bombardamenti che verranno in seguito scagliati sulla città e che l’hanno distrutta.

“Salveremo la popolazione di Raqqa dagli oppressori, e lasceremo che i suoi cittadini gestiscano i loro affari, vi libereremo, Oh gente di Raqqa, anche contro la vostra volontà, vi libereremo dal nero, unendoci ai popoli e alle nazioni nella guerra contro il terrorismo, non prenderemo di mira un solo civile, perché le armi usate dalle FSD sono moderne e avanzate e non sbagliano i loro bersagli, dovete ringraziare le forze di FDS, oh gente di Raqqa, e dovete arruolarvi nelle sue brigate.”

Ma cosa hanno ottenuto gli abitanti di Raqqa un anno dopo la liberazione avvenuta per opera delle Forze Democratiche Siriane e i suoi militanti? Un taglio di capelli adatto ai ragazzi, la libertà di radersi la barba o meno, quella di fumare in pubblico, la libertà per le donne di portare il velo (obbligo già esistente prima dell’arrivo dell’Isis), il diffondersi della coltivazione di cannabis. Questo in cambio della distruzione del 80% della loro stessa città che ha portato allo sfollamento della quasi totalità della sua popolazione, migliaia di morti tra i civili a cui non è stato possibile andare via, o hanno preferito rimanere per proteggere l’unica vita che hanno conosciuto, morti sotto le macerie delle case che pensavano avrebbero potuto difendere rimanendo.

Qualcuno tornato a controllare la situazione delle case distrutte racconta: “Si sente l’odore dei cadaveri. Cani, gatti e ratti grossi si nutrono di carne umana e passeggiano tra le macerie, non riconosciamo più la città e a volte confondiamo le case dove abbiamo vissuto, la maggior parte sono distrutte e abbandonate e sono state saccheggiate, bisogna togliere le mine dalle case ma può essere fatto solo pagando cifre notevoli.”

Più di 500 persone, tra coloro che hanno fatto ritorno, hanno perso la vita a causa delle mine, ossia poco meno di un quarto della popolazione della città il giorno prima dell’inizio dell’assedio e dei bombardamenti.

La situazione dopo un anno dalla liberazione è l’opposto di ciò che viene mostrato nelle fotografie che hanno fatto il giro del mondo, si è parlato infatti di sconfitta del terrorismo, la sconfitta dell’Isis e si è annunciata la nascita di una nazione democratica:

“Abbiamo posato il primo mattone per la costruzione di una Nazione Democratica e una fratellanza tra i popoli, il nostro progetto a Rojava sta per essere portato a termine”, dice Aldar Khalil figura di spicco del Partito dell’Unione Democratica.

104027620-62d7ea3a-0d13-4417-b757-9e4d8f2be199.jpgTramite le immagini si son voluti comunicare tre punti essenziali e gli editori hanno voluto utilizzarle come l’espressione della liberazione della popolazione dall’Isis e la voglia di disegnare il volto della prossima fase: il video della donna che si è tolta il velo gettandolo davanti le telecamere, il video delle combattenti curde che distribuiscono il pane ai bambini che escono dalle macerie delle proprie case e infine, gli enormi manifesti del leader Ocalan nelle piazze della città non sufficienti però a nascondere la distruzione della città.

Le storie dei detenuti e gli scomparsi che hanno affrontato il regime sin dall’inizio, quando era all’epice delle sue forze, sono rimaste senza importanza, non sono degne di essere conosciute dai fanatici della filosofia di Ocalan, né delle promesse del famoso giornalista della liberazione forzata, né delle belle notizie portate da Aldar Khalil, e il loro destino è rimasto sconosciuto. Non è stata svolta alcuna indagine riguardo i nostri ragazzi scomparsi e detenuti con il consenso dell’America. In un’intervista con Reuters, Talal Salo, un ex capo delle Forze Siriane Democratiche dice: “I combattenti a cui è stato permesso di partire sono più di 3.000, quello che si racconta dell’ultima battaglia sono fantasie che mirano a allontanare i giornalisti fino alla fine dell’evacuazioni.”

Nella stessa direzione parla un reportage della radio britannica BBC riguardo un accordo tra i liberatori e gli sconfitti, uno dei conducenti dell’operazione di evacuazione racconta, “Eravamo una carovana lunga 7 km formata da 50 camion e 13 autobus e 100 veicoli dell’Isis che portavano persone e rifornimenti d’armi.”

Saleh Muslem torna in Siria dal suo esilio e prende il comando del partito e annuncia al sito KurdWatch: “Il mio nemico non è Al-Assad bensì il governo turco”.

Firas al Haj Saleh e il Dott. Ismail Al Hamed con Abdullah Khalil e Ibrahim Al Ghazi e Padre Paolo Dall’Olio, Mohammad Nour Matar, I fratelli Osama e Husam Al Hasan, Haitham al Haj Saleh, Mohannad Al Faya , Modathar Al Hasam, Ahmad Al Asmay, Aissa Al Ghazy, Moahmmad Salame, Abd Al Majeed Al Issa, Mohammad Nour Nouwiran, Omar Abd Al Qader Al Bierm, e molti altri (7.419 secondo La Rete dei Diritti Umani in Siria) hanno affrontato Isis, Al Nusra, hanno smascherato la presa in possesso di Tahrir al Sham della banca centrale e il museo, e delle   enti pubbliche dopo averle saccheggiate. Essi hanno contestato il regime fin dall’inizio, sono stati imprigionati dalle forze di sicurezza, alcuni sono stati in prigione due o tre volte, quando allo stesso tempo si stava creando un accordo silenzioso fra il Partito Democratico e Bashar Al-Assad il quale ha permesso al partito di espandersi.  Saleh Muslem torna in Siria dal suo esilio e prende il comando del partito e annuncia al sito KurdWatch: “Il mio nemico non è Al-Assad bensì il governo turco”.

Bashar Al-Assad ricambia il saluto ordinando alle sue forze di ritirarsi dalle aree di maggioranza curda nella metà del 2012, dando modo alle forze del Partito Democratico Curdo di creare posti di blocco e arrestare gli oppositori al regime di Bashar Al-Assad. L’inizio di questo accordo è stato infatti l’assassinio di “Meshaal Tammo”, capo del Partito del Movimento del Futuro Curdo, da quanto riportato dai membri dello stesso partito, e dopo il quale è stato concesso all’Unione Democratica di controllare le forniture di energia elettrica e idrica e  alcune delle sedi dei servizi di sicurezza e del partito che erano state evacuate dai membri del partito Baath, allo stesso momento in cui questi compagni si lamentavano delle manifestazioni contro le istituzioni statali. Così come nello stesso periodo, e in coordinamento con il governo iracheno, per completare l’accordo, Bashar Al-Assad permette l’ingresso di centinaia di combattenti del PKK completamente armati in Siria con le loro attrezzature, per sostenere l’Unione Democratica e la sua ala militare e le Unità di Protezione del Popolo.

Inoltre, dopo un anno dalla “liberazione” di Raqqa, dopo inchieste e documenti sequestrati, non è emerso nulla sui crimini commessi dall’organizzazione islamica, non sono state raccolte prove sul “Hote” il pozzo profondo in cui i militanti dell’Isis hanno gettato decine di persone vive tra gli oppositori, e centinaia di cadaveri  di persone considerate “Sahwat*” apostati e infedeli, e tutto ciò che sappiamo dei crimini dell’Isis proviene dall’organizzazione stessa, ed stato pubblicato da mezzi di comunicazione di sua proprietà e gestione, tramite pubblicazioni a catena, fornendo una regola d’oro a tutti i criminali “non c’è un crimine se non viene riconosciuto e ammesso da chi l’ha commesso, e senza vantarsene tramite fotografie e filmati ad alto livello tecnologico”. In tutta onestà, a parte la versione fornita dall’Isis, esiste una sola indagine riguardo il caso Hote, e un’altra riguardo i battaglioni delle donne e la vita delle donne della comunità di Daesh. (Pubblicata nel sito AlJumhuriya.net).

C’è un accordo tra i liberatori e gli sconfitti ma nessuno sa il come e il perché, e forse il destino dei rapiti e l’occultamento dei crimini fanno parte di questo accordo.

Ci sono anche alcune informazioni sulle esecuzioni e gli sgozzamenti, e sulla la vita della gente all’interno della città, fornite dal gruppo di “Raqqa is Being Slaughtered Silently”, Daesh si vendicò di questo assassinando due giovani della città di Raqqa in Turchia. Chiunque sia sospettato di essere una fonte di informazioni viene ucciso. Così, i crimini di Daesh e la sua scatola nera vengono nascosti nella cripta delle autorità e delle forze di sicurezza come un segreto sacro e come capita spesso alle scatole nere di tutti i criminali della zona.

C’è un accordo tra i liberatori e gli sconfitti ma nessuno sa il come e il perché, e forse il destino dei rapiti e l’occultamento dei crimini fanno parte di questo accordo. Le persone rapite e disperse sono state deportate con i convogli di combattenti di Daesh  protetti dalle forze dei liberatori? Oppure sono stati ricevuti dalle truppe dei liberatori e trasferiti nelle prigioni di Ain al Arab -Kobany – e Al-Qamishli, come si sente dire, in cambio di non far trapassare notizie sulla vera dimensione della distruzione e devastazione della città?

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I gusci di mortai sono ammucchiati nei giardino di un una scuola a Raqqa, in Siria. Ruth Sherlock/NPR

Dopo la sconfitta dei nazisti alla fine della seconda guerra mondiale sono state pubblicate prove e si sono formati dei tribunali per rendere giustizia alle vittime e punire gli assassini e i criminali e per ricostruire quello che la guerra aveva distrutto tramite il Piano Marshall per evitare la creazione di un terreno fertile per la formazione di organizzazioni totalitarie (nazismo e comunismo). A questo le forze alleate nelle loro diverse forme e posizioni non pensano, il loro obiettivo è distruggere e andare via e con loro, le  forze locali a partire dalle forze armate di Assad a quelle del Partito dell’Unione Democratica e le brigate islamiche in tutte le loro denominazioni, prendendo della logica machiavellica il suo lato assassino, mentre tutte queste forze locali vengono manipolate in realtà da chi dona loro man forte e usate come un manichino in esposizione nella vetrina di un negozio d’abbigliamento.

 

*Sahwa significa “svegliarsi”. In questa connotazione, si riferisce al risveglio sunnita ad Anbar a partire dal 2006, quando le tribù sunnite, appoggiate dagli Stati Uniti, si rivoltarono contro al Qaeda in Iraq.

Da allora, all’Isis piace fare riferimento a chiunque si sia opposto a loro come “Sahwat.”

 

 

 

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