“L’Occidente non punisce Al-Assad perché è un dittatore che svolge bene il suo compito”

8638A2B3-05F5-45AD-BD93-A7EE17B92C5B25 maggio 2018

Zahira Membrado intervista Yassin Al-Haj Saleh

Qui l’originale

Scrittore, attivista e dissidente siriano rifugiato a Istanbul, è uno degli intellettuali di sinistra più rispettati ed eruditi del mondo arabo. Ha trascorso 16 anni in prigione per la sua appartenenza al Partito Comunista. Sua moglie, Samira Khalil risulta scomparsa dal 2013. “La rivoluzione impossibile “(Ediciones del Oriente y del Mediterráneo, 2018), analizza la trasformazione delle rivolte popolari in una guerra civile e imperialista nella quale il popolo siriano  è stato completamente abbandonato e ha perso più di mezzo milione di vite. Invitato dall’Istituto Europeo del Mediterraneo (IEMed), Yassin Al-Haj Saleh, ha presentato il libro a Barcellona.

Quella che era iniziato nel 2011 come una rivolta pacifica della popolazione contro il regime di Bashar al-Assad è ormai una guerra su molteplici fronti dove le potenze  ei loro alleati si affrontano per difendere la loro egemonia nella regione. Le aspirazioni per la democrazia e la libertà dei siriani sono state sepolte?

Ci sono stati interventi nel conflitto siriano sin dal primo momento da parte di movimenti diplomatici e pressioni verso i poteri regionali per far si che l’esercito libero siriano (contrario al regime) non venisse aiutato. Non volevamo l’intervento straniero nel conflitto perchè la lotta nasce dal desiderio dei siriani di liberarsi dal dittatore. Ma la partecipazione di Russia e Iran, i principali alleati di Bashar al-Assad, contro le potenze occidentali e l’azione distruttiva del terrorismo salafista hanno avuto come risultato l’annientamento del popolo siriano.

L’offensiva militare del 14 aprile di Stati Uniti, Francia e Regno Unito contro la Siria, dopo il presunto attacco con armi chimiche da parte del regime siriano, è stata calcolata per non infastidire la Russia o l’Iran e non è servita ad  indebolire il governo. Pensa che la strategia che segue l’Occidente avvantaggi la permanenza di Bashar al-Assad al potere?

L’Occidente non ha una strategia ne visione politica sulla Siria. Hanno bombardato per compiacere se stessi, non per aiutare il popolo siriano. Questo attacco non cambierà le dinamiche belliche del conflitto. È stata una nuova opportunità persa per infliggere un cambiamento radicale alla guerra. L’Occidente afferma che la sua priorità in Medio Oriente è la stabilità della regione, ma la realtà è che preferisce che continuino a governare dittatori che affrontano fazioni indipendenti che si oppongono al loro potere. L’Occidente non punisce Bashar al-Assad per massacrare la popolazione siriana perché è un dittatore disciplinato che svolge bene il suo compito; ha fatto solo alcuni errori, come l’attacco chimico, ma per il resto, agisce in un modo che  all’Occidente va bene.

Pensa che la lotta contro lo Stato islamico attribuita sia all’Occidente che alle potenze alleate di Al-Assad abbia lasciato la popolazione indifesa davanti alle atrocità commesse dal regime?

L’Occidente, la Russia, l’Iran e lo stesso regime di Bashar al-Assad preferiscono che la settarizzazione del conflitto seppellisca la rivoluzione popolare. L’Iran, in particolare,gioca una carta strategica. Con la sua presenza in Siria, intende ottenere più egemonia, e questo è intollerabile. È un’interferenza imperialista. La guerra dura da sette anni ed il regime è ancora li . Senza un rovesciamento di Al-Assad è impossibile girare pagina. Nel 2015 era molto debole ed i ribelli avevano conquistato un sacco di territorio, ma poi i suoi alleati sono entrati in guerra con bombardamenti (Russia) e armi e truppe dall’Iran, ed il regime si è rialzato ancora. I siriani non avrebbero mai immaginato che ciò che era iniziato come una protesta pacifica sarebbe stata trasformato in una guerra sanguinosa e orribile.

Dice di essere frustrato dalla risposta obsoleta delle élite illustrate della sinistra occidentale, incapaci di fare un’analisi rigorosa del conflitto.

Le persone di sinistra europee anti-imperialiste  sono indignate dal bombardamento dell’Occidente contro il regime siriano, quando accumuliamo mezzo milione di morti dal 2011. È ridicolo. Le élite progressiste rimangono ancorate alla Guerra Fredda, con una prospettiva completamente superata delle relazioni geopolitiche. Sento molta tristezza per questa mancanza di reazione e di una risposta precisa al conflitto. Le voci a sinistra continuano ad avere lo stesso aspetto di sempre e mostrano una totale ignoranza del conflitto.

C’è la percezione, quindi, che nessuno abbia un reale impegno nel trovareg una soluzione politica alla guerra siriana.

Ce l’abbiamo. Il popolo siriano la ha. Siamo l’unico attore in questo conflitto che vuole la vera emancipazione della società. Il popolo ha perso la guerra, ma il regime non è in grado di ottenere la vittoria. Non ha il coraggio di sedersi a parlare. Sa solo reprimere con la forza. Se Al-Assad viene sconfitto, saranno necessarie trasformazioni a tutti i livelli per superare il servilismo e la corruzione accumulati in decenni. Il regime non solo ha torturato e ucciso, ma in Siria la mancanza di libertà è assoluta; La dissidenza e la ricerca di un confronto con  il governo sono perseguitati. Questo non è cambiato.

E chi da voce al popolo siriano nel processo di risoluzione del conflitto?

Nessuno. La soluzione alla guerra siriana passa inesorabilmente per la costruzione di una nuova maggioranza parlamentare inclusiva nella quale nessuna fazione politica rimanga esclusa e che rompa con il governo oligarchico di Al-Assad. Viviamo sotto un regime che da decenni esclude sistematicamente gruppi islamisti, comunisti e indipendenti. Al momento non esiste una potenza in grado di raggiungere una soluzione che garantisca la fondazione di una Siria democratica basata sulla cittadinanza. E così, siamo ancora fermi in una guerra senza fine.

Ha speranza?

Per quattro decenni abbiamo vissuto sotto il potere della mafia creata attorno alla dinastia di Assad. Il vassallaggio, la cooperazione interessata e la repressione più brutale hanno tenuto le persone sottomesse. Ora si parla di solidarietà internazionale per aiutare i siriani. Non vogliamo la solidarietà, non mi piace questo termine; ciò di cui abbiamo bisogno è un rapporto da uguale a uguale  con l’Occidente, che non ci guardino da una posizione di superiorità, ma umilmente, e che le nostre aspirazioni democratiche siano comprese e rispettate. Questa è la mia speranza.

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