Intervento in Siria, parla Shiyam Galyon

il
(1) Il dibattito sull’opportunità di un intervento in Siria è fuorviante. Molte nazioni sono già intervenute in Siria. Gli Stati Uniti sono arrivati nel paese nel 2014 attraverso la Coalizione anti-ISIS a guida statunitense e nel contesto di una più ampia guerra al terrore che ha ucciso circa 6.000 civili nel raggiungere lo scopo (fonte: Airwars). La Russia è entrata in Siria per sostenere il suo alleato, il regime siriano, nel 2015 ed è responsabile di circa 6.000 morti civili (fonte: Airwars). Il regime siriano è responsabile di circa 195.000 morti civili (fonte: SNHR). Le milizie appoggiate dall’Iran hanno sostenuto militarmente gli assedi imposti dal regime e altre operazioni almeno dal 2011 (Naam Shaam), su ordine del generale Qassem Suleimani. La Turchia ha recentemente completato un’operazione militare per prendere il controllo di Afrin, in cui si è resa responsabile della morte di civili.

(2) La domanda “dovremmo o no intervenire in Siria” nel contesto politico Occidentale significa: dovremmo o no agire miltarmente contro il regime siriano alla luce dell’uso delle armi chimiche nell’attacco su Duma del 7 aprile, in cui sono morti almento 43 civili? (Fonte: Sams e Caschi Bianchi)

(3) Il problema è che il regime siriano ha usato la sua capacità aerea per lanciare ordigni esplosivi di fortuna, bombe a grappolo, e armi incendiarie (Napalm, per esempio) su obiettivi civili. Il problema non sono le armi chimiche, ma il regime che ha etichetatto manifestanti pacifici come terroristi e usato questo tipo di propaganda per giustificare gli attacchi. E’ questo ciò che ha portato il caos nel paese e ha provocato la maggior parte dei danni, e che continua a detabilizzare la regione e oltre.

(4) Ci sono numerose risoluzioni ONU sulla Siria che fanno appello alla fine dei bombardamenti, dell’uso di armi chimiche, della fine degli assedi, e chiedono accesso illimitato per le organizzazioni umanitarie a tutto il paese. La risoluzione 2118, al capitolo 7, autorizza l’utilizzo di qualsiasi metodo coercitivo a disposizione della comunità internazionale (dalle sanzioni all’intervento militare) per implementare l’applicazione della risoluzione stessa.

(5) La ragione per cui un’effettiva applicazione delle risoluzione è venuta meno è perchè manca la volontà politica. In più, sia gli Stati Uniti che la Russia si trovano in Siria per bombardare i terroristi. Nell’ultima delle risoluzioni Onu, la numero 2401, era contenuta la clausola che consentiva di continuare i bombardamenti a danno dei terroristi.

(6) E’ fondamentale mettere al centro la volontà dei siriani nelle discussioni che riguardano l’intervento militare. Sono due gli ambienti in cui la discussione avviene:

(6a) Gli ambienti del regime e del partito Baath, dove non vi è libertà di espressione, e lo scopo è di preservare il regime tramite la dialettica della sovranità nazionale. In questo spazio troverete persone che mettono in dubbio gli attacchi documentati, minimizzano il livello di distruzione del paese, nagano che il regime stia bombardando civili, e ricorrono all’islamofobia per meglio presentarsi come interlocutori ideali.

(6b) Gli ambienti dell’Esercito Libero e rivoluzionari, che pongono in genere al centro la protezione dei civili e le responsabilità penali di tutte le parti in causa per i loro crimini. C’è un dibattito sugli strumenti e i tempi, ma si può affermare che la maggioranza dei siriani in Siria sia favorevole a bombardamenti mirati contro le basi aeree affinchè il regime torni seriamente a trattare ad un tavolo. Un’altre versione è che Assad abbia essenzialmente vinto la guerra, che nessuno dovrebbe promuovere nuovi bombardamenti nel paese. Quest’ultima posizione si direbbe più favorevole nel processare le parti coinvolte per crimini di guerra.

(7) Per quest’ultima posizione, ci sono una serie di pro e contro queste argomentazioni.

C’è sicuramente il rischio che il massacro di civili continui, e che minacciando ripercussioni militari il regime possa essere obbligato a trattare e possa essere riabilitato il processo di Ginevra. Per cui, la risposta alla domanda “Cosa possiamo fare?” è essenzialmente questa appena descritta.

Il problema è che non sembra che l’amministrazione Trump stia agendo secondo una chiara e definita strategia, e soprattutto non una che porti alla fine definitiva dei massacri a danno dei civili (ricordate che la linea rossa continua ad essere l’uso di armi chimiche)

(8) I siriani hanno subito bombardamenti per gli ultimi 7 anni. Smettetela di pretendere che reagiscano come voi volete o vi aspettate.

(9) Mi esporrò dicendo che bisogna usare limitate azioni militari per spingere Assad a trattare una soluzione politica. Mi oppongo a qualsiasi cosa che sia altro da questo. Se anche l’Occidente attaccasse senza una reale strategia di pace, allora mi opporrei perchè sono per un accordo o nulla: dobbiamo usare la minaccia della forza per arrivare a negoziare. In altre parole: non voglio passare per una guerrafondaia, un’imperialista o una sostenitrice del colonialismo in Siria per questa presa di posizione. La minaccia concreta di un massacro significa che e persone stanno chiedendo aiuto per restare in vita.

(10) Nella mia posizione, se fossi al potere farei questo, ma ci sono siriani che non hanno fisudia nella situazione politica contingente e mantengono questa posizione. C’è spazio per entrambe le opinioni, ma non c’è spazio per quelli che sulla Siria non hanno mai preso posizione.

(11) Se sei un attivista non siriano ed europeo, per prima cosa sono sorpresa che tu sia arrivato in fondo al post. Questa situazione è dovuta anche al fatto che le nostre realtà politiche non hanno mai mostrato solidarietà. Questa volta devi fare di meglio.

 

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