Zone di sicurezza : Come le zone di de-escalation in Siria sono diventate una strategia di gestione della guerra

Nove mesi dopo l’accordo di de-escalation, ciò ha aiutato il governo siriano a conquistare ulteriore territorio e ad ampliare il suo controllo piuttosto che ridurre la violenza nelle aree designate, dicono gli esperti.

Scritto da Hashem Osseiran tradotto da Rina Coppola

(Il fumo sale dopo un attacco aereo effettuato dagli aerei del regime di Assad nella zona di de-escalation di Arbin nella Ghouta Orientale assediato il 10 gennaio 2018. Diaa Al Din/ Agnezia Anadolu / Getty Images)

BEIRUTCentinaia di civili sono stati uccisi in attacchi alle cosiddette zone di de-escalation in Siria a gennaio, minando un accordo a guida russa che le potenze mondiali hanno propagandato come un passo verso un cessate il fuoco globale nel paese.

Mentre le zone di de-escalation potrebbero non essere riuscite a ridurre la violenza e proteggere i civili, analisti ed esperti sostengono che questi non erano il principale intento del accordo. I recenti sviluppi hanno dimostrato che l’accordo è stato invece concepito come una strategia di gestione della guerra volta a indebolire l’opposizione.

“All’inizio, c’era l’illusione che questa iniziativa per introdurre zone di de-escalation avrebbe aiutato a stabilire un cessate il fuoco globale”,  ha dichiarato Anton Mardasov, un esperto non residente presso lInternational Affairs Council Russo e editorialista di Al-Monitor. “Ma dopo pochi mesi è diventato chiaro – che questo fu solo uno stratagemma per intensificare le operazioni militari in  altre zone della Siria e fare finta che ci fosse il desiderio di una soluzione politica”.

L’accordo, firmato a maggio dalla Turchia, dalla Russia e dall’Iran nella capitale kazaka di Astana, avrebbe dovuto ridurre la violenza, proteggere i civili e garantire l’accesso umanitario alle comunità assediate. Secondo i termini dell’accordo, i garanti si sarebbero astenuti dal compiere attacchi verso aree protette, a meno che non si rivolgessero al cosiddetto Stato islamico o agli affiliati di Hayat Tahrir al-Sham, dominata dalla precedente affiliazione ad Al-Qaeda in Siria.

I confini esatti delle zone di de-escalation rimangono poco chiari. Tuttavia, coprono parti di Idlib, Hama settentrionale, Ghouta orientale e Siria meridionale. Includono alcune delle ultime enclavi dell’opposizione, che all’inizio hanno provocato scetticismo dato che sembrava che l’accordo fosse stato progettato per aiutare il presidente Bashar al-Assad ad allargare il suo controllo sul paese.

Nonostante le prime critiche, le quattro aree di de-escalation hanno assistito a una riduzione relativa dei combattimenti nei mesi successivi alla firma dell’accordo, contribuendo a una narrazione che il conflitto si stava ora riducendo in vista di un accordo politico.

Ma la riduzione dei combattimenti nelle zone di de-escalation era probabile perché le forze filo-governative si stavano spostando verso la Siria orientale per combattere l’ISIS nelle sue ultime roccaforti.

Non appena i combattimenti si sono conclusi nella parte orientale della Siria, il governo attivò le prime linee a Idlib, Hama e Ghouta Orientale, portando alcuni analisti a chiedersi se l’accordo sulla zona di de-escalation fosse stato usato per aiutare il governo siriano a programmare le sue battaglie.

“Queste zone di de-escalation sono utilizzate per consentire al regime di scegliere le battaglie che vuole combattere in un determinato momento, mentre altre zone vengono ridotte all’estremo”, ha dichiarato Faysal Itani dell’Atlantic Council.

“E infatti, questo è lo schema che abbiamo visto negli ultimi due anni. È lo schema che abbiamo visto anche con i cessate il fuoco localizzati. Questo è un tipo di strategia di gestione della guerra da parte del regime.”

Il governo è stato sull’offensiva nel nord di Hama e Idlib da ottobre. A dicembre, il governo ha intensificato gli attacchi a Idlib e nella Ghouta Orientale dopo che le battaglie sono rallentato ulteriormente verso est.

Più di 200 civili sono stati uccisi da attacchi aerei su Idlib almeno dal 25 dicembre, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), i raid aerei hanno anche preso di mira un numero di ospedali e strutture mediche nella roccaforte dell’opposizione. Il CICR ha avvertito lunedì che i continui attacchi priveranno decine di migliaia di persone delle cure essenziale per salvare le loro vite.

Sostenuti da aerei da guerra russi, anche le truppe siriane e le milizie alleate avanzano a terra a Idlib, dove hanno sequestrato una serie di villaggi e una base aerea strategica dai ribelli nelle ultime settimane. Le forze filogovernative si stanno ora avvicinando alla città strategica di Saraqib, che è un importante centro militare per Hayat Tahrir al-Sham, ex affiliata di al-Qaida. L’offensiva segna la più profonda incursione del governo nella provincia da quando è caduta in mano ai ribelli quasi tre anni fa.

Il governo ha anche intensificato gli attacchi alle periferie orientali di Ghouta, a Damasco, uccidendo più di 287 persone dal 29 dicembre, ha detto oggi il SOHR. L’offensiva militare ha rafforzato l’assedio di circa 400.000 persone intrappolate nelle periferie con accesso limitato al cibo e alle medicine.

“Se questa è una de-escalation, allora non oso immaginare cosa sia una escalation”, ha dichiarato Sara Kayyali, ricercatrice siriana presso Human Rights Watch.

“Stiamo assistendo a un’escalation delle ostilità che va al di là di ciò che è necessario per la guerra e sta uccidendo attivamente i civili, che sono simultaneamente intrappolati in queste zone senza via d’uscita. Questa è una trappola mortale, non una zona sicura”, ha aggiunto.

Nel frattempo, la zona di de-escalation del sud, che alcuni analisti hanno visto come un successo, non è stata risparmiata. Il governo ha catturato una sacca ribelle nella città di Beit Jinn, vicino alle alture del Golan a gennaio, in palese violazione dell’accordo. Inoltre, l’Institute for the Study of War ha avvertito la settimana scorsa che le forze filo-governative si stanno preparando ad un “imminente assalto” nel sud della Siria in ulteriore violazione dell’accordo. Ciò mette in dubbio la durata dell’unica zona di de-escalation sponsorizzata da Washington.

Dove sono i garanti ?

Il governo è stato in grado di piegare a proprio favore l’accordo sulla zona di de-escalation perché i garanti, che avrebbero dovuto sostenere e garantire la conformità, hanno fatto ben poco per sanzionare le violazioni e, in alcuni casi, sono stati essi stessi responsabili di palese violazione dell’accordo.

Nel frattempo, la Turchia è stata fortemente critica riguardo le violazioni del governo ad Idlib, tuttavia, Ankara ha fatto ben poco per fermare i combattimenti.

La Turchia ha schierato truppe ad Idlib in ottobre con l’obiettivo dichiarato di far rispettare la zona di de-escalation. Tuttavia, anziché schierarsi in prima linea tra ribelli e regime, gli osservatori turchi sono stati inviati in aree adiacenti all’enclave curda di Afrin, che ora viene attaccata da Ankara. Ciò ha portato alcuni ad accusare la Turchia di usare l’accordo per spingere la propria agenda militare nel nord della Siria, piuttosto che lavorare per garantire il rispetto delle parti in conflitto.

Piuttosto che sanzionare il governo, l’Iran, primo sostenitore del presidente Assad, avrebbe aiutato il suo alleato a conquistare il territorio intorno a Beit Jinn attraverso i suoi delegati, tra i quali Hezbollah.

Nel frattempo, la Russia, altro alleato chiave di Assad, nelle scorse settimane ha aiutato l’esercito siriano a bombardare ferocemente nelle zone di Idlib e Ghouta Orientale, portando alcuni a mettere in discussione le intenzioni di Mosca.

“Mentre la Russia parla di ‘stabilire pace’ sta commettendo crimini di guerra sul terreno in Siria. Nessuna iniziativa russa di pace è credibile finché la Russia continuerà la sua “guerra lampo” contro il popolo siriano”, ha dichiarato in un rapporto del mese scorso, Fadel Abdul Ghany, presidente della Rete siriana per i diritti umani.

Secondo Mardasov, la Russia sta manipolando l’accordo sulla zona di de-escalation come una sua strategia di gestione della guerra, con l’obiettivo di indebolire l’opposizione e costringerli a concedere nelle trattative, il tutto mentre si atteggia a un mediatore di pace in Siria.

La Russia è stata in grado di farlo perché Washington e gli stati del Golfo hanno abbandonato il loro sostegno all’opposizione siriana. La mancanza di sostegno internazionale, ha detto, consente a Mosca di “manipolare la situazione con successo”.

“Mosca continuerà a posizionarsi come un giocatore che sta cercando un accordo politico”, ha detto. “Ma dietro la retorica moscovita di una soluzione politica, c’è una spinta a indebolire il più possibile l’opposizione e costringerla a scendere a compromessi”.

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