I Tre Pilastri della Sparizione Forzata

il

Di Yassin Al Haj Saleh. Pubblicato su Aljumhuriya il 5 maggio 2022.

Traduzione di N.A.

Il concetto di sparizione forzata è entrato tardivamente in circolazione tra i siriani in seguito alla rivoluzione e la guerra in Siria. Inserito principalmente come un concetto legale relativo ai diritti umani. La rete siriana per i diritti umani ha fornito dieci rapporti annuali sulla sparizione forzata, nel più recente (agosto 2021) si parla di 102.287 assenti, e nel rapporto precedente dell’anno prima si contavano 99 479 assenti, circa l’85% fatti sparire dal governo di Assad. Yassin Sueha ,tra il 2014 e il 2016, si è preso cura di fornire materiale basandosi sull’esperienza dell’Argentina in particolare e quella dell’ America Latina in generale (qui , qui e qui). Questo mentre una nuova percezione comincia a rappresentare la nuova realtà siriana , la realtà del rapimento e la scomparsa di siriani e siriane a mano del regime siriano e dei gruppi islamici. I tre articoli forniscono un quadro di riferimento e di paragone per riflettere sulla nostra grande esperienza in questo senso.

Il concetto di sparizione forzata è originariamente nato in Argentina per rappresentare l’esperienza della scomparsa di migliaia di attivisti di sinistra contro il dominio di una giunta militare tra il 1976 e il 1983. Quello che il dittatore Jorge Videla disse in risposta a una domanda sulle persone che il suo regime aveva fatto scomparire divenne una definizione : «Non possiamo prendere alcuna misura speciale (per scoprire il destino delle persone sparite) fin quando resteranno scomparse. Rimarranno un punto di domanda. Loro non esistono, non hanno un’ identità. Non hanno un’esistenza. Non sono vivi né morti. Sono semplicemente scomparsi ». Nel corso dei decenni il concetto di sparizione forzata è diventato un concetto modello sul quale si basano una grande varietà di esperienze. Oggi ci sono documenti e ricerche sul concetto di sparizioni sociali, persone che non sono sparite direttamente a causa di qualcuno, ma che si sono perse nel deserto del Messico, ad esempio, cercando di attraversare il confine degli Stati Uniti, oppure hanno scelto di vivere lontano dai loro genitori e conoscenti nei mondi dei senzatetto, oppure i pazienti con AIDS che trascorrono le loro giornate in ambienti invisibili con chi condivide la loro condizione, oppure donne rumene che l’illusione dell’amore ha portato in Spagna dove sono state costrette a lavorare come prostitute, o siriani, africani e tanti altri che annegano nel Mar Mediterraneo che diventa sempre più un deserto d’acqua, si spera di riuscire a passarlo ma la prospettiva di morte è alta… ( per approfondire vedere il libro sulla sparizione sociale : Estela Schindel & Gabriel Gatti (eds.) Social Disappearance)

Durante gli ultimi undici anni, abbiamo accumulato esperienze di assenteismo tentacolare, e la necessità di fare qualcosa , combinando i diritti umani, politici e teorici, e stabilire il concetto di sparizione forzata come un presupposto politico fondamentale nello studio dell’era di Assad.

Quando consideriamo esempi di assenti e vittime di sparizione forzata intorno a noi, possiamo distinguere tre elementi il primo dei quali è il sequestro , ci sono persone che sono state sequestrate e nascoste da qualche parte, in luoghi sconosciuti. Il secondo è il destino sconosciuto, quindi non si sa se i detenuti siano vivi o morti. Il terzo elemento è la mancata parte creduta colpevole.

Il dottor Mohamed Arab è stato rapito da una pattuglia del regime il 2 novembre 2011. Abdul Aziz Khair e Maher Tahan e Iyas Ayyash sono stati portati in un luogo sconosciuto, si dice l’ aeroporto internazionale di Damasco, da Settembre 2012. La dottoressa Rania Abbasi e suo marito, Abdul Rahman Yasin e le figlie Najah e Intisar , Dima e Lian e Alaa e il loro figlio Ahmed sono scomparsi da quando sono stati portati via dagli agenti di intelligence il 9 marzo 2013 (la più grande delle figlie aveva tredici anni e il bambino più piccolo due anni), e con loro anche l’aiutante della dott.ssa Abbasi, Majdouline Accad (per seguire il caso della dott.ssa Abbasi e della sua famiglia visitare l’account di Hassan Abbasi su Twitter).

Ali Mustafa, non si sa dove sia dal momento del sequestro da parte del dal regime in data 2 luglio 2013, sua figlia Wafa conta i giorni della sua assenza. (Per maggiori informazioni su Wafa e la storia di suo padre, qui). Firas Al Haj Saleh e il Dr. Ismail Hamed sono stati rapiti e portati in luoghi sconosciuti da Daesh nella città di Al Raqqa tra l’estate e l’autunno del 2013. Jihad Asaad Mohammed è stato arrestato in strada a Damasco il 10 agosto 2013, non si sa per certo luogo di detenzione . Faeq Al Mir è stato prelevato dalla strada e dalla sua scomparsa nel mese di ottobre 2013 non si sa dove sia detenuto.. Samira, Razan, Wael e Nazim sono detenuti dal giorno del loro rapimento nella notte del 9 dicembre del 2013, non sappiamo dove. Hanno trascorso questi anni in uno o più luoghi? Sono rimasti insieme nella stessa prigione oppure sono stati divisi nelle varie carceri di Jeish Al Islam?

Questi esempi sono solo una goccia nell’oceano, come si suol dire , tutti hanno in comune un luogo sconosciuto di reclusione e la sua prolungata durata. Tutti gli esempi vengono dai primi tre anni della rivoluzione, infatti la Rete Siriana per i diritti umani afferma che la maggior parte delle sparizioni forzate si è verificata nei primi quattro anni della rivoluzione. I periodi di scomparsa in questi esempi non sono inferiori a otto anni e più mesi e negli esempi più datati, il dottor Muhammad Arab, si avvicina agli 11 anni. Questo dà un’idea della gravità e della radicalizzazione delle violenze alla quale è stata sottoposta la società della rivoluzione siriana, per mano del regime, e poi per mano di vari gruppi islamici.

Il secondo e più grave elemento della sparizione forzata è il destino sconosciuto di chi è scomparso. Non sappiamo se i nostri cari sono vivi o siano stati uccisi e in questo caso quando, come, dove e dove sono i loro corpi? Il loro destino è un grande punto interrogativo, nel linguaggio di Videla. Il destino sconosciuto è l’essenza o il riassunto della scomparsa forzata . Ad oggi, non è noto il destino della maggior parte di coloro spariti tra il 1978 e il 1983 in Argentina e il loro numero è stimato intorno alle 15.000 persone.

Ma quelli che ignorano il destino degli scomparsi siamo noi, i loro cari e tutti i nostri compagni e ovviamente le persone fatte scomparire da persone simili a Videla come Bashar al-Assad, Samir Kaakah , Ahmed Hussein al-Shara’ (Al-Jolani) e gli uomini della sicurezza dell’Isis. L’assenteismo caratterizza la nostra vita, noi che non conosciamo, in modo speciale, una vita sospesa o differita in attesa dell’assente o degli assenti, uomini e donne . La condizione di vita sospesa nella quasi totalità dei casi è rafforzata dal fatto che i cari degli scomparsi vivono come rifugiati in paesi vicini o lontani, mentre i cari sono scomparsi in Siria. Per quasi un decennio, gli sforzi della gente per scoprire il destino dei loro scomparsi sono stati accolti da una completa sordità, che concorda perfettamente con la forza degli sforzi compiuti per mantenere tutto sconosciuto .

In alcuni casi , gli sforzi della gente non sono stati accolti con il silenzio, ma piuttosto con negazione, come ha fatto Jaysh al-Islam riguardo a Samira, Razan, Wael e Nazim. Ecco, tuttavia, il terzo pilastro dell’assenza forzata, che si può distinguere, sulla base dell’esperienza siriana, tra due forme di essa. Una forma incompleta che unisce destino sconosciuto e detenzione, come è il caso della maggior parte dei detenuti islamisti nelle carceri del regime negli anni Ottanta del Novecento, quando le famiglie non sapevano nulla della sorte dei propri cari detenuti, a volte per venti anni, anche se sapevano per certo che erano detenuti dal regime; Questo è anche il caso di molti dei detenuti della rivoluzione oggi, le cui famiglie sanno che le agenzie del regime li hanno presi, ma non sanno nulla del loro destino da quel momento in poi.’. Poi c’è una sparizione forzata completa, per così dire, in cui gli autori negano la responsabilità per i crimini di assenteismo, inclusa la scomparsa di Samira, Razan, Wael e Nazim, e la maggior parte dei casi di rapimento commessi dagli islamisti.

Il procedimento iniziale è differente : gli islamisti rapiscono dalla strada, oppure fanno irruzione nelle case mascherati dopo essersi assicurati che nessuno li abbia visti. Questo rende più facile per loro negare la responsabilità, è come se questo comportamento provenisse da un senso di non legittimità. E’ noto che nè Daesh nè Jeish al ‘Islam nè Al Nusra hanno mai dichiarato che i rapimenti da loro effettuati siano un’applicazione della giustizia qualunque questa sia. Il regime invece inizia con una pattuglia dell’ intelligence che prende la persona o le persone interessate dalle loro case di notte, spesso, o dal loro luogo di lavoro, o dai posti di blocco diffusi nelle città , oppure tramite agguati in qualsiasi momento della giornata. Come possiamo chiamare questo inizio? Nei verbali dei corpi di sicurezza si utilizza la parola arresto. Ma non è un arresto. Non vi è un mandato di arresto emesso da un organo giudiziario o di sicurezza, e probabilmente non ci sarà una risposta alla domanda : chi metterà le mani sulla povera vittima? Dato che ci sono decine di migliaia di persone il cui destino è sconosciuto e sono nelle mani del regime e dato che i familiari non riescono ad avere notizie dei loro figli (questo ha creato un giro di commercio di informazioni che ha fruttato al regime e i suoi mediatori milioni , nel contesto di ciò che Yassin Sueha ha chiamato: il mercato nero della sparizione forzata), possiamo parlare di sequestro di persona,di un processo di caccia agli esseri umani per poi nasconderli, anche quando i parenti sanno per certo che i loro cari sono stati fatti scomparire dal regime stesso. Per quanto riguarda il periodo prolungato di assenza, come in tutti gli esempi citati , la differenza tra le due forme di sparizione tende a diventare una formalità quasi senza significato. Con questi tre pilastri : il sequestro prolungato nel tempo, il destino sconosciuto, il silenzio e la negazione della responsabilità,la sparizione forzata acquisisce un effetto genocida, in quanto taglia fuori completamente ogni traccia della vittima che sembra non essere mai esistita. Si tratta di un annientamento sociale che traduce la politica genocida praticata nei confronti della rivoluzione e la promuove. Dove gli islamisti sono divenuti un’autorità a partire dal 2013 , essi hanno messo in atto una di genocidio pari a quella del regime anche se più povera per mezzi e capacità.

In entrambi i casi, l’assenza forzata e i pilastri qui descritti sono una continuazione della prolungata assenza politica dei siriani dai loro affari comuni.Questo è l’esempio più severo del paradigma dell’assenteismo politico, sotto il quale ricade l’approccio politico degli islamisti. La rivoluzione siriana è stata la forma dell’emergere politico di milioni di siriani, ed è stata sconfitta quando coloro che sono emersi sono stati respinti nell’oscurità o sotterrati. L’assenteismo forzato è una forma pura di interramento. È l’interramento stesso…

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