Il dominio della libertà

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Pubblicato il 27 luglio 2021 su Aljumhuriya. Di Yassin Al Haj Saleh. Traduzione di N.Al Assouad. Editing G.De Luca

Al giorno d’oggi si tende a considerare la libertà come il più alto di tutti i valori, una richiesta permanente e un fine per tutti, appena inclusa nel nostro mondo riusciamo a vedere la sua vita nei suoi cambiamenti cosi come la sua inevitabile morte. Nella nostra area del mondo a causa della mancanza di libertà politiche e delle non poche libertà sociali, la libertà sta diventando uno slogan nelle mobilitazioni, verso la promozione incondizionata del pensiero tattico, che si mobilita intorno ad essa, e a negare la sua molteplicità, il cambiamento, la composizione e la condizionalità storica e sociale. Le ragioni della mobilitazione sono sempre state in conflitto con le ragioni della conoscenza basate piuttosto sul “congedo”, sul pensiero freddo e sulla “distanza critica”, e sul capovolgere i fenomeni nelle loro sfaccettature e vederli nei loro termini. Negli esempi della casa, la prigione e l’esilio, esposti precedentemente nei ” piani e misure della libertà” , la libertà sembra essere una cosa molto preziosa che accompagna l’uomo nelle sue esperienze e nelle varie sfaccettature della sua vita che cambia, nello stesso tempo la libertà diventa una variante, che cambia aspetto con il cambiare della non libertà. Questo argomento infatti mostrerà la libertà come una parte della indole umana inserita in un concetto più ampio, di cui il nome più vicino è la vita concepita come energia esistenziale diversamente funzionante. La libertà infatti si dissolve nella salvezza o nella sopravvivenza quando la vita è esposta a pericoli come la tortura, la fame, le malattie gravi o la morte. Come la sovranità quando viene acquisita per diventare un sistema prevalente o un potere e risaputo che la sovranità viene spesso paragonata alla tortura : la morte, ovvero il decidere chi uccidere e chi lasciare in vita. Come disse Michel Foucault . La sovranità appare dunque come una vita Suprema, che raggiunge il suo Zenit nella protezione dei capi politici in cui viene personificata la sovranità. Questo indica la superiorità della loro vita se paragonata a quella delle persone comuni, la punizione terribile imposta a Robert Francois Damian di cui Foucault descrive i dettagli più orribili nel “La supervisione e la punizione” a causa di un attentato a Luigi XV. Questo può essere un modello di sovranità: la vita del re e praticamente la regina delle vite! Il significato principale è che ci sono parti dell’esistenza e dell’esperienza che si possono descrivere al di sotto della libertà ovvero la vita nuda, e parte di essa che possono essere descritte come al di sopra della libertà cioè la vita Suprema. Ma l’idea delle tante sfaccettature della libertà secondo le differenti esperienze: la casa, la prigione, d’esilio, la patria, il mondo… non può fermarsi qui . cosa significa la libertà per chi è stato torturato? La fine della tortura e la fine del suo dolore e che questo non ritorni mai più. Solo dopo quando non sarà più minacciato di tortura esso potrà forse pensare a regole generali da seguire senza che queste portino alla tortura, solo allora potrà collegare tutto ciò alla libertà. Cosa significa la libertà per chi ha fame? il cibo, il riuscire a procurarsi di che mangiare e bere e non avere più fame. Che vuol dire la libertà per un malato? La guarigione il recupero della sua salute, la padronanza del suo corpo e sul suo corpo, libertà nel suo movimento e nel suo agire. Cosa vuol dire libertà per chi è scomparso o per i deportati con la forza? Uscire dall’ ignoto, avere notizie dei loro cari e far avere loro notizie ai loro amati, raccontare le loro storie. Rimaniamo nel campo della libertà in questi casi estremi, che forse possono essere considerati come una descrizione ampia della vita nuda come descritta da Giorgio Agamben. E meglio in questi casi uscire dal concetto della libertà e spostarsi verso il concetto della vita come fonte di energia esistenziale. Parlo di descrizione ampia perché la vita nuda secondo Agamben sembra collegata ai campi di detenzione o forse ai campi per rifugiati che possono essere considerati spazi speciali, penso che questo sia un paradigma politico nella democrazia liberale occidentale. La fame che minaccia la Siria oggi e che nel passato ha minacciato altri paesi africani sembra fuori da questo concetto. Energia esistenziale sembra straripare dalla resistenza biologica minacciata ogni momento quando anche la tortura è assente ma Agamben discute una caratteristica importante e cioè l’inserimento della vita nuda nel concetto della sovranità che vede parallela alla conoscenza della politica della sovranità come entità equivalente allo stato. L’equivalenza della sovranità e dello Stato sembra però retrocedere, ci sono infatti stati con sovranità retrocessa o senza sovranità e la Siria ne è un esempio, così come tutti gli Stati arabi medio oriental,i anche se non tutti allo stesso modo. Ci sono anche sovranità senza stato, organizzazioni inferiori, lo Stato armato è un esempio caratterizzato dalla sovranità di rete globale rappresentata da Al Qaida e Daesh al giorno d’oggi. La politica dunque non si racchiude in campi organizzati come gli Stati e i suoi consigli e le organizzazioni internazionali. La vita e la vita nuda non sono racchiuse nei campi di uno stato anche rimanendo affari politici e sempre l’altra faccia della sovranità. Per quanto riguarda gli esempi citati: la fame, la tortura, la prigione, i campi per profughi, qui la libertà si dissolve nella vita, nell’uscire dalla condizione di vita nuda situata vicino alla morte, verso una vita più elevata, al di sopra delle necessità più vitali. Solo in una vita così non si vede la faccia della morte e la libertà diventa dunque una richiesta. il pensiero socialista aveva formulato la sua critica al liberalismo basandosi sulle privazioni imposte alle classi lavoratrici, per loro la libertà non vuol dire molto perché hanno bisogno di vivere, hanno bisogno di trovare pane e burro sulla tavola come si suol dire in Europa. Sulla base di questa critica si sono formati molti sistemi politici nell’unione sovietica e negli Stati a lei legati: priorità al pane e il burro e bisogni materiali, La considerazione dei bisogni spirituali è legata alla cultura in un concetto ideologico stretto e tra questi bisogni spirituali non c’è la libertà nel senso specifico: non vi è libertà di espressione e di organizzazione, al contrario vi era un’oppressione su tutti coloro che la pensavano diversamente o che si muovevano diversamente in essi e nella loro differenza è rappresentata la libertà. In nome del provvedere ai bisogni materiali sono stati riportati in molti i milioni alla vita nuda. Carestie causate dall’uomo, esilio di masse intere, campi di concentramento. Quando la vita viene garantita , essa viene rimossa come rivendicazione indipendente e al suo posto arriva la domanda di libertà, come avvenne in Unione Sovietica dopo il disarmo dello stalinismo. Se la libertà non viene raggiunta, si trasforma in una lotta politica, sociale e intellettuale, e questa è diventata la realtà nei nostri paesi dopo una sola generazione di indipendenza. L’idea di democrazia che includa libertà e i diritti delle persone nella sfera araba è nata tra gli ultimi due decenni del secolo e con le rivoluzioni arabe perché la vita è stata ” garantita” ad alcuni settori delle nostre società che si stavano espandendo, quindi non sono state annullate le alte richieste . La nuda vita è stata prodotta su larga scala dallo schiacciamento deliberato delle aspirazioni di libertà dei governati degli “stati sovrani”. Il campo di tortura di Palmyra era una fabbrica di vita nuda e profana durante gli ultimi due decenni del governo di Hafez al-Assad. La produzione di una nuda vita, una vita eliminata, o esaurita in una scarsa sopravvivenza sembra essere un modo per abolire la libertà spingendo avanti la domanda di una vita che sia più semplice ma sufficiente per sfuggire alla tortura, alla fame e all’assenza. L’approccio del regime di Assad durante la rivoluzione siriana, inclusi massacri, assedi, torture e sparizioni, può essere visto come ciò che Gul Itjem ha definito una “tanatocrazia” ossia la regola della morte. Il potere che decide chi uccidere e chi lasciare vivere come nella definizione della sovranità di Foucault , e dopo di lui Achille Mpembe. Il concetto di necropolitica di Mpembe (letteralmente: la politica della morte), che definisce quali vite sono importanti e quali sono ridondanti e superflue, è riferito alla sovranità come modello politico. Esso risponde meglio alla descrizione del regime di potere in Siria, che sta vigorosamente alzando la bandiera della produzione di morte su larga scala come forma di governo e condizione per la sua sopravvivenza. La vita permanente dei governanti richiede una morte in eccesso dei governati. Ciò non toglie che la Siria, come tutti i paesi contemporanei del mondo, esibisca caratteristiche di potere disciplinare sui corpi (attraverso la scuola, la caserma, l’ospedale, ecc., e si possono aggiungere vari sport) e di biopotere che ruota intorno alla popolazione (statistiche, tabulazioni, classi di età e percentuali di ogni genere), già apparse in Europa nel XVIII secolo, in concomitanza con il declino della tortura e dell’omicidio. Il governo di Assad è dominato dal carattere dell’autorità sovrana davanti alla quale tutte le vite sono esposte: è un sistema che spinge in primo piano l’esigenza della sopravvivenza delle persone ,la vita “nascosta” in entrambi i sensi della parola: la invisibile , velata e poi la vita sufficiente, in cui le persone non sono esposte, è nascosta la loro fame, il loro bisogno e la loro ” nudità” Quella che Asad chiama “sicurezza ” è proprio una vita senza libertà, e senza una politica conoscente della libertà, come pensava Hannah Arendt. Forse l’esempio siriano, basato su Foucault e Mpembe, porta a credere che la base dell’autorità sia in ogni caso l’ordine delle vite o la protezione non uguale della vita. Il paradosso del potere che vediamo chiaramente in Siria è che proteggere una specifica gerarchia di vite richiede più potere nelle mani di coloro che occupano le posizioni già più alte all’interno di questa gerarchia, il che innesca una dinamica di accumulazione di potere e discriminazione aperta a una diffusa Morte. Il razzismo che è necessario perché il biopotere possa uccidere, secondo Foucault, cioè agire come potere sovrano, è qui attuato dal settarismo. Il maestro mette la protezione della sua vita nelle mani dei dispositivi che producono e generalizzano la morte, così che più vita del sovrano significa più morte dei sudditi. E quindi più settarismo.

Sovranità e vita suprema

Ma cosa succede se la libertà è raggiunta e diventa un’autorità e un sistema di vita? In effetti, ciò è ottenuto da ampi strati della popolazione nei paesi capitalisti liberaldemocratici dell’Occidente, in particolare dalle etnie dominanti. Qui la nuda vita è cessata e la lotta per la libertà ha ottenuto grandi successi: la libertà non è più un atto di lotta contro le autorità tiranniche. L’aspirazione diffusa in queste società è la sovranità, una sorta di “libertà positiva” diretta al possesso dell’oceano e del mondo, verso una sorta di sé senza vincoli e verso il privilegio sociale, politico e culturale. La sovranità può essere derivata dall’associazione della libertà con l’abilità come risultato di rivoluzioni geografiche, pratiche e tecnologiche e dall’emergere del libero sé “sovrano”, ma anche dall’espropriazione del controllo e della proprietà o dall’espropriazione di ciò che è nelle mani di altri, che è stato affinato dalle scoperte geografiche e dall’acquisizione di più di un quarto del pianeta, le Americhe, l’Australia e la Nuova Zelanda, da alcuni meno di un decimo della popolazione del pianeta. La sovranità è sovranità sulla natura, sulle altre società e sull’espropriazione delle loro terre, e sul mondo in una forma di sovranità divina o quasi. La sovranità si è trasformata in una cultura e un modello di personalità dopo essere scomparsa come vita suprema e il “decidere chi viene ucciso e chi è lasciato vivere”, è diventata la forma esterna del potere dello stato-nazione occidentale nei suoi rapporti con le ex colonie. Secondo Foucault, che non si è mai occupato di colonialismo (sebbene la parola sia talvolta menzionata nelle sue opere), questo è stato sostituito nel capitalismo liberale occidentale dalla gestione della sfera della vita che si manifesta nelle tecnologie di regolazione della popolazione di censimento, tabulazione e tassi (nascite, morti, malattie… insieme – come Progresso – con la fine della tortura e la sostituzione del carcere. La tortura è dovuta nella misura in cui questo Paese “ha bisogno” di uccidere o mettere in evidenza con forza il suo volto sovrano, come nel contesto della “guerra al terrorismo”, per esempio. Man mano che la libertà si moltiplica e qualunque sia la sua portata, Stati, gruppi o individui, la sovranità tende ad essere contro l’uguaglianza, e corrisponde naturalmente al fatto che i padroni da soli hanno il meglio e più di tutti. La storia moderna dell’Occidente, fin dalle scoperte geografiche, mostra questa naturalizzazione radicata nella natura o quasi. È una struttura che permea l’individuo e lo stato: l’io sovrano che domina il soggetto, l’uomo padrone che domina la natura, lo stato sovrano che domina le relazioni internazionali : tutti sono eredi della conquista coloniale di quattro continenti: Americhe, Africa, Australia e gran parte dell’Asia, insieme a grandi genocidi in America, Australia e la schiavitù africana. Secondo la tesi di Carl Schmidt, che lega la sovranità alla sospensione della legge e alla determinazione dell’eccezione, il diritto all’eccezione appare rispettato e preservato per gli Stati sovrani e per i cittadini gentili degli Stati sovrani, e per la cultura-civiltà degli Stati sovrani. Quando l’eccezione si sposta dal campo del diritto al campo della cultura, diventa eccezionale, un credo che costituisce la consapevolezza di sé, il suo posto nel mondo, la sua unicità e il suo genio. Non ci vuole necessariamente un’ideologia particolare per chiamare questa situazione eccezionalismo americano. L’importante è che si normalizzi un’eccezione più alta per sé e per l’amico dai limiti della legge, andando inevitabilmente con un’eccezione più bassa per il nemico dalla protezione della legge. Schmidt, che fondava la politica sulla distinzione tra amico e nemico, e la dissolveva in guerra su ciò che ci si aspetta da un nazionalista tedesco fedele al partito nazista, non si curava di distinguere tra due forme di eccezione, quella superiore e quella inferiore, che mostrano la cristallizzazione dell’eccezione nell’eccezionalismo collettivo, il soggetto principale in cui è lo stato o la civiltà. . Questo eccezionalismo collettivo sembra essere descritto come il miracolo occidentale (che eredita un miracolo che lo ha preceduto: il miracolo greco), il che ricorda che lo stesso Schmitt ha visto l’eccezione come una sospensione della legge da parte della sovranità e più come un miracolo in teologia . Per inciso, l’uomo era dell’opinione che i concetti politici del moderno stato-nazione fossero forme secolarizzate della teologia cristiana, in cui lo stato occupa la posizione di Dio. Se ci basiamo su quanto detto sopra circa l’incarnazione della sovranità in un modello dell’individuo, è lecito vedere nell’individuo padrone una specie di divinità o una semi-divinità (homo deus).Questo, tra l’altro, è il titolo del libro di Yuval Noah Harari, che conta sulle rivoluzioni della biologia evolutiva e dell’intelligenza artificiale per l’emergere di questo tipo di essere umano che potrebbe vivere presto 150 anni e tra un secolo più di 500 anni. La libertà come lotta contro i limiti e le limitazioni è dietro l’apparenza di questo semidio. L’immortalità, la completezza della divinità, è ciò che egli cerca. La libertà in un mondo di eccezione più elevata è interconnessa con la libertà nei regni di eccezione inferiore, e l’interdipendenza appare come un rapporto di produzione nelle due più vicine a noi: la più alta eccezione israeliana e la più bassa eccezione palestinese. L’eccezione israeliana è un prodotto dell’eccezione palestinese in un modo che rende necessaria la fine della prima per la fine della seconda. Prima di allora, il dominio nazista ha prodotto il campo di concentramento, e la Germania, soprattutto, ha prodotto l’ebreo , il muselmann che era al di sotto di tutti. Il “Muselmann” è un detenuto di un campo di concentramento nazista che ha ceduto al suo crudele destino, diventando un “cercatore di cadaveri” per dirla come Primo Levi, in procinto di morire o di essere mandato alle camere a gas. “Musulman “, questa forma estrema di vita nuda, si riferisce implicitamente ai musulmani e porta carica orientalista nei confronti di un musulmano che si arrende al suo destino, per il quale la libertà non significa nulla. Collegando la sovranità alla “guerra al terrorismo”, si può dire che il padrone è colui che decide chi è il terrorista escluso dalla giustizia e anche dalla politica, per una questione di sicurezza. Un “terrorista” è qualcuno che può essere ucciso senza conseguenze e qualcuno che può essere torturato. Intorno a questa eccezione, una coalizione di padroni che non sono necessariamente uguali, ma che uccidono e torturano insieme i “terroristi”, ha il diritto unanime di sterminarli.

Nel campo della libertà

Il punto a cui voglio arrivare è che la libertà è un settore intermedio che acquisisce il suo significato più pieno tra la nuda vita (dove la libertà non è un requisito) e la vita sovrana (dove la libertà non è più un requisito). Il punto è che la richiesta di libertà stessa non è completamente libera in ogni situazione, in ogni tempo e in ogni luogo, indipendentemente dalla condizione di vita dignitosa o buona. L’opposto della vita dignitosa, come dovrebbe ora essere chiaro, non è la vita che è mera esistenza o mera sopravvivenza, ma anche la vita superiore o la sovranità che non sembra realizzarsi senza una vita inferiore e dipendente. E poiché è la presunzione di una vita dignitosa, la libertà non riguarfa l’affamato, l’indigente e il nascosto, né è ciò che preoccupa le menti dei padroni della vita dalla somiglianza degli dei.La sovranità è stata associata al colonialismo e allo sterminio, sebbene la moderna sovranità occidentale si sia sempre stata lodata e chiamata il mondo libero (e il mondo civilizzato). Da un altro punto di vista, la libertà appare identica al dominio della politica, e non al dominio di sotto alla politica, quello della vita biologica indebolita, non della supremazia e della doppia vita sopra di essa. Sappiamo che laddove aumenta la domanda di sovranità, per esempio nei movimenti di liberazione nazionale, la domanda di libertà tende a ritirarsi. È assente nei sovrani o nei governanti divini come gli islamisti. Forse la tirannia può essere definita in generale come l’erosione o l’assorbimento della sfera della politica nell’interesse della sfera della sovranità, o un’esclusione assoluta del tiranno e dei suoi patroni, che tende a produrre una società di padroni, dipendenti o sub -cittadini, che sono esclusi dai diritti. La Siria è un buon esempio. In questo modo, la libertà appare nel suo rapporto con la vita, come dicevo in una discussione precedente, come un rapporto con la non-libertà o con i limiti della libertà. C’è una vita che è una vita minore, in cui la libertà non significa nulla, e c’è una vita che si arricchisce, in cui la libertà è indispensabile per diventare una vita prospera e politica, e c’è una vita sopra ricca e sovra- politica, ovvero una vita suprema e sovrana, in cui la libertà si realizza e si trascende. In un certo senso, la vita delle classi alte e dei ceti medi nelle società occidentali contemporanee è una vita post-libera, l’aristocrazia del pianeta che vuole vassalli e schiavi e vede l’uguaglianza come una minaccia esistenziale. La libertà non sembra essere una questione di lotta mobilitabile intorno ad essa nei paesi dell’Occidente capitalista liberale, anche nei confronti degli strati inferiori dei bianchi. La struttura non sostiene più la proposizione dell’idea di libertà come slogan di protesta, né come esempio o beatitudine. Da quanto precede risulta che la libertà è un’area irta di morte da entrambe le parti: l’aspetto della vita nuda e dell’essere umano lecito, e l’aspetto della sovranità e la determinazione della morte. Dal punto di vista di ciò che è al di sotto dell’essere umano da “musulmann” così come dal punto di vista di ciò che è al di sopra della persona Superuomo, cioè da una vita che è al di sopra di tutta la vita, come la vita dell’israeliano e dell’americano. Il legame tra la libertà e un settore medio tra la nuda vita e la sovranità suprema ne facilita l’interpretazione e l’appropriazione discorsiva nel linguaggio delle classi, in particolare per quanto riguarda la classe media, non il proletariato, l’alta borghesia o l’aristocrazia. Ma forse è più corretto che libertà significhi la media in ogni essere umano, e non una specifica classe di persone: lo spazio di incontro e di azione tra la nuda vita di un essere umano lecito e la sovranità che esclude, colonizza e distrugge. Questo settore è anche lo spazio dell’uguaglianza o lo spazio della definizione della giustizia come uguaglianza, uguaglianza nella vita, dove ogni vita è uguale ad un’altra. D’altra parte, ogni persona è padrona di fronte all’homo sacer, anche se il capo, prigioniero nel campo di concentramento nazista, gestisce l’ordine quotidiano dei dormitori, media tra gli elementi delle forze di stordimento naziste che gestiscono il campo di concentramento e i detenuti consentiti, ed era spesso cattivo, violento e malizioso. Inoltre, ogni persona si avvicina all’essere umano lecito davanti al Maestro, come sappiamo dall’esempio siriano. In entrambi i casi, una vita non è uguale ad un’altra vita. Nel nostro paese, la vita del sovrano Al-Asad considera il paese nel suo insieme, come rivela il motto di Al-Assad o nessuno. La vita lecita di una persona non vale niente e non ha nemmeno un valore sacrificale: non muore martire, e la sua morte non ha senso. Anche qui la Siria è l’esempio più eclatante. Vite importanti e non importanti Queste stime mostrano impedimenti strutturali alla lotta per la libertà. Ci sono più mondi nel nostro unico mondo, mondi che non coesistono, non condividono nulla o non sono motivati dalle stesse aspirazioni e richieste. Il Regno dei Sovrani non poteva ascoltare il regno della nuda vita o delle persone lecite. Quello che si scrive e il materiale fotografico che arriva all’occidente sulla Siria, la Palestina o il mondo arabo: l’incomprensione che ha qui le sue radici strutturali. Il Regno della Sovranità è una prigione come il Regno della Nuda Vita, ma è una prigione opzionale. O meglio, è un mondo-castello, in cui i residenti sentono di sapere tutto ciò che è importante per se stessi e per gli altri, e non vogliono essere conosciuti diversamente. I neri negli Stati Uniti lottano per dire che le vite dei neri contano. Questa sembra un’aspirazione incomprensibile per chi pensa che, ovviamente, le vite dei neri siano importanti quanto le vite dei non neri, e la questione non ha bisogno di un’enfasi particolare. Ma l’essenza del sistema di sovranità è che non tutte le vite sono uguali a tutte le vite e le vite dei neri non sono importanti quanto quelle dei bianchi. Sappiamo che in Siria che la vita del sovrano Assad non è come quella di nessun altro siriano. Quando ci fu un tentativo di omicidio verso Hafez al-Assad nel 1980, suo fratello Rifaat inviò un commando nella prigione di Palmira, che uccise circa un migliaio di detenuti islamisti. Quando il potenziale successore di Hitler, Reinhard Heydrich, fu assassinato in Cecoslovacchia nel 1942, i nazisti uccisero tutti gli uomini nel villaggio che riteneva avesse ospitato i suoi assassini, mandarono le donne nei campi di concentramento, i bambini furono inviati a istituzioni per la “rieducazione” e il villaggio fu completamente distrutto. Decine di palestinesi vengono uccisi quando un palestinese uccide un israeliano. Circa 240 palestinesi sono stati uccisi nell’ultima battaglia contro Israele, in seguito all’invasione dei coloni per occupare le case palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah di Gerusalemme, mentre gli israeliani uccisi furono 12 . La disuguaglianza di vita serve come definizione del razzismo, e stabilisce un ragionamento valido: il razzismo è un prodotto della sovranità e uno dei suoi requisiti, come ha già detto Michel Foucault. Tra la vita della sovrana della massima importanza e la vita che non conta , la libertà è oggi sotto assedio.

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