“Non Soffochiamo la Verità”

“Non Soffochiamo la Verità” è il nome di un sito che si occupa di riportare notizie sugli attacchi con armi chimiche avvenuti in Siria negli ultimi 10 anni. È anche un hashtag che gira per le reti sociali, soprattutto da qualche giorno. Ricorre infatti oggi 21 agosto l’ottavo anniversario del massacro con armi chimiche, con le quali il regime siriano ha bombardato e ucciso con gas tossici piú di 1.400 persone nell’area di Al Ghouta (intorno a Damasco) molte delle quali perdevano la vita nel sonno perché l’attacco avvenne di mattina presto.

Qui, varie testimonianze del momento e del giorno dell’attacco: attivisti che da tempo hanno lasciato la Siria o che non si sa dove siano(come nel caso di Razan Zaithoune e Samira Khalil).

Dani, attivista della Ghouta, scrive in questi giorni su Facebook:

“Prima dell’alba, il 21 agosto 2013, intorno alle 5.30, sono salito sul tetto dell’edificio per indagare sul rumore di un’esplosione che assomigliava allo scoppio di una piccola bomba. Un minuto dopo, ho sentito questo suono abominevole, che ancora mi perseguita, provenire dal lato di Damasco, poi lo stesso rumore di esplosione in città; le urla di angoscia si sono sentiti dopo, e abbiamo assistito a una giornata piena di morte senza sangue a Moadamiyeh, in concomitanza con la morte gialla a #Eastern_Ghouta. L’assassino, #Assad! È ancora frenetico a piede libero..”

In questo link un breve video di quanto accadeva a Moadamiyeh quella mattina:

C’è poi chi fotografò quei corpi, foto che sono finite sui media di tutto il mondo. Si tratta di Mohammed Abdullah, conosciuto anche come Artino. Riportiamo un breve scorcio della sua testimonianza per Middle East Eye nel 2016.

“Nell’agosto 2013, ho assistito all’ormai famigerato attacco chimico ad Al Ghouta. Sono stato svegliato nel cuore della notte con la notizia di un attacco col gas. La mattina dopo, nonostante diversi avvertimenti di non andare da nessuna parte, sono andato a indagare io stesso. Niente mi avrebbe preparato per quello che ho visto: bambini, neonati sdraiati sul pavimento in pigiama, così immobili e calmi senza segni visibili di ferite. Sembrava che stessero dormendo, ma tutto intorno era il caos: tutti urlavano e piangevano, ma i bambini erano così immobili e ultraterreni. Ho notato lo strano colore della loro pelle; avevano liquido che usciva dalla bocca e dagli occhi. Erano tutti morti. Dicono che siano stati uccisi più di 400 bambini. Ero paralizzato. Non potevo muovermi, figuriamoci fare una foto. Quando la sensazione di nausea è svanita, ho trovato un medico e gli ho chiesto: “Come puoi essere sicuro che si tratti di una sostanza chimica e non di una morte normale?” Lui stesso era sotto shock, il suo collega era morto dopo aver inalato il gas Sarin. Mi ha mostrato con cura il colore blu scuro della loro pelle; la schiuma e il vomito intorno alla bocca erano i segni dell’asfissia. I corpi sono stati disposti in scuole e moschee, file su file. Ho vagato da un edificio all’altro scattando foto. Qualcosa dentro di me si è rotto: tante vittime, sopravvissuti allucinati e senza fiato. Quel giorno fu l’inferno ad Al Ghouta orientale. Barack Obama ha detto che se Assad avesse usato armi chimiche sulla sua stessa gente non ci sarebbe stata altra scelta che intervenire. Stiamo ancora aspettando. Ho convinto i miei genitori a lasciare Al Ghouta perché l’intera area era assediata dalle forze governative. L’assedio si stava facendo più serrato e il cibo che avevamo immagazzinato non sarebbe durato a lungo. Nessuno di noi sceglie di abbandonare le proprie case, ma a volte non abbiamo piú opzioni. I miei genitori sono sulla cinquantina e vivere in una zona di guerra è un enorme fardello.”

A continuazione, alcuni dei suoi scatti

Nella primavera-estate del 2013 ad Al Ghouta arrivarono anche Razan Zaithoune e Samira Khalil (rapite a dicembre dello stesso anno, molto probabilmente dal gruppo jihadista di Jaish al Islam che all’epoca faceva la voce grossa a Douma, con Wael Hammada e Nazem Hamadi. Ad oggi non si sa dove siano). Erano li per sfuggire alle persecuzioni del regime e prestavano aiuto alla popolazione civile assediata e bombardata.Oltre a documentare i crimini di tutte le parti implicate nel conflitto, attraverso il Violacion Documentacion Center. In quei giorni documentarono gli attacchi del regime.

Razan Zaithoune scriveva:(articolo in italiano su questo blog)

Alla ricerca dei propri cari tra i volti nei massacri di massa

24 agosto 2013

Cercando di ricordare lentamente i dettagli di quel giorno, dovrei scoppiare in lacrime e urlare come si suppone faccia una persona “normale”. Sono terrorizzata dal torpore che sento nel mio petto e dalla nebbia che avvolge il lampo di immagini nella mia mente. Questa non è la reazione che ci si aspetta dopo aver trascorso l’intera giornata impegnata a non inciampare nei corpi allineati l’uno accanto all’altro. Avvolti in sudari o in vecchie coperte se ne vedevano solo le facce e le schiume bluastre che si bloccavano agli angoli delle loro bocche, a volte una linea di sangue si mescolava con la schiuma. Sulla fronte o sul sudario, era scritto un numero, un nome o la parola “anonimo”.Nei villaggi della Ghouta, in tutti i punti medici che hanno ricevuto i corpi dei martiri e dei feriti, si sono ripetute le stesse storie e le stesse immagini. I volti di coloro fermi nelle stanze dei paramedici sono quelli di chi non è sopravvissuto ai gas tossici; e ci ripetevamo come avavano fatto ad attraversare le porte ed erano entrati nelle case alla ricerca di bambini che dormivano nei loro letti in pace e tranquillità e che non si sarebbero mai più svegliati. La maggior parte dei bambini era morta, solo pochi di loro erano arrivati ​​ai punti medici per essere poi salvati. La morte collettiva delle famiglie è l’immagine più persistente. La madre, il padre e i bambini sono stati spostati dai loro letti alle fosse comuni.In una delle fosse comuni della città di Zamalka, il padre era in piedi davanti a una lunga sepoltura che sembrava infinita. Lì erano stati sepolti sua moglie e suo figlio, accanto a loro c’era un’altra famiglia e poi un’altra ancora. Ho pensato che stesse segretamente invidiando le famiglie che hanno lasciato questo mondo tutti insieme e sono seppellite in quelle tombe strette, senza lasciare nessuno indietro nel dolore e nell’amarezza.

I rumori degli scontri erano forti e molto vicini, ma a nessuno dei presenti sembrava importare, erano impegnati a scavare e togliere la sporcizia dai visi e dai corpi dei loro cari. Il supervisore della sepoltura stava spiegando che i cadaveri erano così vicini l’un l’altro che in una piccola sepoltura potevano arrivare ad esserci fino a 140 corpi.

Qualcuno ha detto: “Scatta una foto, scatta una foto” e stava nominando i membri di una famiglia, “e c’è la cosiddetta famiglia ..” Stavamo aspettando lì come se dovessimo vedere quella famiglia, salutare i genitori , gli animali domestici, i bambini, ma abbiamo potuto vedere solo terreno irregolare e diversi rami secchi di mirto posto su di esso.

Le famiglie si sono riunite per cercare i loro parenti nei luoghi dove giungevano i corpi. Una signora anziana era entrata a cercare delle persone e a farsi mostrare i corpi dei suoi figli e dei suoi fratelli nel caso fossero stati martirizzati. I giovani l’avevano aiutata a sollevare le coperte dai volti di martiri non identificati. Uno dopo l’altro li osservava e ringraziava Allah con voce tremante.

Nella maggior parte dei casi, i membri della stessa famiglia erano dispersi tra i punti medici di tutta l’area della Ghouta. Quelli di loro che sono stati salvati, hanno iniziato un viaggio da una città all’altra per cercare la propria famiglia . Tutti erano arrabbiati e riuscivano a malapena a non crollare in lacrime ogni volta che non riuscivano a trovare i loro cari tra i feriti o i martiri o nelle liste di nomi che i supervisori erano in grado di registrare.

La situazione dei feriti non era migliore, specialmente per i bambini, se gli si rivolgeva una semplice parola, stringevano le loro piccole labbra e cercavano di trattenere il pianto come se avessimo avuto intenzione di punirli. La prima domanda che tutti i bambini si sono rivolti è stata riguardo i loro genitori e nessuno ha avuto risposta, perché nessuno ha osato rispondere, nessuno ha nemmeno capito tutto quello che stava succedendo..

Accanto a uno dei punti medici, un uomo stava piangendo e agitando le mani invano. Ha detto di aver salvato 3 donne e mentre si stava precipitando in ospedale, per via della fretta, aveva investito un uomo, uccidendolo. Quando è arrivato in ospedale, ha parcheggiato il suo furgone in attesa di prendere una decisione dopo aver ucciso accidentalmente l’uomo.Alcuni minuti più tardi, un aereo da guerra Mig ha lanciato un attacco aereo e ha scelto esattamente il punto in cui ha parcheggiato il suo furgone per cadere e trasformarlo in rovine! Chi potrebbe mai vivere incidenti simili in poche ore e riuscire a non pensare che questo mondo sta terminando ed è imminente il giorno del giudizio?

Chiunque avesse avuto ancora un pó di forza e lucidità , sarebbe esploso in un’ondata di rabbia verso gli altri e se stesso. Nessuno avrebbe mai immaginato che centinaia di persone avrebbero potuto essere salvate, se solo fosse stata disponibile più medicina, se solo l ‘autorità competente non fosse stata così riluttante nello stabilire punti medici specifici per coloro che erano stati attaccati con gas chimici. Persino i medici sono arrabbiati con loro stessi per essere stati messi nella situazione di dover scegliere chi deve ricevere cure e chi no, in un gioco di vita o di morte nella ribelle Siria. Il dottor Majid ha scritto su Facebook: “Ho pianto oggi mentre ricevevo le donazioni di persone nobili e generose che non pensavano che il progetto che abbiamo presentato 4 mesi fa, per mettere su un punto medico per il trattamento delle lesioni da gas chimici, sarebbe stato necessario ma oggi ne erano convinti dopo aver visto le centinaia di martiri. Ho pianto quando ho firmato le ricevute di denaro per le quali abbiamo pagato il prezzo nei martiri “.Ormai siamo abituati al fatto che ogni cosa è possibile e l’unico modo per affrontarla relativamente è essere pronti. Bisogna essere pronto per essere bombardato, per la fame e anche per attacchi chimici! Questo è il massimo che possiamo fare.Quindi, la seguente conversazione con i nostri figli diventa una cosa banale nelle nostre vite: “Figlio mio, lavati i denti e vai a letto, si sta facendo tardi. Non bere troppa acqua! Se senti il ​​tuono di un aereo da guerra, scendi nel seminterrato. Se senti un odore strano, sali sul tetto. Se hai finito il tempo e non hai potuto fare nulla, hai davvero bisogno di sapere che ti amo così tanto ma non dipende da me . Il mondo è così squallido e crudele. Un giorno capirai da grande, se ne avrai la possibilità! Possiamo svegliarci tutti in una vera patria “.

Vittime dell’attacco con armi chimiche sulla Ghouta orientale, il 21agosto 2013(Reuters)

Testimonianza di Razan per il programma Democracy Now :

Anche l’attivista Samira Khalil, scrisse riguardo a questo girone infernale su quello che poi è stato pubblicato come Il Diario di Samira.

Dopo aver vissuto 3 mesi di inferno a Douma, e dopo aver visitato i principali punto medici di Al Ghouta, il 23 agosto 2013 Samira scrive:

“Ieri è stata una giornata che non puó essere paragonata q nessun’altra. La catastrofe umanitaria si è svelata Nuda e cruda. Pazzia, paura, rabbia, sentimento di oppressione e di ingiustizia. La morte è entrata nelle casa con il suo odore attraverso i balconi; è stata una trappola tesa a tradimento dal macellaio delle armi chimiche. Intere famiglie che stavano dormendo hanno respirato il veleno del suo crimine e molte di loro sono finite in una fossa comune, poichè, nel bel mezzo della confusione, non sempre si è riuscito ad identificare, a sapere i loro nomi; questo crimine segnerá l’umanità di un’eterna vergogna.” Da Il Diario di Samira, GMR Editore, 2019

Riguardo le responsabilità dell’attacco, responsabilità sulle quali i dubbi sono inesistenti, Human Rights Watch scrive un un report:

(…)La nostra indagine rileva che gli attacchi del 21 agosto erano probabilmente attacchi con armi chimiche che utilizzavano un sistema missilistico superficie-superficie di circa 330 mm di diametro, probabilmente prodotto in Siria, e un sistema missilistico superficie-superficie da 140 mm di epoca sovietica per fornire un nervo agente. Le prove suggeriscono che l’agente era molto probabilmente Sarin o un agente nervino simile per armi. Tre medici locali hanno riferito a Human Rights Watch che le vittime degli attacchi hanno mostrato sintomi compatibili con l’esposizione al gas nervino, compreso il soffocamento; respiro ristretto, irregolare e poco frequente; spasmi muscolari involontari; nausea; schiuma in bocca; liquido che fuoriesce dal naso e dagli occhi; convulsioni; vertigini; visione offuscata; e occhi rossi e irritati, e pupille appuntite.

Le prove relative al tipo di razzi e lanciatori utilizzati in questi attacchi suggeriscono fortemente che si tratta di sistemi d’arma noti e documentati per essere in possesso e utilizzati solo dalle forze armate del governo siriano. Human Rights Watch e gli esperti di armi che monitorano l’uso di armi in Siria non hanno documentato che le forze di opposizione siriane siano in possesso dei razzi da 140 mm e 330 mm utilizzati nell’attacco, o dei loro lanciatori associati.

Il governo siriano ha negato la propria responsabilità per l’attacco e ha incolpato i gruppi di opposizione, ma non ha presentato alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni. Sulla base delle prove disponibili, Human Rights Watch rileva che le forze governative siriane sono state quasi certamente responsabili degli attacchi del 21 agosto e che un agente nervino di tipo militare è stato consegnato durante l’attacco utilizzando sistemi di lancio di razzi appositamente progettati. La portata e la natura coordinata dei due attacchi; contro le aree controllate dall’opposizione; la presenza di potenziali siti di lancio controllati dal governo entro il raggio degli obiettivi; lo schema di altri recenti presunti attacchi con armi chimiche contro aree controllate dall’opposizione utilizzando lo stesso sistema di lancio di razzi da 330 mm; e il possesso documentato dei sistemi missilistici da 140 mm e 330 mm in grado di fornire armi chimiche nell’arsenale del governo, tutti indicano la responsabilità del governo siriano per gli attacchi.

Human Rights Watch ha indagato su affermazioni alternative secondo cui le stesse forze di opposizione erano responsabili degli attacchi del 21 agosto e ha trovato tali affermazioni prive di credibilità e incoerenti con le prove trovate sulla scena. Le affermazioni secondo cui le morti del 21 agosto sono state causate da un’esplosione accidentale da parte delle forze dell’opposizione che maneggiavano male le armi chimiche in loro possesso non sono coerenti con un gran numero di morti in due località a 16 chilometri di distanza e la documentazione di attacchi missilistici sui siti quella mattina, come evidenziato da un testimone conti, i danni visibili sui razzi stessi e sui loro crateri da impatto.”

Ci augurismo che insieme allá verità non soffochi nemmeno la GIUSTIZIA. Lo dobbiamo a quelle 1.400 persone che nei loro sogni hanno trovato la morte.

Giovanna De Luca

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