La decima relazione annuale sulle sparizioni forzate in Siria nella Giornata Internazionale delle Vittime delle Sparizioni Forzate; lunghi anni di costante dolore e perdita

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Quasi 102.000 cittadini siriani sono vittime di sparizioni forzate dal marzo 2011, principalmente per mano del regime siriano, per distruggere e intimidire l’intera popolazione

Qui il link per leggere l’intero report.

(Traduzuine G. De Luca)

Parigi – La Rete siriana per i diritti umani (SNHR) pubblica il suo decimo rapporto annuale sulle sparizioni forzate in Siria in occasione della Giornata internazionale delle vittime di sparizioni forzate il 30 agosto, in cui sottolinea che le persone scomparse in Siria e le loro famiglie  soffrono un costante senso di dolore e perdita.  Il rapporto rivela che il numero di persone detenute dal marzo 2011 che rimangono ancora vittime di sparizioni forzate ad agosto 2021 ha raggiunto quota 102.287 persone, la stragrande maggioranza delle quali sono state detenute dal regime siriano, che fa sparire le persone con l’obiettivo di distruggerle  e intimidire l’intera popolazione.

Il rapporto di 49 pagine, che fornisce dettagli su un gran numero di sparizioni forzate, nonché testimonianze dei familiari delle vittime, rivela che il fenomeno delle sparizioni forzate in Siria è organicamente legato al fenomeno degli arresti arbitrari, cosi come la maggior parte di coloro  sottoposti a detenzione arbitraria continuano a essere classificati come vittime di sparizioni forzate.  Il rapporto aggiunge che il regime siriano ha preso di mira i partecipanti alle manifestazioni politiche contro il suo governo con arresti arbitrari e diffusi sin dai primi giorni della rivolta popolare nel marzo 2011, e ha sistematicamente utilizzato le sparizioni forzate come uno dei suoi più noti strumenti di repressione e terrorismo mirati a schiacciare e distruggere gli oppositori politici semplicemente per aver espresso la loro opinione;  il regime ha anche sfruttato le capacità dei servizi di sicurezza e del suo  personale, composto da decine di migliaia di persone, a tal fine.

Il rapporto spiega che i primi anni della rivolta di massa hanno visto la più alta percentuale di sparizioni forzate perché le manifestazioni si stavano svolgendo con estrena frequenza e all’interno delle aree sotto il controllo del regime siriano, cosa che ha dato vita a un’ondata massiccia degli arresti e delle sparizioni che hanno reso il regime siriano  il peggiore a livello globale nel ventunesimo secolo in termini di sparizione forzata dei suoi cittadini, come osserva il rapporto.

Il report aggiunge che nelle aree in cui il regime siriano ha ripreso il controllo, sono stati documentati centinaia di casi di sparizioni forzate contro la popolazione di quelle aree, il che conferma i continui sforzi del regime siriano nel perseguitare e punire anche i partecipanti delle alla rivolta popolare contro il regime.  Ciò dimostra anche, come abbiamo ripetuto decine di volte, che è impossibile per la Siria raggiungere uno stato di stabilità con anche il minimo rispetto dei diritti più elementari del cittadino siriano finché i brutali servizi di sicurezza che seguono servilmente gli ordini del regime siriano sopravvano;  ciò significa che l’idea di una soluzione politica credibile che venga raggiunta mentre questi servizi di sicurezza continuano a esercitare il potere senza essere ritenuti responsabili dei loro terribili crimini è semplicemente Quasi 102.000 cittadini siriani sono vittime di sparizioni forzate dal marzo 2011, principalmente per mano del regime siriano, per distruggere e intimidire l’intera popolazione.

Come rivela il rapporto, tutte le parti in conflitto e le forze di controllo hanno praticato detenzioni arbitrarie diffuse e messo in atto sparizioni forzate di cittadini siriani in relazione al conflitto armato, nelle aree sotto il loro controllo, con l’obiettivo di intimidire gli oppositori politici e soggiogare la società nelle aree da loro controllate.  Come spiega ulteriormente il rapporto, le ripercussioni del reato di sparizione forzata non si limitano solo alle vittime, ma si estendono anche alle loro famiglie, che soffrono di smarrimento, stress, anni di attesa e assoluta impotenza, in assenza di qualsiasi  procedura legale che possano intraprendere per assistere i propri cari.

Fadel Abdul Ghany, direttore della Rete siriana per i diritti umani, afferma:
“Il regime siriano ha messo in gioco enormi risorse economiche e umane per arrestare e far sparire questo gran numero di cittadini siriani al fine di schiacciarli e sterminarli politicamente, in un momento in cui il popolo e lo stato siriani soffrono di un’estrema povertà che colpisce l’85% dei  popolazione totale, con il regime siriano che continua a perseguitare chiunque osi criticarlo.  Ciò conferma l’assurdità di qualsiasi soluzione politica in presenza dei servizi di sicurezza che non hanno affatto cambiato la loro politica brutale, rafforzata dal successo del regime siriano con il sostegno russo/iraniano nel raggiungere l’impunità, e l’incapacità della comunità internazionale di condannare qualsiasi  Responsabile ufficiale siriano, nonostante le sparizioni forzate praticate dal regime siriano costituiscano crimini contro l’umanità”.

Il report delinea il record delle sparizioni forzate dall’inizio della rivolta popolare per la democrazia nel marzo 2011 fino all’agosto 2021, concentrandosi principalmente sulle violazioni documentate dal team SNHR tra il 30 agosto 2020 e il 30 agosto 2021.  Il rapporto descrive anche la continua manipolazione delle leggi da parte del regime siriano attraverso la registrazione come morte di alcune persone scomparse nei meandri dei suoi dipartimenti del registro civile.  Inoltre, il rapporto fornisce anche i nomi dei più importanti leader dei servizi di sicurezza del regime siriano coinvolti nel reato di sparizione forzata di decine di migliaia di cittadini siriani.

Il report si basa principalmente sui dati del SNHR, sui quali il SNHR ha lavorato e che ha recopilato ininterrottamente durante dieci anni fino ad oggi, nonché sulle interviste  condotte con le famiglie delle vittime di sparizioni forzate, provenienti da diversi governatorati siriani.  Il rapporto fornisce 18 resoconti, che sono stati ottenuti direttamente anziché da fonti aperte.

Il rapporto rivela la regolare corrispondenza periodica condotta dal team SNHR con il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie (WGEID), il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti e il Relatore speciale sulle  promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo, nonché con il Relatore Speciale delle Nazioni Unite che si occupa del diritto di tutti del più alto livello possibile di salute fisica e mentale.

Da marzo 2011 ad agosto 2021, come rileva il rapporto, almeno 149.862 persone, tra cui 4.931 bambini e 9.271 donne, sono ancora arrestate/detenute o vittime di sparizioni forzate per mano delle parti in conflitto e delle forze che controllano la Siria.  Di queste, 131.469 persone, tra cui 3.621 bambini e 8.037 donne, sono ancora detenute o vittime di sparizione  forzata per mano del regime siriano, mentre altre 8.648 persone, tra cui 319 bambini e 225 donne, sono ancora scomparse, rapite dall’ISIS, e 2.287 altre persone, di cui 37  bambini e 44 donne, sono ancora detenute o fatte sparire con la forza da Hay’at Tahrir al Sham.
Oltre a questi, il rapporto rivela inoltre che altri 3.641 individui, tra cui 296 bambini e 759 donne, sono documentati come ancora detenuti o vittime di sparizione forzata per mano dell’opposizione armata/esercito nazionale siriano, mentre 3.817 individui, inclusi 658 bambini e 176 donne,  sono ancora detenuti o scomparsi con la forza per mano delle forze democratiche siriane a guida curda. ⬇️



Come rivela il rapporto, almeno 102.287 individui, tra cui 2.405 bambini e 5.801 donne, risultano ancora scomparse tra marzo 2011 e agosto 2021 per mano delle parti in conflitto e delle forze di controllo in Siria, con 86.792 di questo totale scomparsi per mano  delle forze del regime siriano, tra questi 1.738 bambini e 4.986 donne, e altre 8.648 persone, tra cui 319 bambini e 225 donne, sono scomparse a causa dell’ISIS.  Nel frattempo HTS è stata responsabile della scomparsa di 2.064 persone, tra cui 13 bambini e 28 donne. ⬇️



Il rapporto rileva inoltre che 2.567 persone, tra cui 237 bambini e 446 donne, risultano ancora scomparse con la forza per mano delle varie fazioni di opposizione armata/Esercito nazionale siriano dal 2011 ad oggi, in tutte le aree controllate , mentre 2.216 persone, di cui 98 bambini  e 86 donne, sono ancora vittime di sparizione forzata a causa delle forze democratiche siriane.

Il rapporto fornisce un grafico lineare cumulativo che mostra il record di sparizioni forzate dal marzo 2011, oltre a fornire una tabella che mostra la distribuzione di questo record per anno, mostrando che i primi quattro anni della rivolta popolare per la democrazia hanno visto le più grandi ondate di  sparizioni, con il record annuale che mostra che il 2012 è stato l’anno peggiore fino ad oggi in termini di numero di sparizione forzate, seguito dal 2013, 2011, quindi 2014.


Il rapporto delinea anche la distribuzione del registro delle scomparse forzate dalle parti in conflitto e dalle forze di controllo in Siria secondo i governatorati siriani dove le vittime sono state arrestate;  cioè, in base al luogo in cui è avvenuto l’arresto, piuttosto che al governatorato da cui proviene il detenuto, con il governatorato della periferia di Damasco che registra il più alto numero di vittime di sparizioni forzate, seguito da Aleppo, Damasco e Deir Ez-Zour.⬇️



Il rapporto rileva che dall’inizio del 2018 il regime siriano ha continuato a registrare molti dei detenuti precedentemente scomparsi con la forza nei suoi centri di detenzione come morti nei registri tenuti dai dipartimenti del registro civile statale, con il numero di casi documentati, come rivela il rapporto,  raggiungendo almeno 1.002 casi di persone scomparse con la forza, tra cui nove bambini e due donne, dei quali il regime siriano ha rivelato la sorte degli scomparsi registrandone la morte presso gli uffici dello stato civile, tutti deceduti in detenzione, dall’inizio del 2018  fino all’agosto 2021. Il regime non ha rivelato la causa della morte, con le famiglie che non hanno ricevuto i corpi dei loro cari o non sono state informate del luogo della loro sepoltura.  Il rapporto aggiunge che il regime siriano ha sfruttato diversi livelli delle istituzioni statali siriane per mettere in atto questa procedura in violazione della legge siriana e per manipolare i dati sulle sparizioni forzate registrati presso il Registro Civile, con questa manipolazione palesemente illegale a partire dai ministeri di  Interni e giustizia, che si estende ai funzionari del registro civile in tutti i governatorati siriani.

Il rapporto aggiunge che in base al diritto internazionale umanitario, comandanti e altri alti funzionari sono ritenuti responsabili per crimini di guerra commessi dai loro subordinati, osservando che la sparizione forzata è stata praticata secondo una metodologia generale, con la decisione presa di impiegarla come politica secondo  la catena di comando che parte dal Presidente della Repubblica ed è a lui direttamente collegata dai Ministeri della Difesa e dell’Interno, dall’Ufficio per la Sicurezza Nazionale e dai servizi di sicurezza associati;  il rapporto ha fornito i nomi dei più importanti leader del regime siriano coinvolti nel crimine di sparizione forzata, secondo il database della Rete siriana per i diritti umani di dati degli autori di violazioni.

Il rapporto rileva che il regime siriano ha dimostrato una mancanza di impegno nei confronti degli accordi e dei trattati internazionali che ha ratificato, in particolare il Patto internazionale sui diritti politici e civili.  Inoltre, il regime siriano ha violato una serie di articoli della stessa costituzione siriana, poiché centinaia di migliaia di detenuti sono in carcere da molti anni senza che siano stati emessi mandati di arresto o che siano state mosse accuse contro di loro.  Il regime siriano ha anche negato a quei detenuti il ​​diritto a un avvocato e ha impedito alle loro famiglie di visitarli.  Circa il 69% di tutti i detenuti sono diventati casi di sparizione forzata poiché il regime siriano non ha mai informato le loro famiglie del luogo in cui si trovano.  Qualsiasi tentativo da parte dei familiari dei detenuti di chiedere dove si trovano i loro cari può mettere le famiglie stesse a rischio di essere arrestate.

Il rapporto rileva inoltre che le sparizioni forzate sono state effettuate nel contesto di un attacco diffuso contro tutti i gruppi della popolazione civile.  Il regime siriano è stato il primo a perpetrare la violazione delle sparizioni forzate, ed è di gran lunga il più prolifico autore di questo crimine, con altri partiti molto indietro in termini di numero di sparizioni forzate, che costituiscono un crimine contro l’umanità ai sensi dell’articolo  7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.  È anche considerato un crimine di guerra ai sensi dell’articolo 8 dello stesso Statuto di Roma poiché viene praticato come parte di una politica sistematica e pubblica nel tentativo di reprimere la rivolta popolare per la democrazia, in modo schiacciante dal regime siriano.

Il rapporto aggiunge che anche le altre parti coinvolte in Siria hanno praticato il reato di sparizione forzata, pur senza il carattere centralizzato e sistematico del regime siriano, che differisce da loro per la grande quantità e distribuzione dei casi, con il rapporto che rileva che il  Il gruppo ISIS e Hay’at Tahrir al Sham sono simili al regime siriano nella natura diffusa e sistematica di tali casi.

Il rapporto raccomanda che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le Nazioni Unite tengano una riunione di emergenza per discutere questa questione critica che minaccia il destino di quasi 102.000 cittadini siriani e terrorizza l’intera società siriana.  Il rapporto li invita inoltre a lavorare per rivelare il destino delle persone scomparse con la forza in parallelo o prima dell’inizio delle prossime tornate del processo politico e di fissare un calendario rigoroso per rivelare il loro destino.
Il rapporto si conclude con una raccomandazione che il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie dovrebbe aumentare il numero di funzionari disponibile per lavorare sulla questione delle persone scomparse forzatamente presso l’ufficio del relatore speciale che si occupa del tema in Siria tenendo conto il livello massificato del crimine e la portata dei casi di sparizione forzata nel paese, oltre a fornire una serie di altre raccomandazioni.

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