La palestinizzazione dei siriani

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Pubblicato il 27 giugno 2017 su Aljumhuriya e sul sito dell’autore, di Yassin al Haj Saleh

Traduzione di Giovanna De Luca

Potrebbe sembrare eretico affermare che il destino dei siriani è peggiore di quello dei palestinesi, o anche paragonare lo stato assadista a quello israeliano. La dottrina nazionalista araba tradizionale non accetta questo paragone – lo considera addirittura blasfemo e profano. Per i nazionalisti arabi, la lotta contro Israele è esistenziale, mentre se ci fosse una lotta contro lo Stato assadista, sarebbe al massimo una lotta politica. Alcuni pensano addirittura che questo stato assadista incarni i veri principi nazionalisti arabi (unità araba, liberazione della Palestina, progresso sociale …). Pertanto, opporsi sarebbe tradimento per la causa così come cooperazione con il nemico.

In realtà, tuttavia, il pensiero nazionalista arabo non riflette più, e forse non l’ ha mai fatto, le condizioni degli arabi contemporanei, siano essi siriani, palestinesi, iracheni o altri. Questo pensiero manca di una relazione genuina con la vita e la morte delle persone, arabe o altri. Fondamentalmente non è stato in grado di considerare i diritti e le libertà di individui e gruppi e le loro condizioni di vita in qualsiasi paese della “Patria araba”. Si è concentrato sull’alta politica e sui grandi attori, trascurando la politica dal basso o la lotta di base. Tutto ciò ha portato a dare grande importanza a un despota come Saddam Hussein, non alla morte di centinaia di migliaia di iracheni, ed a un criminale criminale come Bashar Al-Assad e in precedenza a suo padre, non alla vita di milioni di persone, dei siriani. Il pensiero nazionalista arabo considera le lotte sociali, politiche e intellettuali all’interno di qualsiasi paese arabo come questioni secondarie, anche se il risultato è l’assassinio di centinaia di migliaia di cittadini da parte dei loro governanti. Poiché definisce assolutamente imperativa la lotta conteo le forze “esterne”, ignora la situazione sul terreno e la capacità di avere un impatto a vantaggio del popolo arabo.

Il dogma del nazionalismo arabo non è nemmeno in grado di opporsi al razzismo anti-arabo, a causa della sua intrinseca indifferenza alla vita e alla dignità degli arabi. La vita dell’essere umano, le sue aspirazioni, il desiderio, la frustrazione, l’ira, la speranza, la disperazione, la fame, la malattia, la tortura e la morte non occupano le menti dei nazionalisti arabi. Questi ultimi sono impegnati in questioni come territorio, stati, geopolitica e strategia. In fondo, questo dogma è una logica imperiale, anche se senza impero. In aggiunta a questo, il nostro dogma arabo disprezza i suoi deboli cittadini non arabi e si posiziona come superiori a loro (come i curdi nell’Est arabo, gli Amazigh o i neri non arabi in Sudan). Pertanto, la dignità degli arabi non dovrebbe essere basata su un’ideologia indifferente alla loro dignità. Al contrario, dovrebbe essere basata su una critica radicale di questa ideologia. Ciò può essere ottenuto rivelando i limiti intellettuali, morali e politici del dogma arabo, nonché liberando il forte senso di affinità araba da questa cornice ideologica morta.

Sono qui interessato a questo costrutto ideologico, perché è servito per più di due generazioni a fare da lente attraverso la quale gli stati arabi si sono avvicinati alla causa palestinese. La Palestina è “la prima causa araba” e siamo in costante guerra con Israele per il bene della Palestina. Pertanto, dovremmo rimandare la sollevazione dei nostri disaccordi interni, nonché delle nostre aspirazioni sociali e politiche, per il bene della fermezza del nostro paese nella lotta essenziale contro Israele.

Questo discorso è assolutamente falso. La causa palestinese è stata utilizzata come strumento per controllare il popolo siriano e palestinese e per sopprimere l’agire politico sia in Siria che nella regione. Tutto ciò ha portato a garantire che lo stato assadista rimanesse al potere per sempre. Non ha niente a che fare con una lotta per la liberazione della Palestina o del suo popolo. Questo gioco non sarebbe stato possibile senza un certo grado di complicità da parte degli stessi siriani, a causa della loro consapevolezza che Israele è davvero antagonista e aggressivo. Il popolo siriano è più radicale nella sua posizione nei confronti di Israele rispetto ai suoi governanti, nonostante la loro apatia a volte verso certe tattiche politiche, anche se il loro radicalismo non significa che siano sempre favorevoli ad affrontare Israele militarmente. Ogni volta che i palestinesi subivano l’aggressione israeliana, tutti si schieravano con la Palestina indipendentemente dalla loro diversità di opinioni nei confronti della politica palestinese o della politica di questa o quella parte palestinese.

Inimicizia verso Israele

L’origine della nostra ostilità verso Israele è morale e umanista, non religiosa o razziale. Tuttavia, alcune figure religiose e politici sono stati in grado di sfruttare questa giusta ostilità e darle abiti religiosi e razziali. Concentrarsi su questa ostilità non porta ad affrontare l’aggressivo Israele. Piuttosto, serve a collocare i governati in una posizione inferiore e a dare l’impressione che abbiano bisogno di protezione e cura, e di conseguenza di privarli del potere e di metterli a tacere. Anche i palestinesi sono tra i governati. Il regime deve usare la Palestina come causa disciplinare per controllare la popolazione, ma quale vantaggio porterebbe questo ai palestinesi?

Se ci siamo affidati esclusivamente alle ideologie nazionaliste arabe come fonte di informazioni e analisi sulla nostra regione, allora ciò che deve essere spiegato è l’assenza di guerra con questo “nemico nazionale”, piuttosto che l’esistenza della guerra. Per mistificare questa domanda, l’ideologia nazionalista araba ha generato due sottoideologie: la prima è l’anti- normalizzazione (taṭbi´) e la pretesa di resistere alle relazioni di normalizzazione con Israele, e la seconda è il rifiuto (una varietà mediorientale con finzione di anti-imperialismo, mumāna’a). Per quanto riguarda la prima ideologia, la normalizzazione non è una nostra decisione in quanto siriani, palestinesi o arabi, quindi non siamo nella posizione di naturalizzare o de-naturalizzare l’esistenza di Israele. È Israele che non vuole naturalizzarsi nella regione. Israele continua ad armarsi, perché è consapevole che la sua arroganza e il rifiuto essenziale dell’uguaglianza lo rendono inaccettabile per le persone nella regione. È Israele che non cerca di essere un vicino accettabile.

Mumāna’a è una miscela di cose. Implica una posizione negativa nei confronti del mondo intero, non solo nei confronti di Israele e dell’Occidente. Comporta anche un governo patriarcale interno e l’allontanamento della popolazione dall’arena politica. L’ideologia della mumana’a è incentrata sul potere, non sulla società e sui bisogni della popolazione. Dà priorità all’ipotetica lotta nazionale invece che alle vere lotte sociali. È proprio per questo motivo è un’agenzia ideologica del dispotismo.

L’ideologia nazionalista araba inganna se stessa e gli altri. L’opposto dell’anti-normalizzazione non è un invito a normalizzare le relazioni con Israele. L’opposto di mumana’a non è il distacco dalle questioni dei diritti e della giustizia. L’antitesi di entrambi (normalizzazione e mumana’a) è la lotta per la giustizia e l’uguaglianza nei nostri paesi, in Palestina e altrove nel mondo. La lotta è anche contro il sionismo, in quanto fonte di discriminazione, dominio e razzismo in Palestina, nella regione e nel mondo. Alcuni di coloro che si oppongono al regime assadista commettono un grave errore quando passano da una giusta opposizione all’ideologia fasulla della normalizzazione, che è in realtà l’accettazione assoluta della normalizzazione. Come se Israele desiderasse darci un caldo abbraccio! In effetti, quei siriani si riducono a insignificanti minuscoli strumenti in una lotta davvero lunga e si ingannano moralmente.

Questo atteggiamento spregevole e vergognoso è uno sviluppo naturale di un’ideologia nazionalista araba incentrata sugli stati, le loro faide e ostilità, e le loro comprensioni e relazioni. Questo mondo è completamente separato da quello delle persone e delle loro relazioni, lotte, agenzie, iniziative e pratiche. Quando il suo mondo implode, questa ideologia non discende nel mondo delle persone. No, si riconcilia con il nemico e rimane in alto lì, nel mondo degli stati e delle élite. Potrebbe anche prendere un’altra traiettoria: molti dei sostenitori pro-Assadisti saluterebbero un’altra ideologia banale: “Siria prima” o “Siria soprattutto”, in cui invitano a concentrarsi solo sulla Siria, lasciando fuori la Palestina per i palestinesi. Questi arriverebbero a dire “La Palestina ci ha solo portato un mal di testa”.

Questo è stupido. Anche se dimentichiamo le alture del Golan e lasciamo in pace la Palestina, Israele non ci lascerà soli. Proprio come ha privato i palestinesi della loro identità e dei loro diritti politici, Israele è il modello e il mezzo per strapparci tutti dalla politica e dai diritti. È l’epitome delle relazioni razziste che le autorità privilegiate hanno stabilito contro i suoi sudditi nei nostri paesi, e una di queste autorità è la monarchia assadista. La Palestina è troppo importante per lasciarla ai nazionalisti e agli islamisti, che sono per loro stessa natura geopolitici, geostrategici e imperialisti a modo loro. Non sono affatto orientati alla società o umanisti. La Palestina è un’area principale per la lotta di liberazione e allo stesso tempo una misura per il progresso della lotta a livello morale, intellettuale e politico.

L’appello alla normalizzazione con Israele, quindi, non è un allontanamento dall’ideologia nazionalista. Al contrario, è un indicatore che mostra quanto questa ideologia occupi le menti e come la nostra immaginazione sia occupata anche da stati, élite e persone privilegiate. Kamal al-Labwani, un attivista anti-regime che ha visitato Israele e ha cercato il sostegno israeliano contro il regime, non è dissimile da Bashar al-Assad e dai suoi amici; è solo l’altra faccia della moneta da quattro soldi.

Questi due banali cloni dell’ideologia nazionalista araba: mumanaa ‘e anti-normalizzazione, insieme sono stati ridotti in cenere nel corso della rivoluzione siriana. È apparsa una tremenda contraddizione tra ciò che comporta l’identità nazionalista araba (riduce le aspirazioni politiche e sociali locali alla lotta “esistenziale” contro Israele) e l’esistenza reale delle persone – siriani, palestinesi, libanesi, iracheni e altri. L’esistenza delle persone è minacciata dal “politicidio” e da un vero e proprio genocidio se osano opporsi ai loro governanti. In sei anni di rivoluzione, mezzo milione di siriani sono stati uccisi, 7.600 dei quali sotto tortura solo tra l’inizio della rivoluzione nel marzo 2011 e l’agosto 2013. Ciò significa una media giornaliera di nove persone torturate a morte ogni giorno. Vorrei fare una menzione speciale a Samira Al-Sahili, una palestinese madre di quattro figli. Era del campo profughi di Yarmouk ed è stata torturata a morte nel novembre 2014. Prima del suo arresto, Sahili lavorava per fornire cibo alla popolazione del campo. Ciò è accaduto molto prima dell’orribile rapporto di Amnesty International nel febbraio 2017, le cui stime indicavano che 13.000 persone fossero state impiccate in quell’orribile luogo tra settembre 2011 e la fine del 2015.

Lo stato assadista ha commesso molti massacri di cui persino Ariel Sharon sarebbe invidioso se fosse stato testimone. Il più famigerato è l’attacco chimico che ha causato la morte di 1.466 persone nella Ghouta orientale il 21 agosto 2013. Alcuni massacri erano puramente settari (Al- Hula, Al-Qubeir, Banias, Karm Al-Zaitun), mirando non solo ad uccidere centinaia di siriani, ma anche il tessuto nazionale siriano, fomentando odio orrendo e tendenze di aggressione tra i siriani. In questo modo, hanno aperto la strada anche per uccidere il futuro.

La Nakba siriana, la Nakba palestinese

Più di 11 milioni di siriani sono stati sfollati dalle loro case; 6 milioni in Siria e almeno 5 milioni nei paesi vicini e lontani. Tremila persone sono state inghiottite dalle acque del Mediterraneo nel solo 2015.

Questa è la Nakba siriana. Non ci ricorda la Nakba palestinese?

Dopo 72 mesi di rivoluzione, una guerra civile e una guerra regionale più ampia, nonché quasi 47 anni di governo dinastico, il regime non ha mai mostrato alcuna disponibilità a negoziare un compromesso politico che si tradurrebbe in cambiamenti anche minimi alla struttura politica contro cui i siriani si sono ribellati nel 2011. Il rifiuto di qualsiasi negoziato reale non è un’azione molto israeliana?

Il regime ha ottenuto l’immunità attraverso 8 veti russi e 6 cinesi. La Russia ha costantemente mantenuto il proprio sostegno militare al regime. Non è questa un’azione molto israeliana, Russia e Cina che sostituiscono il ruolo di un tempo degli Stati Uniti?

Durante questi 72 mesi, il regime ha usato la sua forza aerea. I suoi elicotteri hanno sganciato bombe a botte sulle popolazioni. Ha usato aerei da guerra contro aree popolate. Queste azioni non assomigliano e superano le azioni israeliane?

L’eccezionalità israeliana e il rifiuto di rispettare il diritto internazionale offre una base legale per Assad, che non si attiene nemmeno a nessuna legge. Israele ha annientato i suoi nemici – il popolo palestinese – politicamente e fisicamente ogni volta che ne aveva bisogno. Lo stato Assadista ha seguito l’esempio ma in modo più selvaggio, con più persone uccise e più edifici distrutti.

Israele ha privato i palestinesi dalla loro proprietà della terra palestinese. Lo stato di Assad ha fatto lo stesso con i siriani e ha trasformato una famiglia di assassini in proprietari della Siria, che chiamano “la Siria di Assad”.

Infine, vale la pena ricordare che il fondatore della dinastia Assadista, Hafez al-Assad, che fu ministro della Difesa durante l’umiliante sconfitta del 5 giugno 1967, preferì spogliare siriani (e palestinesi) della dignità e si insediò sfacciatamente come ” l’eroe e l’orgoglio della nazione. ” In questo modo ha distrutto la nozione stessa di dignità. Come incarnazione dell’umiliazione sia per i siriani che per i palestinesi, Hafiz ha conferito il dominio della repubblica ai suoi discendenti. Siriani e palestinesi-siriani hanno pagato un prezzo alto con l’emergere di questa feroce dinastia, che ha lanciato contro di loro l’ennesima guerra (cioè la guerra del 1979-1982, dove furono uccisi decine di migliaia di siriani). Tali governanti non esiterebbero mai a lanciare altre guerre contro i loro sudditi. È una guerra senza sosta che a volte si allontana e altre infuria, ma non cesserà finché un solo Assadista rimane al potere.

In sintesi, ora abbiamo due palestinesi e due israeliani. I due popoli palestinesi si trovano spogliati nel confronto con i due israeliani. Mentre è perverso invidiare i palestinesi della Palestina per qualsiasi cosa, i siriani li invidiano perché la sinistra globale sostiene la giustizia della loro causa, mentre continuamente non riesce a fare lo stesso con la causa siriana. Il risultato di questi ultimi 47 anni è stato semplicemente la palestinizzazione dei siriani. A causa di questa esperienza, l’identificazione con i palestinesi si è trasformata da una solidarietà identitaria meramente araba, che gioca effettivamente al servizio dell’oligarchia assadista, a una solidarietà più umana ed emancipatrice. Entrambi i popoli ora si identificano l’uno con l’altro per il fatto di vívere simili situazioni difficili, spargimenti di sangue e conflitti.

Tuttavia, ciò non avviene automaticamente. L’identificazione rappresenta l’agenzia e l’empowerment che richiede un lavoro intellettuale e politico. Israele è il primo mondo a scapito della Palestina, della Siria e dell’Est arabo in generale; è il pilastro del primo mondo occidentale nella nostra regione. Il regime della giunta assadista è il “primo mondo interno” in Siria. Il rapporto strutturale simmetrico tra i rappresentanti del primo mondo – Israele, l’Occidente o lo Stato assadista – è molto più forte di quello che sembra. Lo Stato razzista suprematista Assadista, incarnato nell’omicidio di siriani comuni, nella distruzione della loro società e nella deportazione dalle loro case, non appartiene a un mondo lontano da quello razzista di Israele. Quest’ultimo non può assolutamente percepire l’uguaglianza con palestinesi e arabi. Forse gli israeliani non accetterebbero lo stato assadista come pari, ma la loro relazione è piuttosto una relazione di partnership con due nazioni del terzo mondo.

Lottare contro questi due primi mondi e formulare metodi teorici, politici e simbolici per tale lotta, sono ciò che costituisce il rapporto tra siriani e palestinesi. È un’unità di posizione, di lotta e di obiettivi.

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