IL PARTY

Amnesty International, 8 settembre 2020

(Traduzione a cura di Giovanna De Luca)

Amnesty International ha lanciato una nuovissima serie di podcast dal titolo “Witness from Amnesty International”. La serie introdoce gli ascoltatori al lavoro dei Team di Ricerca e Risposta alle Crisi dell’organizzazione, le cui indagini li portano in alcuni dei luoghi più pericolosi e instabili della terra.

Ndt: quanto tradotto è una trascrizione del podcast che potete ascoltare qui.

Questo primo podcast è dedicato alle investigazioni e le ricerche condotte da Nicolette Waldman ed il suo gruppo di lavoro intorno a quanto accade nella prigione di Sednaya, in Siria. L’ intervistatrice è Tanya O’Carroll.

TANYA: Un giorno qualcuno bussa alla porta. Inaspettatamente. È la polizia, venuta per portare via qualcuno che ami. Non sei sicuro del perché e nemmeno ti viene detto. Padre, madre, coniuge … figlio … in quel momento sono lì … un attimo dopo non ci sono più. Per cominciare, cerchi di non perderne le tracce, ma è impossibile … svaniscono nel buco nero del sistema carcerario siriano.

NICOLETTE: Quasi tutti quelli che vengono arrestati in Siria dal governo risultano scomparsi…. Questo è il loro modus operandi … arrestare e poi interrompere completamente il contatto. E notavo come non ci fosse nessuna famiglia con la quale ci siamo seduti a parlare, anche seduti a caso in un bar o in un campo profughi, che non conoscesse qualcuno che fosse scomparso.

TANYA: Di solito è un trucco magico, non è vero? Per far “sparire” qualcuno. Ma in termini di diritti umani, significa che sei stato rapito da casa tua o per strada e imprigionato o ucciso senza processo giudiziario. È lo strumento preferito di dittatori e regimi oppressivi … ed è diffuso in Siria.

NICOLETTE: Il governo siriano usa la detenzione come arma di guerra per diffondere la paura tra la popolazione civile. Quindi, chiunque fosse percepito come, in qualche modo, allineato con la rivoluzione, in Siria sarebbe stato arrestato, completamente tagliato fuori dalle vite dei suoi amici e da quelle della sua famiglia. Nessuno sa dove siano, in questo labirinto di prigioni in tutta la Siria. La stragrande maggioranza sono civili e la maggior parte di loro erano manifestanti per i diritti umani, giornalisti, avvocati…. davvero il tessuto della società civile siriana.

TANYA: La Rete siriana per i diritti umani stima che 95.000 cittadini siano scomparsi tra il 2011 e il 2018.

NICOLETTE: Le persone venivano giustiziate, torturate e ridotte in condizioni terribili prima che iniziasse la guerra, ma poi nel 2011 sostanzialmente queste pratiche sono aumentate in maniera esponenziale, quindi è aumentato anche il numero di persone che sono state detenute e le pratiche sono diventate più dure, gli abusi sono peggiorati molto. C’è stato anche un massiccio aumento del grado e del numero di persone coinvolte.

TANYA: Sono Tanya O’Carroll, del dipartimento di ricerca di Amnesty International e questo è Witness, un podcast che va dietro le quinte delle indagini che hanno fatto notizia e che riguardano i diritti umani. Storie sulle quali bisogna scoprire la verità quando ci sono persone che preferirebbero che la verità rimanesse sepolta. In questo episodio, stiamo seguendo il lavoro della ricercatrice Nicolette Waldman mentre indaga sul destino degli “scomparsi” in Siria.

NICOLETTE: Sono impaziente di scoprirlo, tutti questi (di solito) uomini sono scomparsi – cosa gli è successo? Dove sono andati? Mi sembrava fosse una storia che andava fatta conoscere alla comunità internazionale. Così come a quella parte della comunità internazionale che si occupa dei diritti umani perché è così difficile arrivare ai detenuti ed è arduo trovare un testimone attraverso il quale arrivare a loro.

TANYA: Nicolette Waldman. Americana di nascita, cresciuta nel nord del Minnesota da due insegnanti di liceo … divertente e coraggiosa, anche se probabilmente preferirebbe che io non lo dicessi. Nel 2015, aveva appena iniziato a lavorare sul problema delle sparizioni forzate in Siria. È una questione particolarmente difficile da indagare perché Amnesty – come la maggior parte delle organizzazioni per i diritti umani – è bandita dal paese … così Nicolette ha iniziato andando in Turchia a parlare con i rifugiati siriani.

NICOLETTE: Queste interviste mi sono rimaste nel cuore. Sembravano quasi essere un mix di intervista e un memoriale per la persona.

TANYA: Si è seduta con le famiglie i cui cari erano stati presi dalla polizia siriana e che non avevano mai più visto.

NICOLETTE: Immagino che la prima famiglia che mi viene in mente sia quella che viveva in un posto molto molto semplice in un villaggio al confine tra la Siria e la Turchia. Avevano appena costruito un enorme santuario per il loro figlio scomparso. Dopo quelle interviste salivamo in macchina ed iniziavamo a singhiozzare, scappavamo e singhiozzavamo. Il fatto che la persona sia scomparsa…. lascia la famiglia con la sensazione che forse la persona è viva e loro sanno che probabilmente non è così, ma … forse.

TANYA: È difficile immaginare cosa significhi ogni giorno … convivere con un “forse”. Forse tuo padre è vivo … tuo marito … tuo figlio. Un posto veniva spesso nominato nelle interviste di Nicolette a queste famiglie. Una prigione chiamata Saydnaya.

NICOLETTE: Saydnaya, penso che sia nota da decenni ai siriani e la gente sa che se un tuo amico o un familiare è stato mandato a Saydnaya è un brutto segno, quindi evoca cose brutte ai siriani. Il posto peggiore in cui potresti essere mandato. Un luogo di ultima istanza, e ricordo che un funzionario mi disse che Saydnaya è la fine dell’umanità.

TANYA: I detenuti la chiamano “la ruota Mercedes” per la sua forma distintiva … un mozzo centrale con tre raggi radianti. O l’ ‘”edificio rosso” per il suo colore. Dal 2011 ospita principalmente civili, che secondo lo stato hanno avuto un ruolo nella rivoluzione. Il “White Building”(Ndt: Edificio Bianco) nelle vicinanze è a forma di L – la maggior parte dei detenuti che ospita, sempre dal 2011, sono ufficiali militari o soldati sospettati di slealtà nei confronti del governo. Insieme … costituiscono la prigione militare di Saydnaya … situata a una trentina di chilometri a nord di Damasco … sotto la giurisdizione del Ministero della Difesa siriano e gestita dalla polizia militare. Nicolette ha deciso di concentrare la sua indagine su questo che è il più nero tra i posti neri. Cosa stava succedendo ai cittadini siriani che avevano la sfortuna di finire a Saydnaya? E perché così pochi sembravano capirlo?

NICOLETTE: La gente diceva che migliaia di persone erano detenute lì, ma non sono riuscita quasi mai a trovare ex detenuti di Saydnaya … e l’ho sempre trovato molto inquietante, molto strano.

TANYA: Lei ei suoi colleghi hanno deciso di trovare persone che potessero testimoniare in prima persona la vita all’interno della prigione.

NICOLETTE: Poiché ci sono state così tante persone detenute in Siria, ci sono, in queste città di confine in Turchia molti ex detenuti o famiglie che conoscono qualcuno che è stato detenuto, fondamentalmente lavoriamo attraverso una rete di contatti . Parliamo con ONG, organizzazioni locali, organizzazioni internazionali e poi organizzazioni civiche, organizzazioni della società civile siriana.

TANYA: Le ONG sul campo – che lavorano con i detenuti giorno dopo giorno – sono state desiderose di aiutare. Ma anche con il loro aiuto, rintracciare i testimoni di Sednaya si è rivelato insolitamente complicato … molto più difficile dell’esperienza di Nicolette nell’indagare su altri rami della rete carceraria siriana.

NICOLETTE: Per i detenuti di qualsiasi filiale a volte puoi andare in una certa città e magari incontrare cinque persone contemporaneamente perché ci sono così tante persone che sono passate da certe filiali. Per Saydnaya, era una storia diversa e quindi guidavamo di città in città e spesso in un giorno guidavamo per forse otto ore andando da un posto all’altro cercando di trovare qualcuno che potesse avere un’idea sul destino di qualcuno che era stato rilasciato l’anno prima, ad esempio. Fondamentalmente abbiamo seguito qualsiasi pista che siamo riusciti ad ottenere. È stato così difficile.

TANYA: Nei casi in cui sono riusciti a trovare un detenuto, la sfida successiva è stata quella di creare un legame di fiducia … convincere in qualche modo questi uomini che erano stati perseguitati dal loro stesso stato, spesso per il più mite discorso o azione dissenziente, a raccontare le loro storie. Nicolette ha dovuto spesso ricorrere ad un intermediario … prima ancora di poter parlare direttamente con il potenziale testimone.

NICOLETTE: Cugino o amico. Persone di cui fondamentalmente quel detenuto si fiderebbe e quindi se potessimo far si che quella persona si fidi di noi, lui o lei potrebbe presentarci finalmente al detenuto, il quale vedeva che non stavamo solo cercando di ottenere dettagli molto grossolani o di base, ma in realtà volevamo sapere cosa avevano vissito e condividere la loro storia, come volevano, quindi questo tipo di approccio ci ha portato a essere in grado di costruire lentamente un legame di familiarità.

TANYA: Nicolette e la sua collega hanno fatto una decina di viaggi in Turchia nel corso di un anno, guidando da città di confine a città di confine per sedersi con i detenuti … raccogliere dichiarazioni … verificare i fatti … corroborare storie. È stato un lavoro faticoso e difficile. I detenuti venivano tenuti nell’oscurità e costretti a coprirsi gli occhi quando si muovevano, così ognuno aveva un senso parziale e frammentato della prigione … spesso basato sui suoni che ascoltava … senso che era potenzialmente distorto dalla fame, dalla paura e dalla malattia. Incredibilmente, in modo molto coraggioso, alcuni dei detenuti che Nicolette ha intervistato erano disposti ad assumere un ruolo ancora più attivo nel portare alla luce gli abusi di Saydnaya decidendo di partecipare a un progetto innovativo per ricostruire un modello della prigione online. I testimoni hanno lavorato con Forensic Architecture, un team con sede presso la Goldsmiths University di Londra, e Lawrence Abu-Hamden, un artista affiliato, per ricreare la prigione, mattone dopo mattone. Hanno scavato nei loro ricordi per ritrovare anche il più piccolo dei dettagli …

NICOLETTE: Non pensavamo che le persone volessero davvero passare ore a ricostruire la loro cella attraverso le descrizioni . Pensi che questo sia un posto terribile – perché vorresti tornare in questo posto? Ma in realtà, abbiamo dovuto fermare le persone perché volevano riprodurlo in modo perfetto e avrebbero detto ‘no, non è così. È così.” “Ricordo, soprattutto i suoni, perché avevamo un esperto del suono che chiedeva alle persone” è giusto? È giusto? “E ho pensato che dopo quattro volte la risposta sarebbe stata” il suono va bene “, ma ogni volta era ” no, non è così. Continua. “, volevano solo che fosse perfetto. Di nuovo, penso che sia stato solo un modo per rivendicare l’esperienza e che farne parte sia stato davvero davvero umiliante.

La prigione di Saidnaya vista dall’alto. Si riescono a distinguere l’edificio rosso e quello bianco.

TANYA: Il suono è stato una parte particolarmente importante della ricostruzione.

NICOLETTE: È un’altra cosa che rende Saydnaya unica nel sistema carcerario in Siria. Le persone non sono autorizzate a parlare e gli viene detto fin dall’inizio, così anche quando vengono torturate viene detto loro che non posso urlare e nemmeno fare rumore. Le persone entravano molto in sintonia con i suoni. Era un modo per sopravvivere.

TANYA: Forensic Architecture ha costruito il mondo sonoro della prigione sulla base delle testimonianze degli ex detenuti … ricreando di tutto, dallo sfrigolio delle luci elettriche al sordo rumore di un pneumatico usato come strumento di tortura.

NICOLETTE: C’è qualcosa chiamata “Festa di benvenuto” che aveva luogo quando le persone arrivano. Un pestaggio estremo per mostrargli che erano arrivati e questo è quello che stavano per affrontare e sono diversi i suoni delle persone durante quel primo pestaggio iniziale, ma poi ti viene detto “non puoi parlare”. DETENUTO: Poi chiudevano la porta … Nessuno osava alzare la testa, perché pensavamo che una delle guardie potesse essere lì dentro. È passato molto tempo prima che iniziassimo a comunicare, prima toccando … e alla fine abbiamo avuto il coraggio di guardare. Abbiamo visto che eravamo soli, in questo piccolo spazio. Non c’erano suoni, silenzio totale. Solo il rumore dell’acqua che gocciolava. Alla fine abbiamo iniziato a vedere i volti degli altri. Ci avevano rasato deliberatamente la testa a casaccio ed eravamo tutti nudi. Abbiamo iniziato a sussurrarci l’un l’altro, cercando di sentire dove eravamo. Chiedendoci l’un l’altro “dove siamo?”. E poi qualcuno ha detto: “siamo a Saydnaya”.

TANYA: Un testimone ha ricordato di essere stato detenuto in una cella progettata per ospitare prigionieri in isolamento , di dimensioni inferiori a quattro metri quadrati. L’ ha condivisa con altri nove prigionieri, facevano a turno per sedersi. “Ti senti come se fossi in una scatola di fiammiferi”, ha detto.

NICOLETTE: Ogni volta che si avvicinava una guardia, i prigionieri dovevano correre in fondo alla cella e inginocchiarsi in una certa posizione e coprirsi gli occhi con i palmi delle mani e se non venivano trovati in quella posizione erano picchiati. Quindi, i suoni dei passi delle guardie che si avvicinavano erano un avvertimento, a volte c’era una persona che ascoltava quel suono in modo da poter immediatamente fare il segnale e correre ad assumere la posizione stabilita . In realtà ascoltavano anche il suono dei piccioni che si posavano sui davanzali delle finestre fuori dalla prigione perché se fossero volati via significava che qualcuno stava arrivando.

DETENUTO: Se volevo parlare con il mio amico, gli davo una gomitata e bisbigliavo. “Dove sei ferito? Ti ha colpito molto? Dove ti ha colpito di più?”

TANYA: I detenuti erano sempre affamati e assetati. “Le nostre magliette erano diventate così grandi che sembravamo bambini che indossavano i vestiti del padre”, ha detto uno. Quando portavano del cibo, lo spingevano attraverso un piccolo portello in fondo alla porta della cella, a una trentina di centimetri dal pavimento.

DETENUTO: Una volta una guardia arrivò e chiese perché la cella era sporca. Rispondemmo: “siamo sporchi, non abbiamo acqua per pulire la cella.” Allora la guardia disse: “metti fuori la testa” . Non avevo capito. Gli chiesi,” come” ? Gli dissi che non si adattava al portello. E mi rispose che invece si poteva, lateralmente. E in effetti si poteva, orizzontalmente. Poi raddrizzò la mia testa, premendo così la mia gola contro il bordo. Iniziò a saltare con tutto il suo peso sulla mia testa. Non riuscivo a respirare … il mondo intero girava. Mi calpestò più volte. Provavo a tirare indietro la testa ma la mia guancia si era bloccata. Poi iniziò a saltare e calpestare, saltare e scalciare. Il sangue ha cominciò a scorrere su tutto il pavimento. Il dolore e l’umiliazione erano insopportabili.

TANYA: Dal racconto dei dettagli, è emersa l’immagine di un mondo da incubo progettato per degradare e disumanizzare sistematicamente … dove le percosse e la violenza sessuale erano comuni. Cos’altro potrebbe esserci da scoprire?

NICOLETTE: Il 26 febbraio 2016 abbiamo incontrato un testimone che era un ex detenuto e ha vissuto la sua esperienza a Saydnaya. E alla fine ha detto:” Guarda, nella mia cella c’erano persone che dovevano essere chiamate per essere trasferite in carceri civili e mi aspettavo che quando sarei stato rilasciato avrei trovato queste persone perché una volta entrato in una prigione civile in Siria potresti sopravvivere” e si è ricordato che questi trasferimenti avevano luogo ogni lunedì.

TANYA: Nicolette ha preso nota di questo pensiero dell’ultimo minuto ma non ci ha pensato troppo. Ha salutato ed è tornata alla macchina. Aveva davanti a sé quattro ore di viaggio in macchina per andare ad incontrare un altro testimone. Il luogo … un caffè di un centro commerciale con rumorosa musica pop turca in sottofondo.

NICOLETTE: Ricordo che avevano preso una cioccolata calda e io avevo preso una bevanda a base di latte erano circa le 9.30 di sera ed ero molto stanca, quando abbiamo incontrato questo ragazzo ha detto: “Sono stato trattenuto nell’edificio bianco”. Ho subito pensato “oh no, che situazione frustrante.” Perché sapevamo che nell’edificio bianco si trovavani ufficiali e soldati che avevano disertato e le loro condizioni erano generalmente molto migliori. Quindi la mia reazione immediata è stata “oh accidenti, che delusione”. Ma abbiamo esaminato l’intervista e in pratica abbiamo passato molto tempo a parlare con il suo amico del fatto che non gli piacesse l’America ed era tutto molto disorganizzato. Ma abbiamo continuato e abbiamo costruito la fiducia per un’ora buona e pensavo “ok, probabilmente è ora di terminare l’intervista”. Sono passate un’ora o due. E lui ha detto” guarda, c’è qualcos’altro che voglio dirti. Portavano le persone nel mio edificio in minibus. Le portavano in una stanza nel seminterrato e li impiccavano. Potevamo sentire i suoni che emettevano all’essere strangolati, li sentivamo gorgogliare e ricordo che mi si accapponava la pelle, succedeva sempre il lunedì.” Fondamentalmente erano solo questi due pezzi del puzzle che si univano. Non avevano alcuna connessione tra loro, erano a ore di distanza e ricordo anche in quel primo momento, sapevo che ci sarebbe stato qualcos’altro. La gente aveva parlato di Saydnaya, del fatto che fosse una prigione molto brutta, ma non c’era nessuna voce sulle impiccagioni, quindi questa testimonianza arrivava completamente dal nulla.

TANYA: Nicolette ha continuato il lento lavoro di rintracciare e interrogare i testimoni, ma ora con un nuovo obiettivo. Voleva scoprire tutto quello che poteva sugli eventi che sembravano accadere ogni lunedì sera a Saydnaya.

NICOLETTE: Avevo appunti su ogni parte del processo. Ho sempre cercato di capire dove avevo bisogno di ottenere più informazioni, cosa che mi avrebbe poi portato al passo successivo. O tornavamo indietro e chiedevamo alle persone, se ci fossimo persi qualcosa o avremmo potuto trovare nuovi testimoni e avremmo parlato con loro di questi diversi pezzi del processo. Sembrava assolutamente un lavoro da detective.

TANYA: Sorprendentemente, alcuni dei detenuti avevano iniziato un’indagine per conto loro mentre erano in prigione – dopo aver sentito uno strano rumore che non riuscivano a localizzare …

NICOLETTE: Hanno iniziato a sentire suoni e ciò ha semplicemente acceso qualcosa in loro e nel corso dei mesi hanno praticamente lavorato insieme per ricostruire ciò che accadeva di notte. Non dovevano affatto muoversi di notte, quindi avrebbero fatto finta di dormire e invece avrebbero ascoltato. Hanno detto di aver sentito come un tonfo. Non sapevano come descriverlo, come un piatto che viene spostato, come un piatto molto grande che viene spostato.

TANYA: Lentamente, a poco a poco Nicolette ha cominciato a ricostruire cosa succedeva ogni lunedì sera a Saydnaya. Ma non aveva ancora un resoconto di un testimone oculare dall’interno della stanza pensile … e le uniche persone che potevano darle erano membri del personale della prigione. Sembrava una possibilità remota: la squadra doveva trovare qualcuno che avesse partecipato agli omicidi e che ora fosse disposto a raccontare . Dopo molti vicoli ciechi, riuscirono a rintracciare un potenziale testimone straordinario – un funzionario carcerario di alto rango che apparentemente era distrutto dal senso di colpa e voleva parlare. La sua testimonianza si sarebbe rivelata essenziale.

NICOLETTE: Durante la prima intervista cercammo di muoverci con estrema lentezza per sapere se ciò che avevamo tra le mani era la chiave. Avevamo raccolto diversi pezzi e avevamo un’idea di cosa sarebbe potuto accadere, ma mancava la prospettiva di qualcuno che aveva visto cosa accadeva, settimana dopo settimana.

TANYA: Nicolette sperava che il funzionario fosse disposto ad aiutarla a trovare altri ex membri dello staff. E fornirle anche una panoramica sulle impiccagioni del lunedì sera. Erano sessioni difficili e confuse.

NICOLETTE: A volte mi sento come un buon intervistatore, devi quasi vedere la prospettiva di quella persona. Devi entrare in empatia con quella persona. Entrare in empatia con questo funzionario di alto livello, è stato terribile. Lo stavo facendo ma non mi sentivo bene. Mi sembrava quasi di aver mescolato il mio cervello e di aver creato una nuova area che era completamente grigia, dove avevo messo il mio lavoro con lui. E pranzavamo sempre tabulé, un delizioso tabulé. Ogni volta, era così strano avere questo delizioso pasto con lui e vedere i suoi figli che erano bambini adorabili. È stata un’esperienza molto strana.

TANYA: Parlando con il funzionario è risultato chiaro che le impiccagioni sono state condotte in gran segreto. Pochissimi tra i detenuti sapevano cosa stava succedendo … e quasi nessuna delle guardie carcerarie. L’alto funzionario aveva fornito a Nicolette una panoramica del processo … ma ora ci sarebbero voluti tempo, pazienza e fortuna per trovare più ex membri dello staff che potessero corroborare le informazioni.

NICOLETTE: Un grande passo avanti è stato fatto quando abbiamo trovato un ragazzo che lavorava nell’ufficio delle telecomunicazioni … e fondamentalmente ha finito per essere il nostro secondo miglior testimone.

TANYA: L’ufficio delle telecomunicazioni era vicino all’ingresso della prigione – il che significava che questo nuovo testimone ha visto tutto il viavai della prigione … incluso l’arrivo del pannello di esecuzione, un gruppo di ufficiali militari e ufficiali medici, che si recavano a Saydnaya ogni settimana per sorvegliare le esecuzioni.

NICOLETTE: Vedeva i veicoli arrivare nel cuore della notte e poi vedeva effettivamente il camion lasciare il terreno della prigione, con i corpi. E poi vedeva anche il pannello di esecuzione, come lo chiamavano, uscire di nuovo. Quindi poteva corroborare questi dettagli che quasi nessun altro aveva visto. Ci ha dato questo punto di vista di cui avevamo davvero bisogno.

TANYA: Amnesty ora stima che tra 5.000 e 13.000 persone siano state giustiziate extragiudizialmente a Saydnaya tra settembre 2011 e dicembre 2015. Sono state assassinate in impiccagioni settimanali, a volte bisettimanali, note alle autorità carcerarie come “il party”. Nel pomeriggio , le vittime venivano prelevate dalle loro celle nell’edificio rosso. Gli veniva detto che stavano per essere trasferite in una prigione civile. Invece, venivano portati in una cella nel seminterrato dell’edificio rosso dove erano duramente picchiate durante due o tre ore. Nel cuore della notte, venivano bendati e trasferiti nell’edificio bianco in minibus. Li portavano poi in una stanza nel seminterrato e li impiccavano, da 20 a 50 persone alla volta. Il frastuono che si udiva era la piattaforma che veniva lasciata cadere da sotto i piedi delle vittime.

NICOLETTE: So che le persone si fanno cose terribili a vicenda. Lavoro sulle violazioni durante i conflitti, quindi non sono una persona ingenua, ma qualcosa riguardo a Saydnaya in particolare, al suo scopo, mi disturba tanto. Perché di solito la guerra è terribile, vi è insensibilità, il raggiungimento di fini militari senza preoccuparsi dei civili. Non è così diabolico. E c’è qualcosa che non è solo malvagio in questo, va oltre il male. È quasi sapere come ricreare ciò che è male e semplicemente farlo ancora e ancora e ancora. È quasi come un male su scala industriale che deve avere riverberi nel mondo intero.

TANYA: Il compito successivo di Nicolette e dei suoi colleghi era di scrivere il rapporto da pubblicare – un resoconto forense di tutto ciò che i testimoni le avevano detto …

NICOLETTE: Non ho mai sentito un tale peso né una tale pressione. E se mi succede qualcosa e non sono in grado di realizzarlo? E se non viene pubblicato?

TANYA: Significava passare delle ore a leggere e rileggere le testimonianze …

NICOLETTE :. Sembrava così di cattivo gusto pensare:” oh, è stato un male per me, ma rispetto a quello che hanno passato i detenuti non è niente. Non è proprio niente.” Ma è stato difficile per me, decisamente. E non ammetterlo non sarebbe stato nemmeno molto onesto. E sì, ho avuto molti incubi e c’erano alcuni dettagli che non dimenticherò mai. Dopo essere rimasti impiccati i corpi rimanevano penzolando per dieci o quindici minuti, quelli più leggeri a volte non morivano e quindi qualcuno dell’ospedale sarebbe stato lì e li avrebbero tirati giù. Ed era qualcosa su cui facevo molti incubi.

TANYA: Il rapporto di Amnesty International è stato pubblicato nel febbraio 2017 con il titolo “Human Slaughterhouse”. I governi di tutto il mondo hanno rilasciato dichiarazioni di condanna delle impiccagioni … e persino il leader del regime siriano, il presidente Assad, è stato costretto a commentare …

NICOLETTE: Qualcuno gli ha messo in mano il rapporto e lo ha salutato dicendo “che ne dici?” E lui ha detto che era una notizia falsa. È stata una delle volte in cui i dittatori hanno giocato la carta della notizia falsa.

TANYA: Il rapporto Saydnaya ha battuto tutti i record di Amnesty in termini di copertura mediatica. Ha generato più di quattro mila e mezzo titoli sulla prigione a livello globale ed è stato scaricato 39.000 volte in due settimane. Sembrava impossibile che gli omicidi continuassero dopo tanta pubblicità. Ma due anni dopo … cosa è cambiato?

NICOLETTE: Mi è stato detto da persone all’interno, ex detenuti o altri, che le violazioni non sono così gravi come una volta, almeno in termini di negazione di cibo, acqua e medicine e le terribili malattie che c’erano in giro, come la tubercolosi, che forse è stato inviato un messaggio che non avremmo dovuto dare fino a quel punto. Ma proprio l’altro giorno c’era una storia del Washington Post che parlava di corpi che si potevano vedere via satellite nel cortile della prigione. E onestamente, visto che la comunità internazionale ha fatto così poco, potrei pensare che anche se queste violazioni si fossero fermate a Saydnaya, le avrebbero potuto trasferire altrove.

TANYA: Nonostante tutte le parole, la comunità internazionale non ha esercitato pressioni sul regime siriano per fermare le uccisioni a Saydnaya. È difficile per Nicolette e il team di testimoni da capire …

NICOLETTE: Cosa hanno bisogno di sapere? Cos’altro avremmo dovuto mostrare per far si che i governi si fossero occupati di questo? Perché mi sembra che sia molto simile ad altre cose del passato che ora definiamo ripugnanti, come i campi di concentramento.

TANYA: Ma è una dura realtà del lavoro sui diritti umani il fatto che il cambiamento non avviene spesso rapidamente … e alle volte nemmeno del tutto …

NICOLETTE: Penso che per la maggior parte delle ricerche sui conflitti e sui diritti umani in realtà non puoi sapere esattamente ciò che accadrà. Invece il tuo ruolo è solo quello di condividere la verità e far venire a galla il più possibile della storia in modo che, almeno, quando i leader prendano le loro decisioni sappiano qual è la situazione. Non si può dire ora che il mondo non lo sappia.

TANYA: Amnesty International chiede al governo siriano di rivelare il destino e il luogo in cui si trovano decine di migliaia di persone scomparse in Siria. Se desideri aiutare, visita tensofthousands.amnesty.org.

Amnesty’s Witness è ospitata da me, Tanya O’Carroll. Questo episodio è stato prodotto da Cathy FitzGerald con la

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