I NOSTRI CAMPI E IL NOSTRO DIRITTO AL RITORNO NON SONO IN VENDITA:

(Traduzione di Giovanna De Luca)

 

Il PYM (Palestinian Youth Moviment, in italiano Movimento della Gioventú Palestinese NDT)rifiuta i piani di cancellazione per il campo profughi di Yarmouk

Diffuso originariamente il 30 luglio 2020 sul sito del PYM

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Yarmouk+Statement+Webpage

Alla fine del giugno 2020, il governatorato di Damasco, nelle mani del regime siriano, ha annunciato i suoi piani per trasformare i resti del campo profughi palestinese di Yarmouk in un quartiere urbano di grattacieli privati da mettere in vendita al miglior offerente.  L’esecuzione di questo piano comporterebbe la cancellazione permanente del campo, che è considerato la capitale dello shataat palestinese per il suo significato culturale e politico nella resistenza palestinese, l’identità in esilio e le aspirazioni al ritorno e alla libertà.

Il fatto che l’annuncio provenga dal governatorato di Damasco mette in evidenza il più importante di diversi passaggi burocratici e cioè l’assorbimento della terra di Yarmouk nella giurisdizione della città, poiché il regime ha sciolto la municipalità di Yarmouk, composta da residenti del campo, nel 2018. Se attuato, il piano dividerebbe il  campo in tre unità immobiliari, ridisegnando la porzione più grande e più popolata in questo nuovo sviluppo e cambiando l’assetto del campo, favorendo la demolizione del campo e ampliando le vie di circolazione a scapito dei layout abitativi esistenti.  Questo non è un progetto per il ritorno;  questo è un progetto per la cancellazione del campo di Yarmouk.

Il significato del campo di Yarmouk per la diaspora palestinese non può essere sottovalutato.  Il campo di Yarmouk è stato istituito negli anni ’50 per ospitare migliaia di palestinesi sfollati a seguito della Nakba del 1948.  Situato nel sud di Damasco su 2,1 chilometri quadrati, il campo divenne la residenza di circa 200.000 profughi palestinesi, la maggior parte dei quali proveniva da città e villaggi della Galilea.  Ciascuna delle strade del campo ha preso il nome da queste città e villaggi, ció serve a ricordare non solo la difficile situazione dei rifugiati palestinesi, ma anche il percorso per il ritorno.  Il campo ospita due cimiteri dove sono stati sepolti numerosi leader martiri e combattenti della resistenza.  Il campo ospitava anche varie istituzioni culturali e politiche palestinesi, che fungevano da quartier generale di varie fazioni palestinesi e i cui residenti hanno svolto un ruolo centrale nella rivoluzione palestinese in tutte le sue fasi.

Dall’inizio delle rivolte in Siria – e dal successivo assedio e decimazione del campo durante la guerra – Yarmouk è stata praticamente svuotata dei suoi residenti.  Al momento ci sono solo poche decine di famiglie rimaste nel campo.  La maggior parte dei residenti di Yarmouk ha subito un’altra Nakba, una dispersione  che li ha inviati verso vari siti di rifugio temporaneo o secondario.  Molti altri palestinesi-siriani provenienti da diversi luoghi della Siria hanno subito destini simili.  Oltre a questo annuncio per Yarmouk, è diventato chiaro che altri due campi profughi palestinesi in Siria saranno colpiti in modo simile: il campo di Dara’a a Dara’a e il campo di Handarat nel nord di Aleppo.

Le famiglie palestinesi che hanno vissuto a Yarmouk fino alla rivolta e alla successiva guerra hanno atteso la promessa di tornare alle loro case e ai quartieri del campo fino a quando non arriverà il momento del loro ritorno definitivo in Palestina .  Il loro ritorno al campo è stata una promessa implicita di varie fonti ufficiali da quando il campo è stato svuotato di tutti i gruppi armati nel 2018. Pertanto, il recente annuncio ha implicazioni devastanti per i rifugiati palestinesi per i quali Yarmouk era stata da tempo una casa mentre vivevano in esilio.

La distruzione del campo è di particolare importanza a causa del ruolo del suo ruolo  nella costruzione di una  comunità di rifugio dall’esilio, di fermezza, resilienza e resistenza.  I campi profughi sono un sito significativo per le infrastrutture sociali e le politiche intergenerazionali, la lotta e la costruzione della coscienza.  La cancellazione del campo accompagna la cancellazione di una casa temporanea che ha oltre settant’anni – una casa che non è solo uno spazio fisico, ma un ricordo permanente della necessità di tornare in Palestina, la necessità di ottenere la liberazione.  Mentre la casa è un concetto che molti danno per scontato, il suo significato in questo contesto è inestimabile.  Ogni generazione allontanata dal campo si allontana ulteriormente dalla propria lotta per i rifugiati.

I palestinesi non sono e non sono mai stati esentati, esclusi o neutrali rispetto alle condizioni sociali e politiche dei paesi in cui risiedono come rifugiati proprio perché, come rifugiati apolidi, sono stati costretti a sopportare le conseguenze materiali delle lotte per il potere statale  di prima mano.  Yarmouk è solo il più recente di molti campi che sono stati annientati nel corso dei decenni, e non l’unico in cui il regime siriano ha avuto un ruolo, a simboleggiare il modo in cui le case palestinesi, anche se pensate per essere temporanee e fugaci, continuano a resistere alla distruzione e attraversano i confini degli stati-nazione e delle generazioni.

Come Movimento Giovanile Palestinese (PYM), rifiutiamo questo piano e affermiamo la nostra convinzione che il campo di Yarmouk debba rimanere un centro culturale e politico della vita e della casa palestinese durante l’esilio.  I nostri campi, le nostre case e il nostro diritto al ritorno non sono in vendita.

Dobbiamo combattere questa decisione, elevare il campo e garantire un percorso  insieme ai nostri fratelli e sorelle che stanno sopportando molteplici forme di sfollamento.  Chiediamo all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), in qualità di rappresentanti ufficiali del popolo palestinese, e alle fazioni palestinesi di rompere il loro silenzio assordante e fare pressioni sul regime siriano affinchè venga ritirata questa decisione e protetto il carattere del campo.  Chiediamo all’UNRWA ed a tutti coloro che sono responsabili del sostentamento e del destino del popolo palestinese, compresa la leadership palestinese, di proteggere il campo e le sue famiglie a tutti i costi e di facilitare il rimpatrio palestinese, il passaggio sicuro e il ritorno ai loro campi mentre continuiamo a lottare per garantire il diritto dei rifugiati palestinesi a tornare a casa in Palestina.

Esprimiamo il nostro incrollabile cameratismo con le nostre controparti palestinesi-siriane che sono state trattate come sacrificabili nelle lotte politiche e sono arrivate a portare il peso della storia sulle loro spalle.

Come si riflette nella disposizione esistente del campo, e come dicono sempre le famiglie di Yarmouk, “il campo inizia con Fedayeen Street e finisce con il cimitero di Shuhada”, e così anche la nostra lotta.

Fino al ritorno e alla liberazione,

Il Movimento Giovanile Palestinese

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