Analisi: il crollo della lira siriana

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Fonti dell’articolo AA.com.tr

Enabbaladi

eldorar

Tradotto e curato da N. El Assouad e Marina Centonze

Il crollo della lira siriana non aveva mai raggiunto un livello così basso come quello attuale, un dollaro costa 1805 lire siriane. È un duro colpo per i mercati siriani, questo crollo ha portato infatti ad un nuovo aumento dei prezzi.

Molti sono i fattori che stanno devastando l’economia del regime siriano che potrebbe quasi essere considerato rovesciato se non fosse per la pigrizia della comunità internazionale e il fallimento dei paesi interessati nel conflitto siriano nel trovare un’alternativa comune e accettata da tutti, impresa non impossibile se ci fosse volontà politica.

La tempesta petrolifera, la pandemia del Corona virus e la politica di massima pressione di Washington sull’Iran (il principale sostenitore di Bashar Al-Assad.), hanno fatto si che Teheran costringendola chiudersi e occuparsi dei suoi affari interni, obbligandolo a frenare le sue attività belliche in terre straniere, specialmente in Siria, Iraq e Libano.

La debolezza dell’Iran, sostenitore quasi esclusivo del regime di Bashar Al-Assad, ha peggiorato le già cattive condizioni di quest’ultimo e ha aggravato la sua crisi economica finanziaria, causando il crollo della lira siriana contro il dollaro.

La difficile situazione del regime è stata esacerbata dalla crescente frequenza di attriti all’interno della propria struttura e all’interno dello stretto cerchio della famiglia dominante. Queste spaccature sono cominciate ad emergere pubblicamente, dopo essere rimaste nascoste come la brace sotto le ceneri.

Tra le ultime dispute che hanno coinvolto i componenti del regime, c’è quella che ha interessato Rami Makhlouf, cugino del presidente e uno dei pilastri principali del regime di Assad, che ha alzato la bandiera della disobbedienza di fronte al suo presidente.

Ma ciò che ha fatto suonare il campanello d’allarme è che questa disobbedienza è stata accompagnata da divergenze mediatiche tra persone vicine al Cremlino da un lato, e altre vicine al regime di Damasco dall’altro, confermando la dimensione internazionale di queste discrepanze che superano il cerchio del sistema interno.

• Un crollo da record

La lira crolla nel mercato parallelo delle valute all’interno delle città siriane, fino a far registrare livelli che hanno superato le 1800 lire per un dollaro. Questo ribasso arriva con l’escalation dei disaccordi all’interno della struttura del regime siriano, rafforzata dalla scissione dell’uomo d’affari Rami Makhlouf, cugino del presidente Bashar Al-Assad.

 

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(Foto da Tartus: “La Siria è nostra e non della famiglia Assad)

Dall’inizio del 2020, il dollaro statunitense è aumentato rispetto alla lira siriana di circa il 60 per cento. La lira, alla fine del 2019, nel mercato nero era a 915 contro il dollaro.

Secondo i tassi di cambio degli ultimi giorni, la valuta siriana ha perso più di 29 volte il suo valore di cambio dall’inizio della rivoluzione, nel 2011,  allora il dollaro costava mediamente a 50 lire. 

Cause del crollo

La lira siriana sta vivendo il periodo peggiore nella storia dello Stato siriano, a causa di molte ragioni che possono essere integrate da tre fattori principali.

Primo: Fattori economici

– Il calo del prezzo del petrolio sul mercato internazionale ha avuto ripercussioni negative sui paesi che sostengono il regime, gran parte delle loro economie dipendono infatti dal commercio di petrolio: l’aiuto monetario dell’Iran alla Siria è dunque venuto a mancare.

-La Banca Centrale di Siria non possiede più né valuta estera né oro, ed è proprio la presenza di riserve di valuta estera e oro i pilastri su cui si basa la solidità delle valute nazionali. La Banca centrale è dunque priva di riserve valutarie, a causa della mancanza delle entrate derivanti dai trasporti terrestri, marittimi e aerei e della sospensione dei movimenti di esportazione, che contribuiscono a far entrare valuta estera.

– Una sospensione quasi completa della produzione, il sistema importa i beni necessari dall’estero, dove si effettuano acquisti in valuta estera, in particolare il dollaro. Ciò ha determinato un aumento della domanda, una mancanza di mercato e quindi un prezzo più elevato a scapito della lira locale.

– La produzione di olio, grano, legumi e una serie di importanti beni strategici  non è più nelle mani del regime.

-La mancanza quasi totale di produzione locale: il regime ha distrutto fabbriche e linee di produzione, ha distrutto le infrastrutture portanti del sistema di produzione, che sono i pilastri più importanti dell’economia.

-L’elevato livello di povertà in Siria, lo spostamento e all’emigrazione interna, e il passaggio di oltre la metà della popolazione da lavoratori produttivi a consumatori disoccupati.

– Il blocco di valuta che arrivava  dall’estero, inviata dai siriani della diaspora per sostenere le loro famiglie, che sono diventate sfollate interne o rifugiate.

Secondo: Fattori politici

-Le sanzioni economiche nei confronti dei paesi che sostengono il regime siriano, prima l’Iran e poi la Russia, e l’instabilità di Libano e  Iran i due polmoni del regime; le banche libanesi sono infatti la riserva delle valute estere per commercianti legati al regime, queste banche hanno impedito che grandi somme di denaro venissero spese dai loro clienti, creando una crisi di liquidità all’interno del regime stesso.

-Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Europa a figure chiave del regime siriano considerate i suoi scudi economici, come Rami Makhlouf, Samer Al-won e Wesem Qutan e alcuni dei funzionari e commercianti che provvedono alle esigenze di valuta estera del regime.

– Il finanziamento di campagne militari contro le forze di opposizione e l’insistere sulla soluzione militare per nove anni consecutivi, ha tolto al regime tutte le capacità economiche.
C’è da aggiungere la bassa attività delle organizzazioni internazionali, sia nelle aree controllate dall’opposizione che in quelle sotto il controllo del regime. Queste organizzazioni offrivano in precedenza sovvenzioni e progetti di aiuto in valuta estera, erano un’importante fonte risorse di valuta forte in Siria.

-Il crescente disaccordo tra Makhlouf e Al-Assad ha portato alla sospensione di molte attività economiche legate alle società di Makhlouf, che ha cambiato il proprio capitale in valuta estera per poi portare tutto fuori dalla Siria, aumentando la domanda di valuta straniera, e l’offerta di lira siriana, facendone abbassare cosi il valore.

– Con la messa in atto del Caesar Act i mercenari della guerra stanno portando via il loro capitale in dollari dalla Siria.

– Le preoccupazioni per le tensioni in Medio Oriente, che riflettono la debolezza dell’Iran e la sua incapacità nel sostenere l’economia siriana.

Terzo: Fattori amministrativi

-L’assenza della logica dello stato nelle istituzioni governative dopo l’imposizione dello stesso modello iraniano in Siria, lo stato/regime siriano è passato da essere un’istituzione a mere milizie che si considerano protettrici della patria, che non rispettano la legge, non applicano la politica, e non rispettano le istruzioni, trasformando così l’economia in un ostaggio dei mercenari di guerra. I comandanti dell’esercito sul campo e le  milizie del regime hanno ricavato enormi guadagni dalla guerra, paralizzando il movimento delle istituzioni statali che ha perso la capacità di prendere le proprie decisioni.

-La banca centrale è in prima linea nelle istituzioni statali paralizzate e nell’incapacità di prendere le giuste decisioni; è naturale che non possa affrontare il problema del calo della lira.

-Ciò si aggiunge a una serie di politiche monetarie fallite che hanno portato al deterioramento del prezzo della lira nei confronti del dollaro durante gli anni di guerra, cosa che ha contribuito alla sua perdita di valore nei confronti del resto delle valute.

• Il buco cresce per chi deve rammendare

-Nel tentativo di controllare lo stato di caos nei mercati siriani, in mezzo a una forte insoddisfazione popolare dovuta all’aumento dei prezzi e la sua non conformità con il bollettino dei prezzi presrntato dal Ministero del Commercio Interno e dall’Ente di Protezione dei Consumatori, il capo del regime Bashar Al-Assad ha emesso due decreti presidenziali, il primo dei quali esenta il ministro del commercio interno e della protezione dei consumatori Atef al-Nadaf, dal suo posto, e nomina il governatore “discusso” di Homs, Talal al-Barazi, come suo sostituto.

-Il secondo decreto prevede l’esenzione di tutte le materie prime importate, soggette per un anno ad una tassa doganale dell’1 per cento, a tutti i dazi doganali e alle tasse all’importazione, a partire dal prossimo 1° giugno.

Il decreto ridurrà i prezzi dei prodotti nazionali nei mercati siriani, in quanto farà risparmiare all’industria siriana il 10% del valore della sua fattura di importazione di materie prime, secondo quanto riportato dal capo della Camera dell’Industria di Damasco e il suo successore, Samer Al-Dabbs, in un’intervista al giornale siriano Al-Watan ieri.
Ma le condizioni dell’economia siriana, il deterioramento della lira e le sanzioni economiche occidentali imposte al regime, oltre alla pandemia del corona viris e alle misure successive, rendono quasi impossibile il controllo dei mercati e dei prezzi e rendono questi ultimi inadeguati al reddito dei consumatori. Così, le misure del governo, al momento della perdita, sarebbero solo una fascia temporanea su una ferita troppo profonda.

** Le conseguenze del crollo della lira

Ci sono fattori economici reali legati al declino delle risorse monetarie della Siria e all’aumento delle sue spese per soddisfare i bisogni dei cittadini, soprattutto in considerazione del basso livello di produzione interna e della mancanza di esportazioni, rispetto alla dipendenza totale dalle importazioni.

Le crisi economiche e politiche che il regime sta soffrendo lo spingono a riconsiderare i propri conti, consapevole della sua limitata capacità per contrastare le sanzioni e il suo isolamento,  non essendo in grado, la Russia e l’Iran, di aiutarlo a causa delle loro crisi interne.

Da Mosca sono convinti che se l’attuale situazione in Siria continuasse, senza che ci siano profonde riforme che toccano le fondamenta del sistema politico, il regime crollerà e cadrà. Finché la famiglia Assad sarà al potere, non ci saranno riforme serie, e Bashar al-Assad sta ancora giocando sulle contraddizioni di Teheran e Mosca cercando di raccogliere fondi, attraverso il ruolo di sua moglie Asma e il suo controllo su Syriatel e di altre imprese che costituiscono la spina dorsale dell’economia siriana.

Mosca riconosce che durante il suo intervento in Siria, non è riuscita a portare dalla sua parte una élite a lei leale, e di non essere riuscita a creare una forza politica sostenitrice.

La Russia, che ha potenziato il suo ruolo globale e ottenuto importanti vantaggi strategici, dopo il ritorno in Medio Oriente, attraverso la porta siriana, oggi è minacciata da un “Medio Oriente confuso”, dicono gli esperti russi Anton Mardasov e Kyril Seminov, “E’ irragionevole permettere al regime di Assad di distruggere i guadagni russi”.

È vero che passare dalla porta di Washington spingerebbe la Russia in un abisso ma rimane il male minore in confronto all’ipotesi di ridurre la Siria in un nuovo Afghanistan.
Intanto il consigliere di Assad ha invitato il popolo siriano a rimanere saldo e risoluto di fronte al deterioramento che ha colpito la valuta siriana, da quando l’America ha annunciato l’imposizione di sanzioni sul paese. Le sue dichiarazioni hanno suscitato indignazione sui social media e diverse pagine hanno pubblicato immagini del figlio di Shaban residente in Europa con un numero di auto di lusso di sua proprietà, ricordando al cancelliere la lussuosa vita di suo figlio in un momento in cui la maggior parte dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà.
A Idlib, zona non sotto controllo del regime siriano, la situazione non è migliore , in quanto la provincia riscontra un aumento molto importante del prezzo del carburante .
Ecco i prezzi del carburante la mattina del giorno 08/06/2020: un litro di benzina importata a 1.400 lire siriane, e diesel importato a 1530 lire, diesel raffinato a 1350 lire, e una bombola di gas al prezzo di 22 mila e 400 lire.
Viene poi pubblicato un nuovo prezzo per il carburante a mezzogiorno, secondo il quale il prezzo di un litro di benzina importata è salito a 1.800 lire, con un aumento di 400 lire rispetto al prezzo precedente, e il prezzo di un litro di diesel importato è arrivato a 1.960 liree e il diesel raffinato inizialmente è aumentato a 1.730 lire.
Il prezzo della bombola di gas ha raggiunto le 28.600 lire, con un aumento di 4.200 lire rispetto al prezzo precedente.
I negozi che vendono carburante in città e nelle  campagne hanno chiuso i battenti, astenendosi dalla vendita a causa di queste fluttuazioni dei prezzi.
La chiusura comprende alcuni negozi di alimentari e altri generi di negozi, mentre altri hanno rifiutato di vendere a causa degli aumenti cosi repentini dei prezzi.

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(Foto da Al Suwaida: proteste contro l’attuale situazione economica e il governo siriano)

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(Foto da Tafas, provincia di Daraa. Manifestazioni contro il regime)

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