IN CERCA DI GIUSTIZIA

Articolo pubblicato su SYRIE NEWS 

(Traduzione di Marina Centonze, revisione a cura di Giovanna De Luca)

Comitato Siria-Europa, post Aleppo

Siria-Bollettino informativo n.6 del giugno 2018

La ricerca di giustizia per i siriani.

A- Strategie di documentazione innovative e nuove vie per la giustizia

1) Siria: giustizia fuori portata?

Joël Hubrecht, responsabile del progetto presso l’Istituto di Studi Avanzati sulla Giustizia (IHEJ) e membro del comitato Siria-Europa dopo Aleppo, di fronte “all’impunità per i crimini commessi in Siria”, esplora vie da prendere in considerazione per “promuovere nuove forme di giustizia “che soddisfino le aspettative dei siriani, espresse già nel 2011. La sua analisi risale al giugno 2017, ma è tutt’ora valida.

Siria: una giustizia fuori portata?

a) Sui crimini e sui loro autori

Il progetto inizia evidenziando l’importanza del lavoro delle ONG locali e internazionali, che hanno apportato una grande quantità di documentazione sui crimini creando basi di dati affidabili, lavoro che hanno portato avanti  incessantemente durante sette anni anche prima della creazione, nell’agosto 2011, della commissione di inchiesta internazionale delle Nazioni Unite e l’aumento di numerose testimonianze dirette e indirette. Secondo Hubrecht è essenziale stabilire il numero di morti e vittime civili, deportati e feriti per dimostrare che siamo davanti ad una guerra contro i civili, che la stragrande maggioranza dei crimini è dovuta al regime di Assad e che la volontà del presidente siriano è di attaccare in modo sistematico e diffuso una popolazione civile (per definizione, un crimine contro l’umanità) che gli è ostile.

“Tuttavia,” dice, “la giustizia non ha bisogno di contare su un conteggio esaustivo. Una base minima autenticata e valutata  è sufficiente per poter condurre azioni legali.  Attualmente, ” siamo in grado di provare alcuni dei crimini del regime e risalire ai vertici della catena di responsabilità.”

b) Strumenti legali esistenti

In secondo luogo, esamina i vari meccanismi disponibili per la giustizia internazionale e nazionale e le ragioni per cui è così difficile attuarli nel caso della Siria. In questa analisi usando termini tecnici, non manca di fare confronti storici con altri conflitti – il genocidio armeno, la guerra del Vietnam, la guerra civile libanese, le guerre americane in Afghanistan e in Iraq – appartenenti ad una passato recente. Suggerisce inoltre che “la paralisi delle giurisdizioni penali internazionali potrebbe quindi essere parzialmente compensata da un’azione più forte da parte dei tribunali nazionali, segnando un momento storico per il possibile sviluppo della giurisdizione universale, ciò risiederebbe nella capacità dei tribunali nazionali di far fronte ai più gravi reati internazionali, anche quelli commessi da cittadini stranieri al di fuori del territorio nazionale.”

Ecco i momenti chiave della sua riflessione che hanno attirato la nostra attenzione da non specialisti.

” Questo non vuol dire che la CPI e gli strumenti convenzionali della giustizia penale internazionale siano obsoleti. Al contrario, possiamo sperare che le loro scaffalature (nel senso che sono ferme – n.d.t.) rimangano temporanee. Tuttavia, finché non sarà possibile fare appello a loro, nuovi strumenti e nuova cooperazione dovranno essere sperimentati per uscire dalla rassegnazione alla quale il contesto attuale ci costringe.”

“Una soluzione è stata trovata da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per aggirare il veto russo al Consiglio di Sicurezza, votando, a dicembre 2016 per creare un “meccanismo internazionale, imparziale e indipendente (MIII) volto ad agevolare le indagini delle più gravi violazioni del diritto internazionale commesse in Siria dal marzo 2011 e per aiutare a giudicare coloro che ne sono responsabili “. 

“Poiché le indagini sono particolarmente macchinose e complesse, la cooperazione tra i paesi europei dovrebbe essere rafforzata e il nuovo meccanismo investigativo internazionale preparato. Le azioni a livello nazionale consentono inoltre di inoltrarsi in terreni ancora scarsamente coperti da giurisdizioni penali internazionali, come azioni contro persone giuridiche (comprese le multinazionali), come il gruppo Lafarge  e la società Qosmos.

Siria: la giustizia francese investiga sulla società Qosmos

c) Giustizia di transizione, promessa di giustizia e promessa di transizione

“Il MIII potrebbe anche aiutare a ripristinare la cosiddetta giustizia” di transizione “[che] si basa su quattro pilastri: il diritto alla verità, alla giustizia, alle riparazioni e alla non ripetizione, quindi la promessa di giustizia e quella di transizione. […] Ecco perché le domande riguardanti le responsabilità, i dispersi, i prigionieri, i risarcimenti e le riforme per frenare il ritorno della repressione costituiscono il cuore delle richieste dell’opposizione siriana. ”

“Integrato come strumento di giustizia transitoria, il meccanismo potrebbe ulteriormente favorire un processo in cui i siriani sarebbero in grado di impegnarsi pienamente nella prospettiva di futuri processi in Siria. Progettato in questo modo, questo dispositivo predefinito non solo preparerebbe un’ipotetica giurisdizione internazionale in un futuro più o meno lontano, ma stimolerebbe anche altre due leve che potrebbero promuovere la lotta contro l’impunità. ”

Diverse “road map” sono già state abbozzate su questo argomento da organizzazioni siriane (il Centro siriano per gli studi politici e strategici, la Commissione siriana per la giustizia transizionale, la Camera degli esperti siriani, ecc…).  

Nel caso della Siria, presumibilmente, “la  giustizia transitoria sarà anche portata più “dal basso” che offerta “e messa in opera dall’alto”. Questa inventiva esiste in Siria, come dimostrano le corti e le legislazioni temporanee ad Aleppo e nelle aree in cui l’autorità dello stato era scomparsa. Ma un simile processo “si baserebbe principalmente sul coinvolgimento della società civile siriana e sul sostegno della comunità internazionale.  L’Unione europea (UE) dovrebbe chiedere che gli aiuti per la ricostruzione siano legati al rispetto e all’attuazione delle procedure di giustizia transitoria . ”

d) Il tribunale di opinione

Negli ultimi anni, “in assenza di una legislazione adeguata e di giurisdizioni internazionali competenti”, questo campo è diventato terreno di sperimentazione per la giustizia simbolica , come è stato dimostrato dal Tribunale internazionale per i diritti umani nel 2014 e dal Tribunale Monsanto all’Aia nella primavera del 2017. Questi dispositivi colpiscono perché convocano “un tribunale di opinione”  “per condurre un equo esame (dando voce al processo, ma anche alla difesa) davanti ad un gruppo di “giudici” composto da giuristi ma anche storici, vincitori del premio Nobel, ecc. Sulla base di pareri consultivi e testimonianze ascoltate in pubblico, e dalle griglie del diritto internazionale, pronuncerebbero un verdetto che non avrebbe alcun valore legale reale ma che consentirebbe di raccogliere documentazione, testimonianze, di esporre un caso, per decidere sulla natura dei crimini, per indicare coloro che non possono essere toccati o che sono protetti dal loro status”.

“Sebbene richieda precauzioni, in modo che i testimoni e le prove non siano in pericolo e che i processi futuri nelle giurisdizioni reali non siano parassitati, la creazione di una nuova corte ex nihilo di un nuovo tribunale d’opinione o l’utilizzazione di una struttura esistente, come ad esempio il Tribunale permanente del popolo, anche un video-processo[…] sono tutti i percorsi che devono essere esplorati, se solo uno non cerca di scimmiottare l’ICC o TPI ” ad hoc “, ma, riesce invece a costruire uno spazio per parlare e mostrare crimini che sfuggono anche l’onere dei processi, la lunghezza e la complessità delle procedure, cosi come ai Rapporti delle Nazioni Unite.   

Alla fine di questa panoramica, Joel Hubrecht conclude che molte leve “possono ancora essere attivate per non rassegnarsi all’impunità dei crimini commessi in Siria e per ricordare che il divieto universale dei crimini contro l’umanità deve essere il ” limite comune a tutte le culture, quello che segna, nonostante il pluralismo e la tolleranza, ma anche nel loro nome, il punto da non attraversare”.

Vedi Gruppo internazionale di diritto e politica  e Centro per la responsabilità siriana, “Mappatura degli sforzi di responsabilità in Siria”, febbraio 2013

Mappatura delle responsabilità in Siria

Dopo la pubblicazione di questo articolo è entrato in gioco un importante elemento: la pubblicazione del primo rapporto, reso pubblico alla fine di marzo 2018, della squadra MIII guidata dall’ex giudice francese Catherine Marchi-Uhel: investigatori e attivisti hanno accumulato un “volume incredibile” di testimonianze, immagini e video che documentano le atrocità commesse da tutte le parti durante la guerra in Siria. La responsabile ha detto di aver preparato i file e collaborato con le unità che indagano sui crimini di guerra di vari stati, tra cui quelli europei, quelli sui quali i tribunali possono esercitare la giurisdizione universale in Germania, Spagna, Francia e Svezia …. In futuro, un organismo esistente – come la Corte penale internazionale – o un nuovo tribunale potrebbero occuparsi dei casi siriani, secondo il rapporto.

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Dopo le incursioni attribuite alle forze russe nel villaggio di Zardana, nella provincia di Idlib, l’8 giugno 2018. (Fotografo anonimo)

Prove di crimini di guerra tremendi in Siria, non tutti possono essere perseguiti:UN

2) Giustizia per le vittime siriane oltre le prove

Da parte sua, il Centro internazionale per la giustizia transizionale (ICTJ) ha pubblicato online nel febbraio 2018, un rapporto che va nella stessa direzione dell’analisi affidata da Joel Hubrecht alla rivista Esprit . Il documento, intitolato Justice for Syrian Victims Beyond Trial , firmato da Nousha Kabawat e Fernando Travesi, – Giustizia per le vittime siriane oltre la prova: la necessità di nuovi, innovativi usi per la documentazione delle violazioni dei diritti umani in Siria esorta la comunità internazionale, i gruppi per i diritti umani e le organizzazioni della società civile siriana a utilizzare gli strumenti a loro disposizione per cercare giustizia attraverso mezzi complementari, spesso dimenticati ma essenziali. Questi includono il cercare la verità, il riconoscimento pubblico delle violazioni e gettare le basi per i futuri processi di riparazione.

Ad esempio, Nousha Kabawat sottolinea, per quanto riguarda i meccanismi internazionali: “I progressi verso il perseguimento penale sono stati lenti e non rappresentano sempre la via più efficace per la giustizia per i siriani . Dobbiamo immaginare forme di giustizia che vadano al di là dei confini di questi meccanismi e lavorino per sostenere una serie di sforzi e opportunità accessibili. ”

a) Continuano gli sforzi della documentazione

Basandosi sulla consultazione di oltre una dozzina di organizzazioni della società civile siriana che lavorano su questioni relative alla giustizia transitoria, con particolare attenzione alla documentazione e alle sfide che gli archivisti devono affrontare, l’ICTJ ha ottenuto diverse raccomandazioni su cosa può essere fatto per sostenere le vittime di fronte alle ingiustizie in corso in Siria.

Giustizia per le vittime siriane oltre le prove

b) La ricerca dei dispersi, un’emergenza

Non dobbiamo aspettare che con la pace si inizino a cercare i dispersi”, suggerisce Travesí. Possiamo ora utilizzare la documentazione per mappare e proteggere i siti di sepoltura, lavorare con le famiglie, coordinare il lavoro nazionale e internazionale e fornire supporto psicologico alle vittime e ad i loro cari. ”

A questo proposito, la relazione della Commissione d’inchiesta dell’ONU, che risale  al marzo 2018, si è concentrata sui detenuti, nella speranza che le sue proposte siano utili il giorno in cui i negoziati riprendano seriamente.

DETENZIONE NELLA REPUBBLICA ARABA SIRIANA: una via da investigare

I leader dell’opposizione siriana hanno riconosciuto che il rilascio dei detenuti da parte del governo sarebbe un vero cambiamento per i negoziati, poiché significherebbe che il governo è seriamente intenzionato a trovare una soluzione al conflitto e a riavviare un processo che ha fatto pochi progressi. 

– La nuova relazione della Commissione d’Inchiesta si concentra sui detenuti

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Il progetto Salviamo le Scuole in Siria(Fonte UNICEF)

c) La causa delle scuole, parte del bisogno di giustizia

Convinte che evidenziare la situazione degli sfollati sia il primo passo per sviluppare un approccio coerente alla giustizia di transizione, dieci organizzazioni della società civile, in collaborazione con l’ICTJ, hanno esposto a marzo a Ginevra l’ impatto sui bambini e le loro famiglie della distruzione delle scuole in Siria.

10 organizzazioni siriane espongono l’impatto della distruzione delle scuole

Per agire in questo momento , l’ICTJ ha deciso di sostenere il progetto Save Syrian Schools.

Per saperne di più su Save Syrian Schools, visita il loro sito web  e ascolta le testimonianze della gioventù di Homs e della signora di Raqqa in questo video

B- Siriani di fronte a crimine e giustizia

1) Giudici e avvocati siriani si preparano a perseguire il regime

Più di 160 giudici, avvocati e accademici specializzati in diritto siriano si informano, scambiano idee e discutono sulla piattaforma digitale  per i giuristi siriani avviata il 15 gennaio 2018, presso la Scuola Nazionale della Magistratura (ENM) a Parigi, con la partecipazione di un gruppo di avvocati siriani e francesi, l’Arab Reform Initiative (ARI), con la cooperazione dell’Istituto di studi superiori sulla giustizia (IHEJ), il sostegno dell’Istituto tedesco di sviluppo GIZ, del governo tedesco e dell’Unione europea. Il Dr. Ali al-Hamdan, membro di questo Forum, ha detto di aver sostenuto il lancio di un programma di formazione a favore dei giudici siriani esiliati, un progetto in attesa di validazione.

Per quanto riguarda la violazione da parte del regime di Assad del principio e la “sacralità dei diritti della difesa” nelle istituzioni giuridiche siriane, Hamdan ha proseguito: “Il regime di Assad ha trasformato tutti gli enti pubblici in strumenti per commettere i crimini più atroci contro il popolo siriano. Questi strumenti includono la magistratura, e in particolare la magistratura militare e il sistema giudiziario, che include la Corte per il terrorismo e le Corti campestri. Invece di essere l’incarnazione della giustizia e dello Stato di diritto, il sistema giudiziario in Siria è diventato un simbolo del regime e un luogo per perpetrare i peggiori crimini contro il popolo siriano. Spera che tutti coloro che hanno commesso crimini contro il popolo siriano siano giudicati in modo equo il prima possibile.

La politica di Hafez al-Assad per rendere più potenti gli Alawiti in Siria

2) Sono siriano e non rinuncerò alla speranza di giustizia

Razan Saffour, siriana britannica,  storica di formazione, che attualmente lavora come ricercatrice presso il Centro di ricerca mondiale TRT, ha sentito il dovere di scrivere un testo personale: “cosa significa riconoscere i tuoi familiari su YouTube, nel bel mezzo dei video che mostrano i loro cadaveri? Che cosa significa aver provato tutti i possibili metodi pacifici per gettare luce sui crimini del regime di Assad per sette anni senza successo? Cosa significa avere una voce che non viene ascoltata? È difficile esprimere a parole quanto scoraggiante sia sapere che non sarai preso sul serio perché sei già considerato una vittima, un attivista testardo o un ospite accanto a un “esperto del Medio Oriente”. “Orientista sedicente che parlerà con una voce apparentemente più ragionevole e obiettiva, data la sua mancanza di attaccamento emotivo alla situazione.”

Usando una lunga anafora, continua:

“Essere siriano significa essere abbandonati e capire che gli interessi dello Stato prevarranno sempre su quelli dei siriani.

Essere siriani significa sapere esattamente quanto è stato distrutto negli ultimi sette anni; è aver visto Assad agire con completa impunità, perché nessuno gli si è opposto, al di là della vuota retorica.

Essere siriani significava ribellarsi, protestare e protestare pacificamente fino a quando la rivoluzione non è stata costretta a prendere le armi.

ESSERE siriano significa essere “spostato” come una pedina disposta in un gioco e, talvolta, costretto a giocare secondo le regole di quel gioco al fine di raggiungere un rifugio sicuro temporaneo.

Essere siriani significa sapere che ci saranno molti scherzi in pratica in questo processo, tutti giocati intorno a noi. Ma essere siriani significa anche essere realistici e mettersi in gioco con gli altri, perché sappiamo cosa significa giustizia.

E la giustizia sarà fatta. Perché essere siriano è sperare. Essere siriani significa vedere la morte, e sperare ancora che un giorno sia fatta giustizia. Essere siriani significa mettere insieme esperienza, competenza  e opinione – offrire i tre a un prezzo ridotto – perché vogliamo disperatamente arginare il flusso di voci non-acute, non intelligenti e non-siriane.

Soprattutto, essere siriano significa essere un essere umano che merita il diritto ad una vita.”

Sono siriana, e non smetterò di sperare nella giustizia

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Il campo palestinese di Yarmouk, a sud di Damasco, dopo essere stato preso dalle  forze del regime (Fonte: Lens Young Dimashqi)

3) La verità è il primo passo verso il perseguimento dei responsabili dei crimini per fare giustizia in Siria

Muhammad Idrees Ahmad, professore di giornalismo digitale presso l’Università di Stirlingin in Scozia, ha protestato contro il luogo comune secondo il quale viviamo nel momento della”post-verità”. Certo, oggi la verità è assediata da un volume senza precedenti di bugie dovuto ai social media e il pubblico frammentato. Ma le stesse tecnologie che amplificano le informazioni false contribuiscono anche a rendere la verità più accessibile. La bugia può raggiungere una massa critica ma la verità ha capacità di recupero. 

Alla fine, tutte le bugie sono fragili perché sono vulnerabili ai fatti. E le nuove tecnologie hanno reso i fatti più visibili e verificabili. Il pericolo che affrontiamo non è che la verità sia diventata precaria, ma che evitarla e negarla  sia diventato più facile.

La verità è il primo passo per stabilire la verità in Siria

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Un’immagine della tortura della ruota dentata della bicicletta
(Fonte:Centro di documentazione sulla violazione)

4) Il coraggio delle donne: cosa può fare la giustizia internazionale contro la violenza sessuale in  Siria ? 

Joel Hubrecht, citato sopra, ha tenuto un intervento nel quadro della Giornata di solidarietà con le donne siriane l’11 marzo 2018 presso l’Istituto del Mondo Arabo (IMA) a Parigi su iniziativa di associazioni culturali come Syrian caravan , Revive, Souria Houria and Syria MDL.

Qui l’intervenTo

Da questo intervento  è venuto fuori un articolo pubblicato sul sito web della IHEJ. Ecco alcuni estratti.

” La scala della violenza sessuale perpetrata e le limitazioni del procedimento penale, nonostante il progresso della giustizia penale internazionale in questo settore […] non riduce la questione della giustizia durante il processo. I meccanismi non penali, la cosiddetta “giustizia transizionale” (tra cui commissioni per la verità, ma anche per quanto riguarda altri processi, come la stesura della Costituzione o il processo di pace in generale) dovrebbero essere mobilitati. Ma per garantire davvero l’accesso delle donne alla giustizia e riformare le basi strutturali della disuguaglianza di genere bisogna, come ha spiegato Lakshmi Puri (vicedirettrice esecutiva e direttrice di UN), “ripensare alcune delle ipotesi di base su cui abbiamo costruito la giustizia di transizione, compreso il senso di giustizia, gli strumenti utilizzati per assicurare la giustizia postbellica e le violazioni per le quali chiediamo riparazione “. 

“Ad esempio, assicurare la giustizia per le esperienze di conflitto delle donne, attraverso commissioni per la verità, implica incorporare una prospettiva di genere nel lavoro della commissione fin dall’inizio e nel momento dell’attuazione. Dobbiamo anche ripensare come progettare le riparazioni e programmi di assistenza, non solo sulle forme che sono già identificate (integrazione assistenza medica, psicologica e materiale, di advocacy e di comunità, di compensazione, ecc) per ” garantire coerenza e armonizzazione delle misure di riparazione concesse alle vittime “.

“Le  riparazioni, che siano decise dopo un processo o al di fuori del quadro giudiziario, devono essere pertinenti, efficaci e sufficienti, nonostante i vincoli materiali, i blocchi culturali e politici, e devono essere beneficiose non solo per le vittime che osano testimoniare e lamentarsi. La sfida è immensa. ”

Il  coraggio delle donne: cosa può fare la giustizia  internazionale contro  laviolenza sessuale in Siria?

Sullo stesso argomento, si veda il rapporto della Commissione d’inchiesta dell’ONU “Commissione sulla violenza sessuale e di genere in Siria dell’8 marzo 2018: Ho perso la mia dignità. Ho perso la mia dignità 

Nota: l’8 giugno 2018 la decisione in appello della CPI nel caso Bemba, a seguito dell’assoluzione del convenuto e dell’annullamento della condanna in primo grado, rimuove la giurisprudenza che la CPI aveva sostenuto temporaneamente riguardo la repressione dei crimini sessuali sulla base della responsabilità gerarchica.

C – Anche l’Europa e il Canada si stanno muovendo

SNHR sollecita l’Unione europea ad esercitare la leadership nel perseguimento della giustizia in Siria

L’11 aprile, un diplomatico autonomo Fadel Abdul Ghany , presidente della Rete siriana per i diritti umani (SNHR), ha tenuto una serie di incontri a Bruxelles con gli Stati membri dell’UE e varie ONG internazionali per fare pressione sulla leadership europea affinché ponga fine alla crisi siriana.

SNHR accoglie con favore la leadership dell’UE nella ricerca di giustizia in Siria 

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Torture documentate in Siria.(Fonte Syria Freedom-Marzo 2012)

Dove sono gli Stati membri? Tour non esaustivo.

1) Germania 

Procedimenti penali contro Augusto Pinochet, ex presidente del Cile, i membri della giunta militare argentina, il ministro dell’interno uzbeko Zakir Almatov e l’ex ministro della difesa degli Stati Uniti Donald Rumsfeld sono iniziati tutti in Germania. Il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (CEDU ) è stato creato nel 2007 per dimostrare, attraverso la pedagogia, la portata di queste azioni.

Nel mese di marzo 2017, sette siriani che sono sopravvissuti alla tortura e gli avvocati siriani  Anwar al-Bunni del (SCLRS) Centro siriano di Ricerca e Studi Legali e Mazen Darwish del (SCM) Centro siriano per i media e la libertà di espressione, con ECCHR hanno inviato una denuncia al procuratore federale tedesco contro sei alti ufficiali dell’ala militare dei servizi segreti siriani.

Seconda azione: il gruppo attorno al disertore “Caesar”

Le foto di Caesar che documentano la tortura sistematica 

ha presentato una denuncia alla CEDU nel settembre 2017.

Grazie agli sforzi degli instancabili Al-Bunni e Darwish ECCHR da allora ha lavorato su altre accuse penali contro sette cariche di alto rango militare, tra cui il ministro della Difesa, Fahd Jassemal-Freij e il procuratore militare Mohammed Hassan Kenjo , rispettivamente capo della polizia militare e direttore della prigione militare di Saidnaya.

La prigione militare si Sadnaya

Nel mese di novembre 2017, l’ECCHR, in collaborazione con la Fondazione Heinrich Böll e Amnesty International Germania, SCLRS e SCM, hanno invitato a Berlino sopravvissuti, esperti siriani, tedeschi e internazionali, tra cui la francese Catherine Marchi-Uhel Capo, del meccanismo internazionale indipendente e imparziale delle Nazioni Unite che investiga crimini gravi in Siria (MIII) per esporre le pietre miliari riguardo alle responsabilità penale per i crimini commessi in Siria

Il lavoro riassunto in 4’28

Registrazioni video della maggior parte degli interventi 

Infine, l’8 giugno 2018, Der Spiegel ha annunciato che la Germania aveva emesso un mandato d’arresto contro Jamil Hassan , stretto collaboratore di Assad, che fa parte del  servizio di intelligence dell’Air Force siriana, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Un primo passo.

La Germania prende di mira il principale torturatore del regime di Assad

2)Austria

Il 29 maggio 2018, sedici uomini e donne hanno seguito il processo avviato dalla CEDU con gli avvocati siriani al-Bounni e Darwish. Hanno presentato denuncia a Vienna contro ventiquattro funzionari appartenenti al regime siriano per atti criminali risalenti a febbraio 2011 e gennaio 2017 in tredici centri di detenzione a Damasco, Daraa, Hama e Aleppo.

Il cammino verso la giustizia passa per l’Europa

3)Belgio

A margine della conferenza dei paesi pronti a finanziare l’azione umanitaria in Siria, nota come Bruxelles II, organizzata dall’UE e dall’ONU nell’aprile 2018, la Francia ha invitato  rappresentanti di Bruxelles da Germania, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia, nel corso di una riunione dedicata alla lotta contro l’impunità in Siria, affermando di voler dimostrare i criminali di guerra siriani, in tutti i campi,  per la pace e la riconciliazione dopo sette anni di guerra. Presente a questo incontro, Catherine Marchi-Uhel ha confidato di gestire un volume di informazioni “senza precedenti”. Finanziato da contributi nazionali, il bilancio MIII per il 2018 è stimato a circa $ 14 milioni (€ 11,3 milioni). Per il momento, $ 11,5 milioni sono stati promessi, sette dei quali sono stati pagati, secondo Catherine Marchi-Uhel

4)Francia

Diversi file sono stati analizzati prima di essere inviati alle sezione specializzata del Tribunal de Grande Instance di Parigi. Tra questi, quello sul giornalista francese Rémi Ochlik , ucciso in Siria. Secondo la FIDH, una parte interessata nel procedimento, con le famiglie dei giornalisti “la Francia oggi ha abbastanza elementi per emettere mandati di cattura, per sostenere processi, anche senza la presenza dell’imputato”. La domanda è se l’accusa opterà effettivamente per questa strategia.

FIDH e le famiglie dei giornalisti di crimini di guerra di Homs chiedono l’accusa di presunti colpevoli

4)Spagna

Un’inchiesta è stata aperta a Madrid nell’aprile 2017 a partire dalla denuncia presentata da una donna siriana naturalizzata spagnola. La denuncia riguarda nove alti servizi segreti, l’esercito e il Ba’th (compresi Ali Mamlouk, Abdel Fattah Qudsiyeh, Mohammad Dib Zeitoun, ecc.)per l’imprigionamento, la tortura e l’esecuzione di suo fratello. Il destino del caso, altamente pubblicizzato, rimane incerto. Senza invalidare la rilevanza del ricorso ai tribunali nazionali, non si deve minimizzare il rischio di delusione e scoraggiamento che potrebbero causare.

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Raafat al-Assad negli anni 80

 

5)Svizzera 

Questo è il caso di Raafat al-Assad , lo zio infame di Bashar Assad (che aveva cercato di fomentare un colpo di stato per succedere ad Hafez al-Assad), che è oggetto di diverse procedure in diversi È incriminato dal giugno 2016 in Francia (dove gode di un “esilio dorato”) per appropriazione indebita in Siria. Ma è anche incriminato, in Svizzera, per i crimini di guerra in relazione al massacro di Tadmur [Palmyra] e quello da lui organizzato ad Hama nel 1980. Questo caso, che è stato aperto nel 2013 sulla base di elementi forniti dall’ONG Trial International,dimostra che tra l’apertura di una denuncia o di un’accusa e la conduzione di un processo che conduce a una condanna efficace, il percorso è lungo, arduo e incerto. Un appello per l’aborto giudiziario è stato presentato dinanzi al Tribunale federale da uno degli avvocati del querelante nel settembre 2017.

7) Nel frattempo, in Canada

Un’indagine della CBC che ripercorre la storia dei cambia-verità avverte il pubblico canadese. Esso rivela la storia di Abdelmajeed Barakat , ex impiegato che è fuggito dalla Siria nel 2012, portando con sé 500 pagine di documenti segreti creati da Assad dall’inizio delle manifestazioni pacifiche .

Quest’indagine solleva anche un velo su un’iniziativa privata, che opera nella massima discrezione: la Commissione internazionale per la giustizia e la responsabilità (CIJA). Ha incrociato le strade con Barakat e si è interessata ai suoi documenti. Fondata nel 2011 dal canadese Bill Willey , un ex soldato dall’ Ontario, ex investigatore per i tribunali internazionali in Ruanda, nell’ex Jugoslavia e in Iraq, la Commissione è finanziata da Germania, Canada, Danimarca, Stati Uniti, Norvegia, Regno Unito e Svizzera. ( Il suo budget totale è $ 10,5 milioni ).

Il documentario dice che dopo sei anni di lavoro sul campo, grazie a centinaia di informatori locali, l’IIYC ha analizzato, digitalizzato e archiviato 750.000 files portati fuori dalla Siria di nascosto es ha creato otto file pronti per essere presentati davanti a un tribunale ad hoc.

Documentare gli orrori del regime siriano a costo della propria vita 

Fonte: la raccolta di informazioni è stata interrotta l’11 maggio 2018. 

Foto fatte da César, esposte alla sede dell’Onu nel 2015(Fonte: Lussemburgo all’Onu)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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