La burocrazia siriana della morte e il destino degli scomparsi

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Di Nadim Houry (direttore del programma di Terrorismo e Antiterrorismo per Human Rights Watch)il 30 luglio 2018

Pubblicato qui

Nelle ultime settimane, centinaia di famiglie siriane hanno saputo che i loro cari scomparsi nelle strutture di detenzione del governo sono morti. Molti hanno affermato di aver chiesto documenti di routine all’amministrazione siriana e di aver constatato, con loro sorpresa, che le autorità avevano recentemente registrato i loro parenti come morti. In generale le autorità  non hanno specificato le cause delle morti, solo una data, in molti casi anni fa. La maggior parte dei casi nei quali è stata elencata una causa di morte hanno detto “infarto” senza ulteriori spiegazioni.

Ogni nuova conferma di morte è passata anche attraverso i social media, diffondendo angoscia tra le famiglie siriane sfollate a causa della repressione e dei conflitti. Nella mia cronologia di Facebook, dove ci sono molti amici e attivisti siriani che ho incontrato lavorando nel paese nell’ultimo decennio, si leggono attualmente elogi digitali per molti dei principali attivisti del paese che erano stati detenuti  dalle forze governative e scomparsi.

Per anni, molte delle famiglie di questi attivisti hanno cercato informazioni sul loro destino, spendendo spesso tutti i propri risparmi con il fine di poter corrompere i funzionari della sicurezza nella speranza di ricevere un aggiornamento. Inutilmente. Dal 2011, le autorità siriane hanno costantemente negato di avere informazioni sui detenuti, nonostante i servizi di sicurezza della Siria abbiano registrazioni meticolose su tutti, compresi coloro che vengono uccisi durante la detenzione.

Questa burocrazia di morte è stata esposta all’inizio del 2014, quando un disertore, chiamato Caesar, il cui lavoro nella polizia militare era quello di fotografare i cadaveri dei detenuti, ha portato alla luce migliaia di foto e documenti interni, rivelando come la morte di ogni detenuti sia stata registrata, indicizzata e fotografata. C’erano anche istruzioni scritte per le sepolture. Le autorità sapevano chi era morto ma avevano deciso di non dare questa informazione dalle famiglie – fino ad ora.

Una sparizione, in diritto, avviene quando una persona viene vista per l’ultima volta sotto la custodia delle forze statali e le autorità statali rifiutano di ammettere di aver arrestato la persona o di dire dove è detenuta. Dovuto  alla frequenza del fenomeno delle sparizioni una volta ho chiesto a un disertore nel 2014. “Detenere qualcuno limita la capacità di azione di quest’ultimo, ma farlo sparire paralizza l’intera famiglia”, ha detto. “La famiglia impegnerà tutte le sue energie per trovarlo. Come strumento di controllo, difficilmente può essere sconfitto. ”

Per anni, i parenti dei detenuti, l’opposizione siriana e i gruppi per i diritti umani hanno portato avanti una campagna per mettere in primo piano la questione dei detenuti, sostenendo il diritto delle famiglie a conoscere, ed agli investigatori internazionali di verificare la responsabilità per le torture e i maltrattamenti diffusi in Siria nelle strutture di detenzione. Il governo siriano ha ripetutamente ostacolato questi sforzi.

Quindi, perché il governo ha deciso di iniziare a rilasciare queste informazioni dopo anni di smentite?

Nonostante l’ostruzionismo del governo, il problema non è scomparso. Con così tanti detenuti il ​​cui destino è sconosciuto, è semplicemente un problema troppo grande da ignorare. Alcuni gruppi, tra cui la Rete siriana per i diritti umani(Syrian Network for Human Rights),stimano che il governo siriano sia responsabile della scomparsa di oltre 80.000 persone.

Un gruppo di lavoro incaricato di esaminare il destino dei detenuti è stato creato nel dicembre 2017 come parte dell’ottavo giro di colloqui per la riduzione dell’escalation del conflitto, ad Astana, in Kazakistan. Composto da membri dei tre stati garanti – Iran, Turchia e Russia – e anche delle Nazioni Unite, il gruppo di lavoro ha tenuto una seconda riunione a margine del prossimo ciclo di colloqui di Astana a maggio. Il prossimo incontro sarà ospitato dalla Turchia. C’è poca trasparenza nelle discussioni del gruppo di lavoro, ma in particolare il governo siriano ha iniziato ad aggiornare i documenti che lo riguardano poco dopo la costituzione del gruppo. Una coincidenza? Possibilmente.

È sempre difficile sapere cosa motiva le decisioni delle autorità siriane; ma queste ultime  non sono mai casuali. Sospetto che il governo speri di evitare di dover rispondere alle domande sul destino delle migliaia di persone che si ritiene siano detenute dal governo stesso divento affermare che le persone scomparse sono morte e che le loro famiglie sono state informate.

Questo è esattamente il modo in cui le autorità siriane hanno gestito la questione di coloro che sono stati detenuti e successivamente sono scomparsi dal Libano negli anni ’80 e ’90 durante la sua presenza militare nel paese. Dopo anni di negazione delle richieste da parte delle famiglie libanesi per avere informazioni sui parenti scomparsi, nel maggio 2005 la Siria ha concordato un comitato misto siriano-libanese per esaminare i casi. Le famiglie che sperano in una svolta sono state rapidamente deluse. Nessuna indagine è stata aperta.

La maggior parte dei casi è rimasta senza risposte, ma in una manciata di casi il governo siriano ha riconosciuto che alcuni detenuti sono morti o sono stati giustiziati in seguito a processi sommari. Nessun corpo è mai stato restituito, nessun dettaglio fornito, nessuno è stato ritenuto responsabile e nessuna famiglia ha visto soddisfatte le proprie richieste. Ma per il governo siriano, il fascicolo era stato chiuso.

Il governo siriano non dovrebbe essere autorizzato a farla franca con sparizioni di massa e omicidi. Le famiglie degli scomparsi hanno il diritto di sapere cosa è successo ai loro cari. Se sono morti, le famiglie dovrebbero essere in grado di recuperare i resti e conoscere le circostanze della morte attraverso un’indagine indipendente. Ci deve anche essere responsabilità per le sparizioni forzate e le morti in detenzione. Per coloro che rimangono in detenzione, l’accesso alle strutture di detenzione per gli osservatori internazionali rimane un imperativo.

Un semplice aggiornamento dei registri, che può essere o meno accurato, non assolve il governo siriano dalla sua responsabilità per le sparizioni di massa, la tortura e la morte di migliaia di siriani.

Pubblichiamo(tradotto) un documentario realizzato da Human Rights Watch (https://www.hrw.org/report/2015/12/16/if-dead-could-speak/mass-deaths-and-torture-syrias-detention-facilities#296546)

Se i morti potessero parlare

 

 

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