Il prezzo per la “liberazione” di Raqqa lo hanno pagato i civili

Articolo pubblicato su Inter Press Service da Donatella Rovera

Traduzione Giovanna De Luca

Guidando in giro per Raqqa è stato facile credere a quello che  aveva detto un alto funzionario militare degli Stati Uniti , cioè che sono stati lanciati più proiettili di artiglieria nella città siriana che in ogni altro luogo dai tempi della guerra in Vietnam.

La distruzione era visibile praticamente in ogni strada: cumuli di macerie, edifici bombardati e carcasse metalliche accartocciate di automobili. C’erano anche ricordi di vite civili devastate, oggetti rotti, brandelli di vestiti e giocattoli per bambini sporchi  e sparsi tra le rovine.

Tra il 6 giugno e il 17 ottobre 2017, la Coalizione guidata dagli Stati Uniti ha portato avanti un’operazione per “liberare” Raqqa dal gruppo armato che si autodefinisce lo Stato islamico (IS). La Coalizione ha affermato che la sua campagna aerea di precisione ha permesso di estromettere l’IS da Raqqa causando pochissime perdite tra i civili, ma le nostre indagini hanno rilevato certe lacune in questa versione dei fatti.

Il nostro nuovo rapporto,  “War of annihilation”: Devasting Toll on Civilians, Raqqa-Siria, presenta le prove raccolte in diverse settimane a Raqqa, indagando su casi di civili che hanno pagato il prezzo brutale di quello che il segretario alla Difesa James Mattis definito una ”guerra di annientamento” contro l’IS.

I residenti sono rimasti intrappolati mentre i combattimenti infuriavano nelle strade di Raqqa tra i militanti dell’Is e i combattenti delle Forze Democratiche Siriane (SDF) guidate dai curdi e sostenute dagli attacchi aerei e di artiglieria da parte della Coalizione. L’Isis ha minato le  vie di fuga e sparato ai civili che cercavano di fuggire.

Centinaia di civili sono stati uccisi: alcuni nelle loro case, altri negli stessi posti in cui avevano cercato rifugio, altri ancora mentre tentavano di fuggire.

Abbiamo svolto delle indagini  riguardo i casi di quattro famiglie siriane che  hanno perso 90 parenti e vicini, quasi tutti uccisi dagli attacchi aerei della Coalizione.

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Distruzione nel centro della città di Raqqa (Credit Amnesty International)

Nel caso della famiglia Badran, 39 membri del nucleo sono stati uccisi in quattro diversi attacchi aerei della Coalizione mentre correvano da un posto all’altro all’interno della città, cercando disperatamente un modo per evitare il rapido spostamento delle linee di tiro e dei bombardamenti aerei della Coalizione nel corso di alcune settimane.

“Pensavamo che le forze venute per espellere Daesh [IS] avrebbero saputo cosa fare per prendere di mira Daesh e  lasciare i civili da parte. Siamo stati ingenui. Quando ci siamo resi conto di quanto fosse diventato pericoloso dappertutto, era troppo tardi; eravamo intrappolati “, ci ha detto Rasha Badran.

“Non capisco perché ci hanno bombardato … Gli aerei di sorveglianza non hanno visto che eravamo famiglie di civili?”

Dopo diversi tentativi di fuga, Rasha e il marito sono riusciti finalmente a fuggire, dopo aver perso tutta la loro famiglia, compresa la loro unica figlia, una bambina di un anno di nome Tulip, di cui hanno seppellito il corpicino vicino a un albero.

Gli Aswad erano una famiglia di commercianti che aveva lavorato duramente tutta la vita per costruirsi una casa a Raqqa. Alcuni di loro sono rimasti lì per difendere la loro casa dai saccheggi, rifugiandosi nel seminterrato. Ma, il 28 giugno, un attacco aereo della Coalizione ha distrutto l’edificio, uccidendo otto civili, la maggior parte dei quali erano bambini.

Un altro membro della famiglia è rimasto ucciso per aver calpestato una mina piazzata da IS dopo essere tornato in città per provare a recuperare i cadaveri pochi giorni dopo un attacco.

Durante l’offensiva durata quattro mesi, le forze della Coalizione statunitense, britannica e francese hanno effettuato decine di migliaia di attacchi aerei. Le forze statunitensi, che si sono vantate di aver sparato 30.000 colpi d’artiglieria durante la campagna, sono state anche responsabili di oltre il 90% degli attacchi aerei.

La Coalizione ha usato ripetutamente armi esplosive con effetti ad ampio raggio in aree popolate dove sapevano che i civili erano intrappolati. Esistono prove che dimostrano che gli attacchi aerei e di artiglieria della Coalizione hanno ucciso e ferito migliaia di civili, anche attraverso raid sproporzionati e indiscriminati che hanno violato il diritto internazionale umanitario, configurando potenziali crimini di guerra.

I missili di precisione sono tanto precisi quanto le informazioni sugli obiettivi. Inoltre, quando vengono utilizzate bombe abbastanza potenti da appiattire interi edifici, così come artiglieria con effetti ad ampio raggio, qualsiasi richiesta sulla minimizzazione delle vittime civili risulta vuota.

Amnesty International chiede ai membri della Coalizione di indagare in modo imparziale e completo sulle accuse di violazioni e vittime civili e di riconoscere  pubblicamente la gravità della perdita di vite umane e della distruzione di proprietà civili a Raqqa.

Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia devono rendere pubbliche le evidenze raccolte. Devono essere trasparenti nel rivelare le loro tattiche, i mezzi e i metodi specifici di attacco, la scelta degli obiettivi e le precauzioni prese nella pianificazione e nell’esecuzione degli attacchi.

Devono inoltre riesaminare le procedure con cui stabiliscono la credibilità delle accuse da parte di vittime civili e devono garantire giustizia e risarcimento alle vittime di violazioni.

Le vittime, tra cui la piccola Tulip di un anno, meritano giustizia. I membri della coalizione non devono rischiare di ripetere gli stessi errori altrove.

 

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