Pregiudizio n. 8. “L’Occidente sta cercando un cambio di regime in Siria”

Si dice che la prima vittima di tutte le guerre sia la Verità e questo non perché non sia possibile accertarla, ma perché più un conflitto è diversificato, maggiori sono gli interessi e quindi le voci che tentano di mistificarla, distorcerla o insabbiarla. 

La guerra in Siria non fa eccezione, anzi. Gli interessi degli attori coinvolti sono sempre in cerca di giustificazioni per le proprie azioni (e crimini) e questo, unito a una capillare attività di propaganda e disinformazione da un lato e a una scarsa e irregolare copertura mediatica della Siria in Occidente dall’altro, ha generato nel corso degli anni una serie di luoghi comuni, pregiudizi, falsità e vere e proprie bufale riguardo il conflitto che rendono urgente una risposta, per ristabilire la realtà dei fatti in modo rigoroso e scientifico, non solo ricostruendo i fatti e argomentandoli, ma anche fornendo le giuste fonti di riferimento.

MITO: L’OCCIDENTE STA CERCANDO UN CAMBIO DI REGIME IN SIRIA
SCRITTO DA AMR SALAHI, TRADOTTO DA SAMANTHA FALCIATORI E GIOVANNA DE LUCA

Cattura
Immagine da un sito americano dei Libertari chiedende se l’Occidente ha smesso di essere umana e indicando “fortunatamente, c’è un altro modo”

Le parole “cambio di regime” si sentono molto spesso quando si parla di Siria. Nell’aprile del 2017, riferendosi alla Siria, l’ambasciatore statunitense all’ONU Nikki Haley ha dichiarato: “Il cambio regionale è qualcosa che succederà perché tutte le parti vedranno che Assad non è il loro leader”[1]. Il commento di Haley è arrivato pochi giorni dopo l’attacco degli Stati Uniti sulla base aerea di Sharyat del regime di Assad, che ha avuto luogo in risposta al massacro chimico del regime[2] nella città di Khan Shaykhun[3], in mano agli oppositori.

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La visione infantile da Carlos Latuff che “celebra” il VETO che “salva” Siria dai carri armati di Obama.

Infatti, anche il Presidente degli Stati Uniti Trump ha espresso interesse nel cercare la fine del regime di Assad dopo l’attacco chimico dell’aprile 2017[4]. Ha affermato che il suo “atteggiamento verso la Siria e Assad era cambiato molto” e che l’attacco aveva “attraversato molte e molte linee, andando molto più in là della linea rossa”[5], riferendosi alla precedente promessa di Obama di fermare Assad dopo gli attacchi chimici del 2013[6].Ufficiali americani come Haley e Trump hanno parlato apertamente del cambio di regime, ciò però non riflette la vera politica degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali. La rivoluzione siriana scoppiò nel 2011, anno durante il quale Barack Obama era il presidente degli Stati Uniti. Nei due anni precedenti, la sua amministrazione aveva adottato un approccio conciliante verso Bashar al-Assad, ammorbidendo la linea dura che l’amministrazione di George W. Bush aveva stabilito. L’amministrazione Obama ha visto il regime di Assad come un importante garante di stabilità in Medio Oriente[7], disposto a negoziare la pace con Israele e frenare gruppi che gli Stati Uniti consideravano terroristi, come Hezbollah e Hamas. A seguito dello scoppio della rivoluzione siriana, gli Stati Uniti hanno escluso qualsiasi intervento in Siria. Un memorandum trapelato dalla piattaforma di intelligente Stratfor il 31 marzo 2011[8] ha descritto la politica statunitense volta al “supporto” verso Assad, dicendo che  “Washington potrebbe aver inviato facilmente un avviso a Damasco dicendo che “un trattamento simile a quello applicato alla Libia sarebbe stata una delle opzioni anche per la Siria”. Un’altra e-mail di Stratfor è stata molto più rivelatrice, confrontando l’atteggiamento statunitense verso la Siria con l’Egitto: “In Egitto, gli Stati Uniti potrebbero permettersi di abbandonare Mubarak e lasciare che i militari continuino a gestire lo spettacolo …. [l’amministrazione statunitense] probabilmente ha avuto un livello elevato di fiducia nel fatto che il paese non sarebbe precipitato nel caos se Mubarak fosse stato costretto ad abbandonare. In Siria non è questo il caso. La natura settaria del paese e il fatto che non è molto isolato dai suoi vicini da grandi tratti di deserto come l’Egitto, ma piuttosto si intreccia con il Libano, la Turchia e, in misura minore, l’Iraq, porta a pensare che in caso di collasso del regime siriano la cosa possa rappresentare qualcosa di molto più pericoloso di quello che poteva essere Mubarak fuori dal governo … l’ironia è che tutti pensavano che gli Stati Uniti considerassero Mubarak come un alleato e Bashar come nemico”.

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Sempre dal sito dei Libertari: ULTIMA ORA! Sconfitta del cambio di regime in Syria. Sembra che questa volta i banchieri globali si sono falliti nel loro tentativo di cambiare il regime in una nazione sovrana che non pose nessuna minaccia, alcuni non sono stati così fortunati…

Questo calcolo geopolitico spiega molte delle politiche che gli Stati Uniti adotteranno nei prossimi anni. Mentre Assad ha intensificato la sua campagna di repressione nel 2011, uccidendo i manifestanti e imprigionando e torturando attivisti, gli Stati Uniti non avevano altra scelta se non allontanarsi da lui e intraprendere qualche azione. Le sanzioni sono state imposte dagli Stati Uniti ma non hanno avuto alcun effetto sulla presa di Assad sul potere. Questa politica statunitense di dichiarazioni di condanna accompagnata da una totale mancanza di azione o da un’azione puramente cosmetica contro il regime di Assad continuerebbe nei prossimi sei anni ed è una delle ragioni principali per le quali Assad continua al potere fino ad oggi.

Gli Stati Uniti ei loro alleati hanno ignorato gli appelli dei siriani per essere aiutati contro il regime di Assad. Richieste di una “no fly zone” (e più tardi, di una “no bombing zone”), effettuata nel 2011 quando il regime iniziò a colpire obiettivi civili via aerea, sono stati continuamente ignorati – anche se gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere in grado di imporre uno[9].

Nonostante la repressione della rivoluzione siriana da parte del regime avesse raggiunto nuovi livelli di brutalità nel 2012, l’amministrazione Obama ha continuato a rifiutare di fornire armi ai gruppi di opposizione, fornendo solo aiuti umanitari[10]. È vero che, a partire dal 2013, le armi cominciarono ad essere fornite, ma sempre su piccola scala e mai ai livelli necessari per sconfiggere Assad. E soprattutto le armi fornite non includevano missili anti-aerei per difendere ribelli e civili dagli attacchi aerei del regime, responsabili della stragrande maggioranza delle morti tra i civili. La risposta degli Stati Uniti all’attacco chimico dell’agosto 2013 sulla Ghouta orientale ha chiaramente dimostrato la politica degli Stati Uniti contro l’intervento e il cambiamento di regime in Siria [ndt: tant’è che nonostante le minacce, gli USA fecero subito marcia indietro per evitare di intervenire]. Quando il regime uccise 1.400 persone in un giorno solo con il gas nervino sarin, superò quella che il presidente Obama aveva chiamato “una linea rossa” che avrebbe portato all’intervento statunitense. Invece, a parte aver spinto Assad a distruggere tutte le armi chimiche con la supervisione della Russia nel 2013, gli Stati Uniti non hanno fatto nulla di significativo[11], come evidenziato dal fatto che nell’aprile 2017 c’è stato un altro attacco chimico al sarin[12].

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La politica americana di chiudere un occhio sulle atrocità del regime di Assad non è passata inosservata ai siriani. A una manifestazione nella città di Kafranbel nell’aprile 2014 i manifestanti hanno esposto un banner che diceva: “Obama! Il tuo ruolo in Siria non sarà mai accettato come un errore come quello di [Bill] Clinton in Ruanda, ma come un crimine premeditato!”[13] Inoltre, le cose non sono destinate a cambiare negli Stati Uniti, con il Presidente Trump che ha dichiarato durante la sua campagna che intende passare ad una politica estera più pro-Assad, dicendo ad esempio “non mi piace Assad, ma Assad sta uccidendo ISIS”[14] (anche se in realtà Assad è stato strumentale proprio all’ascesa dell’ISIS in Siria). Assad ha risposto dicendo di essere disposto a lavorare con l’amministrazione Trump.

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Alcuni Tweet da Trump in 2013 

Sebbene l’amministrazione Trump ha risposto militarmente all’attacco chimico di Khan Shaykhun e ha preso retoricamente una linea molto più rigorosa su Assad a partire dall’aprile del 2017, non c’è nulla che suggerisca che vi sia un cambiamento significativo nella politica statunitense e occidentale, anzi. Le dichiarazioni fatte dai funzionari statunitensi circa il fatto che gli Stati Uniti vogliono cambiare regime in Siria sono state contraddette da altre dichiarazioni [ndt: e dai fatti]. Un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti, Ryan Dillon, ha elogiato il regime di Assad nella sua avanzata contro l’ISIS, dicendo nel giugno 2017: “Se [le forze del regime di Assad] vogliono combattere l’ISIS ad Abu Kamal e hanno la capacità di farlo, allora ciò sarebbe accolto favorevolmente”.[15]

maxresdefault (1)Il Presidente francese Emmanuel Macron è stato molto chiaro circa la sua mancanza di sostegno a un cambio di regime in Siria, sottolineando nel giugno 2017 che non vedeva alternativa ad Assad, che ha descritto come un nemico del popolo siriano, ma non come un nemico della Francia.[16] In altre parole, si è detto disposto ad accettare la prosecuzione di una dittatura genocida in Siria e che centinaia di migliaia di persone siano state uccise nel conflitto più brutale del ventunesimo secolo. Questo, purtroppo, è stato il messaggio e la politica dell’Occidente dal 2011 in poi e il popolo siriano lo sa. Nonostante le teorie cospirative su “cambi di regime”, così popolari tra i circoli della sinistra e degli “anti-imperialisti”, la politica dell’Occidente dal 2011 è stata volta alla conservazione del regime.

[1] Harriett Alexander, “Regime change in Syria is one of many priorities, says Nikki Haley”, The Daily Telegraph, 9 April 2017, http://www.telegraph.co.uk/news/2017/04/09/regime-change-syria-one-many-priorities-says-nikki-haley/
[2] BBC Middle East, ‘Syria chemical ‘attack’: What We Know’, BBC, 26 April 2017. http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-39500947 ; Martin Chulov, ‘What do we know about the regime’s use of chemical weapons in Syria?’, The Guardian, 30 June 2017.
[3] Moorhouse, ‘Sarin used as weapon in Syria chemical attack, watchdog says’, CNN, 30 June 2017. http://edition.cnn.com/2017/06/30/middleeast/syria-khan-sheikhoun-chemical-attack-sarin/index.html 
[4] Cfr nota 2
[5] Krishnadev Calamur, ‘The Trump administration appears to embrace regime change in Syria’, The Atlantic, 6 April 2017. https://www.theatlantic.com/international/archive/2017/04/us-syria-policy/522117/
[6] Glenn Kessler, ‘President Obama and the “red line” on Syria’s chemical weapons’, The Washington Post, 6 September 2013. https://www.washingtonpost.com/news/fact-checker/wp/2013/09/06/president-obama-and-the-red-line-on-syrias-chemical-weapons/?utm_term=.7dbdc514430b
[7] Clay Claiborne, “Barack Obama’s Courtship of Bashar Al-Assad”, The Daily Kos, 14 September 2012, https://www.dailykos.com/story/2012/9/14/1131569/-Barack-Obama-s-Courtship-of-Bashar-al-Assad
[8] Ibid.
[9] For example, when Assad targeted Kurdish forces supported by the US, the US Defence Department clearly warned him to desist or face military action. Josie Ensor, “US warns Assad after air strikes near its Syria base: we will defend ourselves”, The Daily Telegraph, 22 August 2016. http://www.telegraph.co.uk/news/2016/08/22/us-warns-assad-after-air-strikes-near-its-syria-base-we-will-def/
[10] Tara McKelvey, “Arming Syrian rebels: Where the US went wrong”, BBC News, 10 October 2015. http://www.bbc.co.uk/news/magazine-33997408
[11] Michael R. Gordon, ‘US and Russia reach deal to destroy Syria’s chemical arms’, 14 September 2013. http://www.nytimes.com/2013/09/15/world/middleeast/syria-talks.html
[12] Cfr nota 2
[13] YallahSouriya, “Syria Kafranbel Obama, YallahSouriya, 11 April 2014. https://yallasouriya.wordpress.com/2014/04/11/syria-kafranbel-obama-%E2%80%8Framiallolah-kafranbel-idlib-to-us/
[14] Michael Crowley, “Trump’s Praise of Russia, Iran and Assad riles GOP experts”, Politico, 10 October 2016. http://www.politico.com/story/2016/10/trump-praise-russia-iran-assad-criticism-229546
[15] Frederic Hof, “Syria: Policy Made in Tampa?”,The Atlantic Council, 26 June 2017. http://www.atlanticcouncil.org/blogs/syriasource/syria-policy-made-in-tampa
[16] Reuters,“France’s Macron says sees no legitimate successor to Syria’s Assad”, Reuters, 21 June 2017. http://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-syria-france-idUSKBN19C2E7?il=0

IN INGLESE: Common Misconceptions about the Syrian Conflict

 

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