Siria: solo protezione dei civili e perseguibilità renderanno praticabile una soluzione politica

SCRITTO DA MOUAFFAQ NYARABIA, tradotto da Mary Rizzo

Questo articolo fa parte di “Our World in 2016” pubblicato in New Europe.

Belgio – Bruxelles: I colloqui di Vienna verso la fine dello scorso anno hanno inaugurato un rinnovato senso di ottimismo internazionale circa la possibilità di porre fine al conflitto siriano. Tuttavia, per i siriani ci sono molte ragioni legittime per rimanere cauti. E rimarremo cauti fino a quando non si saranno affrontati tre temi centrali. In primo luogo, la necessità urgente di garanzie in materia di protezione dei civili. In secondo luogo, il destino di Bashar Al-Assad – l’uomo responsabile di questo sanguinoso conflitto, responsabile della morte di oltre 300.000 persone e principale ostacolo ad una soluzione politica. In terzo luogo, la perseguibilità degli autori di crimini di guerra. Chiarezza e un impegno serio su questi temi fondamentali sono la chiave per una soluzione politica. Tuttavia, in assenza finora di un coinvolgimento dei siriani nel processo di Vienna, questi problemi sono stati ampiamente trascurati. Per i siriani in patria, la fine del conflitto significa porre fine all’uccisione dei civili, che per la maggior parte avviene attraverso bombardamenti aerei indiscriminati da parte del regime di Assad. La Russia ora condivide con il regime  questo spregevole onore. La scala e l’intensità di questi raid aerei sono sempre aumentati nel corso di questo sanguinoso conflitto. Questo mese, finora, gli attacchi aerei indiscriminati di Assad e della Russia sono stati responsabili di due terzi di tutte le morti civili in Siria. E in tutto il conflitto, oltre il 95% delle morti causate dal regime di Assad e dagli attacchi aerei della Russia sono state civili. In totale, più di 570 civili sono stati uccisi a seguito degli attacchi aerei russi in Siria, prevalentemente in aree con scarsa o nessuna presenza di ISIS. E’ vergognoso che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite continui a non riconoscere uno dei suoi membri come responsabile della morte di tanti civili siriani innocenti. Inoltre, né la Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza né l’accordo di Vienna hanno affrontato questa minaccia fondamentale alla vita dei civili in Siria che continua ad alimentare la crisi dei rifugiati e la radicalizzazione del conflitto.

Garanzie in materia di protezione dei civili sono fondamentali per porre fine alla crisi. Qualsiasi soluzione politica che permetta agli aerei di Assad e Putin di continuare a bombardare indiscriminatamente aree civili non è semplicemente fattibile. Recenti attacchi aerei, come quelli perpetrati lo scorso mese dalle forze aeree russe su un mercato a cielo aperto ad Idlib (che uccisero più di 50 civili) e l’uso da parte del regime di Assad di bombe a barile contenenti gas tossico a Mouadamiya, non fanno che invalidare il processo politico e vanificare qualsiasi tentativo di arrivare alla fine di questa guerra.

Ci sono varie opzioni credibili per la protezione dei civili in Siria, come una no-bomb zone (zona interdetta ai bombardamenti), che è una delle richieste base fatta da un vasto spettro di siriani sia dentro che fuori la Siria. Eppure è una richiesta che continua ad essere ignorata negli attuali colloqui diplomatici. Fermare i bombardamenti aerei indiscriminati avrebbe salvato migliaia di vite, rimuovendo il principale motivo dell’attuale esodo di siriani dalla loro patria, e sarebbe un modo per eliminare la principale argomentazione usata  dagli jihadisti per reclutare estremisti.  Potrebbe anche aumentare il successo dei colloqui politici, rendendo chiaro sia ad Assad che a Putin che la comunità internazionale è pronta a intraprendere azioni concrete per portare la crisi a un termine.

La realtà per la stragrande maggioranza dei siriani è che il regime di Assad – non ISIS – sta compiendo la maggior parte delle uccisioni all’interno della Siria. E’ stata la brutale intolleranza di Assad verso le richieste di libertà e democrazia del popolo siriano che ha portato a tanto spargimento di sangue e ha creato il vuoto che ISIS ora usa a suo vantaggio. La minaccia per i siriani e per la sicurezza globale non finirà fino a quando Assad rimarrà al potere. Allo stesso modo, i piani per un cessate il fuoco a livello nazionale non saranno praticabili senza che siano accettati dai gruppi moderati di ribelli – che sono unanimi nell’esigere che Assad debba lasciare il potere. Il consenso della comunità internazionale sulla necessità di sconfiggere ISIS è benvenuto dai siriani, che sono le prime vittime della barbarie del gruppo terrorista. Ma ISIS non sarà sconfitto fino a quando Assad rimarrà al suo posto e fintanto che i suoi crimini non saranno perseguiti. Garantire l’attribuzione delle responsabilità per crimini di guerra è essenziale affinchè i colloqui di pace abbiano successo e una Siria democratica e libera possa essere creata. Eppure, né a Vienna né a New York è stata discusso in modo significativo la perseguibilità dei sistematici crimini di guerra.

L’evidenza di crimini di guerra commessi dal regime di Assad è chiara e convincente. L’uso di armi chimiche, bombardamenti aerei indiscriminati e torture sistematiche sono state ampiamente documentate dalla Commissione Independente Internazionale d’Inchiesta delle Nazioni Unite, organizzazioni per i diritti umani e gruppi di monitoraggio dentro la Siria.

Il rapporto “Caesar”, la cui validità è stata recentemente ribadita da Human Rights Watch, ha ampiamente dimostrato l’uso sistematico della tortura da parte del regime di Assad e indica chiaramente una catena di comando di responsabilità nella tortura e uccisione di più di 11.000 detenuti. Come primo passo per un’autentica perseguibilità, il processo di Vienna deve garantire giustizia per tutte le vittime siriane di questi crimini efferati. Ciò comprende il deferimento della situazione in Siria alla Corte Penale Internazionale, in parallelo alle giurisdizioni nazionali.

La perseguibilità per crimini di guerra non può essere scissa dagli sforzi diplomatici; l’inclusione dei criminali di guerra in qualsiasi governo di transizione servirà solo a minare la sua credibilità e le legittime esigenze dei siriani.

L’attuale dinamica diplomatica per porre fine al conflitto in Siria può essere mantenuta solo con l’accettazione da parte dei siriani stessi. La mancata inclusione di siriani nei colloqui di Vienna ha inevitabilmente fallito nel raggiungere un consenso internazionale sulle questioni fondamentali: la protezione dei civili siriani, il destino di Assad e le responsabilità dei crimini di guerra. I prossimi mesi saranno una prova cruciale per la volontà della comunità internazionale di imporre una soluzione politica in Siria. Ma il tempo sta per scadere per i siriani. Se una vera soluzione politica deve essere raggiunto, la comunità internazionale deve ascoltare i siriani e prendere misure urgenti per garantire la loro protezione.

Mouaffaq Nyrabia è il Rappresentante della Coalizione Nazionale della Rivoluzione Siriana e le Forze dell’Opposizione per Belgio, Olanda e Lussemburgo e per l’Unione Europea, e membro del suo comitato politico.

http://neurope.eu/article/syria-only-civilian-protection-and-accountability-will-make-a-political-solution-viable/

 

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