ORCHI E ORIENTALISMO: INTERVISTA A YASSIN AL-HAJJ SALEH

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yassin-web2 (1).jpgOrchi e orientalismo: Intervista a Yassin al-Hajj Saleh

di Ruth Riegler per Radio Free Syria

Yassin al-Hajj Saleh è uno dei dissidenti politici, intellettuali e autori più iconici della Siria. Fu imprigionato dal regime di Assad per 16 anni, dal 1980 al 1996, per la sua appartenenza ad un partito di sinistra, diventando poi un autore e giornalista ampiamente acclamato e una delle principali voci intellettuali della rivoluzione siriana. Dopo aver trascorso 21 mesi a nascondersi al interno della Siria, alla fine fuggì ad Istanbul nel 2012. È stato così gentile da dedicarci il suo tempo per un’intervista via e-mail con il redattore di Radio Free Syria, Ruth Riegler, nel giugno 2015.

Radio Free Syria: Lei ha detto in una intervista del 2014 che “tre mostri sono calpestando il corpo esausto della Siria” – il regime di Assad, Daesh e l’Occidente. Con il primo mostro – il regime – che si rivela sempre più debole, come pensi che i siriani possano meglio sconfiggere gli altri due o, nel caso dell’Occidente, limitare la sua influenza?

Yassin al-Hajj Saleh: Prima di quel intervista, ho scritto un articolo che analizzava lo stato della cultura araba prima delle rivoluzioni arabe. Sembra che il mondo arabo e la sua cultura si trovino ad affrontare tre grandi problemi o situazioni problematiche che sono amorfe e ambigue. Questi problemi riguardano lo Stato, la religione e l’Occidente (che, in questo contesto, comprende Israele), ciascuna delle quali io chiamo un orco – perché, per definizione, un orco è un mostro feroce che non sia vincolato da forma o da regole di comportamento. E questo fa sì che vivere tra gli orchi sia una lotta costante per gli arabi di oggi, in particolare per i siriani, i palestinesi e gli iracheni. Penso che le forme di costruzione – composte di regole, concetti e principi – per disciplinare quelle entità siano ciò che speriamo di realizzare attraverso l’alfabetizzazione e il servizio pubblico. Sia chiaro che non voglio dire che lo Stato è di per sé un mostro, o che l’Islam è un mostro, o che l’Occidente moderno è un mostro. Voglio dire che, in questo contesto, questi si trasformano in entità senza forma e senza legge, che ora detengono il potere nella nostra regione.

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vignetta da Emad Hajjaj

Una sconfitta politica e militare di questi orchi non sarà sufficiente in quanto non sono unicamente forze brutali. Ci deve essere una rivoluzione che dà origine a leggi, costituzioni, principi, concetti e significati, una rivoluzione culturale che ci fa evolvere dalla stato di orco allo stato umano. Si tratta di una pietra miliare per le società in quanto fornisce alle persone gli strumenti di conoscenza, la moralità, l’estetismo per permettere che loro si facciano carico della propria realtà e costituiscano un mondo nuovo, più umano. Questo non è solamente un antidoto all’orco della religione, ma servirà anche – a mio parere – come un aiuto nel affrontare l’Occidente moderno, che qui si manifesta in una luce coloniale e di parte, e nel affrontare l’orco della tirannia nelle nostre società.

Da più di cinquanta mesi, la Siria sta andando nella direzione di un campo di battaglia per orchi: lo stato di Assad che è selvaggio e canaglia, i gruppi islamici non strutturati e brutali, e gli americani con la loro feroce politica sulla Siria e il Medio Oriente che manca di dimensioni legali ed etici. Dei tre, l’orco occidentale sembra essere il principale architetto dietro la devastazione in Siria. E questo comprende anche prima che intervenisse direttamente – anche se marginalmente – contro l’orco ISIS, e prima del suo tentativo di inventare una forza mercenaria siriana nella sua spregevole lotta contro l’orco islamico, ma non contro l’orco Assad. Gli Stati Uniti non sono visti come un demone a livello nazionale in Siria, ma in questa regione sono una forza infinitamente disumana. E sembra che questa forza bruta non sia più in grado di controllare la regione del Medio Oriente, dopo aver tentato d’invadere l’Iraq e aver fallito. Allo stesso tempo, non può permettersi di prendere le distanze dalla regione né ha il desiderio di farlo, tenendo conto dei suoi interessi e il coinvolgimento profondo (soprattutto nel regime coloniale israeliano). Attraverso la loro vecchia parzialità cieca verso Israele e grazie ai loro atti di aggressione, gli americani hanno contribuito alla situazione attuale  di follia della regione piuttosto  che creare un clima di ragionamento razionale. E devono sopportarne le conseguenze.

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Per quanto riguarda gli altri due mostri, a mio parere, una sconfitta politica o militare dell’orco Assad rimane il miglior approccio per respingere l’orco islamico attraverso l’utilizzo di una maggiore forza, più equilibrata. I siriani hanno bisogno di voltare pagina sull’assassinio di massa al fine di scrivere una nuova pagina, istituendo nuove dinamiche di moderazione e tolleranza in Siria. In alternativa, a condizione che il regime resti al suo posto, sarà solo la dinamica del fondamentalismo, la violenza, e il settarismo che prevarrà. Questo è qualcosa che i politici americani non riescono a cogliere, a causa dell’ignoranza, l’arroganza e il razzismo di coloro che sono responsabili delle loro politiche.

Temo che l’esito delle politiche internazionali – sia quelle americane, iraniane-russe e saudite-turche – vada nella direzione della spartizione del paese tra gli orchi invece del cambiamento dell’ambiente politico per potere scrivere un nuovo capitolo nella storia della Siria, e permettere alle menti e alle coscienze di lavorare.

RFS: Dopo anni passati asserendo che vogliono vedere Assad estromesso dal potere, alti funzionari dell’amministrazione statunitense hanno segnalato recentemente che temono la “improvvisa” caduta del regime di Assad, tirando in ballo preoccupazioni per la possibilità di una presa di potere da forze islamiste radicali nel caso dell’uscita di Assad dalla scena. Qual è la sua reazione a questa ambiguità e quali sono le sue previsioni alla luce di questo per il prossimo futuro?

YHS: La politica americana in Siria manca di etica e dimostra una totale indifferenza per le questioni della giustizia. Non ha neanche una visione chiara per guidare le sue azioni verso la Siria. Non riuscivo nemmeno a distinguere una strategia militare nella guerra contro ISIS. Come sapete, hanno distrutto gli ‘Amici della Siria’, gruppo che è stato presumibilmente fondato per fornire un organismo indipendente nelle Nazioni Unite – che è stato alla fine disattivato dai russi – che aiutasse il popolo siriano nella sua lotta per il cambiamento.

Due anni fa, gli Stati Uniti hanno perso l’occasione di prendere posizione, anche per una volta, di portarci più vicino alla giustizia contro un criminale (Assad). Piuttosto, è sembrato che condonassero il suo crimine e lo rassicurassero sulla sua sopravvivenza in cambio della restituzione delle proprie armi chimiche. Hanno poi perso la loro influenza sugli eventi in Siria e ora a malapena reagiscono con il resto degli altri giocatori, guadagnando così un disprezzo forte da parte di quegli stessi siriani verso i quali inizialmente erano gli Stati Uniti a mostrare disprezzo.

La politica americana di oggi riguarda i risultati, non le cause, e con le più recenti minacce piuttosto che con le fonti delle minacce. Questa politica opera secondo una mentalità che è una ‘gestione della crisi’, non una mentalità di sane politiche etiche. E dal momento che si occupano di armi chimiche e della conseguente avanzata di ISIS, l’amministrazione americana ha appoggiato i fascisti in cravatte piuttosto che i fascisti con la barba. La ragione di ciò, a mio parere, è il punto di vista imperialista e orientalista dell’élite politica americana verso il Medio Oriente. Non credo che sostenere un fascismo contro un altro si qualifichi come una politica, e il risultato plausibile di questo è un’ulteriore perdita di influenza americana nel corso degli eventi in Siria.

Abbiamo sentito la notizia di qualche giorno fa, dei gruppi siriani che dovevano essere addestrati dagli Stati Uniti e che hanno respinto la precondizione degli americani per la quale avrebbero combattuto solo contro l’ISIS, ma non contro il regime che ha distrutto le loro città e case e ha ucciso le loro famiglie. Questo dimostra fino a che punto gli americani sono disposti a spingersi nella loro immoralità. Non riesco a trovare le parole per descriverlo. E ‘ignobile, e lo sono anche quelli dietro questa politica.

Ho detto due anni fa, che più a lungo il regime rimane, più crescerà il numero di estremisti islamici. Questo è stato reso possibile dal regime impiegando le dinamiche dell’estremismo, del fondamentalismo, del settarismo e della violenza. Ho anche detto che rovesciare il regime diminuirebbe l’ascesa di gruppi islamici fondamentalisti. Non sarebbe facile, in ogni caso, ma in questo modo verrebbe avviata la dinamica di moderazione e tolleranza che avrebbe almeno sfidato e forse limitato l’estremismo e la violenza, se non sconfiggerli del tutto. Abbiamo bisogno di un solo giorno senza i massacri e i barili-bomba di Bashar, in modo da poter dare uno sguardo intorno a noi e riflettere sulla nostra situazione, in modo da essere in grado di riconoscere come noi e la nostra nazione siamo cambiati, e in primo luogo, di potere piangere i nostri morti. Questo ci permetterebbe anche di mettere fine alla intransigenza nei cuori di ognuno di noi, per potere cominciare a chiedere quello che è successo agli imprigionati e i sequestrati, e di riconnettere le nostre vite interrotte.

Vogliamo essere normali esseri umani che vivono di nuovo la propria vita nel miglior modo che possiamo. Ed è questo è che può indebolire gli estremisti islamici che prosperano per via di circostanze straordinarie e guerre continue. Tuttavia, Washington offre le condizioni ottimali per il loro successo, che sono: l’ingiustizia, circostanze straordinarie, la sfiducia nel mondo, e le guerre senza fine.

RFS: Sembra chiaro che il regime di Teheran è effettivamente al comando della Siria ora, con alcuni che indicano che Washington è complice in questa occupazione di fatto come parte dell’accordo tra il regime di Iran e Obama, che sarà il suo ‘lascito’. Qual è la sua opinione su questo?

YHS: Come ogni ricco potere dominante, gli americani hanno sempre preferito la ‘stabilità’ del Medio Oriente. Questa è la preferenza principale dalla quale possono discostarsi quando sentono che ve ne è la necessità impellente, come quando hanno spodestato Saddam ed esercitato un controllo diretto sull’Iraq nel 2003.

Dopo il fallimento del loro esperimento in Afghanistan e in particolare dopo il loro esperimento ‘rivoluzionario’  in Iraq, che era in effetti un progetto-pilota per la realizzazione del nuovo piano dei neoconservatori per cambiare i regimi e ridisegnare le mappe, sembra che gli americani siano ritornati alla loro vecchia politica orientata alla stabilità invece di una politica basata sulla giustizia. E questo richiede che si dia il sostegno alle autorità potenti anche se sono brutali e hanno abbandonato ogni politica razionale nel trattare con il loro popolo.

Credo che gli americani siano frustrati per il loro esperimento in Arabia Saudita proprio come lo erano con il loro esperimento ‘rivoluzionario’ in Iraq. Vedete, l’Arabia Saudita, nonostante sia contraria all’ “Islam politico”, è la fonte di uno dei suoi peggiori sostenitori (i jihadisti salafiti), sia sostenendo le reti salafite di Al-Qaeda e ISIS in Arabia Saudita e nel Golfo, o per via dell’ideologia wahhabita su cui la legittimità del regime saudita si fonda, mentre guida un regime insicuro, non in grado di costruire dal suo stesso popolo un esercito efficiente.

Tutte queste interazioni sono ostili agli americani e giocano direttamente nelle mani di Al-Qaeda e altre correnti nichiliste. E siccome queste esperienze sono state convergenti nel corso degli ultimi dodici anni, gli americani sembrano preferire un concorrente che è ‘rigido’ con il suo popolo, ma affidabile e ‘sensato’ nei suoi calcoli con loro [gli USA], uno che è anche prevedibile e mantiene la parola data loro. Hafez Assad era il modello per il tipo di leader ‘sensato’ che agli americani è piaciuto. Lo hanno sempre lodato perché manteneva le promesse che gli ha fatto (trascurando di dire nulla riguardo al trattamento del suo popolo oppure spiegando che la sua tirannia fosse causata dalla cultura e dalla psiche del suo popolo, in linea con la peggiore delle tradizioni orientaliste). E penso che loro abbiano trovato oggi in Iran un simile regime affidabile.

Nella regione araba, non solo l’Iran si comporta come un impero ascendente adottando il settarismo nella sua politica estera, ma cerca anche l’egemonia nella regione, come il prezzo di un compromesso temporaneo sul suo programma nucleare. Si tratta di una combinazione del regime dello Scià, più l’ideologia sciita che sostituisce la modernità che era associata al regno dello Scià. Inoltre, la rivoluzione iraniana ha dato luogo a una ondata di Islam politico sunnita che oggi combatte.

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Mercato di Dissenso Iraniano di Taraneh Hemami

RFS: Recentemente abbiamo visto le proteste e qualche resistenza armata diffondersi nello stesso Iran, tra le popolazioni di curdi, ahwazi e beluci. Vede questi eventi come parte di un più ampio movimento rivoluzionario ispirato alle rivoluzioni arabe?

YHS: Purtroppo, non ho seguito questi movimenti con attenzione. Ammetto che ho questa lacuna. E sento il bisogno di spiegare questa negligenza. Nel mondo arabo, c’è una diffusa tendenza ad evidenziare qualsiasi movimento contro il regime iraniano, non importa quanto piccolo sia. Questa tendenza dà un’immagine distorta degli avvenimenti all’interno di quel Paese vicino. Di conseguenza, alcune persone, me compreso, diventano sospettose su quelle circostanze e sviluppano una avversione nei confronti di questo approccio di copertura mediatica.

Dall’altro canto, ho sempre sentito genuino rispetto per questo enorme Paese vicino, per gli artisti e gli intellettuali iraniani e anche verso le sue aspirazioni nazionalistiche a diventare un importante potenza regionale e internazionale. E penso che molti siriani e arabi condividano questo punto di vista generale. Noi tutti desideriamo di poter scambiare idee con l’Iran invece di averlo come una forza di distruzione e di subordinazione. Tuttavia, non solo questo Paese confinante non lascia spazio per la simpatia e il rispetto, ma ha dimostrato anche una quantità immensa di ostilità e di ingiustizia simile a quelle di Israele. Ciò che trovo particolarmente imperdonabile è lo sporco gioco settario che sta giocando in Iraq, Siria e Libano e il risveglio di dormienti conflitti storici che era meglio lasciare a riposo.

L’Iran ha scelto di essere un nemico per le nostre aspirazioni come siriani. Ha partecipato con l’assassino (Assad) nell’uccisione della nostra gente e a radicare i pericoli della divisione del Paese. Non è mai vacillato nel suo sostegno per l’assassino, ed era già questo il caso molto prima dell’ingresso di jihadisti sunniti nel Paese.

Queste politiche criminali generano simili reciproci sentimenti ostili che si dice siano non solo verso il regime dei mullah, ma si estendano anche al pubblico iraniano. E ciò è sbagliato. Coloro che protestano in Iran – siano essi arabi, curdi, beluci, farsi, sciiti o sunniti – sono partner per noi. Non possiamo lottare per le nostre aspirazioni alla libertà, trascurando le loro.

Contrariamente a quanto dice il rappresentante dell’Iran in Libano, Hassan Nasrallah, la presenza della sua milizia in Siria, prendendo parte nell’uccidere i siriani a fianco dello Stato di Assad, è quello che fornisce le condizioni adeguate per i jihadisti sunniti. A metà del 2012, quando il ruolo di Hezbollah è stato percepito prima di essere pubblicamente riconosciuto nella primavera del 2013, la vittoria del partito iraniano a Damasco ha fornito un terreno fertile per i jihadisti sunniti globali. A mio avviso, però, l’ultima cosa che è idoneo nel contrastare questo jihadismo sunnita è un jihadismo sciita, che è simile ad esso, ma che segue anche le potenze straniere con ambizioni imperialiste. Il miglior candidato per scongiurare questo jihadismo sunnita sono i sunniti multi-culturali della Siria, che erano per lo più e generalmente moderati prima della rivoluzione siriana. Essi sono noti per aver effettivamente resistito ad ISIS nei primi mesi del 2014 e ancora lo fanno. Inoltre, il completo ritiro dell’Iran dalla Siria insieme con i suoi seguaci imposterà il miglior palcoscenico per i sunniti siriani per trattare con le formazioni estremiste di jihadisti che sono discendenti diretti di Al-Qaeda.

Per quanto riguarda gli effetti delle rivoluzioni arabe sulle proteste in Iran, penso che ci sia sicuramente un impatto anche se non dovrebbe essere sopravvalutato. L’Iran ha visto proteste di piazza nel 2009 (la rivoluzione verde) oltre alla rivoluzione iraniana stessa 36 anni prima. Uno dei metodi veri ed efficaci che le persone inermi utilizzano nelle loro proteste contro i regimi tirannici è quello di gettarsi fisicamente nella lotta e cercare di occupare tutto lo spazio con il maggior numero possibile di persone il più a lungo possibile. E gli arabi hanno costruito su esperienze precedenti maturate altrove, tra cui quella degli iraniani, per stare dove sono ora. Torno ad ammettere il mio difetto e la mia conoscenza limitata delle lotte iraniane, e prometto di correggerlo.

RFS: Partiti palestinesi e al movimento globale di solidarietà pro-palestinesi sono in gran parte rimasti ‘neutrali’ oppure hanno apertamente sostenuto il regime di Assad, nonostante il sostegno costante del popolo siriano verso la liberazione della Palestina da molto tempo prima che gli Assad salissero al potere. A cosa attribuisci questa mancanza di solidarietà?

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Tel-al-Zaatar, dopo gli attacci ad opera di Hafez Assad

YHS: Vorrei aggiungere due punti riguardo il riferimento alla denuncia della posizione assunta dai partiti palestinesi e dal movimento globale di solidarietà pro-palestinese. In primo luogo, il regime di Assad ha sempre trattato i palestinesi e i siriani allo stesso modo, come elementi fastidiosi dell’insurrezione e una fonte di disturbo alla sua politica disciplinata e “ragionevole” verso le grandi potenze. Ha ucciso molti palestinesi con lo scopo di limitare questo presunto disturbo, dai giorni di Tal Al-Zaatar nel 1976, all’assedio di Tripoli nel 1983, alla guerra ai campi profughi nel 1987, fino all’assedio del campo di Yarmouk e all’uccisione di uomini e donne palestinesi sotto tortura nelle sue prigioni durante la rivoluzione, così come l’aver ucciso un sacco di siriani, allo stesso tempo.

L’altro punto è che i siriani sono stati ‘palestinizzati’ durante la rivoluzione dal loro stesso regime che, proprio come Israele, ha il monopolio su una forza aerea e WMD, e allo stesso modo gode della protezione delle superpotenze e dei veto Onu, che rappresenta un solido ‘Primo Mondo’ rispetto ai suoi cittadini del ‘Terzo Mondo’, dove tutto è permesso. E’ vero che i palestinesi in Siria sono stati doppiamente ‘palestinizzati’, ma la quota di sofferenza dei siriani è infinita e la loro sofferenza non è affatto inferiore a quella dei loro fratelli palestinesi, spesso è superiore ad essa nelle mani dell’orco Assad o l’orco islamista. E’ anche probabile che l’orco americano non è stato da meno nel progettare altra morte per noi in confronto alla grande quantità di armi e l’immunità che ha fornito ad Israele che sta uccidendo i palestinesi.

Tornando alla futilità di spiegarlo. Il movimento di solidarietà pro-palestinese è stato formato in Occidente nel corso degli ultimi 25 anni del 20° secolo. Ciò è avvenuto anche quando la prima Intifada palestinese (1987-1993) ha avuto luogo, dopo la fine della guerra fredda, quando la causa palestinese non stava più polarizzando la comunità internazionale. Pertanto, se il regime di Assad non è stato considerato un partner, di certo non era visto come un nemico.

Durante tutto quel tempo il regime di Assad sembrava schierarsi con i palestinesi nella lotta contro l’imperialismo. Egli [Hafez Assad] era di sinistra rispetto alla posizione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina per quanto riguarda la causa palestinese. Chi non conosce il retroscena e persone di sinistra in Occidente che non abbiano una conoscenza sostanziale si trovano a considerare Hafez Assad e i suoi funzionari dell’intelligence come loro alleati, non i palestinesi che sostengono il movimento Fatah e quelli come noi che hanno trascorso il tempo nelle sue prigioni.

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Scena del bombardamento del regime alla moschea in Yarmouk

Le persone di sinistra in Occidente non sanno nulla della guerra nei campi profughi? Sanno qualcosa riguarda l’assedio di Tripoli? Tal al-Zaatar? Sanno dei detenuti palestinesi nelle carceri di Assad? E non ho bisogno di aggiungere: che ne sanno della Siria, in primo luogo? Cosa sanno della sua società, della sua economia, o la sua politica? Sanno qualcosa riguardo i detenuti siriani e dei massacri che il regime ha commesso contro i siriani? Sanno qualcosa riguardo l’emergere di un segmento ‘privilegiato’ della popolazione che discrimina contro la maggior parte dei siriani e li uccide in campagne dallo stile coloniale, punitivo? Sanno qualcosa sulla struttura coloniale dello Stato degli Assad e la sua promozione di una cultura affine alla ‘civiltà superiore’ come quello dei coloni ‘bianchi’ contro i popoli colonizzati? Sanno qualcosa sulla politica settaria del divide et impera che è modellata sui metodi coloniali? Nessuno lo sa.

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Noam Chomsky

Ho letto Noam Chomsky per anni e ho tradotto un suo libro, dopo il mio rilascio dal carcere. Ho anche aiutato a tradurre un libro su di lui. Mai, nemmeno una volta, ho visto in tutta il suo abbondante lavoro una qualsiasi cosa in relazione ai sentimenti del popolo siriano sul colonialismo degli Assad. Egli può aver menzionato di sfuggita qualcosa circa la brutalità e la tirannia del regime di Assad, ma questo è tutto. Tutti i suoi punti di vista ruotavano intorno agli Stati Uniti e Israele. Lui non ci vede. Egli vede i palestinesi in una certa misura. Tre anni fa, alcuni amici siriani e libanesi si sono incontrati con lui a Beirut. Quest’uomo conosce molto poco e non sembrava interessato ad ascoltare i suoi interlocutori, per lo più giovani. E sembrava come se fosse irritato con loro dopo la riunione perché, invece di ascoltare le sue opinioni, hanno espresso le loro. Sto parlando qui di un uomo con coraggio e morali indiscutibili, ma la sinistra occidentale tradizionale è incomparabilmente meno coraggiosa ed etica rispetto a quella presente nella mia regione.

Spero di non sbagliare se dico che alcuni simpatizzanti con la Palestina contro l’Occidente pensano che stanno facendo ai palestinesi un favore nel sostenerli quando la maggioranza è contro di loro. Essi non sono disposti ad estendere il loro sostegno per includere l’umanità di siriani e di altri di fronte ad un regime di Assad razzista che è simile nella forma ad un rapporto imperialista e hanno smesso di analizzare e di cercare di capire qualcosa di nuovo riguardo un regime che non è meno razzista di Israele nei confronti dei palestinesi. La sua massima ambizione è quella di evolvere in un colonialismo bianco. Il suo problema più grande è che non è sufficientemente bianco: né per se stesso né per il popolo a cui è stato a lungo detto appartenesse.

A quanto pare, secondo il punto di vista di questi occidentali di sinistra, sentono che quello che hanno fatto è più che sufficiente: è abbastanza che siano empatici con la Palestina contro Israele sostenuto dall’Occidente, quindi perché dovremmo chiedere di più da loro?

Per quanto riguarda le organizzazioni palestinesi sembra che le loro scuse per il loro comportamento immorale riguardino l’origine e l’interesse. Essi condividono le stesse origini ideologiche e sociali con il regime di Assad, così come la stessa dottrina che è il movimento nazionalista arabo che ha perso tutte le sostanze per la libertà dagli anni Settanta. Queste origini hanno riguadagnato il loro significato con la perdita di organizzazioni e movimenti come Fatah, il Fronte Popolare e il Fronte Democratico, dopo che sono diventati più liberali nella loro politica e nell’operato. Aggiungete a ciò i legami strategici e finanziari nel caso di organizzazioni islamiche che condividono con il resto dei nazionalisti arabi ciò che nel mondo arabo chiamiamo l’ideologia di resistenza: un rifiuto fondamentale dell’Occidente come un mezzo per controllare le società locali piuttosto che volto al supporto della libertà. Non è un atto di resistenza o uno sviluppo di mezzi alternativi di resistenza. Piuttosto, beneficia degli stessi pregiudizi ciechi dell’Occidente e Israele contro i musulmani.

Per capire meglio questa situazione dobbiamo anche ricordare che il regime di Assad beneficia di due tipi di ideologi. Gli ideologi della ‘resistenza antimperialista’ con legami precedenti con l’Unione Sovietica (come l’Egitto dopo Abdul Nasser) e le loro relazioni con l’Iran e gli Hezbollah e con la Corea del Nord e Chavez, e gli ideologi della ‘modernizzazione’ (come l’Arabia Saudita e altri) simili alla modernità dell’Iran prima della rivoluzione islamica.

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Il regime ci ha anche guadagnato da parte dei giornalisti occidentali come Robert Fisk, Patrick Cockburn e Seymour Hersh. Tutti loro hanno visitato Damasco per un paio di giorni alla volta, soggiornando in alberghi a cinque stelle, incontrando Bashar e alcuni dei suoi più fidati membri del governo e agenti dei servizi segreti, impegnati in conversazioni classificate su Blair e Cameron, o Clinton, Bush, e Obama. Essi hanno inoltre accompagnato i carri armati dell’esercito di Assad che compivano misure punitive contro i siriani ‘neri’ come ha fatto Robert Fisk nell’estate del 2012, quando era l’unico giornalista embedded a Darayya vicino a Damasco. O hanno inventato testimonianze in prima persona come ha fatto Patrick Cockburn, che ha falsificato un reportage di qualche mese fa.  Quell’uomo chiede una coalizione tra gli Stati Uniti e Assad, tra il primo mondo della Siria e il primo mondo occidentale. Ma per lui, noi – l’opposizione di sinistra al regime – non solo siamo invisibili, ma non esistiamo nemmeno.

RFS: Su un tema correlato, lei ha detto in precedenza che è troppo tardi per la sinistra  dell’Occidente di esprimere qualsiasi solidarietà con la Siria, dato il rifiuto vergognoso della maggior parte della sinistra occidentale a riconoscere qualsiasi siriano all’infuori di Bashar al Assad. Ha qualche messaggio per la minoranza della sinistra dell’Occidente solidale con la rivoluzione siriana che continua a cercare di diffondere il messaggio di fratellanza universale e la solidarietà ai suoi fratelli volontariamente ciechi?

YHS: Vorrei iniziare dicendo grazie per averci sostenuti e per avere combattuto su più fronti per stare con noi: contro la parte fascista della sinistra che si interessa esclusivamente dell’Occidente anche quando protestano contro le sue strutture ideologiche, politiche, ed economiche. E il fronte dominante di massa: le maggioranze politiche di oggi nell’Occidente con il loro razzismo, mascherato o palese. Spesso voi combattete senza il supporto di un’opposizione siriana deprecabile.

Penso che la causa siriana sia una delle principali cause internazionali. E la Siria rappresenta una finestra sull’attualità del mondo. Credo che il mondo intero probabilmente svilupperà tendenze fasciste e più di destra per la sua incapacità di rispondere alle aspirazioni siriane e di spingere per un effettivo cambiamento nell’ambiente politico siriano. Questo fallimento avviene anche grazie all’orientamento del mondo a favore del killer, contro il suo popolo e contro i più elementari principi di giustizia.

Ora stiamo assistendo ad un aumento della discriminazione nella maggior parte dei Paesi occidentali nei confronti dei rifugiati siriani. L’Europa sta inventando nuovi modi per monitorare il Mar Mediterraneo e per vincere la guerra contro i profughi, non importa quanto duramente si cerca di nascondere questo come una guerra contro le mafie intercontinentali nel traffico di esseri umani.

In questo contesto, la sinistra che è in solidarietà con la lotta dei siriani è parte della lotta mondiale per un mondo più giusto. E questo è un onore per la sinistra e l’Occidente.

RFS: Un ritornello e scusa comune per la neutralità sulla questione della Siria dalle figure dei media e attivisti è “E’ complicato”. Quale sarebbe la sua risposta a questo?

YHS: Permettetemi di presentarvi un modo per aiutare a capire la situazione in Siria. Il problema in questo paese del Medio Oriente è che le persone qui sono state e vengono uccise senza sosta per 51 mesi da un assassino conosciuto, il regime di Assad che governa da 45 anni e che in precedenza ha fatto la guerra contro il suo popolo nel 1979 e 1982; che è stata la prima guerra di Assad contro il popolo siriano, seguita da una Guerra Fredda che durò fino alla primavera 2011, quando la rivoluzione siriana è scoppiata.

Claudia Salmeh, a Syrian born American who supports President Bashar al-Assad, chants "No More War," as fellow activists hold an image of Assad during an anti-war rally in Times Square, New York
Protesta in New York “contro la guerra” (ma pro Assad).

Durante il secondo, ancora in corso, la guerra alla Siria da parte di Assad, altri assassini sono arrivati fin da due anni fa per aiutare il regime. La soluzione a questo sarebbe di fermare gli assassini e punirli, e per coloro che sono ‘neutrali’ di non lesinare sforzi nel prevenire l’uccisione continua, incluso prestando aiuto a quelli sottoposti all’uccisione per resistere ai loro assassini in modo più efficace. Quindi, se le persone vengono bombardate con barili esplosivi dallo spazio aereo al cui solo il regime di Assad ha accesso, è troppo chiedere accesso ai missili antiaerei? Impedendo alle persone di difendersi non si contribuisce a complicare ulteriormente la situazione? E se il regime fa uso di mercenari da Iran, Libano e l’Afghanistan per sostenerlo, perché questi mercenari non sono  considerati terroristi, proprio come ISIS e il Fronte Al-Nusra? Non è questo un altro contributo per complicare le cose? E ‘davvero così difficile capire queste cose? E’ così complicato?

Le persone equanimi che studiano la politica dell’amministrazione americana scopriranno che l’esito di essa è stata una continuazione del conflitto siriano senza alcun riguardo per la giustizia o la vita umana, e che gli Stati Uniti hanno dato priorità ai propri interessi geopolitici sui diritti e il sangue del popolo siriano.

Troveranno che l’Iran si è schierato con l’assassino fin dall’inizio, e che Israele preferirebbe sia la continuazione del regime che ha accettato la sua occupazione delle terre siriane senza un proiettile in 40 anni, o di un crollo totale della Siria. E ciò non impedirebbe a Israele di lanciare attacchi di tanto in tanto in quanto lo ritiene opportuno per servire i propri interessi strategici, prima e dopo la rivoluzione, ben sapendo che il regime – occupato nell’assassinio della sua gente – non pensa a compiere rappresaglie contro di loro.

E’ difficile capire che la disintegrazione di un Paese e di una società fornisce terreno fertile per i fenomeni opportunistici e fascisti come ISIS e il Fronte Al-Nusra? Certo, entrambe le organizzazioni sono ostili alla società, ma Al-Nusra dimostra ostilità nei confronti del regime, mentre ISIS è più ostile alla società che al regime.

Tuttavia, temo che le persone che dicono che la situazione in Siria è complicata, non è che hanno cercato di capirla e non sono riusciti a farlo: non hanno fatto invece nessun sforzo. Pensano che i siriani vivano lontano, molto lontano e siano governati da principi diversi e non siano come noi: istruita classe media di ragionevoli occidentali. Di certo non lo sanno – e forse non vogliono sapere – della recente storia della Siria e dei massacri che il regime aveva commesso, e che il regime non può sopravvivere senza uccidere e nemmeno senza l’occupazione straniera. O che il regime considera la sua gente come nemici nella stessa maniera che fa parte dei regimi coloniali e razzisti. Questo non è una novità degli ultimi quattro anni, ma piuttosto è stato il corso degli ultimi 40 anni.

RFS: Le Nazioni Unite hanno fornito tre inviati fino ad oggi in Siria, o meglio, a Bashar al Assad. Qual è la sua opinione del ruolo delle Nazioni Unite in Siria e secondo lei, sono state danneggiate la credibilità e l’autorità delle Nazioni Unite?

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De Mistura che si inchina davanti ad Assad

YHS: Dei tre inviati internazionali, De Mistura sembra il peggio. L’uomo è molto ‘bianco’ e ascolta per conto del mondo un assassino le cui mani sono macchiate di sangue come Bashar Al Assad, ma non dà ascolto a qualsiasi dei suoi avversari. Condivide con una vasta parte della classe media occidentale – soprattutto con la classe medio-alta – una preferenza per la stabilità e una forte ostilità verso gli islamisti, e verso l’Islam in generale. A questo si aggiunge la mancanza di qualsiasi personale senso della giustizia e della dignità umana, in particolare verso i non occidentali. Credo che venga pagato decine di migliaia di dollari e ritiene che sarebbe non conveniente per se stesso perdere quei guadagni.

Mentre gli altri due burocrati, Kofi Annan e Lakhdar Brahimi, hanno attribuito la colpa  a Bashar Assad e al suo regime coi loro sponsor per la tragedia siriana, ma l’hanno fatto solo dopo che avevano lasciato le loro posizioni. Quindi, non sono sicuro se De Mistura dirà qualcosa di simile dopo il fallimento inevitabile della sua missione a causa dell’assenza di giustizia ed equità e anche per via della politica nel suo approccio alla causa siriana. Invece di partire da dove i suoi predecessori si sono interrotti e ammettendo all’ONU, se stesso e il mondo intero la necessità per il regime di andarsene come inizio per una soluzione in Siria, ha iniziato con un parziale ‘congelamento’ ad Aleppo che rappresenta un passo indietro ed è rimasto lì.

Inoltre, scegliendo di seguire questi passi a caso e cercando di mantenere uno status paritario tra l’assassino e le sue vittime, credo che le Nazioni Unite abbiano eroso quel poco di stima che aveva da parte dei siriani. E ho paura che questo svuotamento possa solo servire i poteri nichilisti come ISIS e Al-Qaeda, la cui storia recente ha dimostrato che prosperano dove la fiducia nel mondo esterno è assente.

RFS: Louay Hussein, ex leader dell’opposizione  che è ‘tollerato dal regime’, è stato recentemente registrato prima di una conferenza con il leader del SNC dicendo: “La scarpa – non solo di Bashar Assad, ma di qualsiasi membro dell’intelligence siriana, è più onorevole di questa rivoluzione.” E’ dannoso per la credibilità della Coalizione siriana unirsi con un tale personaggio, e quanto rappresentativa del popolo siriano è la coalizione?

YHS: Quello  che ha detto si commenta da solo. C’è un’opposizione ‘bianca’ [un riferimento all’opposizione ‘soft’ ancora basata in Siria, che è tacitamente accettata dal regime] che è contro l’opposizione ‘nera’ tanto quanto lo è il regime. Tutto ciò che vuole è un Assadismo senza Assad, perché tutto resti lo stesso con giusto qualche ritocco, anche oggi, dopo quattro anni di guerra, con la sola differenza che Bashar Assad se ne andrebbe. Vogliono salvare il regime da Bashar, piuttosto che salvare la Siria dal regime e Bashar.

Per inciso, la coalizione non è lontana da ciò in termini di struttura e formazione. Gode per quanto può del poco peso che ha dalla sua causa proclamata di spodestare il regime – la causa in cui la rivoluzione si è impegnata. E non può rinunciarvi senza disintegrarsi. Entrambe le parti hanno molto in comune: non solo le piccole dimensioni e i numerosi rapporti internazionali, pronunciati o meno, ma anche il fatto che entrambi sono totalmente dipendenti dal finanziamento che ottengono da questi rapporti. Queste persone vivono sulle entrate che generano dallo svolgere dei loro ruoli. Senza le entrate, non possono sopravvivere.

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Samira al-Khalil e Yassin al-Hajj Saleh. Samira, la moglie di Yassin, attivista per i diritti umani, rimane tutt’ora scompara dopo un rapimento in 2013.

Traduzione dall’arabo di Dima Tarakji Alghazzy

Traduzione dall’inglese di Mary Rizzo, ringraziamenti a Claudia Avolio

Originale: http://www.radiofreesyria.com/ogres-and-orientalism-interview-yassin-al-hajj-saleh

 

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