Guerra in Siria, storia di undici anni senza pace

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Repressione violenta, morti, persone scomparse: ecco qual è la situazione oggi della guerra in Siria, i motivi che hanno portato agli scontri e il ruolo di Russia, Cina, Turchia, Stati Uniti e degli altri attori internazionali

Articolo di Asmae Dachan pubblicato il 13 aprile 2022 su Osservatorio Diritti

Il 15 marzo 2022 i siriani hanno ricordato l’undicesimo anniversario dell’inizio della rivoluzione contro il regime di Bashar al Assad. Una rivoluzione iniziata in modo pacifico e laico, partita dal basso, che ha coinvolto persone appartenenti a diverse classi sociali, etnie e religioni e che è stata repressa dal governo con la violenza.

Nei primi giorni la gente in piazza chiedeva riforme, maggiori libertà e diritti, sperando che il governo di Damasco ascoltasse le loro istanze. Nessuno si aspettava l’intervento della polizia, dell’esercito e dei mukhabarat, i famigerati servizi segreti, che hanno iniziato a schedare i manifestanti e a cercarli per condurli in carcere.

Nelle prigioni governative, come documentano diversi report prodotti negli anni da ong come Human Rights Watch e Ammesty International, si praticano diverse forme di tortura e spesso di chi entra in cella si perdono per sempre le notizie.

Foto Asmae Dachan

Guerra in Siria, storia della rivoluzione contro Bashar al Assad

Forse il presidente Bashar al Assad, subentrato al potere nel 2000, alla morte del padre Hafiz, generale golpista salito al potere agli inizi degli anni Settanta, non si sarebbe mai aspettato la dignità e il coraggio del popolo che ha continuato a manifestare nonostante le violenze.

Un altro elemento di sorpresa sono state le defezioni di militari di alto grado dell’esercito, che rifiutandosi si sparare sui loro stessi fratelli hanno deciso, alla fine del 2011, di costituire il cosiddetto Esercito Siriano Libero, la prima formazione militare di opposizione interna.

Le violenze si sono inasprite sempre di più, con l’inizio dei bombardamenti, l’assedio delle città insorte, il ferimento e morte di migliaia di civili e l’inizio di un esodo di massa.

Dalla repressione al conflitto internazionale: Russia, Cina e Iran sostengono il regime

Questa prima divisione ha creato due fronti opposti anche nel panorama internazionale, con Iran, Cina, Russia che si sono schierati con il governo di Assad, tanto che questi ultimi due Paesi hanno sempre posto il veto in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro ogni iniziativa per cercare di fermare l’offensiva militare del governo di Damasco.

Nel 2015 la Siria ha formalmente chiesto l’intervento dell’esercito russo, che da allora interviene sia con l’aviazione, sia con interventi di sostegno strategico. Assad ha firmato un accordo con Putin per la trivellazione nelle acque siriane e da allora le navi militari russe pattugliano i porti di Tartous e Latakia.

Foto di Asmae Dachan

Guerra in Siria: il ruolo di Turchia, Stato Islamico e Stati Uniti

Per quanto riguarda l’opposizione, inizialmente c’è stato il sostegno di alcuni Paesi del Golfo, la Turchia e nazioni come la Francia e l’Inghilterra.

Lo scenario è cambiato rapidamente tra il 2013 e il 2014 quando, complici tutte queste ingerenze straniere, con l’arrivo in Siria di combattenti da diverse zone del mondo, ha preso corpo il cosiddetto Stato Islamico o Califfato, che ha rapidamente preso il controllo di diverse aree della Siria e dell’Iraq.

L’intervento della Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha strappato all’Isis la maggior parte delle zone di cui aveva preso il controllo, compresa la città a maggioranza curda di Kobane e la città di Raqqa, che il califfato aveva scelto come capitale in Siria.

La Turchia, che condivide con la Siria diverse centinaia di chilometri di frontiera, e che gioca un ruolo importante sia nell’accoglienza dei profughi, sia nelle trattative internazionali, è avanzata per diversi chilometri all’interno del territorio siriano, scontrandosi a est con la neonata regione autonoma curda ed esercitando un ruolo importante dell’area del nord-ovest.

I numeri e la mappa: 13 milioni tra profughi e sfollati interni

Prima dell’inizio della repressione in Siria abitavano poco più di 22 milioni di persone. Dopo 11 anni consecutivi di violenze oltre metà della popolazione non vive più nelle proprie case, con 6,5 milioni di sfollati interni e altrettanti profughi.

Questi ultimi sono concentrati principalmente nei Paesi confinanti con la Siria: secondo l’Onu oltre 3,5 milioni sono in Turchia, circa 1 milione in Libano e oltre 700mila in Giordania. Significativa anche la fuga verso la Germania e la Svezia, dove si trovano oltre 1 milione di rifugiati siriani, arrivati principalmente attraverso la cosiddetta Rotta balcanica.

Molti siriani sono ancora intrappolati a Lesvos e su altre isole greche, mentre diverse centinaia hanno raggiunto l’Italia, chi attraverso i corridoi umanitari organizzati dalla Chiesa Valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio, chi attraverso la traversata del Mediterraneo.

Guerra in Siria oggi: i bambini

Secondo le ultime stime dell’ Unicef oltre 13 mila bambini sono rimasti uccisi e almeno 3 milioni di bambini non vanno a scuola e quasi 6 mila bambini sono stati reclutati come soldati.

Il 90% dei bambini ha bisogno di supporto economico e sanitario, mentre più dell’80% della popolazione vive ormai sotto la soglia della povertà . Nel suo ultimo report, Oxfam denuncia che 6 siriani su 10 non sanno letteralmente come procurarsi il cibo.

Nomi e volti dei difensori dei diritti umani in Siria

È importante raccontare la tragedia siriana anche attraverso le storie dei civili che in questi 11 anni si sono distinti per il loro impegno per la difesa dei diritti umani. Ricordare alcuni nomi e alcune storie aiuta a non consegnare la sofferenza di milioni di persone colpite dalla guerra all’oblio e a contrastare la narrazione manichea per cui gli unici volti che si riconoscono quando si parla di Siria sono quelli di Bashar al Assad e dei terroristi dell’Isis

.Ghiyath Matar si è distinto tra i giovani manifestanti per aver consegnato ai soldati bottiglie d’acqua e fiori invitandoli a non sparare sui loro stessi fratelli e sorelle. È stato torturato e ucciso il 6 settembre 2011, ma il suo esempio di impegno non violento ha lasciato il segno.

Razan Zaitouneh, un’avvocatessa impegnata nella difesa dei detenuti politici già prima dell’inizio della guerra, è diventata la voce delle donne siriane che hanno raccontato al mondo, attraverso i social media, cosa significasse vivere sotto le bombe, resistere alle sofferenze provocate dall’assedio e alle continue intimidazioni.

Insieme ai colleghi Nazem Hammadi, Samira al Khalil e Wael Hammadi è stata sequestrata, presumibilmente da un gruppo integralista, il 9 dicembre 2013.

Padre Paolo dall’Oglio

I nomi da ricordare sono molti, ma non si può, almeno in Italia, non citare padre Paolo dall’Oglio, un gesuita che in Siria ha fondato la comunità monastica di Deir Mar Musa, dove cristiani e musulmani pregavano insieme.

Espulso dal regime siriano il 12 giugno del 2012 per aver inviato a diversi giornali italiani articoli di denuncia sulle atrocità ai danni dei civili, è stato sequestrato a Raqqa il 29 luglio del 2013, dove era tornato in segreto nel tentativo di tenere vivo il dialogo.

Di lui, come di Razan Zaitouneh e di altre migliaia di siriani spariti forzatamente in Siria, non si hanno notizie ormai da anni. Secondo organizzazioni come Human Rights Watch solo un esame delle fosse comuni in futuro potrebbe restituire una verità su tante delle persone scomparse.

La Siria oggi: la situazione nel 2022

Oggi la Siria è divisa in almeno tre aree. La cosiddetta Siria utile, che dal Mediterraneo si estende verso sud-est e che è controllata dal governo di Bashar al Assad, con la presenza su tutto il territorio di truppe iraniane, di Hezbollah libanesi e di militari russi.

C’è poi la zona del Rojava, amministrata dai curdi, sostenuti dall’esercito americano, che si trova a nord-est, mentre a nord-ovest tra Idlib e la periferia di Aleppo, area sotto l’influenza turca, restano le ultime sacche di opposizione, ma dove sono presenti anche alcuni gruppi legati alla formazione integralista di al Qaeda, come al Nusra e Tahrir al Sham.

Queste tre amministrazioni non dialogano tra di loro e anche di fronte all’emergenza pandemica hanno voluto rivendicare la propria autonomia e gestione del territorio e della popolazione.

Oggi che il mondo si preoccupa per le iniziative militari russe in Ucraina, la domanda sul perché si sia lasciato che in Siria si bombardasse impunemente per anni si pone con sempre maggiore forza. Il disastro politico e diplomatico, con conseguente crisi umanitaria, che si è abbattuto in Siria rappresenta un fallimento per tutta la comunità internazionale.

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