‘L’umanità sta morendo’: i siriani si sentono abbandonati dal mondo

il

Pubblicato il 16 gennaio 2020 su The New Arab

Di Dani Qappani

Traduzione di Giovanna De Luca, revisione di Mary Rizzo

Attacchi aerei del governo siriano hanno colpito la provincia di Idlib in mano ai ribelli

 

I siriani sono stati abbandonati per quasi nove anni dalla comunità internazionale, che viene accusata dai  siriani stessi di essere cieca, sorda e muta davanti alle infinite atrocità quotidiane del regime di Asad.

Come scrisse il poeta John Donne, “Nessun uomo è un’isola”; tutti i popoli della terra sono interconnessi su larga e piccola scala, i nostri destini sono intrecciati.

 

La reclusione in isolamento è comunemente usata come una forma di punizione perché, su piccola o grande scala, senza i nostri simili, noi umani ci sentiamo isolati, senza speranza e, dopo abbastanza tempo, abbiamo persino pensieri suicidi.

 

Ciò è stato dimostrato su scala internazionale per la Siria, il cui popolo è stato abbandonato dalla comunità internazionale per quasi nove anni, una comunità che è stata intenzionalmente cieca, sorda e muta davanti alle infinite atrocità commesse contro i civili ogni giorno dal regime di Asad e dei suoi alleati.

 

Nonostante le montagne di corpi, la documentazione video e fotografica, le migliaia di testimonianze e tutto il resto, nonostante le prove quasi illimitate di questa carneficina su scala industriale, il mondo ha guardato dall’altra parte e continua a farlo.

Dall’inizio del 2020, le cose non sono andate meglio né il bombardamento sui civili si è fermato. Il 1 ° gennaio, Reuters ha riferito: “Testimoni e residenti hanno riportato che almeno otto persone sono state uccise quando l’esercito siriano ha lanciato missili che hanno colpito un rifugio per famiglie sfollate nel nord-ovest del paese”.

 

Questo clima di ignoranza deliberata ha creato una cultura di impunità per il male, consentendo al regime, con il sostegno della Russia e dell’Iran, di rafforzare e intensificare l’ingiustizia sistemica che il popolo ha tentato di rovesciare in ogni area riconquistata dal regime, che ha raso al suolo città e villaggi, terrorizzato, assassinato e deportato milioni di persone,  lo stesso regime ne ha fatte “scomparire” innumerevoli altre.

 

Alla fine di marzo 2015, il governatorato di Idlib fu quasi liberato dal controllo del regime e delle forze iraniane; il regime vide questa come un’opportunità per iniziare a spostare forzatamente in quella zona le persone che vivevano in altre aree e che avevano osato chiedere la libertà.

 

Tra i cittadini deportati forzatamente a Idlib c’erano tutti coloro che si rifiutavano di accettare i falsi “insediamenti” del regime o di credere alle sue bugie riguardo al garantire la pace e la dignità, bugie che erano ancora più assurde poiché la richiesta principale dei rivoluzionari –la caduta del regime – non è mai stato affrontata.

 

Come risultato di questo sfollamento forzato, almeno tre milioni di persone sono fuggite o sono state trasferite da tutta la Siria al governatorato di Idlib, unendosi al popolo della regione che è stato uno dei primi a insorgere contro Asad nel 2011. Nonostante anni di sopportazione degli orrori di bombardamenti, assedio e terrore da parte di Asad e altri, la gente di Idlib non ha mai smesso di chiedere giustizia, dignità e umanità.

 

Tutto ciò è avvenuto in un contesto di accordi internazionali e cessate il fuoco che l’alleanza regime-Russia non ha mai rispettato, come l’accordo di allentamento delle tensioni firmato nel maggio 2017 e l’accordo di Sochi firmato nel settembre 2018, mentre le organizzazioni internazionali nominalmente responsabili della protezione dei civili, osservavano il massacro passivamente .

 

Dall’aprile 2019, la regione di Idlib vive un’enorme escalation militare da parte del regime e dei suoi complici nel tentativo di controllare la zona, uccidendo centinaia di civili, compresi bambini e donne, e distruggendo dozzine di scuole, ospedali e luoghi di culto.

 

Il problema per i siriani è che stanno sacrificando le loro vite e quelle dei loro figli in attesa che qualcuno faccia qualcosa per porre fine a questo bagno di sangue, essendo profondamente consapevoli del fatto che sono stati abbandonati da un mondo che fa discorsi sui diritti umani ma non fa nulla per difendere gli indifesi, si sono lasciati interrogare sulla reale funzione e utilità di organismi internazionali come le Nazioni Unite e i suoi vari organi come il Consiglio di sicurezza, o gli “Amici della Siria” la cui amicizia sembra più un’ inimicizia.

 

Mark Coutts,  vice coordinatore delle Nazioni Unite per la crisi umanitaria nella regione, ha dichiarato il 7 gennaio 2020: “Sono allarmato per il deterioramento della situazione umanitaria a Idlib, nel nordovest della Siria, dove oltre tre milioni di civili sono intrappolati in una zona di guerra – la stragrande maggioranza di loro sono donne e bambini. Almeno 300.000 civili sono fuggiti dalle loro case nel sud di Idlib da metà dicembre, a seguito di una forte escalation di ostilità”.

 

Avendo notato questo, Cutts ha poi continuato la sua dichiarazione dicendo: “Domenica, abbiamo ricevuto segnalazioni di almeno nove civili uccisi e altri 20 feriti ad Ariha, a seguito di attacchi aerei nella zona. Secondo il personale umanitario sul posto, gli attacchi aerei hanno provocato distruzione e danni agli edifici, tra i quali una scuola, un asilo e una moschea.”

 

Come per tutti i rapporti delle Nazioni Unite dal 2011, i siriani sono rimasti a chiedersi: è cambiato qualcosa? L’ONU è diventata un’agenzia di stampa ora? E quando il resto del mondo sta progredendo e si sta muovendo verso una maggiore modernità e sviluppo, perché i suoi atteggiamenti nei confronti dell’umanità siriana vanno in una direzione opposta e di regressione?

 

Parlando della disperazione della situazione attuale, un media attivista e fotografo di Idlib, il cui nome è non menzioneremo per proteggerne la  sicurezza, ha dichiarato: “Durante le ultime due settimane, è stato usato ogni tipo di arma, compresi gli aerei da guerra siriani e russi. Vediamo quotidianamente squadroni di elicotteri che lanciano barili bomba, concentrandosi sulla periferia est di Ma’aret al Nu’man.

 

“La cosa più straziante che ho visto è stata nella città di Ma’saran. Quando sono arrivato lì, ho visto persone fuggire usando auto, moto e persino gente che scappava a piedi. Ho visto persone che trasportavano i loro bambini mentre correvano e urlavano dopo che un attacco aereo aveva colpito il centro della città. E dopo tutto questo,  la gente non era ancora al sicuro. Sono stati presi di mira dall’artiglieria dal regime mentre cercavano di fuggire, sono stati uccisi una donna e un uomo e molti altri sono stati feriti”.

 

Non sono solo la privazione e le difficili condizioni meteorologiche invernali che rendono la vita difficile per la gente di Idlib, ma la constante paura di attacchi del regime anche nei campi profughi; come riportato da un rapporto pubblicato dalla Rete siriana per i diritti umani il 13 dicembre 2019, il regime siriano ha effettuato un altro attacco al campo di sfollati interni di Qah situato al confine tra Siria e Turchia il 20 novembre, usando munizioni a grappolo che hanno ucciso 16 civili, tra cui 11 bambini e 3 donne. Come ha sottolineato l’SNHR, questa è stata solo l’ultimo di dozzine di attacchi simili ai campi profughi.

 

Heba, una studentessa universitaria e residente a Idlib, dice “Stiamo davvero affrontando una situazione catastrofica, abbiamo difficoltà a gestire ogni tipo di morte, non solo la morte letterale che conosci, ma altri tipi di morte e paure come la paura dell’ignoto, dello sfollamento, di essere ferito e così via.

 

“Nessun umano sano di mente può vedere le lacrime che scorrono sulle guance delle persone, parti del corpo dappertutto, i bambini nei campi e rimanere in silenzio senza motivo. L’umanità sta morendo – ci sono salvatori? Per favore, fate qualcosa per impedire che il nostro sangue sia versato!”

 

E qual è stata la reazione del mondo a questa atrocità, come a tutte le altre migliaia di attacchi del regime contro campi, case, ospedali, scuole? Era la stessa gentile preoccupazione, “pensieri e preghiere”, data per qualsiasi piccolo incidente, e la stessa incapacità di attribuire qualsiasi responsabilità.

 

Gli organismi internazionali hanno rilasciato le loro consuete dichiarazioni “senza attribuire responsabilità”. Per i siriani, questa scrollata di spalle, questa indifferenza, è un’ulteriore indicazione del disprezzo del mondo che ignora ogni senso di interconnessione o umanità condivisa e rassicura i tiranni che sono liberi di fare ciò che vogliono. Non c’è nessun posto dove rivolgersi per la sicurezza, con l’indifferenza del mondo che contribuisce a rafforzare l’ingiustizia.

 

Come ha avvertito un altro siriano: “O l’umanità prevarrà, a partire da questa terra, la Siria, o sarà un buco nero che divora tutto ciò che rimane – e cosa rimarrà quando non ci sarà più l’umanità?”

 

Ibrahim, un giovane sfollato dai sobborghi di Damasco che ora vive a Idlib dove attualmente lavora in una stazione di rifornimento, ha detto: “La gente ha perso la fiducia nella comunità internazionale e nell’umanità; non abbiamo seguito conferenze o notizie internazionali per così tanto tempo perché siamo tutti d’accordo nella loro inefficacia o perché abbiamo la sensazione che la comunità internazionale stia cospirando contro di noi.

 

“Abbiamo imparato dalla lezione delle ‘linee rosse’; non stiamo aspettando nulla dalla comunità internazionale, dalla Lega araba, dalle organizazzioni per i diritti umani, per i diritti degli animali o da chiunque altro. Stiamo morendo”.

 

 

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