Regime siriano e opinione occidentale: così ha vinto la macchina della propaganda

Articolo originale di MICHEL TOUMA

Traduzione a cura di Giovanna De Luca e Marina Centonze

Le apparenze sono spesso ingannevoli. Soprattutto nel mondo dell’informazione, per eccellenza nebuloso e opaco, e soprattutto quando la Ragion di Stato è invocata da un tiranno crudele e assetato di sangue. Un tiranno che non si ferma assolutamente davanti a nulla pur di giustificare e perpetuare il suo potere assoluto. Ciò vale in particolare per il regime siriano, che mostra in quale misura la manipolazione machiavellica e la disinformazione “professionale”, eretti a sistema di governo, possano creare cliché e  una propaganda insidiosa che alla fine riesce ad ingannare sia i politici che un gran numero di persone.

Bashar al-Assad è un vero e proprio maestro nell’arte della manipolazione e della disinformazione. Purtroppo, molte persone – in Occidente come in Libano – continuano a credere a questa strategia basata su slogan fuorvianti e sapientemente mantenuti dal clan Assad, in particolare dopo la rivolta iniziata il 15 marzo 2011: “Bashar Assad è il difensore della minoranza cristiana “; “Il regime siriano è un baluardo contro i jihadisti” ecc. Molti politici occidentali e opinionisti basano le proprie decisioni o comportamenti sottoscrivendo queste idee. Anche in Libano una parte della popolazione e il clero cristiano mostrano una cecità politica deplorevole in questo senso Oppure, talvolta, fanno finta di non vedere la realtà. Perché i fatti reali, sul campo, sono sufficienti in quanto tali a smantellare la costruzione della manipolazione orchestrata sulle rive del Barada. Tenere presente queste cose potrebbe essere utile nel momento in cui alcuni politici, anche occidentali, sostenuti in questo da una parte dell’opinione pubblica, giustificano i cliché di Damasco e la sua campagna diretta contro coloro che fronteggiano la macchina da guerra di Bashar al-Assad.

Quelli che – in Occidente come in Libano, e anche in Russia – continuano ad appoggiare, anche solo indirettamente, il regime di Assad, sono probabilmente inconsapevoli, o fingono ipocritamente di ignorare, che è stato lo stesso clan Assad. approfittando della presenza di jihadisti a seconda delle circostanze, ad usarli per lo svolgimento delle sue manovre distruttive. Non più tardi della scorsa settimana, per esempio, le informazioni delle forze di sicurezza interna hanno scoperto che le due autobombe che hanno insanguinato pochi giorni fa la capitale del nord del Libano, facendo 45 morti e diverse centinaia di feriti, sono state collocate dai servizi segreti siriani. Questi avrebbero usato un piccolo gruppo libanese sunnita del  movimento fondamentalista al-Tawhid per pianificare ed eseguire il loro crimine.

Il leader del gruppo, lo sceicco Hashem Minkara, è attualmente in stato di fermo in quanto ostacolo per la giustizia (era a conoscenza dei preparativi per il doppio attacco), mentre il suo vice, lo sceicco Ahmad al-Gharib (anche lui arrestato), è accusato di essere parte della cellula terroristica che ha trasportato le due autobombe. La magistratura libanese ha emesso, in relazione al caso, dei mandati di arresto contro il capitano siriano Mohammad Ali – responsabile dei servizi siriani di Tartous – e un altro siriano, Khodr al-Aryan, accusato di aver posto le due autobombe con l’aiuto dei fondamentalisti sunniti.

Non è la prima volta che il regime di Asad utilizza in questo modo un gruppo jihadista. Nel 2007, un’altra organizzazione fondamentalista sunnita vicina al potere baathista, Fateh al-Islam, lanciò una vera guerra contro l’esercito libanese nel campo profughi palestinese di Nahr el-Bared, che durò diversi mesi. Il capo di questa organizzazione, Chaker Absi, era stato misteriosamente rilasciato dalle prigioni siriane poco prima dell’assalto delle forze regolari libanesi e aveva in seguito guidato i combattimenti nel campo.

Si noti – in questo contesto- che si è verificata una situazione in qualche modo simile dopo lo scoppio della rivolta siriana quando il governo di Damasco ha rilasciato nel giugno 2011, settimane dopo l’inizio dei disordini, centinaia di oppositori islamisti e jihadisti, alcuni dei quali formeranno in seguito, all’inizio del 2012, il Fronte al-Nusra. Quest’ultima organizzazione si è certamente distinta per la sua efficacia nella lotta contro le forze lealiste. Ma non importa, agli occhi degli strateghi del clan Assad ha fornito alla macchina baathista un’occasione d’oro per alimentare la sua propaganda secondo la quale Assad è un baluardo contro le correnti jihadiste.

La bufala sembrava così grande che alcuni osservatori occidentali non hanno escluso la teoria della manipolazione del regime siriano, come ha fatto qualche mese fa uno dei massimi esperti in affari islamici e siriani, Thomas Pierret. Sul suo blog del sito web di notizie Mediapart, sottolinea il carattere “oscuro” della genesi di al-Nusra, notando a questo proposito che “esistono seri sospetti su possibili manipolazioni da parte dei servizi segreti di Assad.” Più di recente, non è stato Walid Jumblatt a ricordare che il regime di Assad aveva faticosamente manipolato le fazioni jihadiste legate al gruppo sunnita di Al-Nusra per condurre operazioni terroristiche contro le forze americane in Iraq?

Durante la guerra del Libano, lo stesso potere baathista aveva anche creato e manipolato un altro piccolo gruppo di fondamentalisti sunniti di Beirut, che ha usato sporadicamente come spaventapasseri per affrontare quella che allora era l’opposizione …cristiana. In particolare, alcuni degli attuali sostenitori del clan Assad possono aver dimenticato, o far finta di ignorare, che per non meno di 35 anni, a partire dall’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, il potere baathista siriano non ha esitato in nessun modo nel contrastare il potere cristiano nella terra dei Cedri. Poiché il regime di Assad (dall’epoca di Assad padre fino al governo di Bashar) ha perfettamente compreso che i cristiani in Libano sono stati il ​​principale ostacolo alla sua egemonia sul Libano.

È stata per tanto messa in atto, per mantenere l’occupazione del Libano, una rottura a tutti i costi della potenza cristiana, e – soprattutto – ogni voce cristiana preoccupata per l’indipendenza del Libano ha rifiutato di sottostare ai dettami di Assad. È su questa base che sono stati quindi assassinati i presidenti Bashir Gemayel e Rene Moawad, il presidente Amine Gemayel, il generale Michel Aoun. Prima ancora, però, Raymond Edde del Blocco Nazionale é stato costretto all’esilio in Francia, e il capo delle forze libanesi, Samir Geagea, arrestato dall’apparato di sicurezza siro-libanese.

Questi fatti sono, naturalmente, noti a coloro che seguono il caso del Libano. Ma alcune persone tendono spesso a nasconderli e a non voler guardare in faccia la realtà. Funzionari anche occidentali proteggono indirettamente il regime di Assad ostruendo gli attacchi contro la macchina da guerra siriana; Non sanno forse che il principale alleato e difensore del clan Assad, cioè Hezbollah, è accusato dall’Unione Europea di essere responsabile di un attacco terroristico contro turisti israeliani in Bulgaria e di pianificare operazioni contro gli interessi degli Stati Uniti e di Israele a Cipro, per citare solo quei casi specifici?

Il primo segretario del Partito socialista francese, Harlem Désir, ha denunciato, infatti, lo scorso fine settimana, lo “spirito di Monaco” di alcuni funzionari francesi che esprimono riserve sugli scioperi contro il regime siriano. Non è superfluo ricordare ancora una volta in questo contesto la famosa frase di Winston Churchill poche settimane dopo gli accordi di Monaco: “Dovevano scegliere tra disonore e guerra. Hanno scelto il disonore e avranno una guerra”. Bisogna forse sottolineare che qualsiasi lassismo di fronte a poteri come quelli in vigore a Damasco o Teheran avrà alla fine un effetto boomerang e porterà, prima o poi, a conseguenze pericolose all’interno di alcuni paesi occidentali?

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