Lettere a Samira (3)

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A quattro anni dalla scomparsa di sua moglie Samira Khalil, lo scrittore e dissidente siriano Yassin Al-Haj Saleh ha iniziato a scrivere per lei lettere aperte, pubblicate in arabo e inglese dal sito AlJumhuriyya. Nelle lettere, racconta come è cambiata la Siria durante i tre anni, sette mesi dalla scomparsa di Samira, a partire dal primo attacco chimico sulla Ghouta Orientale, proseguendo con la narrazione delle vicende internazionali e locali che hanno ridisegnato il conflitto siriano. Accanto alla narrazione storica e alle riflessioni di natura politica, le lettere aperte rappresentano l’unica forma possibile di comunicazione, sebbene a senso unico, tra Yassin e Samira.

Lettera a Samira (3)

Di Yassin Al-Haj Saleh

Traduzione di Sami Haddad e Filomena Annunziata

Anche se puoi immaginare il peggioramento delle condizioni generali, forse ti starai chiedendo, Sammour, come è possibile che tu sia ancora prigioniera, dopo 3 anni, 7 mesi e 20 giorni; sai che abbiamo amici e conoscenti che se non sono alla guida dell’opposizione ufficiale, sono comunque vicini ad essa, hanno relazioni e autorità. Questo è un argomento di cui non mi piace parlare, ma è necessario farlo.

Tutti i gruppi dell’opposizione che tu conosci hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche al momento del vostro rapimento, ma questo è più o meno tutto ciò che hanno fatto. Sembra che alcuni autorevoli politici abbiano chiamato, dopo il rapimento, influenti attori regionali, per esempio i ministro degli esteri del Qatar che parlò a Zahran Alloush, che era ed è ancora il maggior sospettato oltre che l’autorità de facto a Douma – tuttavia senza una reale pressione, senza seguire la questione da quel momento in poi. Purtroppo i nostri rinomati e influenti compagni non hanno seguito il caso, alcuni di loro non hanno parlato, rilasciato dichiarazioni, tentato di esercitare pressioni, scritto articoli, offerto assistenza di altro tipo a me, o alla famiglia di Razan o Wael o Nezam. Mi vergogno di parlarti di queste cose, Sammour. E non voglio menzionare nomi o dettagli – ma ce ne sarebbero molti.

Non capisci perché? Anche per me è difficile capire, ma sono convinto ci siano due o tre ragioni. Innanzitutto, sembra che tutti siano preoccupati per loro stessi, le loro relazioni e i loro progressi, e non sembra che per la maggior parte di loro importi o abbia peso altro che il vantaggio stimato, personale o pubblico. Secondo, è tutta una questione di politica e interessi politici! Chi è chi, chi è con chi, con chi un rapporto può essere vantaggioso e con chi no? Noi non abbiamo soldi, potere o contatti, per questo siamo poco d’aiuto per coloro che cercano vantaggi personali. Allo stesso tempo, noi quattro, non possiamo essere manovrati, non dipendiamo da nessuno, non siamo sponsorizzati da nessuno, né ci siamo inchinati. Come persone, almeno, questo ci rende un ricordo spiacevole proveniente da un’epoca passata agli occhi di coloro che occupano la scena politica. Oppure siamo visti come persone che sarebbe meglio evitare per coloro che sono razionali, controllati, disciplinati. Terzo, non posso non dire che costoro hanno dimostrato una insensibilità e disumanità che non mi sarei aspettato in questa misura.

Mi vergogno di scrivere che alcuni di quelli che tu conosci non mi hanno scritto email, non hanno telefonato per esprimere solidarietà o chiedere informazioni sul tuo stato. Mi vergogno perché questo mi fa sembrare come minimo un ingenuo. A queste aggiungerò una quarta motivazione: l’ignoranza. Qualsiasi sia stato l’interesse politico o personale, sarebbe stato possibile per tutti guadagnarsi una qualche forma di legittimità o indipendenza se avessero dato alla vostra causa l’attenzione necessaria; sarebbero arrivati a settori variegati e importanti del popolo rivoluzionario che si è trovato senza rappresentanza all’interno delle strutture che agivano a loro nome, avrebbero potuto ritagliarsi un margine di manovra più ampio nei confronti di gruppi che sembrava impossibile boicottare –  solo con grande difficoltà è possibile capire perché questi gruppi non possono essere boicottati, ma come possiamo capire perché essi non possono criticarli, allontanarli o protestare contro di loro?

Non solo non ci hanno aiutati, ma non hanno aiutato neanche loro stessi. Questo dimostra la loro mediocrità nel comprendere e immaginare, e nella competenza politica. I nostri arrivisti hanno una intelligenza molto limitata.

Ti farò un esempio. Più di un anno fa, ho incontrato una personalità importante che anche tu conosci, e che conosce te e me molto bene. Aveva incontrato Zahran Alloush quando questi era in Turchia durante aprile e maggio del 2015, ma in questo incontro non ha pronunciato una parola sul tuo caso. Fui freddo con lui, e lui se ne accorse. Mi disse per giustificarsi: “Non possiamo fare nulla”. Gli risposi che non era vero; avrebbero potuto e possono ancora fare molte cose. Questa importante personalità, che non può fare nulla, ha recentemente occupato una posizione importante nella Coalizione Nazionale Siriana (ETILAF) – è difficile commentare questo fatto. Costoro che sostengono di non poter far nulla, farebbero meglio a stare a casa e non occupare i posti alla guida del lavoro pubblico. O forse, questa scusa del “non poter fare nulla”, nasconde l’avversità verso di noi, i calcoli di basso profilo e l’egoismo che fa contenti i potenti criminali a scapito dei rivoluzionari democratici ma senza potere.

Sempre a proposito del non poter fare nulla, Sammour, credo che le aspirazioni e le connessioni di quelli lì abbiano limitato la loro immaginazione. Non possono più immaginare la possibilità di organizzare proteste, partecipare agli eventi che abbiamo organizzato, incoraggiare i progetti artistici o lanciare iniziative umanitarie in particolari ricorrenze – come l’anniversario della rivoluzione o della tua scomparsa. Non possono più immaginare la possibilità di portare la tua immagine in segno di solidarietà agli incontri, per non parlare della possibilità di boicottare Jaysh Al-Islam, pubblicando un rapporto sulle sue violazioni nella Ghouta Orientale, o dar inizio ad una iniziativa più ampia per supportare il tuo caso.

Prima ancora di essere un tradimento a te, Razan, Wael e Nazem, questo è un tradimento della rivoluzione siriana e dei suoi valori. La rivoluzione delle persone comuni che non hanno potere.

Una cosa imperdonabile, e non trovato, in questi 44 mesi, una ragione che alleggerisse il mio giudizio o mi aiutasse a capire e perdonare.

L’esempio precedente è uno dei tanti di cui ti parlerò quando tornerai, ma comunque rivela che abbiamo un problema profondo con l’opposizione tradizionale da cui io e te proveniamo, Sammour. Quelli lì hanno una posizione diversa dai rivoluzionari, non sono dalla parte dei detenuti, dei torturati, degli uccisi; di quelli che sono stati rapiti, sono scomparsi, sono sfollati; di quelli che vivono nelle tende fuori e dentro la Siria.

Sammour, non dirò nomi o particolari per non urtare la sensibilità di nessuno, in effetti sono diventato meno accondiscendente di prima. Ma non voglio sminuire la nostra causa a vittimismo personale, accuse e ingiustizie. Tu, Razan, Wael e Nazem state combattendo la più nobile e crudele delle battaglie. Come te, anche io – un sopravvissuto –  sto cercando di combattere una battaglia simile che onori la vostra causa. Lo ripeterò ancora una volta, quelli lì sono su un fronte meno nobile, troppo lontani per essere definiti amici o compagni.

Sammour, come dice il detto, il bicchiere è mezzo pieno. Nella lotta per la vostra libertà partecipano nostri amici e amiche, alcuni li conosci e immagini che possano partecipare alla tua causa, altri non li conosci, alcuni non sono neanche siriani, alcuni non li conosco di persona neanche io. Nonostante tutto, non siamo soli, Sammour. Quello che ci unisce ai nostri compagni è il non avere potere o contatti, ma lavoriamo per ottenere giustizia per noi e per gli altri in questo mondo in rovina. Molte persone da posti diversi mi chiedono di te; seguono il tuo caso e sentono di averti conosciuta. Questo mi dà forza; spero che raggiunga anche te e dia forza anche a te. Spero che raggiunga Razan, Wael e Nazem, e dia loro forza.

Non siamo soli, Sammour.

Oggi, come sempre, il lavoro continua e non si fermerà. Spero di aver creato un caso forte e di riuscire a tradurre la sua forza morale in una forza politica giusta.

Nel frattempo ti prego di prenderti cura della tua salute e di aver forza e pazienza finchè non tornerai.

Baci amore mio.

Yassin.

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