Dalla Siria, con amore.

Le narrazioni cooptate dal regime di Assad su Instagram

Di Elise Daniaud Oudeh. Pubblicato il 13/09/24 su Aljimhuriya . (Traduzione G.De Luca).

Con la diffusione dell’uso dei social media, i regimi autoritari hanno cercato di regolarne l’influenza sulla società e sulla politica e di usarli per promuovere le proprie ideologie e programmi. I loro metodi includono in genere la censura, l’inquadramento distorto delle notizie e le campagne di disinformazione. A questo proposito, la situazione in Siria offre un caso di studio particolarmente interessante.

Molti account dei social media hanno il compito di raccontare la storia, la cultura e lo stile di vita della Siria. Tuttavia, questi account spesso distorsionano la dura realtà della guerra e della repressione che il regime di Assad impone quotidianamente al suo popolo. Questo articolo cerca di esaminare l’intenzione di questi account e il discorso che promuovono, e rivela come la copertura di argomenti a priori non politici da parte delle pagine Instagram possa travisare la situazione sul campo e sostenere la propaganda del regime siriano.

Sebbene negli ultimi cinque anni siano apparsi molti account di questo tipo, la presente analisi si concentra su due specifici account Instagram: “Live Love Syria” (live.love.syria) e “My Syria” (mysyria_). Creati rispettivamente nel marzo 2015 e nell’agosto 2017 da membri dello stesso team, questi account sono stati ispirati dalla pagina “Live Love Beirut” e hanno accumulato centinaia di migliaia di followers.

Live Love Syria si descrive come “una campagna indipendente e finanziata dalla folla che si sforza di diffondere la bellezza della Siria e di dare potere ai giovani siriani”, mentre My Syria sostiene di essere una “finestra per scoprire la bellezza di culture e patrimoni diversi in tutta la Siria”.

Per un Paese devastato dalla guerra e dalla repressione dal 2011, questi spazi virtuali e la loro rappresentazione della cultura siriana svolgono un ruolo importante. Essi determinano il modo in cui gli spettatori di tutto il mondo percepiscono la situazione in Siria, la sua vita quotidiana e la natura stessa della “sirianità“.

La costruzione dell’identità siriana

Rappresentare la Siria nel 2024 significa navigare in una società estremamente polarizzata e conflittuale. Descritto da Saad Eddin Ibrahim come una “jumlukia”, o “repubblica ereditaria”, il regime cinquantennale governato da Bashar al-Assad dal 2000 ha visto il suo controllo sul discorso pubblico – e sull’espressione delle identità arabe siriane – messo significativamente in discussione dalla rivoluzione del 2011.

Per l’intellettuale siriano Yassin al-Haj Saleh, la rivolta è stata “l’evento più positivamente trasformativo nella storia della Siria dall’indipendenza”. Ha dato agli individui l’opportunità di reclamare la propria identità rispetto alla Siria di Assad poiché il regime aveva sempre imposto una visione omogenea di “cosa significasse essere siriani” e cosa significasse essere arabi si è opposto a questo sconvolgimento, diffondendo contro-narrazioni che si allineavano alla storia ufficiale e limitando l’ingresso degli stranieri nel Paese.

Per comprendere il significato delle rappresentazioni che circondano lo Stato-nazione siriano, possiamo ricorrere alla “lista di controllo dell’identità” formulata dalla storica Anne-Marie Thiesse per aiutarci a cogliere l’artificiosità di tale concetto. Essa comprende:

“antenati fondatori, una storia che stabilisce la continuità della Nazione attraverso le vicissitudini della storia, una galleria di eroi, una lingua, un monumento culturale e storico, luoghi della memoria, un paesaggio tipico, il folklore, per non parlare di qualche identificazione pittoresca”.

È definendo progressivamente tali elementi che una determinata comunità può inventare per sé un patrimonio comune da diffondere e far assorbire ai suoi cittadini.

Nel tentativo di riaffermare la propria legittimità, il regime di Assad ha lavorato per promuovere un’immagine della Siria in contrasto con quella presentata dalla rivoluzione e ha fatto buon uso dei nuovi strumenti mediatici a questo scopo. Allo stesso tempo, come rilevato da Freedom House, il regime “reprime duramente le libertà di parola e di riunione”, “si impegna in una pesante sorveglianza delle discussioni private e online” e “punisce duramente il dissenso nelle aree che controlla”.

Contenuti professionali di un team giovane e dinamico

Gli account My Syria e Live Love Syria sono stati osservati durante un periodo di undici mesi, da settembre 2023 a luglio 2024. Ciò che colpisce immediatamente il lettore è il loro livello di professionalità, evidente dalle immagini di alta qualità e dai video realizzati con gusto e con descrizioni in inglese e arabo. Questi video dimostrano anche una profonda conoscenza degli algoritmi e delle tendenze dei social media.

Scorrendo i post si scoprono contenuti accuratamente studiati per presentare una visione idilliaca della Siria, mostrando scorci pittoreschi di varie regioni siriane, attrazioni locali, celebrazioni ed eventi religiosi. I post più recenti di Live Love Syria immergono l’utente nelle spiagge di Latakia, in un evento di musica techno organizzato nel castello Krak des Chevaliers, nell’antica città di Palmira o nei nei negozi di gelati del mercato Al-Hamidiyah di Damasco. Nel frattempo, My Syria mostra la Moschea degli Omayyadi a Damasco, il carnevale di Marmarita nel governatorato di Homs, il teatro romano di Bosra, i pistacchi freschi nei mercati di Aleppo e il Monte del Pellegrino a Homs.

Gli account condividono anche video che ritraggono la vita quotidiana in Siria, insistendo sulla loro “resilienza” e trasmettendo un’immagine positiva di un Paese che si sta riprendendo da una guerra durata 13 anni – una guerra che, in realtà, continua ancora oggi.

Il negozio Buzza Bakdash che si trova nel mercato di Al Hamidiya nel mezzo di Damasco , è una delle mete obbligatorie per i turisti che si recano a Damasco. Famoso per essere uno dei posti che prepara la Buzza a modo suo, famoso in tutto l’Oriente Medio. È stato visitato da presidenti e delegazioni del mondo arabo e occidentale. Il negozio di creato nel secolo XVIII. Sui muri ci sono disegni che raccontano la storia di Damasco e la sua gente. Ci sono foto con presidenti e personaggi famosi passati di lì, tutto rende questo posto un luogo speciale.

Oltre ai contenuti originali, queste pagine condividono anche video di popolari Instagrammer siriani (sia all’interno che all’esterno del Paese) e presentano contenuti di tendenza, valorizzando soprattutto argomenti non politici come la gastronomia, lo stile di vita, la moda e la musica

.Creato da Kamal Kneider, Live Love Syria e il suo team sono piuttosto discreti e mantengono un basso profilo. My Syria, invece, è più aperto e condivide regolarmente le foto dei membri del suo team (un gruppo di studenti) e del suo fondatore, l’architetto Ayman Rifaai. L’orientamento politico dei team è una questione regolarmente messa in discussione dagli utenti di Internet, in particolare a causa delle foto postate con rappresentanti politici. Tra questi, Bashar al-Assad e sua moglie Asma, che li ha premiati per il loro lavoro, e altre figure pubbliche come Darin Suleiman, presidente dell’Unione nazionale degli studenti siriani. Naturalmente, quando si vive in uno Stato autoritario, ci si può aspettare che le iniziative di successo vengano cooptate dalle élite al potere: ma questi incontri non solo sono stati pubblicati, ma anche vivacemente elogiati sulle loro pagine private e ripubblicati regolarmente. Una di queste storie postate nel settembre 2023 mostra il team di My Syria che riceve un premio per il suo lavoro da Asma al-Assad in persona.

Un episodio che ha suscitato notevole indignazione è stato quello di Maher Yammine, responsabile dei media di Live Love Syria (titolo scritto sul suo account personale), che ha condiviso sul suo account una foto di se stesso in posa a Mosca con Hafez al-Assad Jr, il figlio di Bashar al-Assad. La foto è stata poi cancellata dal suo account. In un altro video lo si vede bere una birra e, in un altro, pattinare sul ghiaccio con lui. Il viaggio è stato organizzato dalla “Casa russa in Siria” per il “Forum dei giovani russo-siriani”.

Promozione dei simboli del regime

Durante il periodo di osservazione, entrambi gli account hanno messo in evidenza alcuni simboli ideologici per distorcere la percezione della situazione sul campo. Il primo di questi è la regolare esposizione della bandiera siriana.

My Syria mostra una bandiera siriana molto grande, con la didascalia: “Questo Paese è triste, più che mai”. Un video simile su Live Love Syria ha come didascalia “Dio salvi il nostro amato Paese” e il 29 marzo si celebra il “giorno della bandiera siriana”. Come evidenziato dal lavoro di Victoria J. Gilbert, l’esposizione delle bandiere in Siria ha un forte significato politico, rappresentando spesso “un infinito gemellaggio e fusione visiva tra la bandiera nazionale e l’immagine del presidente”.

Questo simbolismo è stato fortemente rifiutato dall’opposizione siriana dal 2011, che utilizza la bandiera dell’indipendenza siriana del 1930 con stelle rosse. La presenza della bandiera nazionale rivela una specifica comprensione della nazione come identità condivisa da entrambe le parti. Gilbert sottolinea anche altri simboli, come la mappa della Siria o le alture del Golan, che significano la resistenza contro il colonialismo israeliano e che vengono spesso evidenziati.

Tuttavia, queste testimonianze si avvicinano a questi simboli con cautela. I luoghi mostrati agli spettatori non descrivono con precisione l’onnipresenza dei ritratti di Assad in tutto il Paese: la loro presenza è solo accennata, come nel filmato dell’ingresso della Cittadella di Aleppo, sul quale domina un enorme cartellone pubblicitario.

Storia selettiva

L’uso di simboli specifici in questi post sui social media apre una porta su un discorso più ampio, familiare ai siriani ma non necessariamente agli stranieri. Come suggerisce Robert Entman, i post sui social media, come ogni atto discorsivo, sono costruzioni inquadrate da un narratore per rappresentare la propria percezione della realtà.

Ogni testo, immagine e video rappresenta una scelta consapevole di ciò che vale la pena mostrare e, soprattutto, di ciò che può essere messo in ombra. Questa rappresentazione selettiva crea un’immagine asimmetrica della Siria, consegnata direttamente agli smartphone degli utenti. Con il pretesto di mostrare un’immagine positiva del Paese, queste lacune nella rappresentazione portano a letture alternative della realtà, oscurando consapevolmente elementi che sono stati attivamente repressi dal regime dal 2011.

Sebbene sarebbe impossibile enumerare tutti gli elementi socio-culturali e storici mancanti da questi post, ci sono eventi storici chiave, così come quelli in corso, che si distinguono per la loro assenza. L’incessante bombardamento dei civili nella provincia di Idlib, ad esempio, non viene menzionato, nonostante molti post siano dedicati ai crimini attualmente commessi in Palestina da Israele. L’assedio e il massacro di Hama del 1982, in cui furono uccisi fino a 40.000 civili per ordine di Hafez al-Assad, non è mai stato menzionato, così come la primavera di Damasco del 2000. La rivolta civile pacifica del 2011 e la conseguente rivoluzione non hanno mai ricevuto copertura;  i 13 anni di violenta repressione inflitta al popolo siriano dal regime per rappresaglia non vengono nemmeno accennati. Infine, non viene descritta l’occupazione militare della Siria da parte di Iran e Russia, i due alleati del regime.

Per Ammar Azzouz, dottore in architettura e autore di Domicide: Architecture, War and the Destruction of Home in Syria, queste pagine:

“insistono nel mostrare un’immagine congelata e unilaterale della Siria che finge che la guerra non sia accaduta. Su queste pagine, la Siria rimane colorata, ricca, varia e intatta. Raramente, la foto di un edificio in rovina emerge nella lunga timeline di post pieni di concerti, visite a ristoranti, eventi sportivi e antichi siti del patrimonio. Dov’è la guerra, ci si chiede?”.

Azzouz sottolinea l’importanza di preservare la ricca memoria della Siria e dei siriani e avverte che il pericolo rappresentato da alcune pagine dei social media risiede nei “tentativi di riscrivere la storia del Paese e di ripulire le sofferenze del popolo: le immagini sembrano essere lontane dalla vita dei siriani di tutti i giorni che vivono le conseguenze della guerra”.

La sezione commenti: Uno spazio per reagire

Sebbene gli account in questione cerchino di presentare una Siria unificata sotto il governo di al-Assad, i follower contestano regolarmente questa narrazione. Si confrontano regolarmente con gli amministratori delle pagine sulle discrepanze tra immagini e realtà, mettendo in discussione questioni come il sostegno dell’account ad al-Assad, la presenza russa e iraniana in Siria, i bombardamenti nel nord-ovest, gli sfollamenti forzati e la diffusa disperazione della popolazione. I post che mostrano l’attuale bandiera del regime sono regolarmente sommersi da GIF della bandiera della rivoluzione siriana. È interessante notare che i commenti non vengono moderati. Questo approccio lascia un piccolo spazio di libertà di espressione che non è tollerato all’interno del Paese e mostra un volto più amichevole al mondo.

Il 19 aprile 2024, molti follower si sono chiesti perché My Syria non avesse scritto alcun post in omaggio a Muhammed Fares, il primo astronauta siriano e figura pubblica pro-democrazia, quando due mesi prima era stato dedicato un post alla morte dell’attrice aleppina Thanaa Dibsi.

Anche la copertura dedicata alla Palestina ha sollevato accuse che mettono in evidenza due pesi e due misure. Il 7 febbraio 2024, mentre la pagina La mia Siria mostrava l’impatto dell’attacco israeliano a Homs, sono stati postati commenti sarcastici in reazione, come: “Da chi? Assad? o Israele?”, “Assad ha fatto di peggio” e “Assad ha distrutto metà di Homs”.Reazioni simili sono state pubblicate su Live Love Syria. In un post dedicato all’Esercito arabo siriano, i follower hanno affrontato il proprietario della pagina. Un follower ha scritto, in inglese:

“Questa è la stessa pagina che è “indipendente” e non discute di politica, come ho capito?

Il minimo che possiate fare è avere un po’ di vergogna e di decenza per gli oltre 600.000 assassinati e i milioni di sfollati”.

Un altro ha scritto:

“Intendete qui anche i martiri che sono bambini e donne del nostro popolo siriano indifeso a Idlib, Daraa, Deir ez-Zor, Hama, Homs, Al-Hasakah, Raqqa, Qalamoun, al-Suwayda, Aleppo, e in tutti i nostri governatorati siriani feriti? Vogliamo che ci rispondiate”.

Comunità locale e imprenditorialità giovanile

Nonostante alcune reazioni critiche, i resoconti ricevono generalmente elogi quando assumono un ruolo più attivo nell’impegno della comunità. Spesso condividono istantanee di attività giovanili, come la distribuzione di cibo e vestiti durante il Ramadan. Anche gli eventi e le opportunità più grandi sono presentati attraverso storie e video. In particolare, il team di My Syria ha partecipato a una serie di eventi, tra cui il Forum del turismo giovanile siriano, organizzato dal Ministero del Turismo e dall’Agenzia per la distinzione e la creatività, un’agenzia che “sostiene gli individui creativi ed è collegata al Ministero dell’Istruzione”. I giovani siriani sono stati mostrati mentre si divertivano e visitavano Damasco, Aleppo, Hama, Latakia, Ugarit, Tartus e l’isola di Arwad. L’iniziativa mira a promuovere il patrimonio siriano e a introdurre i giovani a potenziali carriere nel settore del turismo. L’agenzia è promossa anche da Live Love Syria e descrive la sua missione come “la creazione di un giovane nucleo siriano in grado di rappresentare la Siria nei forum internazionali e di mostrare i tesori culturali, turistici e storici della Siria attraverso i quali si riflette la storia della Siria, il suo presente e il suo futuro”.

Un percorso differente con un mix di patrimonio culturale e natura, Forum della Gioventù Siriana di Yafee per il Turismo di Latakia, quel giorno si inizió con la visita al museo geologico del villaggio di Qammin, dove conobbero il significato di ogni oggetto esposto. Poi andarono al Centro Culturale arabo nel villaggio di Ain Bayda, I cui oggetti in mostra raccontano la storia del patrimonio della regione.I partecipanti conobbero la storia di vari oggetti della regione . Poi andarono a Ras Shamra per un tour introduttivo della regione di Ogaret e poi a Musquita dove si dedicarono a fare pulizia intorno al lago, li ottennero informazione dal gruppo Spirit. Si recarono poi a Latakia, al Museo Nazionale, dove parteciparono a un incontro su turismo e sviluppo locale . Alla fine della giornata incontrarono gli Scout del Nono Reggimento con i quali fecero attività.

Nel contesto autoritario della Siria, tali iniziative di cooptazione dei giovani evocano il concetto di GONGO (le paradossali “organizzazioni non governative organizzate dal governo”). Queste organizzazioni sono spesso utilizzate dai governi degli Stati autocratici “per avere un meccanismo corporativo che alimenta direttamente uno spazio civico di base”, occupando al contempo lo spazio della società civile con iniziative di beneficenza “apolitiche”. In questo senso, i membri del team di entrambe gli account hanno partecipato a un Iftar del Ramadan nella piazza vecchia di Tartus in aprile, dove erano presenti sia Bashar che Asma al-Assad. L’evento è stato organizzato da “associazioni e organismi della società civile con la partecipazione dei membri della comunità”.

I video condivisi sulla pagina My Syria non mostrano direttamente gli Assad: anche in questo caso, la loro presenza è accennata attraverso storie ripostate dagli account dei membri del team. Tuttavia, tre storie ripostate nei punti salienti dell’account di Ahmad al-Shami, membro del team My Syria, lo mostrano mentre si scatta un selfie con Bashar e Asmaa al-Assad alla già citata “cena di beneficenza” a Tartus in aprile.

Nel marzo 2024, il team di My Syria si è recato in Russia per partecipare al Festival Mondiale della Gioventù 2024. I racconti dell’evento hanno dato un assaggio dell’atmosfera: esibizioni dell’inno nazionale, esibizioni di bandiere, scout siriani e oltre 10.000 giovani da tutto il mondo in grandi concerti. Secondo i documenti interni del Cremlino trapelati, l’evento fa parte di una strategia più ampia che mescola influenze politiche, pubbliche relazioni e social media marketing orchestrati dal governo russo.

La siria participa al Festival Mondiale della Gioventú in Sirius, Russia.(SANA press agency)

Turismo e normalizzazione

I contenuti di queste pagine evidenziano anche i collegamenti con le agenzie turistiche accreditate e le guide che accompagnano i turisti stranieri durante le loro visite in Siria. L’esperto siriano Ayman Abd el-Nour, presidente dell’organizzazione no-profit Syrian Christians for Peace, ha spiegato in un’intervista che queste pagine sono incoraggiate dal regime come parte dei suoi sforzi per affrontare la crisi economica in corso, che rappresenta una minaccia per la stabilità del sistema. Secondo Abd el-Nour, il piano del regime prevede tre fasi fondamentali: innanzitutto, ha aperto le frontiere ai blogger stranieri e li ha incentivati a visitare la Siria attraverso i social media, con il sostegno del Ministero del Turismo e dell’ufficio di Asma al-Assad. Queste azioni non mirano solo a rilanciare il turismo, ma anche a rassicurare gli espatriati siriani e i cittadini con doppia nazionalità che vivono all’estero, incoraggiandoli a tornare a casa per le vacanze. Sostenendo di presentare “la Siria che i media non vi mostrano”, gli influencer “ripetono a pappagallo la narrazione della guerra del regime di Assad” mentre si godono la vita notturna a Damasco, le feste in piscina a Homs, la gastronomia tradizionale e visitano siti culturali e patrimoniali come il Krak des Chevaliers, la Cittadella di Aleppo e Palmira, generando milioni di visualizzazioni.

Di conseguenza, l’estate del 2022 ha visto la visita di 50.000 siriani americani a Damasco, secondo Abd el-Nour. Tuttavia, in seguito al terremoto del 2023 che ha colpito la Siria settentrionale e occidentale, la crisi è peggiorata a causa di diversi fattori, tra cui il crollo della moneta siriana, la carenza di acqua e di elettricità e la mancanza di infrastrutture. Ciò ha indotto un cambiamento nelle tattiche di comunicazione del regime. Abd el-Nour nota l’aumento di pagine Instagram e TikTok con contenuti apparentemente apolitici, incentrati su cultura, cibo, storia e ricordi, spesso mostrando anche belle donne siriane.

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Queste pagine mirano a riaccendere il legame emotivo dei siriani con la loro patria e a incoraggiarli a visitare le loro famiglie.Queste due pagine Instagram offrono un avvincente caso di studio di iniziative mediatiche di base che sono state sia incoraggiate che cooptate dal regime. Attraverso queste pagine, un gruppo di giovani siriani di Damasco, di cui si può intuire la posizione politica, ha sviluppato un progetto di successo, creando opportunità e guadagnando popolarità all’interno dei confini di un regime che limita fortemente la libertà di parola.

Abbracciando la narrazione ufficiale della guerra e omettendo qualsiasi riferimento alle violenze perpetrate dagli Assad, le pagine presentano una realtà alternativa che si allinea alla strategia di comunicazione del regime. Per il regime, gli obiettivi sono chiari: evocare reazioni emotive da parte dei cittadini siriani stremati dalla guerra, sopprimere qualsiasi narrazione dissenziente, promuovere l’immagine di un Paese in via di ripresa, normalizzare la situazione tra i giovani arabi e occidentali ultraconnessi e stimolare il turismo e l’attività economica.

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