Tra abbandono e spostamento forzato, le biblioteche rimangono in piedi

Cos’è successo alle amate biblioteche che abbiamo lasciato nella nostra terra? In che modo le nostre raccolte di libri personali ci confortano durante l’esilio?

Articolo originale di Dellair Youssef* per Syria Untold
Traduzione a cura di Giovanna De Luca

Porta il tuo cuore dove desideri alla ricerca d’amore, ma sarà sempre nelle mani del tuo primo amore; molti sono i luoghi in cui risiede, eppure desidera sempre la sua prima casa. (Abu Tammam)

La mia storia si schiude. La vita mi porta dove vuole e mi lancia in tutte le direzioni: i suoi riflussi sono flussi. La vita continua ed i volti cambiano, proprio come i luoghi in cui vivo. Quando mi stanco, la mia immaginazione mi riporta a casa mia a Damasco. È lì che mi sento a mio agio. Nella casa ci sono cinque grandi stanze e due spazi utilizzati per sederci, mangiare, parlare e guardare la televisione. Li abbiamo chiamati il salone grande e il salone piccolo. La casa sfoggia anche due balconi – uno piccolo con la porta che dà nella mia stanza e uno grande, dove si dorme in estate,  con l’ingresso è nel piccolo salone.

Condividevamo le stanze della casa costruita da mio nonno. Una di queste è la biblioteca, che in precedenza era stata la stanza di mio zio, e prima ancora quella di suo fratello, e ancora prima di un altro fratello. Tuttavia, indipendentemente dal fatto che i suoi occupanti siano cambiati, la stanza è sempre stata riservata ai libri. La maggior parte di questi libri erano per mio zio che era un traduttore (Haval Youssef), mentre altri erano per mio fratello che lasciò il paese anni fa. Anche mia madre e mio padre avevano la loro parte, così come i miei zii che migrarono successivamente, nei primi anni ’80. Alla fine, mia nonna era l’unica a visitare la casa di tanto in tanto e a contemplare la biblioteca abbandonata immersa nella polvere.

È stato in questa libreria che ho iniziato a leggere. Avevo otto o nove anni quando ho letto Arsenio Lupin, [Il Ladro-Gentiluomo]. Quindi, ho intrapreso un viaggio senza fine attraverso la lettura , come i fiumi Tigri e Delta che scorrono senza sosta, attraversando paesi e regni e vivendo battaglie ed eventi senza che le loro acque ne fossero intaccate. Questa è stata la mia prima biblioteca, la biblioteca di famiglia che è diventata mia. Volevo parlare di lei, e di altre che ho perso. Volevo rivivere i miei primi ricordi, nella speranza che potessero aiutarmi a superare i miei giorni. Dopo quella di Damasco, ho avuto una piccola biblioteca al Cairo, e l’ho portata con me a Beirut, dove l’ho ampliata. Molti libri sono andati persi durante i vari spostamenti. A Berlino, ho costruito la mia biblioteca, di cui mi occupo religiosamente. Ma, occasionalmente, mi ricordo di Damasco, della casa di Damasco e della biblioteca di Damasco. Volevo parlare di questa biblioteca, ma non è una storia solo mia: è la storia di tutta la famiglia. Così mi sono detto: “Perché non chiedo a mio zio chi ha la fetta più grande di libri? Perché non scavare in quei ricordi condivisi? ”

Mio zio, Haval Youssef (50 anni), che vive a Beirut e traduce dal russo, mi ha mandato un messaggio su Whatsapp per rispondere alle mie domande. Ha detto: “Ho contribuito alla costruzione di tre biblioteche nella mia vita. La prima era in Unione Sovietica e includeva libri pubblicati per lo più da Dar Al-Taqaddum Publishers e Raduga Publishers. ”

Quella era la biblioteca che condivideva con il suo coinquilino curdo in uno dei dormitori studenteschi di Leningrado. Lui e il suo amico, che era un avido lettore, si recavano a Mosca ogni pochi mesi per fare un salto da Dar al-Taqaddum e prendere i libri che potevano.

Youssef ha detto che gli scritti di autori classici russi come Maxim Gorky, Tolstoy e Cechov, tra gli altri, occupavano lo spazio più grande della biblioteca.

In cinque anni i due giovani crearono una gran bella biblioteca, e quando lasciarono l’Unione Sovietica e tornarono in Siria, lasciarono i libri da alcuni amici, a condizione che li avrebbero consegnati a un comitato studentesco. Mio zio non sa cosa sia successo a quei libri, dopo essersi stabilito a Damasco.

A quel tempo, la nostra biblioteca, o la biblioteca di famiglia, comprendeva libri religiosi e storici di mio nonno, biografie di leader e libri di mio padre, che leggeva ciò che era popolare negli anni ’70 come Naguib Mahfouz, Tawfiq al-Hakim, Ihsan Abdel Quddous, Youssef Idriss e Victor Hugo.

Tornato in Siria mio zio, che è un collezionista di libri, continuò il suo viaggio nella lettura.

“Compro più libri di quanti ne possa leggere. È così che la biblioteca di famiglia è cresciuta ed è diventata ciò che è oggi. I miei fratelli e io siamo cresciuti qui e ci è sempre piaciuto leggere. Abbiamo comprato libri e la biblioteca è diventata sempre più grande. Dopo aver lasciato il paese e vissuto altrove, i libri sembravano tristi e la polvere li copriva. Mia nonna ha provato tristezza per i suoi figli, i nipoti e i loro libri. Si prendeva cura dei volumi, anche se diceva sempre scherzando: ‘Se avessi avuto una fornace, come ai vecchi tempi, avrei bruciato tutti i tuoi libri’. Mia nonna teneva i libri in scatole per conservarli “, ha detto Haval a Syria Untold .

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La libreria di Haval Youssef a Beirut (ph: SyriaUntold)

Nove anni fa, mio ​​zio lasciò la Siria per andare a vivere in Libano. Li sposò una donna libanese che amava leggere e che aveva una biblioteca, questa era la terza che aiutava ad espandere. La loro biblioteca è formata da tantissimi libri.

È così che Youssef ha contribuito alla costruzione di tre biblioteche in tre diversi paesi, perché la biblioteca occupa un posto centrale nella sua vita. L’importanza della sua biblioteca dipende dai libri che la compongono. Mi disse: “Dovresti chiedermi dell’importanza dei libri e della lettura nella vita di una persona piuttosto che dell’importanza della biblioteca.” Passa lunghe ore a leggere ogni giorno, e vive più con i libri che con chiunque o con qualsiasi altra cosa. Il suo lavoro nella traduzione lo aiuta in questo senso.

“La lettura ha migliorato il mio russo e l’arabo, e sono riuscito a lavorare nella traduzione, nella scrittura e nella correzione. Se non avessi iniziato a leggere, nulla di tutto ciò sarebbe accaduto. La biblioteca è parte integrante della mia vita personale, proprio come dormire, bere e mangiare. Quando non leggo, mi sento male, come se non avessi preso le medicine necessarie per la mia sopravvivenza. ”

Secondo Youssef, una biblioteca è casa è indice della linea di pensiero e dello stile di vita dei proprietari. I suoi occhi cercano la biblioteca, non appena entra in una casa per la prima volta. Quando non vede nessun libro, si sente come se stesse camminando nel deserto e si chiede, “Come possono queste persone vivere senza leggere?”

Gli ho chiesto ancora una volta della nostra biblioteca di Damasco. Ha detto che non si sente male per molti libri perché può comprarli di nuovo, ma è devastato per la sorte dei manoscritti.

“C’è un manoscritto, opera di mio padre – mi ha spiegato – e gli promisi di pubblicarlo dopo la sua morte. Ma scoppiò la guerra e il manoscritto rimase a Damasco “.

A Damasco ci sono anche altri due manoscritti: due libri tradotti da Youssef ma non ancora completati. È per lo più sconvolto per alcune rare copie che non sono disponibili ora e per i libri che gli erano stati dedicati dagli autori.

Raid Wahsh: “La biblioteca è la mia identità”

Volevo che la storia includesse altre biblioteche. Ho chiesto ai miei amici delle loro biblioteche e libri. Ho inviato un breve messaggio su Facebook al mio amico, il poeta Raid Wahsh (37 anni), che vive ad Amburgo, dicendogli: “Voglio scrivere una storia sulle biblioteche che abbiamo lasciato. Ricordo la nostra discussione sulla tua biblioteca a Khan al-Shih nel, nella zona rurale di Damasco. Posso farti qualche domanda sulle biblioteche? ”

Raid ha risposto alle mie domande con entusiasmo, dicendo: “Sono a favore di qualsiasi causa legata ai libri”.

Gli ho chiesto: “Perché? Qual è l’importanza della biblioteca nella tua vita? ”

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Il poeta palestinese Raid Wahsh (© SyriaUntold)

In una email, Raid ha risposto.

La lettura consente a una persona di ritagliarsi la propria identità e di combattere i social media, che ci hanno dato una nuova identità. Leggere è una forma di resistenza in un momento in cui gli strumenti per controllare le nostre menti, i pensieri e le inclinazioni sono all’ordine del giorno. Ma non tutte le letture sono utili. Molte letture sono alla mercè della tendenza consumistica. Quando dico lettura, intendo lettura cognitiva e strategica che rifiuta di andare in frantumi per superficialità, controllo e tutto ciò che è mainstream .

 

“Raid – gli ho chiesto – come è stata creata la tua biblioteca? Come hai raccolto i libri che include? ”

“Onestamente – mi ha risposto – anche se le domande sono semplici, sono eccitanti. Non si può rispondere senza mettere in evidenza ciò che si legge, libro per libro e pagina per pagina”.

Anche Raid non può immaginare una casa senza una biblioteca. È un principio che è cresciuto dentro di lui. La storia della costruzione della biblioteca non finisce mai. Rimanda all’età della pietra, quando gli umani disegnavano sulle pareti delle caverne le immagini del mondo esterno, forse per distribuire poteri magici.

Raid crede che la sua casa sia come quella grotta, e la biblioteca è simile ai graffiti della grotta e ai suoi unici amuleti.

Ora sta costruendo la sua biblioteca nella sua casa in Germania, nonostante le difficoltà nell’ottenere libri arabi. Quando i suoi amici volano in paesi arabi, chiede loro di portargli dei libri. Compra libri da internet e paga il costo della spedizione, ignorando il fastidio della lunga attesa. Cerca di dipingere i graffiti con diversi libri; forse per compensare quelli che ha lasciato nella sua casa di famiglia nel campo di Khan al-Shih.

Uno dei pochi motivi per cui sono ottimista ora, nonostante la guerra, è che i miei libri stanno bene. I nostri parenti, che vivono nella nostra casa, ora ci mandano occasionalmente foto della biblioteca per rassicurarci. Ti dirò un segreto di famiglia. I miei genitori, che non si sono mai preoccupati di questi libri, insistono affinché gli abitanti di casa nostra mandino delle foto. Questa libreria è ciò che rimane del significato della nostra casa. Non hanno mai letto nessuno dei contenuti della mia biblioteca, ma ora è l’ultima traccia residua della casa. Cosa si può volere di più?

Nel suo esilio, Raid non riesce a procurarsi molte riviste. Dice di possedere un archivio di riviste culturali e intellettuali a casa, come Al-Karmil, Fosoul, Tareeq, Al-Nahj, Ijtihad, ecc.

“Si può lottare per ottenere libri da terre lontane – mi ha spiegato – ma chiedere riviste per lo più vietate è uno spreco di tempo”.

La biblioteca di un rifugiato

Mentre cercavo storie sulle biblioteche, ho carpito la vicenda della biblioteca del poeta Fouad M. Fouad (57 anni) che vive a Beirut. Fouad è un chirurgo e docente universitario presso l’American University of Beirut (AUB). Lo abbiamo contattato direttamente al telefono e, dopo diversi tentativi, sono riuscito ad ascoltare la sua storia.

Ha detto che mi avrebbe raccontato la sua storia prima che facessi domande. Ho accettato.

“La mia biblioteca è una rifugiata – ha esordito – proprio come me. Proprio come le persone si rifugiano in altri paesi, anche la mia biblioteca si è rifugiata altrove “.

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Parte dei libri del poeta Fouad M. Fouad. Per gentile concessione del proprietario (© SyriaUntold)

Fouad crede che i libri “siano persone trasformate in parole e immagini tra due copertine. Questo è il motivo per cui le biblioteche fanno parte della vita delle persone. Tutti hanno scritto la propria biografia su carta. Era normale che rimanessero con noi, non necessariamente a casa, ma anche nella vita. Le biblioteche sono una necessità per l’umanità. Le biblioteche racchiudono le vite delle persone. I libri non sono solo per l’educazione, la lettura e il divertimento, ma sono un’esperienza di vita. Poiché le persone sono creature sociali, vivono con i libri. ”

Fouad non poteva disfarsi di alcun libro, nemmeno di quelli pessimi. Sarebbe stato come  buttare via la vita di una persona.

Il primo libro nella sua biblioteca era stato Zukak al-Midaq di Mahfouz, quando aveva 12 anni.

“A 16 anni, possedere libri era diventata un’abitudine” mi ha raccontato. Ora possiede circa 8000 libri, che si trovano tra casa sua e nella clinica di Aleppo dove lavorava, dato che nella sua piccola casa non c’entravano più altri libri.

I libri erano distribuiti tra la sua vecchia casa, la sua nuova casa più grande e la sua clinica.

Aleppo è stata distrutta e le persone sono state costrette ad emigrare. Il dottor Fouad e la sua famiglia si spostarono in Libano, lasciando dietro di sé i suoi libri nel quartiere di Al-Manshiya, dove si svolgevano pericolosi scontri. Prese l’Enciclopedia comparata di Aleppo di Khair ad-Din al-Asadi e lasciò i libri rimanenti, nella speranza di trovarli di nuovo.

I libri sono rimasti la sua ossessione. Voleva assicurarsi che stessero bene e portarli nella sua dimora a Beirut, dopo aver realizzato che un ritorno ad Aleppo sarebbe stato impossibile. Un giorno, nel 2014, un amico gli suggerì di donare i suoi libri all’AUB, dove lavora. La biblioteca dell’ateneo è tra le più antiche e importanti del Medio Oriente. Fu inaugurata nel 1866, quando fu fondata l’università.

Fouad pensò alle condizioni dei libri e voleva che avessero un posto sicuro piuttosto che lasciarli in una zona di guerra dal futuro sconosciuto. Non voleva che i suoi libri morissero da soli. Suggerì l’idea alla segretaria della biblioteca che l’accolse e disse che l’università si sarebbe occupata del trasporto.

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(© SyriaUntold)

L’università concordò con un’azienda di trasporti di portare i libri a Beirut e la compagnia trattò i dettagli dell’operazione, dopo aver parlato con uno dei conoscenti di Fouad per poter così entrare nelle due case e nella clinica. Nel frattempo, alcuni uomini armati avevano occupato le avevano occupate, le case e la clinica.

Dopo delibere, approvazioni sulla sicurezza, preparazione di elenchi e smaltimento di alcuni libri che erano stati vietati nella Siria di Asad, i restanti libri furono portati a Damasco. Nel trasporto, alcuni libri sono andati persi, e altri  confiscati a un checkpoint dell’esercito siriano, come Al-Jahiz’s Book of Animals e Kitab al-Aghani di Abu Faraj al-Isfahani, oltre ad altri libri di valore.

 

Fouad non sa ancora dove sono i libri che ha perso.

A Damasco, la famiglia del grande drammaturgo Saadallah Wannous aveva deciso di donare la sua grande biblioteca alla biblioteca della AUB.

“La gestione della biblioteca – ha spiegato Fouad – ha preso accordi con la stessa società di trasporti, che ha riunito entrambe le spedizioni e le ha portate a Beirut dopo aver ottenuto nuove approvazioni dalla sicurezza”.

I libri hanno raggiunto Beirut all’inizio del 2013 [non sono sicuro dell’anno, ndr]. I libri di Fouad e Saadallah erano mescolati insieme, perché nessuno dei due aveva una lista dei suoi libri, né le loro famiglie.

Nella biblioteca della AUB, un angolo era dedicato a Saadallah Wannous come segno di apprezzamento per la sua donazione, mentre i libri di Fouad erano persi tra gli altri libri perché non era d’accordo con l’idea della direzione della biblioteca di dedicare un angolo a lui, a differenza della famiglia di Saadallah.

Girando per la biblioteca, alla ricerca dei suoi libri, ne ha riconosciuti alcuni e li ha tenuti stretti sul petto, baciandoli tra le lacrime.

Ho pensato a lungo a queste storie. Mi chiedevo se scriverne o meno, domandandomi come dare forma a queste idee. Dopo la ricerca e le interviste, ho pensato a un modo per scrivere la storia e il suo finale. Cosa si potrebbe dire alla fine di una storia del genere? Non lo sapevo. Ho fatto riferimento alle mie chat con gli amici, e non ho trovato nulla di meglio se non una delle massime di Raid per concludere.

“Forse i desideri che abbiamo provato nella nostra ricerca di libri vanno di pari passo col nostro appassionato desiderio di amore. Potrebbero persino superarlo, questo desiderio. Ma sembra che si parli tanto della storia dell’amore, mentre prevale il silenzio sulla storia della lettura “.

 

Dellair Youssef è uno scrittore e cineasta siriano. Ha diretto numerosi film tra cui “I principi delle api” (Umara ‘An-Nahl), “Exile” (Al-Manfa), “Banyas: The Beginnings” (Banyas: Al-Bidayyat) e “Clothesline” (Habl Al-Ghasil). È anche l’autore di “Tales of this time” (Hikayat Min Hadha Az-Zaman), che è stato stampato nel 2014 a Beirut. Youssef vive attualmente a Berlino, in Germania.

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