Ocalan e Assad spalla a spalla?

di Subhi Hadidi per al-Quds al-Arabi

tradotto da Francesco Petronella 

revisione di Sami Haddad

 

Furat Khalil, comandante in capo delle Unità di protezione del Popolo (Ypg) di Aleppo, ha rilasciato una dichiarazione pubblica in cui spiega il motivo dell’ingresso delle forze del regime siriano nei quartieri orientali di Aleppo, in particolare a Sheikh Maksoud. “Mentre il mondo intero è rimasto in silenzio durante gli attacchi terroristici [l’operazione turca “ramoscello di ulivo”], noi come unità di protezione della gente e delle donne di Aleppo ci siamo trasferiti nella regione di Afrin, così i quartieri orientali di Aleppo sono caduti sotto il controllo del regime siriano”, ha detto Khalil.

Questo modello dimostra quanto le forze curde, il PKK, il Partito dell’Unione Democratica, le Ypg e le Sdf (Forze Democratiche Siriane) si trovino in uno stato confusionale riguardo le varie questioni che costituiscono il fondamento della presenza curda nell’attuale equazione strategica siriana: le aree della Jazira siriana, le zone limitrofe di Deir ez-Zor ad est dell’Eufrate e, a ovest, i quartieri orientali di Aleppo, Manbij e Afrin.

Ad est dell’Eufrate, in primo luogo, di fronte all’alleanza tra regime siriano, milizie del generale iraniano Qassem Soleimani e contractors russi «Wagner», (i curdi) combattono in coordinamento con le forze statunitensi che non hanno esitato a colpire con forza questa alleanza, da quando Washington ha scelto di impegnarsi militarmente in dispute territoriali complesse nelle aree di Deir ez-Zor, e ad est dell’Eufrate.

D’altra parte, però, (i curdi) si ritirano da Sheikh Maksoud in favore del regime siriano, adducendo la necessità di difendere Afrin come giustificazione; allo stesso tempo permettono alle milizie del regime e di Qassem Soleimani di entrare in città.

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Inoltre, da una parte convergono con gli sforzi di Mosca per stabilire un dialogo tra i curdi e il regime siriano circa eventuali accordi sull’autonomia curda, in forma concreta e sotto l’egida del regime, ma poi divergono preferendo rimanere sotto l’ombrello degli Stati Uniti anche se questo dovesse significare l’approvazione di Mosca sull’operazione “ramoscello d’ulivo”.

Forse l’ultimo accordo con il regime siriano, sull’ingresso delle forze lealiste nel cuore di Afrin, è l’ultima manifestazione di questa confusione / squilibrio nei calcoli curdi. Questo perché Bashar al-Assad non ha inviato unità militari regolari, ma decine di milizie create appositamente per questo compito. Tutto ciò alla luce del fatto che il piano originario dell’operazione “ramoscello d’ulivo” non era quello di occupare Afrin in sè, ma di accerchiarla su tre lati, lasciando il confine meridionale esposto all’esercito regime, cioè di fatto assediarla su quattro lati.

I fatti sul terreno confermano le conseguenze di questa confusione/squilibrio. L’occupazione turca dell’area Afrin si sta espandendo e recentemente è diventata persino più veloce delle migliori stime degli esperti militari. Quasi un mese dopo l’incursione turca nella regione, è stato riferito che sono state occupate più di 100 postazioni che erano sotto il controllo delle forze curde, inclusi 72 villaggi e 20 colline. A ciò si somma il successo ottenuto da Ankara con il riconoscimento, da parte di Washington, dell’operazione «ramo d’ulivo» come una questione legata alla sicurezza nazionale turca. Per dirlo con le parole del Segretario di Stato americano.

Quale tattica è quella che, dopo aver concesso ai leader di Qandil (Pkk) poteri assoluti nell’amministrazione di Afrin con una logica di occupazione, invoca il regime siriano ed accoglie le sue milizie, che praticano un ulteriore modello di occupazione, nei quartieri meridionali di Aleppo, Tal Refat e Afrin, continuando però a spezzarsi di fronte ai contingenti dell’occupazione turca? E quale coerenza logica c’è nel combattere con l’America a est dell’Eufrate, e ingoiare l’umiliazione del silenzio di Washington sull’invasione turca ad Afrin? E infine, quale logica politica, ideologica e morale, giustifica il fatto che Afrin, vittima torturata e martoriata, contempli l’immagine di Abdullah Ocalan (leader del movimento di liberazione curdo di sinistra) e Bashar al-Assad (un infanticida fascista patentato) innalzate insieme, spalla a spalla?

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