Natale ad Aleppo: un anno dopo la tragedia

Intervista a Mahmoud al-Basha pubblicata sul cartaceo di Sedici Pagine Magazine

 

Un anno fa, nel periodo di Natale, la città di Aleppo è stata assediata, bombardata e sfollata. Cosa ricordi di quei giorni?

Ricordo ancora tutto alla perfezione. I bombardamenti folli del regime di Asad e dei russi colpivano la città con armi proibite a livello internazionale. Ricordo ancora quando i russi iniziarono a usare razzi termobarici e bombe anti bunker. A quel tempo facevo del mio meglio per permettere ai media internazionali di capire cosa stesse succedendo in città. Lavorai molto con loro per mostrare e documentare come i russi e il regime di Assad stavano uccidendo civili innocenti. Presero di mira tutti gli ospedali e le riserve d’acqua, senza permettere agli aiuti umanitari di entrare nella città assediata. In questa situazione disperata, i raid russi colpirono il mio quartiere provocando la morte di 31 civili. Uno di loro era mio fratello, Anas.

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Anas al-Basha, il “clown” di Aleppo

Anas si era rifiutato di uscire dalla città prima dell’assedio. Ricordo ancora la sua risposta quando gli dissi di andare via al più presto: “Non lascerò la città, non voglio che i bambini di Aleppo si sentano tristi, voglio lasciarli sorridere e aiutare i poveri civili che vivono ancora qui”.
Solo tre giorni prima di essere ucciso, Anas stava registrando un messaggio vocale per me tramite WhatsApp per spiegarmi com’era la situazione e come stava aiutando i civili. “Ora vado in panetteria- diceva – distribuiremo il pane alla gente che non ha niente da mangia”. Poi all’improvviso il boato di un’esplosione a pochi passi da lui. “Lo senti che razza di vita facciamo?” mi chiese “I raid russi colpiscono ogni cosa, ogni giorno”.
Quando è morto io e la mia famiglia non abbiamo potuto dargli l’ultimo saluto. I miei amici lo hanno seppellito ad Aleppo con altre persone innocenti, come lui.

Com’è cambiata la vita ad Aleppo rispetto allo scorso Natale?

La vita non è cambiata rispetto all’anno scorso. L’unica differenza è che non ci sono più bombardamenti da quando le forze di Asad controllano l’intera città. Gran parte del tessuto urbano è andato distrutto. Il regime non è stato in grado di garantire una vita migliore o normale alla gente. Ad Aleppo, prima della guerra, risiedevano circa 5 milioni di persone. Oggi, solo 2 milioni. La maggior parte della popolazione civile è diventata senzatetto e rifugiata dentro e fuori la Siria. Le persone che oggi vivono in città sono tornate ad abitare sotto il controllo dell’ intelligence del regime, senza libertà né diritti. La maggior parte dei giovani sono fuggiti dalla Siria per evitare l’arruolamento forzato nell’esercito del regime. Oggi Aleppo pullula di milizie provenienti da diversi paesi. Ovunque sventolano bandiere russe, iraniane e irachene. Il regime di Asad non ha più alcun potere decisionale, la Russia e l’Iran fanno il bello e il cattivo tempo, soprattutto in ambito militare e politico.

Dopo quello che è successo ad Aleppo un anno fa, com’è cambiato il rapporto tra cristiani e musulmani in città e nel paese?

I rapporti tra cristiani e musulmani sono cambiati. Come ho detto prima, circa 3 milioni di persone hanno lasciato la città dall’inizio della guerra, inclusi molti cristiani. Questi ultimi non hanno preso parte alla guerra perché è stato molto facile per loro ottenere visti per l’UE e per gli USA. La strategia del regime di Asad, dall’ inizio della rivoluzione siriana, è stata quella di sfruttare le minoranze come una carta da usare di fronte ai paesi occidentali per fingere di essere l’unico a proteggerli. Ci sono molti cristiani contro il regime di Asad, ma hanno lasciato la Siria. Molti di loro fanno parte attivamente dell’opposizione politica siriana.

Come pensi che sarà la vita ad Aleppo e in Siria il prossimo Natale?

Penso sarà uguale ad ora. Aleppo resterà per sempre una città di fantasmi e di distruzione. Niente acqua, niente elettricità. Nessuna speranza e nessun futuro negli occhi dei civili. Moltissime famiglie di Aleppo sono diventate rifugiate in diversi paesi. Centinaia di gruppi familiari non sono più insieme a causa della guerra.
La città di Aleppo tornerà ad essere piena di vita solo quando la guerra finirà. Quando il regime che ha ucciso centinaia di migliaia di persone risponderà di fronte alla giustizia internazionale. Quando 500mila detenuti saranno liberati dalle prigioni militari. Quando la comunità internazionale avrà finalmente giudicato Bashar al-Assad per aver usato armi chimiche contro civili innocenti. Aleppo sarà di nuovo bella quando quelli che hanno ucciso mio fratello Anas si troveranno di fronte alla giustizia e non saranno più in grado di uccidere persone e bambini.

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Mahmoud al-Basha è un giornalista, fixer e attivista siriano. Originario di Aleppo, Mahmoud vive oggi in Turchia dove continua a lavorare per far conoscere la terribile situazione nel suo paese.

 

 

 

Francesco Petronella

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